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Giovani e talenti, motore aziendale per l’innovazione dal basso

Articolo. Saper intercettare e trattenere i giovani sono le sfide delle imprese del new normal. Il confronto degli studenti dell’Isis Einaudi con la Lovato Electric ha fatto emergere una nuova visione: i fuoriclasse spesso determinano la velocità di reazione di un’impresa

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Gettare le basi quando tutto va bene

Un’impresa «mutante» e «reattiva». L’identikit di Deloitte è per le aziende che non sono rimaste in attesa degli eventi, ma hanno reagito e anticipato le difficoltà facendo leva sulla propria eccellenza: impresa manifatturiera, a conduzione familiare, alte performance finanziarie, innovazione costante.

«Non sono sorpreso da questa definizione. Da sempre credo in due modi di guidare un’azienda. Quando le cose vanno bene bisogna imparare a gettare le basi per processi innovativi continui capaci di affrontare la prossima crisi, che ci sarà sicuramente e abbiamo imparato non sarà solo finanziaria.
L’altro approccio lo stiamo vivendo, nella crisi pandemica: occorre saper riempire l’azienda di ottimismo, fiducia, di un forte senso di comunità, ma fondato sul racconto di un progetto di prodotto e di impresa ben saldi».

 

Davanti, dallo schermo del computer del suo ufficio, Massimiliano Cacciavillani è collegato con oltre trenta studenti della classe quarta AR di Ragioneria dell’Istituto Tecnico Economico dell’Isis di Dalmine, coordinati dalla professoressa Chiara Colombo. Amministratore delegato della Lovato Electric di Gorle, azienda specializzata nella produzione di componenti elettrici per l’automatizzazione dei processi industriali, Cacciavillani fa capire subito, rispondendo alla domanda della studentessa Noemi Seminati, quali sono le sfide che da imprenditore ha davanti. E una di queste partite – risponde - «riguarda anche voi ragazzi». Tocca i tasti giusti, i ragazzi lo seguono.

 

Gli studenti della IV AR dell’Ite Ragioneria ed Economia dell’Istituto Einaudi di Dalmine in video call con l’amministratore delegato della Lovato Electric, Massimiliano Cacciavillani

La Lovato l’anno prossimo taglierà i 100 anni di storia. «La mia sfida è mantenere il legame di questa realtà con la storia passata, garantire ancora una volta la consegna delle redini dell’impresa, in questo caso alla quinta generazione della mia famiglia senza pensare a modifiche nel controllo del capitale. Abbiamo i mezzi, le risorse e le dimensioni per crescere nel modo giusto. La competizione globale è molto complessa e c’è bisogno di competenze diverse, in continuo aggiornamento. Questa è la sfida». Cacciavillani, sottolinea bene il termine competenza.

«L’asset fondamentale di questo passaggio sono i collaboratori. La persona è l’unica risorsa capace di generare ricchezza e sviluppo. Ma solo se anche dentro l’azienda – puntualizza il Managing director - domina la convinzione che la complessità si gestisce insieme, collaborando». Per questo la ricerca è verso «giovani capaci, preparati, pronti a reagire». Non usa ancora il termine talenti, ma li definisce così, rispondendo ad Angelo Marotta, studente online.

Incoraggiare i cambiamenti dentro l’azienda

«Punto sempre a circondarmi di persone che abbiano una forte spinta personale, un progetto, una soluzione pronta. Ho modellato l’azienda perché sia prima attrattiva dei fuoriclasse. E poi sia capace di affascinarli per trattenerli. L’azienda si sviluppa su oltre 30mila metri quadri, l’intero ciclo di vita dei nostri prodotti è tutto in questo perimetro. Ogni collaboratore può seguire tutti i passaggi: dall’idea, fino al progetto che magari lui stesso ha disegnato, ai test, alla produzione, all’assemblaggio e alla commercializzazione. È una condivisione che crea senso di appartenenza».

La competizione globale è molto complessa e c’è bisogno di competenze diverse, in continuo aggiornamento. Questa è la vera sfida

Ma è anche un flusso che va alimentato. Oggi si investe sulle persone e sulle loro capacità di rinnovarsi, forse più che sull’azienda. La crisi ha portato a una maggiore vicinanza ai dipendenti, in molti casi, come in Lovato, si è evitato il ricorso alla cassa integrazione per sostenere direttamente i propri dipendenti. Ma nella normalità lo sviluppo delle competenze resta una priorità strategica, gli strumenti per farlo sono numerosi. «In Lovato avviene con training dedicati, per aree funzionali, ma anche organizzando eventi riservati ai dipendenti, open day aziendali, iniziative in team, meeting, tour, escursioni che coinvolgono anche i familiari – spiega Cacciavillani -. Oppure garantendo servizi alla persona, dalla mensa alla palestra».

 

Elementi a favore di un clima più produttivo. Dove anche investimenti e nuove tecnologie concentrano la maggior parte dell’attenzione degli imprenditori. È l’innovazione che nasce dal basso. «Tutti, a cominciare dai giovani, devono potersi esprimere, in attività nuove, facendo gioco di squadra con i colleghi anziani. Per questo ho attivato un processo formale per incoraggiare i dipendenti a proporre idee innovative. Parlo molto con loro, incontro spesso i più giovani – racconta Cacciavillani – perché mi aiutino a progettare anche i loro percorsi professionali. L’ambiente deve essere fertile di cambiamenti: ci sono persone che hanno cambiato mestiere dentro l’azienda anche otto volte in vent’anni di lavoro». E in parte sono nate così anche le scelte più strategiche, gli investimenti in innovazione e tecnologia.

