Virus e l’industria che si riconverte. Prove di alleanze per la ripartenza

Articolo. Il sistema industriale del territorio in prima fila nella rincorsa a dirottare le produzioni tradizionali verso una nuova «domanda» di beni. Ha dato prova di flessibilità e di resilienza industriale. È nato un nuovo paradigma di collaborazione?

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Una capacità nuova di partnership

È già considerato un modello cui fare riferimento quando si dovrà affrontare la ripartenza dell’attività industriale, ulteriore momento di criticità. Il modello è la risposta che il sistema industriale del territorio ha saputo dare in tempo reale a una domanda improvvisa e urgente, con un prodotto nuovo e una strategia organizzativa d’avanguardia. Le imprese hanno saputo riconvertire linee di produzione e riorganizzato parziali processi d’attività. Hanno creato nuove sinergie, alleanze industriali inedite. Mettendo a sistema tecnologie di punta e competenze, hanno sostituito la filiera di riferimento che guardava anche all’estero per ridisegnare una soluzione veloce e tutta in una prospettiva locale. Tutto questo in un momento di emergenza.

Un modello a cui ora si guarda come nuova leva su cui far forza per far ripartire l’economia del territorio del dopo crisi. Una prospettiva che convince gli stessi imprenditori. «Nel momento della ripartenza - spiega Massimiliano Cacciavillani, titolare e Ceo di Lovato Electric – una forte spinta potrà essere data proprio dall’aver saputo consolidare questa esperienza di partnership, che valorizza la specificità e la flessibilità industriale di un territorio, ricco di know how e, abbiamo visto, capace di far squadra».

Aziende specializzate hanno condiviso pezzi di propria tecnologia con abilità e competenze di altre imprese innovando processi industriali

La nuova rete è stata il risultato di un tentativo di porre rimedio a un problema concreto e contingente impegnandosi a riconvertire parte dei propri impianti e dei processi per poter fornire al territorio presidi sanitari fino a poche settimane prodotti e importati dal Far East, come i camici monouso e le mascherine sanitarie.
Imprese altamente specializzate in filati e imprese di confezionamento di capi tecnici hanno riavviato le macchine, rivedendo il processo produttivo sia per dispositivi a uso medico, sia civile. La Tecnofilati di Medolago, la Carvico e la Sitip di Cene hanno dato disponibilità a fornire la materia prima, a tagliare i tessuti e a confezionare il prodotto finito.

Nel grafico sono riportati i nomi delle industrie di settori diversi del territorio bergamasco e lombardo che hanno messo in atto una forma collaborazione fra di loro per avviare produzioni nuove e rispondere a un nuovo bisogno imposto dall’emergenza virus.

La flessibilità è un punto di forza

Anche realtà artigianali si sono dette subito pronte, come EmmeEmme di Osio Sotto specializzata nell’imbottitura e commercializzazione di divani. Dal «matrimonio» tecnologico e industriale tra RadiciGroup di Gandino, Plastik di Albano Sant’Alessandro e maglificio Santini di Lallio è nata la filiera per la produzione delle mascherine destinate al sistema sanitario. Il progetto ha già superato il primo step per poter ottenere la certificazione dell’Istituto superiore di sanità. La rete si è creata anche dalla “chiamata” delle stesse imprese verso altre imprese: l’azienda di caschi sportivi Hmr Helmets di Casazza ha lanciato una call per individuare un distributore di mascherine e con questi stringere una nuova partnership. Anche 3V Sigma di Grassobbio, produttrice del polimero per la viscosizzazione dell’alcolgel, ha messo a disposizione la sua competenza, cercando partner per imbottigliare il liquido igienizzante. Allegrini di Grassobbio ha rafforzato la produzione di alcolgel, come anche Technix di Grassobbio per le apparecchiature mobili per le radiografie, destinati in via prioritaria alla provincia. Tenaris Dalmine e Siad, per dare una risposta alla crescente richiesta di ossigeno, hanno fatto fronte comune, la prima avviando una produzione extra di bombole, garantendo così maggiore fornitura di ossigeno.

 

La sfida del dopo-crisi richiede innovazione

Tutti esempi, di una nuova filiera che guarda anche fuori provincia: il gruppo tessile Limonta, che ha fornito la pavimentazione dell’ospedale alla Fiera, attraverso la controllata Torinese Aunde, punta a riconvertire parte dell’attività destinata all’automotive per la produzione di mascherine. Dalla creatività della startup di Brescia Isinnova è arriva la risposta al bisogno di respiratori: stampando in 3D la valvola, in collaborazione con Decathlon e sotto la supervisione del Politecnico di Milano, sono stati realizzati in tempo record i primi esemplari e già adottati da ospedali.

