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Un quarto dell’ inquinamento viene dal trasporto su strada . Si punta su un sistema Ets bis

Articolo. Il trasporto su strada è responsabile ormai del 27% delle emissioni europee. La Commissione ha proposto di istituire un nuovo mercato Ets “gemello” di quello attivo dal 2018 per le attività economiche più energivore, quali energia, cemento, acciaio e aviazione. Ma la paura delle ricadute sui consumatori finali rendono la strada in salita.

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Il degrado dell’ambiente corre più del previsto

Sovrastato dalle drammatiche notizie sulla guerra in Ucraina, è passato in sordina l’ultimo rapporto IPPC sul clima (The Intergovernmental Panel on Climate Change, tavolo intergovernativo per il cambiamento climatico delle Nazioni Unite). E con esso l’ennesimo grido di allarme sulle conseguenze catastrofiche, in parte già in atto, del riscaldamento globale.

“Le prove scientifiche sono inequivocabili - afferma Hans-Otto Pörtner, co-presidente del II Gruppo di Lavoro dell’IPCC -. Il cambiamento climatico è una minaccia per il benessere degli uomini e la salute del pianeta. Ogni ulteriore ritardo di una azione globale condivisa significa perdere quella breve finestra temporale, che si sta rapidamente chiudendo, per garantirci un futuro vivibile”.

II degrado dell’ambiente - dicono gli esperti - corre più velocemente del previsto e il programma dell’Unione Europea per ridurre le emissioni di carbonio e mantenere la temperatura al di sotto di un aumento di 1,5° non perde la sua attualità.

Con il pacchetto Fit for 55, approvato nel luglio 2021, la Commissione intende tagliare del 55% i gas serra entro il 2030 attraverso 13 misure legislative destinate a coprire un sempre maggior numero di settori, a partire dai più inquinanti. La crisi innescata dalla guerra e la necessità di ridurre la dipendenza energetica dal gas russo potrebbero imprimere un’inaspettata accelerazione alla transizione voluta dall’Europa.

La finestra temporale si sta chiudendo

La finestra di opportunità per uno sviluppo climatico resiliente si sta rapidamente restringendo
(Foto by (fonte IPCC Sixth Assessment Report))

Da 1990 ad oggi, come si comprende dal grafico qui sotto, mentre tutti i settori, a partire da quello energetico, hanno ridotto in maniera consistente le proprie emissioni (-1.602 milioni di tonnellate equivalenti), i gas serra prodotti da veicoli merci e passeggeri sono aumentati di oltre un quarto , arrivando a emettere 176 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 in più rispetto al 1990.

I cambiamenti assoluti nelle emissioni di CO2 per categoria delle fonti: dal 1990 al 2019 in milioni di tonnellate equivalenti
(Foto by (fonte EEA, European Environment Agency))

Per arginare l’impatto del trasporto su strada, responsabile ormai del 27% delle emissioni europee, la Commissione ha proposto di istituire un nuovo mercato Ets “gemello” di quello attivo dal 2018 per le attività economiche più energivore, quali energia, cemento, acciaio e aviazione.

In questo modo la Commissione intende “intercettare e sottoporre a un limite massimo anche le emissioni delle flotte e contemporaneamente incentivare un cambio di comportamenti con effetti duraturi sulle soluzioni di mobilità attraverso il segnale del prezzo”. (qui maggiori dettagli)

Il “nuovo” Ets, che comprenderà anche i permessi derivanti dal settore edilizio, a sua volte responsabile dell’11% delle emissioni europee, funzionerà come il “vecchio”, con le stesse regole, obblighi, penalità e autorità competenti, con lo stesso sistema di “cap and trade” (limita e scambia) e “carbon pricing”, con cui si stabilisce un limite massimo di emissioni e si dà un prezzo al carbonio prodotto. Non sono previste quote gratuite ma tutte le quote saranno messe all’asta.

Veicoli a combustibile fossile sempre meno convenienti

Le entità soggette a Ets, quali le aziende che vendono carburante per auto e non agli emettitori diretti (cioè gli automobilisti), dovranno restituire i permessi acquistati (1 ton di CO2 = 1 permesso) per le loro emissioni verificate, corrispondenti alla quantità di combustibile venduto per il consumo.

