Nella città si gioca un futuro diverso oltre la pandemia

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Un’immagine suggestiva di New York

I tre miliardi e mezzo di persone che vivono oggi in aree urbane saliranno, secondo le ultime stime della Banca Mondiale, a cinque entro il 2030, quando due terzi della popolazione globale abiteranno in una città. In Europa il fenomeno è già realtà, con il 74,5% della popolazione che risiede in aree urbane, un numero aumentato, dagli anni Cinquanta del secolo scorso ad oggi, di ben il 78% a fronte di una crescita demografica di solo il 33%, con conseguenze drammatiche in termini di consumo del suolo e di perdita degli ecosistemi.

Basterebbero questi numeri a spiegare il ruolo chiave dell’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, che si prefigge di rendere, entro il 2030, le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili. Si potrebbe addirittura concludere che è proprio nelle città che si gioca il successo dell’Agenda, perché è il livello locale più vicino alle persone e ai loro bisogni e che si presta meglio a impostare e realizzare misure concrete, monitorabili e valutabili.

Città sostenibili

Una casa per tutti, un sistema di trasporti pubblici efficiente e diffuso con un basso impatto energetico e ambientale, un’urbanizzazione partecipata che gestisca saggiamente il consumo del suolo, la possibilità per tutti di accedere facilmente a spazi verdi, la riduzione dell’inquinamento atmosferico. I traguardi dell’obiettivo 11 disegnano città dalle politiche integrate e inclusive, dove ogni abitante, in particolare i più vulnerabili (bambini, anziani, donne, disabili), abbia pieno diritto di residenza. Non solo.

Gli obiettivi: trasporti pubblici efficienti, risparmio di suolo, spazi verdi per tutti, riduzione dell’inquinamento dell’aria

Il target numero 11.4 si propone di proteggere il retaggio storico, culturale e naturale dell’ambiente urbano. È l’unico riferimento alla cultura, alle tradizioni e alle bellezze naturalistiche dell’intera Agenda. Quest’ultimo tema è stranamente emarginato, a tal punto che più di uno studioso ha invocato l’introduzione di un diciottesimo obiettivo, dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’eredità spirituale, artistica e culturale da tramandare alle future generazioni nell’ottica della sostenibilità.

Gli effetti del virus

La pandemia si è abbattuta pesantemente sulle città, dove si è registrato il 90% dei casi di Covid, causando, secondo il Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2020, un aumento della povertà e un minore utilizzo dei mezzi pubblici e degli spazi verdi.

Il confinamento, però, ha inciso positivamente sulla qualità dell’aria, almeno per un breve periodo. Per l’Organizzazione mondiale della sanità, prima della pandemia circa l’80% della popolazione urbana monitorata era esposta a livelli di inquinanti nell’aria superiori ai limiti suggeriti, con il 98% delle città dei Paesi più poveri oltre i limiti rispetto al 56% di quelle dei Paesi a più alto reddito. Ogni anno, secondo le stime dell’Onu, l’aria inquinata causa la morte prematura di 4,2 milioni di persone. Nell’Unione Europea l’esposizione alle polveri sottili pm 2,5 ha causato 360.000 vittime, in Italia 59.500, il 16,5% (dati dell’Agenzia europea dell’ambiente riferiti al 2015 ).

Aria inquinata e verde pubblico

Nelle città europee, la media annua di polveri sottili pm 2,5 è di 14,9 microgrammi per metro cubo e 21,6 microgrammi per metro cubo per il pm 10 (2017). Peggiore la qualità dell’aria in Italia: la media su base annua di pm 2,5 è di 19,4 microgrammi/m3 e 29,2 microgrammi/m3 per il pm 10 (dati Istat, 2017), ben al di sopra dei limiti suggeriti dall’Oms, pari a 20 microgrammi/m3 per il pm 10 e 10 microgrammi/m3 per il pm 2,5, ma non di quelli europei: 25 per il pm 2,5 e 40 per il pm 10.

Polveri, Bergamo peggio di Italia e Europa

L’inquinamento dell’aria è uno dei maggiori punti deboli anche della città di Bergamo, dove si registra una media ancora peggiore di 22 microgrammi/m3 di pm 2,5 e 30 microgrammi/m3 di pm 10 (dati Arpa per il 2020). Nonostante questo, Bergamo, secondo il City Index 2020 della Fondazione Eni Enrico Mattei, ha centrato al 52,42 l’obiettivo 11, conseguendo il semaforo giallo, che significa obiettivo raggiunto tra il 50 e l’80%.

Semaforo arancione (obiettivo raggiunto al 20%-50%) per l’Italia, a denotare problemi significativi e senza prospettive di miglioramento: in calo la soddisfazione per i trasporti pubblici, al 34,4% (2019), mentre il 27,8% della popolazione vive in condizione di sovraffollamento, contro il 17,1% dei cittadini europei (dati del 2018). Abitano in zone rumorose il 18,2% degli europei (2018, Eurostat) e il 10,9% degli italiani.

Ogni abitante di Bergamo ha a disposizione 25,4 m² di verde (2019), meglio della media europea (18,2 m²) ma peggio di quella italiana (30,1 m²). Nel mondo, secondo The Lancet, le città consumano due terzi dell’energia prodotta. Oltre il 70% delle emissioni di CO2 è collegato alle aree urbane.

Covestro, nuovi modelli abitativi

La sfida della sostenibilità passa attraverso l’innovazione. Ne sono convinti alla Covestro, l’azienda leader nel settore dei polimeri che ha la propria sede italiana a Filago. Per l’obiettivo 11 dell’Agenda 2030, la multinazionale tedesca sta sperimentando nuovi modelli abitativi, in grado di offrire soluzioni economiche nel caso di emergenze e di rispondere alle necessità di governi, associazioni e partner industriali. È nata così la “Casa delle nazioni”, un edificio multifunzionale prefabbricato, disegnato e costruito insieme alla francese Logelis, per l’accoglienza di rifugiati in zone densamente popolate.

Sede legale a Filago, emissioni ridotte

Con poliuretano per l’isolamento del tetto, del pavimento, delle facciate e per le condotte dell’aria, Makrolon (policarbonato) per lucernari e lampade, anche l’edificazione della palazzina per la sede legale del sito bergamasco è stata realizzata con l’obiettivo di ridurre al minimo le emissioni di CO2, seguendo le linee guida della certificazione Leed (Leadership in Energy and Environmental Design), ed è dotata di pannelli solari. Il risultato? Un edificio di oltre 2.200 m² in classe A4, a impatto (quasi) zero. A dimostrare che la sostenibilità è a portata di mano.

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