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Industria verde senza 50mila tecnici e ricercatori. Cingolani: allarme formazione nelle scuole

Articolo. La transizione ecologica fa i conti con la carenza di figure specializzate. Il ministro denuncia: «Abbiamo un problema serissimo. La preparazione dei giovani deve diventare un’opera fondamentale nelle scuole». Ecco i profili professionali più richiesti

Lettura 10 min.

«Un problema serissimo con la formazione tecnica»

Nemmeno la green economy sfugge alla tagliola del mismatch. L’eterno problema, che coinvolge l’economia circolare per altri 3 milioni di posti di lavoro, non riesce non solo a far incontrare, ma nemmeno a far avvicinare domanda e offerta di profili professionali richieste dalla imprese, trova un’altra voce di allarme. Questa volta arriva direttamente da chi tiene strette le redini di una transizione che richiede molti sacrifici, una enormità di investimenti e, secondo le numerose voci chi si stanno alzando, non è detto che si riuscirà a portarla a termine.

Il risultato finale dipende molto anche da quanti, questa transizione, avranno competenza per pensarla, progettarla e portare a terra i processi necessari e i cambiamenti dei modelli organizzativi e di processo dentro le aziende. Ecco allora l’allarme, del ministro Roberto Cingolani, titolare dl dicastero principe di questo passaggio: sui green jobs, i posti di lavoro nella green economy, «abbiamo un problema serissimo di formazione – ha detto -. La preparazione dei giovani deve diventare un’opera fondamentale nelle scuole. Se nel settore tecnico delle rinnovabili e dell’energia mancano 15.000 operatori, io da ricercatore posso dire che nella ricerca e nello sviluppo in Italia ne abbiamo 30-35.000 in meno di altri paesi come noi. La battaglia della transizione ecologica si vince sulle competenze, e servono investimenti sia del pubblico che del privato». Cingolani si è lasciato andare a queste riflessioni dopo aver letto, slide ancora in mano, i risultati dell’ultimo rapporto di GreenItaly di Fondazione Symbola guidato da Ermete Realacci, e Unioncamere.

Ermete Realacci

Presidente Fondazione Symbola

La fotografia 2020 fissa conclusioni incoraggianti. Ma anche qui, come nella transizione digitale, si può fare molto di più. I nuovi contratti di lavoro nelle aziende della green economy sono stati il 35,7% in Italia nel 2020, e anche nell’anno della pandemia il settore verde dell’economia ha confermato le performance del 2019, sia negli investimenti che nell’occupazione. La green economy occupa oggi in Italia 3,2 milioni di persone, il 13,7% degli occupati complessivi. Sono 441.000 le imprese che negli ultimi 5 anni hanno investito sull’economia verde, il 31,9%. Il rapporto conferma che l’Italia è leader in Europa per l’economia circolare, con il 79,4% di percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti, il doppio della media europea. Le fonti rinnovabili nel nostro paese soddisfano il 37% dei consumi elettrici.

Roberto Cingolani

Ministro della Transizione ecologica

Sono i primi dati del report a cui Cingolani si aggancia subito per ribadire, ma in particolare per rilanciare, la pressione sul tema formazione. «Dal rapporto emergono luci e ombre: la luce riguarda il dato che prova, per fortuna, come molte grandi aziende investono green anche grazie al bilancio di sostenibilità – sottolinea ancora il titolare alla transizione ecologica - . L’obbligo di misurazione dell’impatto di sostenibilità ha cambiato la cultura delle grandi compagnie».

Edo Ronchi

Presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile

E proprio su questo aspetto decisivo della transizione legato agli investimenti e ai costi da mettere in conto per le imprese, grandi e piccole, un altro ex ministro, allora all’Ambiente, Edo Ronchi, bergamasco, oggi presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, nei giorni scorsi, ha parlato molto chiaramente di quanto ci aspetta: «Non agire ci costa molto più che agire. La transizione ecologica non sarà una passeggiata, ma non farla ci costerà molto più che metterla in atto. È una grande opportunità da cogliere, tanto più che l’opinione pubblica è nettamente favorevole» come verrà raccontato oggi e domani presentando il rapporto di Ipsos agli Stati generali della Green Economy alla fiera Ecomondo di Rimini.

