La crisi e il futuro, i giovani si confrontano con le imprese
Una tavola rotonda tutta online fra oltre 230 fra studenti, docenti dell’istituto Isis Einaudi di Dalmine, e imprenditori di Confindustria Bergamo ha evidenziato come stanno cambiando le imprese, di quali competenze avranno più bisogno e come prepararsi alle nuove forme del lavoro. Non senza sorprese.
I tre pilastri della ripartenza: collaborazione, fiducia e responsabilità
Collaborazione. Fiducia. Responsabilità. Pensare a una ripartenza, oggi, in tempi di quasi post-Covid significa portare dentro ai nuovi paradigmi d’impresa questi tre pilastri. Tre imperativi categorici ritenuti essenziali, a cui dovranno guardare le nuove aziende risorte dal dopo-pandemia. In molte già lo stanno facendo, ridisegnando i loro perimetri. Ma riguardano anche i nuovi imprenditori, che già stanno ri-consolidando questo approccio dando un’accelerazione ai quei processi, digitali per esempio, rimasti solo impostati. E riguardano, forse più di tutti, i nuovi lavoratori: quei ragazzi che fra poco più di un mese usciranno dalla maturità con un diploma in mano e che per molti significherà guardare al mondo del lavoro per la prima volta. Si troveranno a fare i conti e a misurarsi con un perimetro completamente trasformato da questa emergenza sanitaria, economica e sociale. Troveranno un sistema di imprese e un mondo del lavoro stravolti da nuove regole, cambiati nelle modalità organizzative, dominati da dinamiche di relazione interpersonale impostate secondo ritmi e flussi molto diversi da prima, si misureranno con forme di lavoro reimpostate da una tecnologia digitale fortemente invasiva e impositiva. La novità vera e che sarà probabilmente la generazione di nuovi lavoratori che, per la prima volta nella storia del lavoro, potrebbe iniziare a lavorare senza mai aver avuto un contatto fisico con la propria azienda, senza averla mai visitata direttamente. Le regole dello smartworking e della distanza sociale prevedono anche questa estremità del lavoro del futuro.
Uno scenario nuovo, completamente. Che un po’ spaventa. E forse per questo, Alessia Stucchi, 18 anni, ultimo anno di Economia aziendale, ha chiesto per prima: «Ma noi ragazzi, alla fine di cinque anni di studi in cui abbiamo acquisito competenze e una conoscenza specifiche saremo ancora in grado di far valere questa nostra preparazione? Le imprese ci riterranno ancora adeguati per questo nuovo mondo. Che cosa ci verrà chiesto di nuovo e di diverso, come possiamo prepararci a queste novità?».
Alessia è una dei 230 studenti che venerdì mattina hanno partecipato, tutti collegati in video-call, alla tavola rotonda organizzata dall’istituto di istruzione superiore di Dalmine, l’Isis Luigi Einaudi guidata dalla dirigente Maria Nadia Cartasegna, e da Skille e a cui ha partecipato Confindustria Bergamo, sulle prospettive e le opportunità a cui questi studenti vanno incontro.
«Non abbiate timore, anzi alimentate ancora di più la fiducia in voi stessi e nelle vostre capacità – è stata una prima riflessione del direttore generale di Confindustria Bergamo, Paolo Piantoni -. Le competenze che le aziende chiederanno sono ancora le stesse, solo un po’ cambiate. Saranno ancora decisive tutte quelle competenze hard, conoscenze tecniche che avete studiato e che studierete ancora, dalla matematica all’economia, alla finanza aziendale. E poi ci sono alcune abilità soft che stanno diventando fondamentali. Sono come i mattoncini del Lego, più mattoncini solidi avete più la vostra preparazione sarà solida. Ma se non saprete metterli insieme, raccordare fra di loro per costruire qualcosa di nuovo, ed è qui che subentrano le soft skill – ammonisce Piantoni - quei mattoncini hanno poco significato. La prima soft skill richiesta? Capacità di collaborare, di ascoltare, di immedesimarsi, di risolvere problemi e di creare opportunità. Saper interagire con gli altri”. Un consenso fra docenti e ragazzi. Ma senza dimenticare di «andare dove vi porta il cuore – ha sottolineato con efficacia Alice Rovaris, professoressa Einaudi e referente del Pcto dell’istituto, il percorso per le competenze e l’orientamento, rivolgendosi agli studenti online -. Fare scelte in cui le capacità di ciascuno possono dare maggiore possibilità di successo, ma senza dimenticare le nuove competenze richieste dal lavoro e dalle imprese». Gisella Persico, referente dei Pcto di tutte le scuole per l’Ufficio scolastico provinciale di Bergamo, ha rafforzato questo appello: «Vocazione e attitudini vanno bene. Ma mai scordare nemmeno i propri sogni, quello che veramente piace e vi interessa deve essere tenuto comunque in considerazione nella scelta che si farà. È fondamentale partire da ciò che crea emozione e che appassiona: il futuro è sempre più fatto di una capacità di reinventarsi giorno dopo giorno».
