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Da commerciale a impresa produttiva Come il digitale trasforma il modello di business

Articolo. Un mercato in forte crescita, un’organizzazione aziendale poco flessibile, un’opportunità di sviluppo: il caso dell’azienda bergamasca «Marc» come esempio di trasformazione digitale per cogliere le occasioni di crescita e avere un ruolo nuovo nella propria catena del valore

Lettura 7 min.

Il modello familiare leader di cambiamento

Alla fine è stata la mano nemmeno troppo invisibile del mercato ad accelerare il cambiamento. Flussi di lavoro, crescita degli ordini, automatismi interni non riuscivano più a stare al passo con i nuovi ritmi di crescita. Il rischio era di bloccare lo sviluppo dell’azienda.
La strada dell’innovazione si intreccia sempre più nell’apprendimento di nuovi modelli organizzativi. Ma il vero cambiamento, con una buona dose di coraggio per arrivare cambiare, è quando l’innovazione si intreccia e si connette con il sistema produttivo.
La svolta, passo dopo passo, arriva come percorso di trasformazione tecnologica e di forte impulso alla digitalizzazione: alla base un lavoro di diagnosi 4.0, due anni di ridisegno funzionale del modello organizzativo, una revisione dei processi e dei flussi informativi, l’adozione del paradigma della lean production per avere soluzioni su misura. E oggi l’impresa Marc, azienda bergamasca, sede a Gorlago e specializzata da 45 anni nella produzione di tessuti tecnici per il mondo dello sport, del workwear e del medicale, è cresciuta da azienda commerciale fino a portare al proprio interno anche tutta la produzione.
Un passo radicale, ma che ora garantisce il diretto controllo in chiave di sostenibilità, dal filato al riciclo degli scarti, dell’intero ciclo produttivo. I numeri danno meglio il significato dell’operazione: una crescita media costante del giro d’affari fra il 20 e il 50% fino a un fatturato di 20 milioni, con un export al 60% e un’occupazione di 45 dipendenti.

 

La Marc, piccola impresa del territorio, diventa così simbolo di coraggio di cambiamento, di capacità di cogliere la spinta e l’opportunità del digitale come driver per innovare radicalmente azienda e il proprio modello di business, il primo vero principio della digitalizzazione: trasformarsi per cogliere le nuove opportunità sul mercato. Con un valore in più: a chiudere l’operazione è stata la seconda generazione della famiglia Aceti che controlla l’azienda. Le redini oggi sono nelle mani di Fabio Aceti nel ruolo di amministratore delegato, e della sorella Valentina, alla direzione del reparto Produzione.

Fabio Aceti

Amministratore delegati di Marc

«Sì, Marc è un’azienda familiare e siamo alla seconda generazione. L’esigenza è nata dalla crescita importante che abbiamo registrato negli ultimi anni - racconta Fabio Aceti, Ceo di Marc -. Una crescita che ci ha evidenziato la necessità di rivedere i nostri processi e l’organizzazione per rispondere alle crescenti richieste del mercato. In questo è stata fondamentale il supporto di un consulente esterno. Infatti, in quanto azienda familiare avevamo necessità di reperire esternamente alcune competenze. In una Pmi come la nostra - spiega Aceti - , l’Imprenditore è spesso assorbito dall’ordinario. Avere al proprio fianco un consulente esterno ti aiuta a uscire dall’ordinario e quindi a dare delle risposte alle nuove esigenze dell’impresa».

Valentina Aceti

Responsabile direzione reparto Produzione

Obiettivo chiaro, e percorso da definire con più dettagli: il primo passo è stato rivedere i processi e l’organizzazione per le nuove risposte che il mercato richiedeva . «Abbiamo così deciso di portare in azienda sia la progettazione sia la produzione dei materiali, finora affidati a terzisti, convinti che la competitività risieda sempre nella qualità del prodotto. La digitalizzazione – spiega ancora Fabio Aceti – ci ha permesso di mettere in ordine quello che senza lo strumento digitale sarebbe stato impossibile. Per noi il punto focale si è registrato quando ci siamo resi conto che non potevamo più gestire una tale mole di ordini con l’organizzazione di prima. Digitalizzando i processi - sottolinea il Ceo di Marc - è risultato tutto più semplice ed è stato possibile, ad esempio, passare ad una programmazione della produzione “il più presto possibile” ad una programmazione della produzione “il più tardi possibile”. Un passaggio che, con la mole di dati gestiti oggi, non sarebbe stata fattibile in modalità analogica».

