Il teleriscaldamento
in 11 mila case in più

Articolo. Collegamento tra gli impianti di Rea e A2A

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Collegare un termovalorizzatore già esistente sul territorio a una rete di teleriscaldamento, recuperandone il calore prodotto, genera un impatto notevolmente inferiore rispetto all’utilizzo di caldaie condominiali alimentate a gasolio o a metano, consentendo un risparmio di fonti di energia presenti in natura e un taglio delle emissioni.

L’impianto di Rea Dalmine, la società di Greenthesis Group che gestisce il termovalorizzatore nel Comune di Dalmine, trasforma i rifiuti in risorsa ed è un modello in Italia e in Europa per le prestazioni ambientali e il rendimento energetico complessivo rispetto alla quantità di materiale immesso nel processo. Il recente accordo con A2A Calore e Servizi (ACS), che già riceve il calore dal termovalorizzatore di via Goltara gestito dal gruppo A2A e lo immette nella rete di teleriscaldamento cittadina, permetterà la costruzione di un collegamento tra i due impianti: un ulteriore passo in avanti nel senso del risparmio e della sostenibilità.

Un assetto cogenerativo

«L’opera di allacciamento del termovalorizzatore di Rea Dalmine al teleriscaldamento di Bergamo – spiega Elio Porcedda, direttore tecnico di Rea Dalmine – sarà possibile grazie a un incremento della resa dell’impianto, che metterà a disposizione della rete una quantità di energia termica superiore del 50% rispetto a quella disponibile oggi, raggiungendo 11 mila case in più». «Questo miglioramento energetico – continua Porcedda – avverrà senza modificare la quantità e il tipo dei rifiuti trattati dall’impianto e delle emissioni e si concretizzerà grazie al passaggio dell’impianto all’assetto cogenerativo di elettricità e calore durante la stagione termica invernale. L’impianto, in particolare, passerà da un rendimento di conversione energetica del 27% a oltre l’80% in assetto cogenerativo, con la massimizzazione della produzione di energia termica. La realizzazione della sezione cogenerativa, costituita da una nuova turbina e uno scambiatore di calore, consentirà di produrre 95 milioni di chilowattora elettrici all’anno e recuperare una quantità di calore pari a 90 milioni di chilowattora termici, oggi in gran parte dissipata in atmosfera, con un risparmio complessivo in termini di energia primaria di oltre 26mila tonnellate di petrolio equivalenti (tep/anno)».

Il 51% dell’elettricità da fonti rinnovabili

Oggi l’impianto è in grado di trattare circa 150 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali non pericolosi e di produrre 110 milioni di chilowattora all’anno di energia elettrica, per un risparmio di energia primaria di oltre 20mila tep/anno.

«Il 51% dell’elettricità immessa in rete dall’impianto – evidenzia Elio Porcedda – è certificata dal Gestore dei servizi energetici come proveniente da fonti rinnovabili, grazie al contenuto di biomassa, come legno e carta, presente nei rifiuti. Si può affermare, per lo stesso motivo, che oltre il 50% dell’anidride carbonica emessa del processo di termovalorizzazione dei rifiuti è di origine biogenica e, pertanto, a bilancio nullo in termini di impatto sugli effetti climatici».

«L’importanza energetica e ambientale del progetto – sottolinea Elio Porcedda – consiste nella possibilità di catturare un’energia altrimenti dispersa, incrementando così l’efficienza complessiva di un moderno ciclo di gestione dei rifiuti, in coerenza con il concetto di economia circolare. Si potranno spegnere, grazie alla disponibilità di questa energia recuperata, numerose caldaie e sistemi di riscaldamento tradizionali, ottenendo importanti vantaggi anche in termini di riduzione di emissioni di gas climalteranti, principalmente anidride carbonica,e di contaminanti atmosferici, ossidi di azoto, di zolfo, polveri».

Da un impianto all’altro

Il fatturato di Rea Dalmine per l’esercizio 2019 è di circa 29 milioni di euro. Quattro quinti dei ricavi arrivano dalle aziende municipalizzate e dalle industrie per il conferimento. Il 35% dei rifiuti viene dalla raccolta indifferenziata urbana nella Bergamasca; gli industriali speciali non pericolosi sono tra il 10 e il 15%, di origine provinciale o regionale, raramente dal resto d’Italia; l’altro 50% sono rifiuti urbani extraregionali, prevalentemente da Campania e Lazio.

Il collegamento dell’impianto di Rea Dalmine con quello di A2A in via Goltara sarà lungo oltre 5 chilometri. L’impianto di Dalmine, progettato nel 1996 e terminato nel 2001, era stato pensato per la sola produzione di energia elettrica per la mancanza di un centro urbano vicino con la concentrazione abitativa necessaria per il teleriscaldamento. Ora le normative europee impongono ai gestori delle reti di recuperare le fonti di energia già presenti nel territorio.

I lavori di collegamento tra gli impianti di Dalmine e di Bergamo sono in fase progettuale avanzata e si concluderanno nel 2022. «Rea Dalmine – conclude Porcedda – è impegnata nella progettazione definitiva delle opere interne, tra cui la seconda turbina che, affiancata alla prima, riceverà il vapore nella stagione termica. Così anche Rea produrrà il calore ma, se non fosse connessa con Bergamo, non avrebbe l’utenza in grado di assorbirlo».

L’impianto A2A di via Goltara a Bergamo

I rifiuti sanitari quattro volte in più

L’emergenza sanitaria ha quadruplicato i rifiuti speciali ospedalieri destinati all’impianto di Dalmine che, a marzo, sono quadruplicati, passando da 100 tonnellate al mese a 400. «Il nostro termovalorizzatore – spiega il direttore tecnico, Elio Porcedda – li riceve dopo il trattamento di sterilizzazione della ditta Zanetti Arturo di Mapello. La normativa prevede che confluiscano direttamente a bocca di forno, senza passare dalla miscelazione con altri rifiuti. Non abbiamo riscontrato, invece, un aumento per effetto della quarantena in casa, forse perché sono calati un po’ i consumi ed è cresciuta la produzione domestica. La minor quantità di imballaggi ha compensato l’eventuale incremento dei rifiuti. Abbiamo riscontrato la riduzione di quelli speciali per il fermo di gran parte delle imprese».

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