Il viaggio nelle aziende raccontato dagli studenti
È stato, questo, solo il primo passaggio di un confronto da remoto, alla fine della presentazione di un lavoro di approfondimento durato tre mesi, che quattro gruppi di studenti, ciascuno di 5 ragazzi, della quinta classe di Economia Aziendale e coordinati dalla docente, Chiara Colombo, hanno voluto condividere con il resto della scuola e con i professori dell’istituto. Un’esperienza che i ragazzi porteranno come lavoro di tesi alla Maturità 2020. Racconta di un viaggio estremamente attuale, tutto dentro le imprese del territorio così come gli stessi imprenditori l’hanno raccontato agli studenti nel ridisegnare le loro aziende del dopo crisi Covid-19. Sette fra imprese e gruppi di aziende (RadiciGroup, Santini Cycling, Plastik, Italcementi, Kilometro Rosso, Intellimech, Cosberg) ritenute rappresentative dei tre grandi filoni sviluppati, tutti conseguenza anche di parole nuove emerse, di dinamiche meno conosciute fra le imprese, di analisi innovative sulle visioni del futuro. Parole nuove emerse come “riconversione industriale”, alleanza e cooperazione, filiere a Km zero, tecnologie avanzate e di punta, ricerca su materiali per sviluppare nuove applicazioni spesso trasversali in settori diversi da quelli per cui erano nate.
La tavola rotonda ha presentato i progetti elaborati dagli studenti, una sintesi (i lavori definitivi verranno presentati solo all’esame di Maturità), con schede efficaci degli incontri avuti con gli imprenditori: Gaia Caroli e Alessia Stucchi hanno raccontato dei percorsi, della strategia e dell’alleanza industriale sostenute in vista della riconversione produttiva di RadiciGroup, Santini e Plastik per la produzione insieme di mascherine sanitarie e camici per i medici impegnati all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo nella lotta contro il Covid-19. Un esempio – hanno spiegato Chiara Ferraris, Paola Santini e Simone Rivellini - di come la collaborazione fra imprese con specializzazioni e pezzi di tecnologie diverse possa diventare, una volta ricombinate, anche modello di possibile cooperazione industriale in un futuro non di emergenza, ma di mercato vero.
Anieza Halili, studentessa e referente del secondo gruppo per l’approfondimento sulle tecnologie emerse con più evidenza negli ultimi tre mesi e le prospettive che queste innovazioni avrebbero avuto come ricaduta sulle aziende dopo coronavirus. Salvatore Majorana, direttore del Kilometro Rosso, e Stefano Ierace, direttore del consorzio Intellimech hanno spiegato il nuovo ruolo che tecnologie come l’additive manufacturing, l’Intelligenza artificiale, l’Internet of things, la realtà aumentate e le reti di connettività ridisegneranno sempre più non solo le aziende, ma anche le competenze necessarie richieste. E come quest’ultime dovranno essere costantemente aggiornate, lungo tutta la vita professionale di una persona.
A Chiara Zonca il compito di descrivere come aumenterà il peso e l’importanza dell’automazione nei processi produttivi del futuro. La testimonianza di un’impresa come Cosberg, leader internazionale dell’automazione dei processi industriali ha aggiunto un’ulteriore ricchezza di contributi sul ruolo dell’innovazione anche nel definire le competenze hard del futuro. Ma ricerca e sviluppo anche sui materiali non sono meno importanti soprattutto negli attuali processi di trasformazione, oggi ancora in corso.
Giada Cumetti e Sara Zheng si sono fatte raccontare dal responsabile del Centro di ricerca i.Lab di Italcementi, Massimo Borsa, le dinamiche e il fascino di una figura come quella del ricercatore. Scoperte e innovazioni sono solo il risultato di curiosità, lavoro, un metodo rigoroso e un pizzico di follia, l’elemento che spinge a cercare dove altri non vedono possibilità di sviluppo.