L’importanza digitale per tutta la filiera

Fattore critico emerso erano le competenze necessarie, assenti dentro a un’azienda tipica per dimensioni contenute del mondo del family business, ma essenziali per impostare, accompagnare e concludere la trasformazione tecnologica. Il supporto Vendor, società specializzata nella consulenza alle imprese, ha trasformato un limite in fattore di successo.

Alessandro Carraro

Analista e responsabile per Vendor del progetto Marc

«Era evidente che la Marc stava attraversando una trasformazione del modello di business: da azienda commerciale a realtà anche produttiva. Il digitale è stato il mezzo che ha permesso questa trasformazione - racconta Alessandro Carraro, referente per Vendor del progetto Marc - . Una trasformazione che ha visto in primo luogo anche una revisione dei processi interni, oltre che l’utilizzo di strumenti diversi che Mac ha scelto anche grazie al supporto della nostra consulenza».

La trasformazione digitale ha quindi rivisto tutti i processi interni. E leva di tutto il percorso è stata la Diagnosi in chiave 4.0. «Si tratta di un’analisi che Vendor mette in atto nell’azienda per delineare il livello non solo di digitalizzazione, ma anche di ottimizzazione dei processi interni. I processi, infatti, possono anche essere ottimizzati dal punto di vista logico - spiega Carraro -, ma non dal punto di vista esecutivo. In base alla nostra esperienza, infatti, la maggior parte delle aziende che visitiamo non sono ottimizzate dal punto di vista dei processi, quindi, quello che facciamo in prima battuta è rilevare dove ci sono i gap, basandosi sulla ricerca dei cosiddetti “7 sprechi” della lean production. La Diagnosi 4.0 di fatto è un assessment basato sulle logiche della lean production».

 

Ridisegnare l’azienda: il percorso necessario

Nel caso dell’azienda Marc, al termine dell’analisi di ogni funzione e di quali sono i processi che le governano, è stato ridisegnato ogni processo e messo in connessione con il resto dei livelli funzionali dell’azienda. «Solo a quel definiamo un percorso che comprenda sia il reenginering dei processi che la ricerca dei migliori strumenti per semplificare i processi stessi e quindi digitalizzarli - entra nel dettaglio Carraro -. Prima di digitalizzare i processi, infatti, bisogna reingegnerizzarli per evitare di digitalizzare gli sprechi». Le fasi del percorso sono nette, in ogni loro passo: analizzare, colmare i gap, reingegnerizzare i processi e trasferirli su una piattaforma digitale che può essere di diversi tipi: un Crm (Customer Relationship Management) per la parte commerciale, un Mes (Manufacturing Execution System) per la parte produttiva, un Wms (Warehouse Mangement System) per la parte di logistica e magazzini, un nuovo Erp (Enterprise Resource Planning) nel caso in cui il sistema informativo non sia soddisfacente.

La trasformazione digitale ha potenziato e rimodulato altri due fronti aziendali: ha garantito una flessibilità operativa più elevata. E ha poi alzato il livello di protagonismo dell’azienda Marc nella propria filiera. «Il digitale – spiega Carraro - oltre ad aver potenziato e abilitato il core business di Marc, ha permesso di essere un’azienda anche produttiva, con una flessibilità di risposta al mercato molto più alta proprio grazie al trasferimento dei processi su strumenti digitali come il Mes, per la produzione, un Wms per logistica e magazzini, un nuovo Erp come sistema informativo».

 

E poi c’è la ricaduta di valore sull’intera propria filiera . «Abbiamo un portafoglio clienti molto strutturati che beneficiano di questa nostra digitalizzazione – spiega Aceti -. Ma abbiamo anche alcuni clienti che sono ancora lontani da questa trasformazione. Stiamo concretamente sperimentando che non si può essere fuori da questa rete, ma bisogna essere connessi sia a monte sia a valle. Stiamo facendo ancora oggi un grosso lavoro di interfacciamento con i fornitori - spiega Aceti -, di cui alcuni non sono digitalmente pronti e con questi facciamo più fatica. Con altri che sono digitalmente pronti, il tutto funziona meglio».