L’intento del legislatore è rendere l’utilizzo dei veicoli a combustibile fossile sempre meno conveniente, incentivare la diffusione di mezzi elettrici, l’utilizzo di biciclette, trasporto pubblico, trasporto merci su rotaia.

Ma l’aumento dei prezzi potrebbe colpire soprattutto le persone meno abbienti e le popolazioni delle aree rurali, meno servite dal servizio pubblico. “Ma se l’Europa fa buon uso del ricavato delle aste, potrebbe trasformare “Ets2” in una politica progressiva a beneficio delle famiglie e delle imprese più vulnerabili - afferma Elisabetta Cornago, ricercatrice del Cer -. Ci sono diversi modi di redistribuire i proventi: la Svizzera per esempio restituisce 2/3 a famiglie e aziende, la Svezia, dopo avere introdotto il “carbon pricing”, ha abbassato le tasse sul reddito e i contributi sociali».

La proposta della Commissione, secondo Cornago, destinerà parte del ricavato da Ets per finanziare misure di supporto temporaneo come contributi alle famiglie e bonus per le bollette energetiche. Fornirà inoltre sussidi a famiglie e imprese per adottare trasporti “green”, tecnologie per il riscaldamento e trasporti a basse emissioni.
Il Fondo è destinato a specifici gruppi sociali: consumatori, viaggiatori e piccole imprese a rischio di povertà.

“Il fondo - continua la ricercatrice - riceverà il 25% del nuovo Ets per il periodo 2025/2032, per un totale stimato di 72 miliardi. Gli Stati dovranno a loro volta contribuire con almeno la metà dei costi stimati per i loro piani di sociali per il clima, portando il fondo sociale a 144 miliardi di euro. I fondi saranno distribuiti agli Stati secondo criteri quali il reddito pro-capite, la percentuale di popolazione a rischio povertà, con un’attenzione particolare alle aree rurali”.

Con il trasporto su strada e edifici nel sistema Ets, la Commissione intende abbattere del 43% le emissioni rispetto ai livelli del 2005 entro il 2030, con un taglio lineare delle emissioni di 5,15% annui e, dal 2024, del 5,43%.

Nuovo Ets, misure per rafforzare gli standard di emissioni di CO2 di automobili e furgoni insieme alla realizzazione di nuove infrastrutture per i veicoli a zero emissioni dovrebbero condurre la mobilità su strada a zero emissioni entro il 2030.

L’istituzione di un Social Climate Fund dovrebbe accompagnare la transizione e mitigare gli impatti negativi sulla popolazione, piccole imprese, lavoratori e utenti.

 

Le emissioni di CO2 nel 2019 in Europa per categoria di fonte: il trasporto su strada è responsabile del 27% delle emissioni
(Foto by (fonte EEA, European Environment Agency))

Al vaglio del Parlamento

La proposta della Commissione è ora al vaglio del Parlamento europeo: la bozza di rapporto, presentata dell’eurodeputato tedesco Peter Liese a gennaio, ha introdotto una serie di importanti emendamenti, tra i quali la possibilità di includere nel nuovo Ets gli inceneritori di rifiuti e, a tendere, tutti i settori economici.

In particolare il rapporto del Parlamento chiede che venga utilizzato anche il Fondo per l’Innovazione per supportare lo sviluppo di nuove tecnologie a bassa emissione nel settore edilizio, l’aviazione, l’agricoltura e il trasporto su strada, sostenere investimenti nei nuovi carburanti sostenibili alternativi, ma soprattutto chiede di anticipare al 2025, quindi a un anno prima rispetto a quanto previsto dalla Commissione, l’avvio del nuovo Ets.

Nel primo anno (2025) le entità sottoposte alla regolamentazione dovrebbero procurarsi i permessi di emissione e presentare i rapporti relativi alle emissioni prodotte nel 2023 e nel 2024. In questo modo, secondo Liese, verrebbe mitigato l’impatto delle nuove misure sui prezzi del carburante per famiglie e chi utilizza i trasporti.