«Siamo un territorio che ha dimostrato di saper fare squadra. Questo valore sarà il primo pilastro anche della ripresa nel dopo crisi»

La rete è stata possibile proprio grazie alle peculiarità del tessuto industriale bergamasco: «Il nostro territorio – sottolinea Cacciavillani – conta molte specializzazioni, dalla chimica alla gomma, dalla meccanica alla meccatronica. Ed è composto da tante piccole e medie imprese. Questa specificità dà un’enorme flessibilità, ci assicura la possibilità di interagire tra di noi e di agire velocemente. Inoltre, il forte radicamento al territorio dell’imprenditoria bergamasca, si rafforza con l’attaccamento anche dei collaboratori». Esperienze di partnership che già erano state sviluppate: «Spesso tra gli imprenditori c’è un approccio che li porta ad andare avanti da soli, non siamo abituati ad aspettare gli altri. Ma allo stesso tempo, c’è anche una forte percezione di far parte di un sistema, la certezza che se si ha necessità, si ha l’aiuto di altri imprenditori. E già diverse filiere, infatti, esistono sul territorio. Quando ho visto la risposta di Bergamo, rapida e concreta, non mi sono affatto sorpreso. È una terra che sa reagire e questo momento particolare ha solo accentuato alcuni aspetti». Dopo l’emergenza sanitaria, l’economia locale dovrà fronteggiare la sfida della ripartenza, con ritmi nuovi, dinamiche forse non conosciute: «Il quadro che ci aspetta sarà complicato – conclude – ma questi esempi di condivisione dovrà essere la prima leva su cui contare».

 

Collaborazioni industriali, tutte le sinergie in campo

  • 1 - Il meccanotessile per le mascherine di protezione dal virus
    Sono un mix di alta tecnologia, realizzate dalla sovrapposizione di tre strati di uno speciale materiale, il tessuto-non-tessuto, che conferisce resistenza meccanica, filtra e protegge.
  • 2 - Il tessile per i camici monouso per il personale sanitario
    Un caso di riconversione del tessile per produrre i camici chirurgici, realizzati in materiale monouso e destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari impegnati a fronteggiare il coronavirus.
  • 3 - Il chimico e il cosmetico riconvertite al biomedicale
    L’industria chimica e le aziende cosmetiche si sono concentrate sulla produzione di soluzioni disinfettanti che neutralizzano il virus: prodotti liquidi a base di etanolo almeno al 60%.
  • 4 - Acciaierie gas tecnici per distribuire ossigeno medicale
    Quintuplicate le richieste di ossigeno in Italia: per rispondere alle richieste, potenziate le produzioni di bombole caricatrici, realizzati e posati serbatoi extra per il circuito ospedaliero.
  • 5 - Meccanica e componenti automotive per creare respiratori
    Expertise emiliana per produrre ventilatori: in aiuto dell’unica azienda specializzata, sono venute 5 aziende del sud che producono componenti meccaniche ed elettromeccaniche, oltre a Ferrari e Fiat-Chrysler.
  • 6 - Riconversione e specializzazione per polmoni artificiali
    Eccellenza made in Italy: una sola azienda italiana produce apparecchi in grado di riprodurre il «lavoro» degli alveoli e generare artificialmente lo scambio anidride carbonica-ossigeno.

Massimo Cacciavillani

Ceo di Lovato Electronic

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Molte delle realtà industriali inserite nella mappa rientrano nei codici Ateco che il decreto «Cura Italia» ha identificato come non prioritari. E per questo avrebbero dovuto interrompere la produzione. Ma il decreto ha lasciato aperto anche uno spiraglio e molte imprese hanno colto questa occasione per dare una mano a combattere la crisi mettendo a disposizione la loro flessibilità organizzativa, le loro tecnologie di punta, le competenze dei loro tecnici. Hanno riconvertito il loro patrimonio tecnico e industriale applicandolo a nuove produzioni per far «nascere» una nuova industria: una nuova forma di collaborazione e di sinergia trasversale sul territorio. Prova tangibile e reale di una potenziale competitività. Una riflessione che Massimiliano Cacciavillani, imprenditore erbgamsco e Ceo di Lovato Electric, spiega in questa breve intervista.

L’ha sorpresa questa spinta del territorio alla condivisione delle proprie competenze?

A dire la verità no, non mi ha affatto sorpreso. Sul territorio abbiamo già esperienza di aziende che stringono relazioni e partnership industriali. È sicuro però che questo momento di difficoltà ha dato un ulteriore slancio, inducendo a collaborare per reagire ancor più rapidamente. Molte filiere già esistevano, ma questa esperienza rinsalderà ulteriormente i rapporti tra le imprese locali che vogliono dare un aiuto al territorio.

Le dinamiche della concorrenza sono saltate?

Non solo ora. Intellimech ne è una testimonianza concreta, un consorzio di aziende tra loro concorrenti finalizzato alla condivisione delle competenze nel campo della meccatronica, che esporta il know in tutto il mondo.

Quali elementi potrebbe irrobustire, nel dopo crisi, questo sistema?

È difficile dirlo, certo ci aspettiamo un aiuto dall’Europa e dai Paesi che hanno avuto meno difficoltà rispetto al nostro. Noi stiamo dimostrando di saper fare rete nel territorio, ma il sostegno deve arrivare anche da fuori.

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