E qui Aceti sottolinea, dopo averlo sperimentato sulla propria pelle aziendale, come la dimensione della competitività dipenda in maniera netta dal livello di trasformazione digitale. «L’essere in linea con cliente e fornitore, inserendosi in un modo interconnesso è un elemento decisivo e sempre più driver di nuova competitività. In questo la revisione dei processi e l’introduzione delle nuove tecnologie ci facilita tutti i giorni. Se tutti parliamo la stessa lingua, che in questo caso è quella del digitale, è tutto più semplice». Anche perché, conclude Aceti, sul mercato e nella scelta degli “anelli” della catena di fornitura sta emergendo un nuovo fenomeno. Aceti la spiega così: «Un dato sembra imporsi sempre più: tra i parametri di scelta di un fornitore ha sempre meno peso l’importanza del prezzo in favore di variabili come “sono digitalmente pronti”, “la pensano come noi in merito alla digitalizzazione».

In 6 passi ecco il percorso di trasformazione digitale

1 - Punto di partenza: verifica dello stato dei processi interni

È il primo passaggio: l’analisi per delineare il livello non solo di digitalizzazione, ma anche di ottimizzazione dei processi interni: possono esserlo dal punto di vista logico, ma non da quello esecutivo.

2 - L’analisi delle logiche delle funzioni aziendali

I criteri di analisi rispecchiano le logiche della lean production. Significa analizzare tutte le funzioni aziendali e quali sono i processi che le governano, basandosi sulla ricerca dei 7 sprechi della lean production.

3 - Ridefinizione dei processi per la loro digitalizzazione

Trovate le criticità, si definisce un percorso che comprenda sia il reenginering dei processi sia la ricerca dei migliori strumenti per semplificare gli stessi processi e quindi digitalizzarli senza più sprechi.

 

4 - Scelta dei nuovi strumenti per le attività di analisi

Analizzare i processi aziendali, significa avviare attività dedicate come le interviste ai dipendenti in relazione alle loro funzioni svolte, creare focus sui flussi reparti e sugli aspetti più critici, analisi dei dati raccolti.

5 - Mappare ogni flusso fisico e informativo interno

Decisivo avere una mappa dei flussi dei materiali fra magazzino e stabilimenti produttivi. Questo per ottenere una fotografia della situazione AS IS (lo stato delle cose) sul flusso informativo tra uffici e strumenti utilizzati.

6 - Ultimo passaggio: gli strumenti della digitalizzazione

Dopo le fasi di analisi, ora il trasferimento sulle diverse piattaforme digitali: un Crm per la parte commerciale, un Mes per la parte produttiva, un Wms per la logistica e magazzini, un nuovo Erp come sistema informativo.

Fabio Aceti

Amministratore delegato di Marc

talk

La sostenibilità: un valore decisivo

La storia della azienda Marc, quartier generale a Gorlago, racconta un’attenzione costante alle evoluzioni tecnologiche e alla loro capacità di migliorare il business aziendale. Ma ormai il digitale non può più essere disgiunto da una parallela trasformazione ecologica, da un percorso di sostenibilità di pari portata. E Fabio Aceti, che da appassionati sportivo non poteva che essere sensibile a questo tema, soprattutto in azienda.

Più digitale, ma in che modo entra anche la sostenibilità in questa trasformazione?

In realtà il nostro è un percorso di sostenibilità è abbastanza slegato dalla digitalizzazione. La sostenibilità è sempre stato un tema molto caro alla nostra azienda. Oltre alla sensibilità personale che, da appunto da sportivo mi porta a dare importanza alla tutela ambientale e all’ecologia, c’è l’aspetto del mercato in cui lavoriamo, quello dell’abbigliamento sportivo, che richiede molta sensibilità a questi temi. il tema della sostenibilità è un trend dal quale non ci si può esimere a livello di mercato. Oggi è indispensabile percorrere questa strada.

Quanto è sostenibile il vostro ciclo produttivo?

Il primo passo è stato passare dal filato al riciclo del 100% degli scarti. Così con questo recupero oggi diamo vita a un terzo dei nostri prodotti. Altro elemento è che l’80% dell’energia utilizzata dai nostri impianti viene prodotta da un impianto fotovoltaico, il resto del fabbisogno è fornita da fonti di energia rinnovabile certificate.

Quali sono i prossimi obiettivi su questa strada?

Abbiamo la ottenuto la certificazione STeP by OEKO TEX, Certificazione di Qualità socio-ambientale. Questo è per noi un traguardo molto importante, il prossimo step sarà mantenerla.
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