La bozza introduce infine la clausola di “opt out” e la possibilità per gli Stati di non aderire al sistema fino al 2027. Fino a quella data quindi l’adesione all’Ets sarebbe volontaria e i proventi delle vendite dei permessi risulterebbero minori, ma gli Stati aderenti potranno beneficiare del Fondo Sociale Per il Clima.

Un’ulteriore novità suggerita dal testo della bozza parlamentare è la possibilità che anche trasporto su strada e edifici possano beneficiare di misure di protezione contro il fenomeno del”carbon leakage” (perdita di carbonio, delocalizzazione in Paesi meno rigorosi sul controllo delle emissioni).

Trasporto su strada, un tema controverso

La proposta del Parlamento sarà votata a metà maggio nella commissione Envi per l’Ambiente, con 88 membri, la più numerosa del Parlamento Europeo. Nel frattempo la discussione intorno al trasporto su strada si allarga su diversi fronti, intorno anche ad altre misure relative al trasporto veicolare contenute nel pacchetto Fit For 55 come l’Alternative fuel regulation (AFIR), il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi che imporrà agli Stati membri di potenziare le capacità di ricarica installando punti di carica per vetture elettriche ogni 60 km e a idrogeno (ogni 150km) sulle principali autostrade.

La proposta della Commissione prevede inoltre standard più rigidi di emissioni per i veicoli che entro il 2030 dovrebbero emettere il 55% di CO2 in meno, con lo stop dei veicoli inquinanti entro il 2035. La soluzione non piace però a Germania e Italia, che hanno espresso già la loro contrarietà: l’Italia, che non ha sottoscritto l’impegno per la messa al bando dei veicoli endotermici (a combustione interna di carburanti fossili) alla Conferenza per il clima COP26, ha parzialmente ritrattato, mentre la Germania si è espressa recentemente con decisione in difesa delle grandi case automobilistiche, messe in difficoltà dall’eventualità di rivedere tutti i loro sistemi di produzione entro il 2035.

Quello del nuovo Ets resterebbe però secondo gli analisti, il campo “più controverso”, con la Germania convinta della bontà del sistema e diversi Stati - ma anche associazioni ambientalistiche - critici sulla misura che andrebbe a colpire i più vulnerabili e potrebbe avere conseguenze sociali “imprevedibili”.

La paura delle ricadute sui consumatori

Notevoli i timori sulle ricadute del carbon pricing sui consumatori, per chi non può permettersi veicoli elettrici e per il trasporto pesante e a lunga percorrenza sono stati espressi anche dalla Cese, la Commissione Socio Economica Europea, per i quali al momento non sembrano esistere realistiche alternative ai carburanti fossili.

“Cese osserva che questa misura è stata decisa nonostante le opinioni scettiche del settore privato, dei sindacati e delle Ong. Queste opinioni sembrano aver avuto poco peso rispetto a quelle dei privati cittadini e del mondo accademico. Poiché la legislazione è un processo politico con effetti sulla società, il Cese ritiene che un’ampia considerazione degli effetti sulla società, compresa l’economia e l’occupazione, dovrebbe essere fondamentale nel processo decisionale”. (leggi di più qui)

Mentre da Bruxelles si afferma che “la piena attuazione delle proposte della Commissione contemplate dal pacchetto Pronti per il 55 % (Fit for 55) ridurrebbe già il nostro consumo annuo di gas fossile del 30%, l’equivalente di 100 miliardi di metri cubi entro il 2030”, permettendo all’Europa di smarcarsi dalla dipendenza energetica alla Russia.

La contrapposizione tra necessità ambientali (e climatiche) ed economiche potrebbe ricomporsi. Ma la strada è sempre in salita.

Checklist

Le parole importanti

  1. Ets - Emission trade system

    Sistema di scambio di permessi di carbonio al centro dell’azione climatica del’Unione Europea
  2. Fondo Sociale Per il Clima

    Alimentato con i proventi delle aste Ets, è il fondo con cui si prevede di mitigare gli effetti sociali del costo del carbonio.
  3. Proposta

    Nell’iter legislativo dell’Unione Europea, la Commissione presenta una proposta di normative che, attraverso una serie di letture, il Parlamento europeo e il Consiglio esaminano e modificano. Se le due istituzioni si trovano d’accordo sugli emendamenti, la proposta di legge è adottata
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