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Tecnologia e finanza , la sostenibilità entra nei bilanci delle imprese

Articolo. In un solo anno è cresciuta dell’11% la percentuale di società quotate menzionano il cambiamento climatico nella propria informativa finanziaria. È la prima volta che più del 50% delle società analizzate include il fattore clima nei propri report annuali. Il nuovo rapporto di Deloitte sui conti economici 2020

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Il cambiamento climatico entra nei bilanci

È tempo di bilancio per la transizione ecologica, ma questa verifica passa dal tempo dei bilanci finanziari delle imprese e delle industrie alle prese con la ridefinizione dei processi produttivi e con la ridefinizione dei propri prodotti in coerenza non solo con i principi dell’economia circolare e della responsabilità sociale. Ma anche con i principi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (Esg) proprio perché stanno avendo sempre più rilevanza nel mondo della finanza sostenibile e, di conseguenza, agli occhi degli investitori globali.

Non solo qualcosa si muove in questo ambito. Ma quello che sta avanzando è decisamente importante da segnalare nell’ambito della rendicontazione finanziaria di un’impresa. La necessità di rispondere all’emergenza climatica, di raggiungere gli obiettivi

Prefissati di decarbonizzazione e di transizione energetica, determina anche l’insorgere di rischi e opportunità che stanno condizionando e sempre più condizioneranno l’operatività delle aziende . Tutto questo nell’ambito e sotto la direzione che il quadro normativo sta facendo prendere alle aziende attraverso azioni e misure concrete.

Si tratta di rischi (a cominciare dal costo della transizione) e opportunità, che diventano pertanto elementi imprescindibili che le imprese dovranno tenere in adeguata considerazione quando scriveranno le loro strategie e i loro piani industriali di medio-lungo termine: la trasformazione dei processi produttivi richiede investimenti in progetti che promuovano processi e prodotti risultati da impostazione di economia circolare e coerenti con la transizione globale verso l’obiettivo di decarbonizzazione. Tutte scelte che in ultima istanza dovranno essere specificate nell’informativa, finanziaria e non finanziaria, da veicolare al mercato.

Un passaggio, quindi, essenziale quanto cruciale. Così come il sistema economico investa in processi per ridurre il consumo di combustibili fossili, quanto sia il ricorso a energia elettrica ottenuta da fonti energetiche tradizionali sono obiettivi che non si possono più ignorare in una normale comunicazione anche finanziaria. E le risorse finanziarie oggi richiedono prioritariamente di essere investite in impianti che producano energia rinnovabili o che siano comunque in grado di aggiornarsi tecnologicamente con interventi di efficientamento energetico. Investimenti, quindi, che l’ultimo rapporto di Deutsche Bank per il 2020 ha indicato come l’anno dei record per investimenti Esg (Environmental, Social, Governance) ormai definiti come uno dei mega-trend del mondo della finanza. Oggi, secondo il dato Deutsche Bank le masse investite in prodotti finanziari sostenibili hanno raggiunto la quota record di 7 miliardi di dollari solo nei primi nove mesi 2020, il triplo di quanto raggiunto in tutto il 2019.

La nuova fotografia delle società quotate

Ma c’è un’informazione anche “dall’altra parte” del mercato da verificare: la costruzione dell’informativa finanziaria delle società quotate in Italia con riferimento alla considerazione di aspetti orientati all’emergenza climatica. A scattare la nuova istantanea sullo stato di salute dell’informativa finanziaria è il nuovo report “Climate change” delle società quotate in Italia e diffuso da Deloitte.
Uno studio che ha messo sotto la lente i bilanci di 220 società sulle 239 quotate sul mercato telematico azionario (Mta) di Borsa italiana, esaminandone le relazioni finanziarie annuali relative all’esercizio 2020. Il Report fornisce un aggiornamento di sintesi delle principali evoluzioni registrate nell’ultimo anno sull’ecosistema del reporting finanziario con riferimento al climate change. E i dati sono incoraggianti: in un solo anno è cresciuta dell’11% la percentuale di società quotate che menzionano il cambiamento climatico nella propria informativa. È la prima volta, inoltre, che più del 50% delle società analizzate include il fattore clima nei propri report annuali.

