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Da eolico e solare il 10,3% dell’elettricità globale: è record

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L’eolico e il solare hanno generato per la prima volta il 10,3% dell’elettricità globale nel 2021, salendo dal 9,3% nel 2020 e raddoppiando la quota rispetto al 2015, quando è stato firmato l’Accordo di Parigi sul clima. Nel 2021, infatti, 50 Paesi, il 26%, hanno generato più di un decimo dell’elettricità da eolico e solare, con sette Paesi che hanno raggiunto questo traguardo per la prima volta: Cina, Giappone, Mongolia, Vietnam, Argentina, Ungheria ed El Salvador.

Danimarca e Uruguay hanno raggiunto rispettivamente il 52% e il 47%, guidando la tecnologia per l’elevata integrazione delle rinnovabili nella rete.

Più energie rinnovabili per gli obiettivi climatici

Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, il settore deve raggiungere zero emissioni in tutto il mondo entro il 2040 per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi. Per raggiungere questo obiettivo l’energia eolica e solare devono crescere a un tasso di quasi il 20% ogni anno fino al 2030.

Nonostante l’aumento record delle energie rinnovabili, la crescita della produzione di elettricità solare ed eolica è attualmente inferiore ai risultati necessari per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi.

Quando il mondo ha dovuto affrontare un aumento senza precedenti della domanda di elettricità nel 2021, solo il 29% dell’aumento globale della domanda di elettricità è stato soddisfatto dall’energia solare ed eolica.

La transizione elettrica globale è in corso

Anche se le emissioni del settore elettrico sono ai massimi storici, segnali indicano come la transizione elettrica globale sia in corso.

I governi di Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Canada prevedono di aumentare la propria quota di elettricità pulita nel prossimo decennio e mezzo. Gli investimenti provengono anche dal settore privato: aziende come Amazon e Apple ampliano le posizioni nelle energie rinnovabili per diventare alcuni dei maggiori acquirenti in assoluto.

In Italia rimane il nodo delle autorizzazioni

E in Italia? A fronte di 264 nuovi progetti eolici e fotovoltaici, ben 188 sono ancora in corso di autorizzazione. Se il Paese riuscisse a mettere a terra tutti i progetti, potrebbero non solo raggiungere davvero l’obiettivo di decarbonizzazione, ma anche ridurre il gas russo.

Gli investimenti delle imprese italiane delle rinnovabili nel 2021 corrono con cifre non così lontane da quei 20 GW in tre anni chiesti a gran voce dal settore: l’anno scorso sono stati previsti investimenti per 13,5 miliardi (+48% rispetto al 2020) per una potenza di quasi 15 GW (+37%), a fronte di oltre 400 operazioni (+72%). Eppure, su 264 nuovi progetti eolici e fotovoltaici di scala industriale, ben 188 (oltre il 70%) risultavano ancora fermi al palo.

La situazione italiana è delineata dall’Irex Annual Report 2022, lo studio di Althesys che dal 2008 monitora il settore delle rinnovabili, analizza le strategie e delinea le tendenze future. Secondo il rapporto, gli investimenti non sono mai stati così attraenti: i margini sono quasi raddoppiati in un anno, anche grazie alla corsa dei prezzi energetici.

«Liberare il potenziale delle rinnovabili»

«Stiamo vivendo una congiuntura del settore dell’energia», evidenzia l’economista Alessandro Marangoni, che ha guidato il team di ricerca. «Dovranno convivere le esigenze del quotidiano con gli scenari futuri delineati dall’Unione Europea. Da un lato, la necessità di dotare di forniture energetiche sicure famiglie e imprese, peraltro già in crisi per la mancanza di materie prime, differenziando gli approvvigionamenti. Dall’altro lato, la necessità di liberare il potenziale delle rinnovabili che, finalmente, dovranno essere libere di crescere a tutta velocità. L’aumento di capacità rinnovabile registrata è in buona parte ancora sulla carta e, se messo a terra, può dimostrare che, con meno freni e ostacoli, si possono realmente raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e di sicurezza delle forniture».

Il fotovoltaico resta primo, l’eolico scende

Il rapporto evidenzia come, per le aziende delle rinnovabili, il 2021 sia stato un anno di forte ripresa post-pandemia. I dati parlano chiaro: oltre 430 operazioni (+72% rispetto all’anno precedente), ma soprattutto 14,9 GW di potenza (+37%) e 13,5 miliardi di valore (+48%). Il fotovoltaico resta primo tra le tecnologie, con 8,4 GW e oltre 6 miliardi di euro. Scende, invece, l’eolico.