 

La strada degli investimenti, una scelta che fa fatta

La prima consapevolezza quindi è che la transizione ecologica richiede molti sacrifici. Su quali siano sono in corso in primi calcoli e sempre più arriva la conferma che sia un passaggio da cifre importanti di investimenti. Ma a fare da sfondo, ricco di mille miliardi stanziati, c’è il piano europeo Green Deal. In più l’Italia è il paese Ue a cui sono destinate la maggior parte delle risorse del Recovery Plan. «L’investimento e la trasformazione green deve diventare qualcosa di fattibile anche per le piccole imprese – torna sul tema Cingolani -. Bisogna dare una mano a capire come sono stati fatti gli investimenti, a volte green in modo inconsapevole, e un aiuto può arrivare anche dal programma energity comunity» ha detto il ministro. E in relazione alla prima mappa geografica sugli investimenti, così come emerge dal rapporto GreenItaly, Cingolani ha rimarcato come anche «il Sud si muove e ricordiamoci che oltre il 40% degli investimenti del Pnrr andrà lì. In futuro serviranno energy manager e abbiamo un problema serio di formazione. L’ambiente deve diventare una materia all’interno del percorso formativo d’istruzione».

La sostenibilità è oramai presente nelle strategie industriali di tutti i settori dell’economia italiana, con l’economia circolare che avanza all’interno delle aziende del made in Italy: dalla filiera del legno con il 95% di questa materia prima che viene riciclata per produrre pannelli per l’arredo, e con un risparmio nel consumo di CO2 pari a quasi 2 milioni di tonnellate l’anno. Anche il sistema dell’edilizia, in questa direzione e favorita dal superbonus 110% per l’efficientamento degli edifici, sta registrando effetti positivi sull’occupazione, cresciuta di oltre 132mila unità fra il 2019 e il 2021, di cui oltre 90mila a tempo indeterminato.

I settori industriali si stanno muovendo

Moda e tessile, ricerca profili e competenze per strategie sempre più focalizzate sull’eliminazione di sostanze tossiche e inquinanti dai tessuti, che impieghino materiali di origine naturale o rigenerati da tessuti pre e post consumo. Altro profilo in decisa crescita è l’eco-designer per attualizzare prodotti di collezioni passate allungandone la vita.
La meccanica è forse il settore più decisivo in questo passaggio. Le competenze sono le prime chiamate in ballo per progettare e attuare sistemi e processi digitali e supportare l’efficientamento delle filiere produttive e la riduzione degli impatti ambientali. È l’Industria 4.0 il perno che accompagna la transizione digitale green, ripensando i processi di progettazione e produzione dei prodotti e componenti meccanici, e studiando le migliori soluzioni per allungare il ciclo di vita degli impianti.

 

Il mercato del lavoro conferma queste tendenze. Anche se la fame di profili sempre più specializzati sembra insaziabile. I contratti 2020 relativi ai green jobs sono stati più di uno su tre, si arriva al doppio, al 60%, nei settori di ricerca e sviluppo. In particolare sulle figure ricercate dalle aziende per le professioni di green jobs, emerge una domanda di profili professionali più qualificati e di esperti in termini relativi rispetto alle altre figure, che si ritrova in una domanda di green jobs predominante in aree aziendali ad alto valore aggiunto.

A fine anno gli occupati che svolgono una professione di green job erano 3,2 milioni, di cui 1,1 milioni nel Nord-Ovest (33,8% del totale nazionale), 740mila nel Nord-Est (23,6% del totale nazionale), 671mila al Centro (21,4% del totale nazionale) e le restanti 668mila nel Mezzogiorno (21,3% del totale nazionale).
La pandemia ha avuto poi un effetto asimmetrico sui diversi comparti dell’economia: se molti settori industriali hanno perso quote di reddito e occupazione nel 2020, per altri c’è stata, invece, crescita o consolidamento. Il settore green rientra tra questi ultimi, avendo sostanzialmente confermato nel 2020 le performance del precedente anno sia in termini di investimenti (come visto in precedenza) sia di occupazione.

E tornando sulle competenze ricercate, i profili professionali legati alle competenze green finora sono state però a vantaggio e appannaggio delle grandi aziende. È da quella dimensione d’impresa, infatti, con figure nuove e tutte orientate a processi industriali green e sostenibili che stanno arrivando i progetti che hanno permesso all’Italia di diventare leader nell’economia circolare con un riciclo sulla totalità dei rifiuti - urbani e speciali - del 79,4% (2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%). Ma c’è un altro livello di competenze che, in tema di circolarità, ha portato l’Italia al vertice europeo: la messa a punto di alto livello di efficienza dei processi implementati. È stato calcolato infatti che per ogni chilo di materia prima seconda si genera in Italia un Pil di 3,3 euro. Quasi il doppio della media europea.