È il caso, ha raccontato Borsa, delle nuove applicazioni raggiunte dal cemento, il secondo elemento più utilizzato al mondo dopo l’acqua, in ambito che vanno oltre quello delle costruzioni: combinare materiali o elementi innovativi, come il grafene per esempio, per scoprire applicazioni termiche, elettriche o che combattono l’inquinamento atmosferico, abbattono i componenti inquinanti fino a diventare antibatterici e forse, ma solo i nuovi studi lo diranno, perfino antivirali.
Un lavoro di ricerca e di confronto studenti-imprenditori che, alla fine, ha saputo mettere in evidenza le caratteristiche più innovative, focalizzando l’attenzione sugli elementi nuovi degli imprenditori e della loro visione d’impresa.
La prospettiva dopo la crisi: che cosa ci aspetta
Ma ora, nel post-Covid, che cosa offre e garantisce il sistema e il tessuto imprenditoriale bergamasco a questi giovani, come è cambiata la sua attrattività per un giovane? La storia recente delle crisi, del resto, dà indicazioni molto precise: le incertezze politiche che il sistema Bergamo ha dovuto affrontare dal 1997 a oggi sono state sempre superate «con una grande capacità di adeguamento e lo ha fatto con sempre più rapidità di fronte al cambiamento degli scenari – ha sottolineato il direttore di Confindustria, Piantoni -.
Dall’attacco dell’11 settembre, alla crisi del 2008, passando dalla Brexit fino al Covid-19, l’intensità di queste situazioni di incertezza aumentano sempre più. Continueranno ad aumentare e saranno sempre più ristrette nel tempo. Questo significa che cambierà completamente e continuamente lo scenario in cui persone e aziende si troveranno costrette a lavorare».
Sullo scenario, insomma, compaiono elementi e condizionamenti nuovi che sul medio e lungo periodo costringeranno a ritarare completamente le strategie nel medio-lungo termine. E questo è quadro complica la situazione. «Ma nello stesso tempo crea tantissime nuove opportunità – sottolinea Piantoni -, perché ogni volta che si azzera una situazione, c’è qualcuno che è costretto, per selezione, ad abbandonare il mercato. Ma qualcun altro potrà rientrare o entrare per la prima volta e partire da zero. Questo continuo condizionamento del sistema economico deve fare riflettere: fa capire che si avrà bisogno continuamente di ridefinire orizzonti e aziende, in tempi molto stretti. La rapidità è fondamentale».
Incertezza, spesso anche caos quando c’è poca chiarezza delle regole. I tempi così ristretti condizionano fortemente tutti. Ed è in questo quadro che Piantoni metta la prima bandiera a favore degli studenti che ascoltano. «Occorre cercare alleanze. Le ripartenze continue costringono ad avere una capacità di collaborare con altri. I casi aziendali studiati dai ragazzi lo dimostrano: quelle esperienze sono state possibili perché è emersa tantissimo l’ipotesi della collaborazione, e ci sarà sempre più bisogno di cooperare».
C’è un secondo elemento che questa situazione impone all’analisi. «Collaborazione e cooperazione si basano su un principio base: la fiducia. Un elemento su cui si dovrà lavorare molto. Sia fra aziende, sia fra persone» precisa Piantoni.
Ma sono strade possibili, dal punto di vista industriale. Bergamo da sempre è un territorio che ha un indice di industrializzazione molto elevato, è fra i primi territori in Italia in assoluto. I dati di Confindustria Bergamo indicano che il sistema economico non ha una vocazione specifica. Ma questa frammentazione di produzioni, di specializzazioni, in cui sono poche le aziende B2C, che producono per il consumatore finale, ha consentito di avere una capacità di reazione importante, con una forza e competenza tecnologiche altissime.
La specializzazione di Bergamo è un primato in Italia: tessile, stampa, chimica, gomma, metallurgia, prodotti in metallo, apparecchiature elettroniche, macchinari. Nessun territorio ha una specializzazione così ampia in settori produttivi così diversi. «È una grandissima opportunità perché ha consentito – spiega Piantoni - di stratificare su più mercati e settori la nostra capacità produttiva e di renderla più resistente a tutte le variazioni del contesto economico».
Come sarà la ripartenza, il recupero quanto durerà?