In Italia solo il 30% dei progetti è già autorizzato

Questa vitalità è solo l’avvio della messa a terra, dato che in Italia solo il 30% dei progetti è già autorizzato. A fronte di 264 nuovi progetti eolici e fotovoltaici censiti nel 2021, ben 188 (oltre il 70%) risultavano ancora in corso di autorizzazione. La situazione è ancora peggiore se si considerano le dimensioni delle iniziative, delle quali solo il 18% ha ricevuto il via libera: poco più di 1,4 GW autorizzati contro gli 8,2 GW in attesa. Nel fotovoltaico, a fronte di 60 impianti autorizzati, ce n’è quasi il triplo in attesa: 169 progetti. Le installazioni fotovoltaiche in via di autorizzazione in Italia valgono oltre 4,3 GW. Nell’eolico a terra, a fronte di circa 300 MW autorizzati, 1,2 GW sono fermati dalla burocrazia. In questo panorama, dinamico e critico al tempo stesso, nel 2021 sono stati annunciati diversi nuovi progetti in sviluppo, per un totale di 1,5 GW circa tra eolico e fotovoltaico.

Ma investire nelle rinnovabili piace sempre di più

Il paradosso della situazione è che, nonostante i rischi derivanti dall’iter autorizzativo, investire nelle rinnovabili piace sempre di più. Malgrado gli aumenti dei costi delle materie prime, eolico e fotovoltaico sono sempre più competitivi e profittevoli, complici gli obiettivi europei al 2030, la crisi ucraina e, soprattutto, l’impennata dei prezzi elettrici.

Il rapporto segnala come lo sviluppo dell’agrivoltaico sia forse la vera novità del 2021. Nonostante un costo medio superiore di circa il 16% rispetto agli impianti tradizionali, la redditività rimane positiva, mentre soluzioni innovative consentono sinergie tra attività agricola ed energetica.

L’adeguatezza del sistema elettrico

Elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili sono anche le infrastrutture di rete e gli accumuli, che consentono di mantenere adeguato e in sicurezza il sistema elettrico, malgrado il crescente allaccio di impianti rinnovabili. La strategia di lungo termine del governo in materia di decarbonizzazione deve affrontare le criticità derivanti dalla riduzione delle forniture di gas dalla Russia e dalla tempistica dell’uscita dal carbone, che potrebbe impattare sulla sicurezza dell’approvvigionamento.

Accumuli e idrogeno verde

Nel medio-lungo termine un contributo significativo dovrà pertanto arrivare dall’accumulo e da sistemi di risposta alla domanda: le risorse flessibili saranno cruciali per assicurare l’adeguatezza del sistema, a fronte di una sensibile crescita delle fonti rinnovabili non programmabili.

L’altra grande tendenza, in tutta Europa, è lo sviluppo dell’idrogeno verde, che resta una scommessa per la sostenibilità economica non scontata, nonostante il mutato scenario energetico. Le iniziative censite in Europa dallo studio sono 211, con oltre 200 imprese coinvolte. Oggi, però, solo il 12% dei progetti ha possibilità concrete di entrare in esercizio: su 80 GW di capacità progettata, appena 1,2 GW sono certi. Molte iniziative hanno numerosi elementi indefiniti, riflettendo le incertezze di un settore in gran parte ancora da costruire.

I prossimi tre anni saranno quelli decisivi, sia per definire il quadro regolatorio, sia per vedere i primi progetti importanti in esercizio. Infine, l’introduzione del RepowerEU, il piano con cui l’Europa vuole superare la dipendenza dal gas russo, può fornire nuove opportunità, aiutando a superare gli attuali ostacoli legati anche alle autorizzazioni.

Intervista a Gianni Silvestrini su eco.bergamo

Già ricercatore al Cnr e al Politecnico di Milano, Gianni Silvestrini è stato direttore generale del ministero dell’Ambiente, dove ormai vent’anni fa ha promosso il programma «10 mila tetti fotovoltaici», e successivamente consigliere scientifico del ministero dello Sviluppo Economico. Oggi è direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia. Ha concesso un’ampia intervista a eco.bergamo, il supplemento mensile di ambiente, ecologia, green economy de L’Eco, in edicola domenica 12 giugno.

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