Automazione ed efficienza

Il vero segreto dell’e-commerce? I magazzini smart. Così evadono gli ordini in tempi da record

12 ore fa

Se non sapete cosa sia l’intralogistica, siete giustificati. Il termine, infatti, è nato solo di recente: a coniarlo, nel 2004, è stato il Forum intralogistics della Verein deutscher maschinenbau-anstalten (Vdma), l’associazione tedesca dell’ingegneria meccanica. L’intralogistica, in effetti, è una delle “ultime nate” nel mondo logistico e presenta una differenza fondamentale rispetto agli altri segmenti del settore: essa non si occupa – come la logistica intermodale, quella integrata o quella per conto terzi – dei flussi di materiali, dei commerci e delle informazioni che riguardano i trasporti al di fuori delle aziende. Al contrario, il dominio dell’intralogistica sta dentro le imprese: sempre di logistica si parla, sia chiaro, ma qui l’oggetto di studio non è come le merci arrivano sugli scaffali dei negozi, bensì come vengono movimentate e stoccate all’interno delle compagnie che le producono.

Tra le operazioni di cui si occupa, perciò, ci sono la gestione delle scorte, quella del magazzino, la preparazione degli ordini, lo stoccaggio e la movimentazione interna delle merci. Logistica interna ed esterna sono cose diverse e operano per fini diversi – da qui l’idea di separarle anche con due nomi riconoscibili. D’altro canto, la prima guarda all’interno dell’impresa per efficientarne i flussi, mentre l’altra guarda al suo rapporto con il cliente e con il mercato: entrambe, però, hanno lo stesso fine ultimo, che è quello di garantire una gestione fluida, rapida e senza intoppi della produzione.

L’intralogistica ottimizza i flussi interni di merci e di informazioni: è un’attivitàche abbatte i costi, migliora l’efficienza e riduce i tempi di consegna

Secondo l’Associazione italiana della logistica (Ailog), l’intralogistica riguarda esclusivamente i processi interni: non si parla dunque di movimentazione delle merci verso fornitori e clienti, ma tra reparti produttivi; non c’è “handling” delle merci destinate all’esterno, ma entro il perimetro aziendale; e non c’è organizzazione delle tratte commerciali, ma dei magazzini e delle scorte. Quella tra logistica esterna e intralogistica è una distinzione fondamentale, perché l’efficienza di quest’ultima influenza direttamente la produttività aziendale e i costi del business: ottimizzarla significa ridurre i tempi morti e l’accumulo delle scorte, ma anche preparare più rapidamente i prodotti per le vendite. Insomma, se la logistica esterna è la spina dorsale del commercio, quella interna è il sistema nervoso delle aziende.

L’Italia, campionessa dell’intralogistica

I numeri dell’intralogistica sono imponenti, benché ancora manchino delle stime precise sull’Italia. Ciò che sappiamo è che a livello globale la domanda di soluzioni intralogistiche è in rapida crescita: nel 2023, le esportazioni di macchinari per i magazzini autonomi hanno raggiunto i 122,5 miliardi di dollari, con un incremento a doppia cifra (+13%) dei fatturati rispetto al 2022. La Cina è il primo esportatore mondiale, con 26,8 miliardi di dollari di beni prodotti, seguita dalla Germania, con 20,8 miliardi. Potrebbe invece sorprendere la collocazione dell’Italia – terza potenza mondiale dell’intralogistica con 9,1 miliardi di fatturato.

In Europa, non a caso, il settore movimenta volumi enormi di denaro e di merci – fondamentali per garantire un trasporto logistico esterno che, su scala continentale, si aggira ogni anno attorno ai 13 miliardi di tonnellate di merci. Le applicazioni dell’intralogistica, d’altro canto, sono numerose: nel manifatturiero essa garantisce il rifornimento continuo delle linee produttive, mentre n ella Gdo, nell’e-commerce e nelle vendite al dettaglio essa governa i magazzini dei centri di distribuzione, occupandosi del ricevimento delle merci, dello stoccaggio, dell’imballaggio e del picking in vista della consegna finale. Infine, nell’alimentare e nella farmaceutica i magazzini smart sono fondamentali per lo stoccaggio a temperatura controllata e per la tracciabilità lungo tutta la filiera interna, soprattutto per le merci facilmente deperibili, tossiche o a rischio.

La sfida – strutturale, italiana ed estera – è una sola: trovare lavoratori specializzati. Nel nostro Paese, per l’intera filiera della logistica ne mancano ben 60mila. Le prospettive per il futuro sono però positive: l’automazione, la robotica e l’integrazione uomo-macchina potrebbero rivelarsi soluzioni fondamentali per affrontare le sfide dei prossimi anni – a partire dalla scarsità di manodopera - e cogliere le opportunità dei settori in maggiore crescita, come l’e-commerce e la farmaceutica.