 
Stefano Dell’Orto

Amministratore delegato di Audit&Assurance Deloitte

« Continua a crescere l’attenzione per il tema cambiamento climatico: il 53% delle relazioni finanziarie del 2020 delle società quotate al Mta ha prodotto un’informativa sul clima . Un significativo +11% rispetto al 2019, e un dato che conferma l’accelerazione dell’attenzione al tema del cambiamento climatico. Un’attenzione che anche come Deloitte condividiamo - spiega Stefano Dell’Orto, amministratore delegato di Audit&Assurance Deloitte , nel presentare il report Climate Change - : per questo vogliamo dare il nostro contributo fornendo stimoli alla redazione di un’informativa finanziaria che, con riferimento alla sostenibilità ambientale, esprima contenuti qualitativi e quantitativi maggiormente rispondenti alle aspettative formulate dagli enti regolatori, dagli investitori istituzionali e da tutti gli altri stakeholder dell’ecosistema del reporting finanziario».
E in questo quadro, più di tutto, emerge la necessità da parte delle imprese informare anche sotto il profilo finanziario in quale modo stanno rispondendo all’emergenza climatica, come stanno raggiungendo gli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione energetica. Ma anche l’insorgere di minacce e opportunità che condizionano e sempre più condizioneranno l’operatività delle aziende, anche alla luce di una necessaria evoluzione del quadro normativo che sarà chiamato a tradurre quegli obiettivi in misure concrete .

Una consapevolezza della rilevanza del fenomeno che già costituisce il primo necessario passo verso la successiva incorporazione nella strategia aziendale di risposte ai rischi e alle opportunità che ne derivano, e al conseguente riflesso degli effetti di tali risposte nella preparazione dei piani pluriennali e nei processi di valutazione delle voci di bilancio.

«Minacce e opportunità che diventano pertanto elementi imprescindibili che le società dovranno tenere in adeguata considerazione – spiega l’analisi di Deloitte - nella formulazione delle loro proposizioni strategiche e nella conseguente declinazione dei loro piani di medio/lungo termine ed in ultima istanza nella predisposizione dell’informativa, finanziaria e non finanziaria, da veicolare al mercato».

 

Un mercato densamente popolato di queste imprese: l’Mta, che rappresenta il 99,03% del mercato azionario di Borsa Italiana, c onta 239 società, aveva complessivamente al dicembre 2020 un valore di capitalizzazione di 601 miliardi di euro, di cui 48 miliardi relativi alle 76 società quotate sul segmento Star. Alla stessa data il mercato era rappresentato per quasi il 70% da società con una capitalizzazione fino a 1 miliardo di euro, e solamente per il 2% da società con una capitalizzazione superiore ai 30 miliardi di euro.

Un insieme di industrie che ora si distingue anche per una crescente consapevolezza dei loro legami con il tema del cambiamento climatico. In particolare attribuendo all’informativa dei temi climate-related (collegati al clima) una valenza anche strategica. Da qui l’idea di misurare questa presa di coscienza costruendo un indice che potesse misurare e restituire un risultato: il dato fotografa circa un 53% di imprese impegnate a inserire queste informazioni nelle proprie Relazioni finanziarie annuali 2020 (116 casi su 220 analizzati), contro il 42% circa nel 2019.