 

Più di una impresa su tre ha già alimentato singolarmente questo percorso. E hanno evidenziato un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano, innovano di più e producono più posti di lavoro: con specifico riferimento alle imprese manifatturiere (dimensione fino a 499 addetti), nelle aziende eco-investitrici la quota di esportatrici è al 31% nel 2021, contro un più ridotto 20% di quelle che non hanno investito. Anche sul fronte dei fatturati il 14% delle imprese investitrici si aspetta un aumento di fatturato per il 2021, contro un 9% delle altre.
Tutti obiettivi raggiunti dall’incontro e incrocio di progetti che chiamata a un ruolo da protagonista nella transizione verde. La sostenibilità, oltreché necessaria per affrontare la crisi climatica, riduce i profili di rischio per le imprese e per la società tutta, stimola l’innovazione e l’imprenditorialità, rende più competitive le filiere produttive.

L’Italia è leader nell’economia circolare con un riciclo sulla totalità dei rifiuti - urbani e speciali - del 79,4% (2018): un risultato ben superiore alla media europea (49%) e a quella degli altri grandi Paesi come Germania (69%), Francia (66%) e Regno Unito (57%) con un risparmio annuale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nelle emissioni (2018) grazie alla sostituzione di materia seconda nell’economia.

Un viaggio nei mestieri green del futuro di oggi

Facciamo quindi un viaggio nella domanda, profilo per profilo, quali sono i green jobs più richiesti, le caratteristiche contrattuali e le competenze richieste. Il primo dato, di sintesi: è una figura professionale contrattualmente più stabile, qualificata e più esperta rispetto alle altre figure professionali.

I contratti che riguardano i green jobs hanno una maggiore stabilità con un 28,3% di questi a tempo indeterminato, contro il 18,6% delle professioni non green. Un vantaggio anche per competenze ed esperienza: il 15,7% delle nuove assunzioni green riguarda laureati, (è al 13,2% nelle professioni non green); l’esperienza è una caratteristica richiesta per il 23,3% delle assunzioni green jobs, mentre l’esperienza nel settore è richiesta nel 50,9% dei nuovi contratti green e per il 45,6% delle professioni non green.
Un dato che non fa calare l’urgenza e il bisogno di formare i nuovi assunti: è infatti maggiore per i green jobs (44,7% contro il 37,2% delle altre figure). Le imprese hanno, infine, evidenziato la difficoltà di reperimento di green jobs, che si attesta al 37,9%, contro il 25,2% dei nuovi contratti non green.

 

Competenze trasversali: le imprese ritengono flessibilità ed adattamento, capacità di lavorare in gruppo ed in autonomia e capacità di risolvere i problemi di soft skill relativamente più importanti per i green jobs che non per le altre figure. Competenze ed esperienza che non sempre sono pienamente soddisfatte dal lato dei profili sul mercato. Si riscontra, quindi, anche su questo fronte, la difficoltà di trovare persone adeguate. Oltre che risorse per specifici percorsi di formazione per i nuovi green jobs.

In quale ambito vengo richieste e impiegati i profili green? Si parte dall’area della progettazione e ricerca e sviluppo (86,7%). Lo stesso riscontro per altre funzioni aziendali a elevato valore aggiunto coma la logistica (l’80,3), l’area tecnica (sono green l’80,3% dei nuovi contratti) e del marketing e comunicazione (77,3%). E, in prospettiva, il 17,6% delle assunzioni previste di green jobs fa riferimento a nuove figure non presenti in azienda, contro il 19,6% nel caso delle assunzioni di altre figure professionali.

 

Le professioni a maggiore sviluppo di competenze green

Ma ecco, allora, le professioni più innovative, con competenze green e che si sono radicalmente rinnovate tale da poter essere considerate come “nuove”. Entro la fine del 2023 si prevede copriranno oltre 10.000 assunzioni.

Muratore green

Il mercato delle ristrutturazioni edili, anche grazie agli incentivi di Stato, è diventato uno degli ambiti privilegiati della transizione ecologica ed energetica. Bonus e superbonus energetici, e bonus sismici sono diventati il nuovo volano dell’edilizia. Ma anche professioni tradizionali, come quella del muratore, devono misurarsi con nuove conoscenze e competenze green, sia per la messa in opera, sia per le tecniche costruttive e per i materiali. I professionisti di questo ambito sono quelli che impastano e lavorano la calce, alzano (o demoliscono) muri, si occupano delle stuccature, preparano le strutture per porte e finestre, posano i pavimenti, predispongono le tracce per gli impianti idraulici ed elettrici. Sono i nuovi professionisti che, seguendo e interpretando i disegni e le indicazioni dei progettisti, costruiscono o rigenerano case o luoghi di lavoro.