Il grosso dello sviluppo, oggi, avviene su due fronti distinti ma complementari: nell’hardware, l’ingegneria sta producendo dei sistemi di stoccaggio automatizzati; nel software, l’informatica si sta concentrando sui sistemi di Warehouse management (Wms) per movimentare le merci 24 ore su 24, con velocità e livelli di precisione che per i soli operatori umani sarebbero semplicemente inarrivabili. L’IoT e i digital twin - i gemelli digitali dei magazzini in carne e ossa – permettono poi di aumentare ulteriormente l’efficienza: le stime, infatti, parlano di un miglioramento compreso tra il 30 e il 50% rispetto a un sistema tradizionale. Per spostare le merci, con ogni probabilità, punteremo sui veicoli a guida autonoma e sui Mar, i robot mobili autonomi, che trasporteranno materiale senza operatore e che useranno algoritmi avanzati basati sull’intelligenza artificiale per adattarsi dinamicamente all’ambiente circostante.

Anche nelle operazioni che richiedono ancora la manodopera umana, come il picking, i robot collaborativi, o cobot, e gli esoscheletri aiuteranno nel sollevamento dei carichi più pesanti, riducendo gli errori e gli infortuni. Fantascienza? Non proprio: l’80% delle aziende attive nell’intralogistica sta già implementando soluzioni digitali o automatizzate. Il futuro, insomma, non è così lontano.

Dentro il “cervello” della logistica: viaggio nel magazzino intelligente

Non ha occhi né mani, ma vede, ascolta e reagisce. Non dorme mai. Lavora in silenzio, senza fretta e senza sosta. Il magazzino intelligente è una creatura che ha ormai smesso di somigliare a un capannone pieno di scaffali e pallet. Oggi è un sistema connesso e quasi autonomo, capace di sapere dove si trova ogni prodotto e di decidere, in pochi istanti, qual è il percorso più efficiente per spostarlo dallo scaffale alla rampa di carico.

Ma che cos’è esattamente un magazzino “intelligente”? Non è una semplice estensione tecnologica di un centro logistico classico. È un ambiente dove le nuove tecnologie – dai robot all’intelligenza artificiale – collaborano per automatizzare ogni processo . Ricezione della merce, stoccaggio, prelievo, confezionamento e spedizione: tutto è automatico. È un’infrastruttura dove le decisioni non vengono più affidate solo all’esperienza umana ma anche all’analisi dei dati in tempo reale.

Prendiamo il caso di Esselunga . Il colosso della distribuzione ha realizzato a Novara uno dei poli logistici più avanzati d’Europa. Il centro occupa oltre 40mila metri quadri – circa sei campi da calcio – ed è interamente automatizzato. Qui, migliaia di contenitori viaggiano su nastri trasportatori intelligenti, salendo e scendendo su scaffalature che raggiungono i venti metri di altezza, pilotati da un sistema che ne conosce posizione, contenuto e destinazione. I robot gestiscono oltre 150mila colli al giorno, con un’efficienza prossima al 100% . Non ci sono carrelli elevatori guidati da persone, né errori nel picking. Tutto è tracciato: ogni codice a barre, ogni etichetta, ogni spostamento è monitorato in tempo reale. L’intero impianto è controllato da un cervello centrale , un software gestionale avanzato che prende decisioni sulla base dei flussi della domanda, delle scorte e dei tempi di consegna previsti. La merce non viene stoccata secondo un ordine fisso, ma in base a criteri dinamici: ciò che serve prima viene posizionato più vicino ai punti di uscita. Quello che si muove lentamente trova posto più in alto o più lontano.

Il vantaggio? Risparmio di tempo, ma non solo. Significa anche minori sprechi, maggiore sicurezza per gli operatori e una precisione che sarebbe impossibile replicare con il solo lavoro umano. Secondo gli ultimi studi, un magazzino automatizzato riduce fino al 70% il tempo necessario per preparare un ordine rispetto a un impianto tradizionale. E consente di evadere le consegne con un margine di errore prossimo allo zero.

Questa rivoluzione è trainata da tecnologie che fino a qualche anno fa sembravano fantascientifiche. Veicoli autonomi (Agv) scorrono lungo corsie predefinite per spostare pallet e contenitori senza bisogno di conducenti. Bracci robotici selezionano i prodotti, aiutati da visori ottici e intelligenza artificiale. Sensori distribuiti su tutta la struttura controllano temperatura, umidità, vibrazioni. E al centro di tutto c’è un sistema gestionale, il Wms , che fa da regista, collegato in rete con l’intera supply chain.

Il boom dell’e-commerce, la pressione per una logistica sostenibile e la cronica scarsità di manodopera nel settore hanno reso i magazzini di nuova generazione sempre più urgenti. In Italia, la tendenza è chiara: secondo l’ Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano , nel 2023 oltre il 25% dei magazzini logistici di nuova generazione ha integrato forme di automazione evoluta - una quota destinata a superare il 40% entro il 2026. Le imprese che operano nei settori della moda, del farmaceutico, dell’alimentare e delle vendite al dettaglio sono le prime ad aver compreso i benefici. E non è raro che l’adozione di un magazzino intelligente coincida con un salto di scala nella produttività e nell’affidabilità delle consegne.

Non si tratta solo di grandi marchi. Anche le medie imprese iniziano a dotarsi di magazzini semi-automatizzati magari integrando singole tecnologie come sistemi di voice picking (i comandi vocali per il prelievo) o terminali mobili che dialogano con la logistica aziendale tramite il cloud. I vantaggi si sentono anche a scala ridotta: maggiore tracciabilità, minori errori, analisi più tempestive dei dati.

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