E oggi, che cosa ci aspetta? Le previsioni sono disegnate in un grafico la cui linea segue l’andamento della lettera V. Teorie diverse disegnano più o meno marcato il punto basso della V, il punto di maggiore o minore crollo. Ma tonfo sarà. La scelta, in base alle previsioni prese in considerazione, sarà fra una piccola flessione negativa, per poi ripartire quasi subito. E un tracollo fortissimo dell’occupazione, ma anche una ripresa moto rapida però più lunga nel tempo, di qualche anno per tornare ai livelli attuali, non prima del 2023. Sempre per Bergamo, i dati di Confindustria per occupati e Pil, stimano un Pil atteso nel 2020 inferiore di quasi 10 punti, 9,6%.
«Un dato ancora ottimistico, potrebbe essere anche peggiore” precisa subito Piantoni. “E in questo momento non abbiamo una visione certa di quello che accadrà».
Il quadro di oggi è tratteggiato da un crollo del prodotto interno lordo e della produzione. Due dati che ancora non fanno i conti con un terzo elemento, la disoccupazione (finora al minimo storico, quasi di occupazione piena, fra il 3,5 e il 4,5%). Ma si teme il peggio, a quando finirà l’intervento massiccio della cassa integrazione, e la fine del blocco delle dismissioni dei lavoratori. «È una situazione fittizia. Certamente di difficoltà. Ma i dati vanno comunque guardati con fiducia. Che è data dalle capacità di garantire una ripresa che il sistema come territorio ha sempre dimostrato. La prima: capacità tecniche e tecnologiche su tutti i mercati, su tutti i settori che consente di avere una ripresa più rapida da altri. Seconda: si è innescata in termini positivi – spiega Piantoni - quella dinamica collaborativa fondamentale per la ripartenza. Nelle situazioni di grandi crisi non si riesce a uscire da soli. Le imprese hanno capito che la cooperazione e la collaborazione sono un elemento per uscire dalla criticità. Terza capacità: le tecnologie delle imprese sono facilmente esportabili anche in altri settori, e questo elemento salva gli investimenti fatti in un settore per la sua capacità di utilizzarli anche in altri. E garantirà la mobilità anche delle persone, insieme con le tecnologie».
Si parte anche da qui per scommettere sul futuro. Ripartendo anche dagli esempi che gli studenti dell’Einaudi hanno raccontato in diretta online. «Soltanto la collaborazione reciproca industriale e in termini fiduciari ha consentito quel salto di cooperazione per ottenere un prodotto che prima non c’era – sottolinea Piantoni -. Hanno raggiunto quegli obiettivi soltanto condividendo tecnologie e persone. E l’entusiasmo – è la sollecitazione di Piantoni agli studenti -, ha giocato un ruolo fondamentale. Nessuno aveva la certezza che quel progetto avrebbe avuto successo. È stata la volontà di guardare oltre, la capacità di ascolto, di interagire e la correttezza nei rapporti fra le persone a essere determinanti».
Ma la capacità di collaborare sarà un fattore qualificante anche per i lavoratori del futuro, per i giovani che guarderanno al lavoro, fin dalla prima volta. Torna al centro del confronto il tema delle competenze. E ai ragazzi che chiedevano da quali competenze iniziare a lavorare per affinarle, Piantoni non ha avuto dubbi nella sua risposta. “La capacità di collaborare. Nel momento in cui avrete i vostri mattoncini, e il vostro vicino di studi o il vicino d’ufficio hanno altri mattoncini, sarete chiamati a dimostrare la vostra abilità nell’attirare nuovi mattoncini per creare insieme qualcosa di nuovo, di più grande, di fondamentale. Significa: collaborare, ascoltare, immedesimarsi, risolvere problemi. Questo è l’atteggiamento con cui si dovrà affrontare la vostra quotidianità aziendale. Capacità di risolvere i problemi, ma senza che qualcuno lo chieda. Essere proattivi, per creare opportunità per l’azienda e indirettamente per sé”.
Il lavoro che cambia chiede nuove competenze
Il lavoro cambia in continuazione perché tecnologie e innovazione rendono obsolete le competenze in tempi velocissimi. Sale sempre più l’età in cui il lavoro che si andrà a fare non esiste ancora: dai sei-otto anni di cinque anni fa siamo arrivati a dieci-dodici anni: non ha più senso in questa prospettiva chiedere a un giovane “che lavoro vorrai fare”. Quel lavoro probabilmente non esiste ancora.