Responsabile vendite a marchio ecologico

La richiesta di prodotti certificati green è un’esigenza crescente. Ne deriva che l’offerta di prodotti e servizi certificati e con marchi di sostenibilità abbiano bisogno di professionisti adeguati alla loro commercializzazione. Loro compito, la rilevazione e ricerca di “customer satisfaction”, dell’analisi della segmentazione dei mercati clienti, della definizione dei target e delle leve di marketing per le fasi di lancio, posizionamento e sviluppo del prodotto. Devono quindi conoscere a fondo sia le caratteristiche proprie dei prodotti, ma anche le regole che regolamentano le diverse certificazioni di qualità.

 

Riparatore di macchinari e impianti

Sono definiti i professionisti principi dell’economia circolare. Chi si occupa di manutenzione e riparazione realizza la possibilità di allungare il ciclo di vita dei prodotti e impianti. Il riparatore di macchinari e sistemi lavora insieme al responsabile della manutenzione occupandosi della riparazione e della costruzione di elementi necessari al rispristino della funzionalità delle macchine e degli impianti. Spesso ricorre alla manutenzione attraverso l’uso di strumenti digitali.

Installatore di reti elettriche a migliore efficienza

Si occupa di installare, manutenere e riparare impianti elettrici di immobili adibiti ad uso pubblico o privato. Spesso gli installatori operano con lo scopo di adattare impianti elettrici già esistenti installando linee, interruttori e prese. Questa figura professionale può operare anche come impiantista di cantiere, occupandosi in questo caso di quadri di controllo, prese e canaline con cavi elettrici. Deve saper leggere e interpretare gli schemi di circuiti, installare e provvedere alla manutenzione di impianti. L’installatore può occuparsi anche di progettazione o di montaggio di impianti termoidraulici.

Informatico ambientale

Realizza analisi funzionali, redige specifiche, realizza l’architettura del software, è responsabile dell’integrazione dei moduli software, sviluppa software e scrive i codici sulla base delle analisi effettuate a seguito dei progetti forniti. Lo sviluppo di software e applicazioni dedicate all’ambiente richiede professionalità specifiche che devono sviluppare una conoscenza specializzata dei nuovi ambiti, come per esempio il green building. Nella categoria degli “analisti e progettisti di software”, rientrano anche il bioinformatico e il geoinformatico.

 

Esperto di marketing ambientale

È una figura fondamentale nei processi produttivi e di commercializzazione sia di prodotti dichiaratamente sostenibili, sia di quelli che vogliono comunque essere in linea con la sensibilità ambientale. Questa figura affianca i diversi professionisti durante le fasi di sviluppo del prodotto, nella definizione delle strategie e degli approcci necessari a ottenere un prodotto che abbia alte prestazioni ambientali.

Ecodesigner

Sta avendo sempre maggiore rilevanza e attenzione. L’ecodesigner progetta prodotti e servizi che siano sostenibili e innovativi, avendo come obiettivo finale la riduzione dell’impatto ambientale, sia per quanto riguarda la produzione, sia per l’utilizzo e lo smaltimento finale o, meglio ancora, il riciclo/riuso.
Questo professionista deve saper usare i programmi di CAD24 per i quali esistono ormai estensioni dedicate proprio all’ecodesign. L’ecodesigner, ha una grande attenzione alla chimica dei materiali, ai temi del risparmio energetico e dell’economia circolare.

 

Esperto in gestione dell’energia, l’ingegnere energetico

È una figura imprescindibile del nuovo panorama energetico: progetta e gestisce impianti in modo tale da ridurre i consumi di materie prime e di energia. I settori di applicazione sono quelli industriale, civile, agricolo e dei trasporti. L’iter di studi prevede la laurea e, per avere il titolo di ingegnere, l’iscrizione al relativo albo. In particolare, l’ingegnere energetico può oggi aspirare a diventare “Esperto in gestione dell’energia” (Ege), ovvero responsabile del sistema di gestione dell’energia nell’ambito della norma ISO 50001.

Certificatore della qualità ambientale

Qualità sempre più spesso significa sostenibilità: l’Italia è tra i primi Paesi al mondo e in Europa per numero di certificazioni rilasciate da organismi accreditati. La certificazione accreditata dei sistemi di gestione ambientale è sempre più diffusa tra le imprese. In questo senso assume particolare rilievo la figura del certificatore, che effettua le visite ispettive all’interno delle aziende clienti, controlla le certificazioni ISO9002 e ISO14001, prepara le pratiche relative alla certificazione ed al controllo del sistema qualità delle aziende clienti; prepara e aggiorna la normativa, esegue verifiche ispettive, stila relazioni e rapporti tecnici.

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