«In linea con il trend già emerso nel 2019, osserviamo una crescente diffusione dell’informativa fornita nelle Relazioni finanziarie annuali 2020 delle società quotate e una maggiore consapevolezza del fatto che le tematiche legate al cambiamento climatico non possono essere confinate al solo contesto della Dichiarazione non finanziaria -, spiega ancora Stefano Dell’Orto -. Si tratta, però, di un primo stadio del percorso evolutivo atteso dall’ecosistema del reporting finanziario, dato che solo in alcuni casi tale informativa viene estesa ai riflessi del cambiamento climatico nella valutazione delle poste iscritte in bilancio. E anche in tali casi l’informativa fornita risulta prevalentemente di carattere qualitativo».

 

Il trend è quindi in crescita rispetto al 2019, rileva il Repor Deloitte. In cui il 42% delle relazioni finanziarie annuali includeva riferimenti espliciti climate-related. Di contro, resta comunque un significativo numero di società che non affronta questo aspetto nella Relazione finanziaria annuale: il 47% delle Relazioni 2020, 104 società infatti, non include alcun riferimento al tema della transizione energetica. Non solo.

Il livello di dettaglio delle informazioni fornite differisce significativamente: 36 delle 116 relazioni finanziarie annuali che trattano il cambiamento climatico fanno riferimento al tema come fattore puramente di contesto e di mercato, non declinato rispetto alla realtà aziendale e al relativo quadro strategico e senza individuazione di rischi e di opportunità correlati.

Invece, 80 delle 116 relazioni finanziarie annuali, il 36%, affrontano, anche se con livelli di dettaglio significativamente differenti, il cambiamento climatico quale fattore critico della realtà aziendale, declinando le considerazioni nell’ambito della relativa strategia di gestione e identificando i rischi e le opportunità correlati.

Franco Amelio

Sustainability Leader di Deloitte Italia

Se quindi da una parte, l’analisi ha complessivamente evidenziato una crescente consapevolezza sulla tematica del cambiamento climatico e sui suoi impatti sul bilancio, «il tipo di informazioni inserite nelle Relazioni finanziarie annuali, tuttavia, risulta ancora prevalentemente di carattere qualitativo anziché quantitativo - commenta Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte Italia – ed è concentrato nella Relazione sulla gestione, con riferimento alla descrizione dei rischi correlati al cambiamento climatico, presentati con livelli di dettaglio e specificità molto variabili», afferma Amelio.

 

Questo vale sia per le società industriali, di cui circa il 36% (62 società su 169) ha fornito informativa sul rischio correlato al cambiamento climatico nel corpo della Relazione finanziaria, sia per le società dei servizi finanziari che presentano percentuali del tutto analoghe (18 società su 51).

Massimiliano Semprini

Ifrs Leader di Deloitte Italia

Il dato diventa viceversa disomogeneo se letto in una prospettiva settoriale. «L’esposizione dei singoli settori ai rischi derivanti dal cambiamento climatico è, allo stato, un driver oggettivo fondamentale per l’estensione e la qualità dell’informativa fornita», evidenzia Massimiliano Semprini, Ifrs Leader di Deloitte Italia. «L’appartenenza a settori identificabili con maggiore esposizione a tali rischi, come quelli dell’energia e delle utility, influenza in maniera significativa non solo la strategia comunicativa, ma anche la portata e il contenuto dell’informativa nel contesto delle Relazioni finanziarie annuali», spiega Semprini.

«In generale, è importante sottolineare che se, da un lato, dichiarazioni forti rispetto alle strategie aziendali di decarbonizzazione sono sempre più al centro della comunicazione da parte degli emittenti, dall’altro, soltanto in alcuni casi tali affermazioni sono coerentemente riflesse nei bilanci», prosegue Mauro Di Bartolomeo, National Professional Practice Director di Deloitte Italia.
«Per fare concreti passi in avanti nel percorso evolutivo dell’informativa finanziaria bisogna ricercare una sempre maggiore coerenza tra l’informativa sul clima fornita e la comunicazione strategica . Ma non solo: è fondamentale l’elaborazione di un’informativa sempre più analitica e quantitativa degli impatti legati al cambiamento climatico effettivamente riflessi nella predisposizione dei bilanci».

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