La crisi covid nelle aziende ha avvicinato tutti di più ora domina la convinzione che la complessità e le difficoltà si gestiscono insieme, solo collaborando

E da ultimo, spiega Cacciavillani, la decisione di affiancare e integrare alla produzione di hardware, anche una nostra specializzazione nel generare software. «Così alle prime due anime, l’elettromeccanica e l’elettronica, ora abbiamo aggiunto la programmazione di software, una marcia competitiva in più. Senza questa competenza saremmo stati a rischio, in un mercato di fabbriche sempre più orientato ad adottare automazioni in una logica di lean manufacturing. È una soluzione progettata dieci anni fa, ora siamo preparati per un mercato pronto ad accoglierla. Siamo stati veloci ».

Lo sguardo ritorna sui volti dei ragazzi collegati in video. «I fuoriclasse sono volenterosi, curiosi e si fanno spiegare sempre qualcosa in più della lezione. Li identifico da questa velocità. Mio nonno, scherzando, mi sollecitava con una battuta: ricordati - mi diceva - che Gesù a 33 anni aveva già finito tutto il suo lavoro».

Il cambiamento un fattore di crescita

Alberto Marotta

Studente IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Alberto Marotta: Come si gestiscono le crisi?
«Attrezzandosi e preparandosi, ma non nei momenti di difficoltà. Occorre muoversi in anticipo, quando tutto funziona bene. La capacità di un imprenditore e di tutta la sua squadra è di saper leggere ogni congiuntura e di intuire come quella situazione sta evolvendo»

Annalisa Amidoni

Studentessa IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Annalisa Amidoni: Come si costruisce uno spirito di squadra?
«Un imprenditore non può sapere di tutto. Può avere intuito, una visione, ma non conoscere ogni disciplina. Il mio criterio è di circondarmi di persone con competenze e profili di alto livello perché possano essere sempre pronti e preparati alle congiunture difficili»

Luciano Ferrandi

Studente IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Luciano Ferrandi: Qual è la sfida più importante che ha davanti?
«Oggi, come imprenditore di un’azienda familiare che sta per compiere i 100 anni di storia, ho una grande sfida di fronte: la responsabilità di consegnare alla quinta generazione della mia famiglia un’impresa sana, solida e capace di restare sul mercato».

 
Jenny Yang

Studentessa IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Jenny Yang: Come avete affrontato la crisi Covid in azienda?
«Fa parte della seconda fase della mia strategia: eravamo pronti sotto il profilo industriale, ma il clima in azienda ha avuto bisogno di una forte dose di fiducia, di ottimismo per tornare a guardare avanti senza dubbi: lo abbiamo fatto grazie a un forte senso di appartenenza».

Noemi Seminati

Studentessa IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Noemi Seminati: Come intercettate i giovani da inserire in azienda?
«Il nostro primo punto di riferimento sono le scuole del territorio. Entriamo in contatto con loro per farci conoscere e far conoscere le nostre opportunità. Seguono occasioni più istituzionali come il PMI Day, e il lavoro della nostra scuola di formazione, la Lovato Academy».

Sofia Brena

Studentessa IV AR Isis Einaudi, ITE Ragioneria Economia

Sofia Brena: Che cosa chiedete a un giovane da assumere?
«Di essere convinto di ciò che vuole fare. Questo non significa avere sempre le stesse idee, anzi. È importante che durante il suo percorso anche professionale sappia accorgersi di avere qualità e capacità superiori e di essere pronto a lanciare la sfida a se stesso per una nuova prova».

Massimiliano Cacciavillani

Amministratore delegato e Managing Director di Lovato Electric

talk

Una delle sfide che il nuovo momento impone è una continua innovazione. Come la affrontate?

Abbiamo sempre deciso di affrontare le nuove sfide con mezzi e risorse propri. Ogni investimento viene finanziato direttamente: gli utili abbiamo sempre deciso di non distribuirli ma di reinvestirli in azienda. Questo rafforza la solidità dell’impresa, dimostrata anche dalla scelta di non ricorrere agli ammortizzatori sociali in tempi di crisi da Covid. E i dipendenti hanno colto questo segnale di solidità.

Ma la parte di innovazione tecnologica e di investimenti strumentali?

Nulla viene pregiudicato, anzi. L’anno scorso abbiamo deciso di acquisire un’azienda in Croazia mettendo sul piatto 3 milioni di euro, poi di investire in nuovi sistemi d’avanguardia e di dotarci di un tomografo da 500mila euro.

La sfida della crescita, come la affrontate?

Le nostre dimensioni sono adeguate, permettono di gestire uno sviluppo tenendo sotto controllo le diverse dinamiche aziendali con buone prospettive di crescita, almeno il 7% l’anno. Ma la priorità è tenere l’azienda sotto il controllo familiare, a capitale interamente controllato.

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