«Per questo la formazione resterà basilare. Una volta arrivati in azienda, il percorso di aggiornamento non si fermerà, sono queste le generazioni che avranno bisogno di investire in formazione sempre di più. Si deve, già da oggi, imparare a imparare: acquisire un metodo che possa consentire in futuro di apprendere in continuazione».
Formazione per un lavoro che cambierà forma e modalità. E anche qui tornano centrali le tecnologie, in una manifattura che si sta sempre più digitalizzando e che in questa trasformazione fa crescere sempre di più i lavori intellettuali: dalla progettazione al marketing alle funzioni amministrative fino alle vendite. In questi ultimi due mesi, del resto, è successo qualcosa di straordinario, pur in emergenza: sono stati implementati progetti di smartworking fermi da anni, subendo un’accelerazione che nessuno si aspettava così forte.
«Abbiamo fatto tutti, aziende, istituzioni e scuola, un salto culturale e organizzativo di dieci anni in avanti. E abbiamo capito che questa modalità di lavorare ha un senso. Ma solo se cambia la modalità operativa e il grado di coinvolgimento delle persone. Ma l’elemento più importante – spiega Piantoni - è l’autoregolamentazione: il senso di responsabilità, molto più alta, che il lavoratore dovrà avere. Perché non avremo più quella correlazione strettissima fra persone, luogo e tempo: lavorare qui, adesso e in questo spazio fisico. Ma avremo bisogno di persone che realizzano progetti e raggiungano obiettivi. È un cambio radicale: da un lato carica di ulteriore e nuova responsabilità. Ma dall’altra libera di tanti vincoli, restituendo il tempo per altre socializzazioni. Noi italiani abbiamo il livello di produttività fra le più basse, ma siamo quelli che lavoriamo di più in termini di ore – sottolinea -. Questo perché all’interno del lavoro ci riversiamo anche gran parte del tempo della nostra socialità, primo fra tutti la famosa pausa alla macchinetta del caffè».
La scuola come risponde alle novità dell’impresa?
Responsabilità, condivisione degli obiettivi, collaborazione e fiducia quindi. I pilastri della ricetta degli imprenditori ai ragazzi che pensano al lavoro e guardano alle imprese. Ma la scuola è l’altro grande interlocutore dei ragazzi. E delle imprese. «E anche nella scuola è successo qualcosa d straordinario, così come è successo nell’industria – ha precisato la dirigente dell’Isis Einaudi, Maria Nadia Cartasegna -: è stata dimostrata una capacità tempestiva di organizzare la didattica a distanza fin dai primi momenti della crisi. Queste competenze nuove che la scuola ha raggiunto rapidamente, e che sembravano impensabili, hanno invece dimostrato come la scuola sia invece estremamente flessibile e di avere dentro di sé delle competenze importanti da mettere in gioco. Lo stesso progetto presentato da ragazzi, questa sperimentazione ed esperienza sono sicura porterà a una innovazione dei rapporti fra scuola e industria, scuola e territorio. Credo sia solo un esempio di quello che potrebbe essere in futuro un nuovo modo di concepire le esperienze dell’impresa e degli studenti e farli convergere verso frontiere innovative e più alte anche in termini di qualità di quanto è stato finora».
«È un’ulteriore dimostrazione di quanto sia importante la funzione della collaborazione e dell’ascolto. E fra le istituzioni di un territorio è sempre più fondamentale – spiega Piantoni -. Ognuno porta avanti i propri interessi, ma in una logica sinergica vincente per ognuno dei partecipanti. È la logica “win-win”, in cui tutti i partecipanti realizzano un proprio grande interesse, ma a condizione che tutti facciano un piccolo passo indietro. Collaborazione, e fiducia, quindi. Ma sulla base della definizione di progetti e obiettivi chiari fin dall’inizio. Tutti abbiamo capito che l’impresa non cresce se non cresce il territorio. E il primo referente del territorio è la scuola, e poi le infrastrutture, le assistenze sociali. Non c’è crescita d’impresa se il territorio resta su standard bassi. Solo questo dà una prospettiva. La stessa che supporta un imprenditore. Emergenza liquidità, criticità finanziaria, problema di conto economico sono sicuramente emergenze. Ma è la mancanza di una visione, la prospettiva del business, è la prima importante emergenza da affrontare. A un imprenditore se si toglie liquidità e conto economico, ma gli si lascia la visione, l’idea progettuale supera ogni tipo di problema. E oggi, l’emergenza liquidità piano piano sta lasciando il posto a un altro problema: la fiducia verso il futuro».
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