Nel mondo dei trasporti eccezionali, avere un camion più grande dei competitor non basta. Al contrario: si tratta di uno dei segmenti più complessi del mondo della logistica, in cui la capacità di gestione del carico (e dei problemi che esso porta con sé) è molto più importante della flotta di veicoli per il trasporto. Qui, ogni fattore – dall’ottenimento dei permessi fino alla scelta del percorso, passando per elementi ben più volatili, come le previsioni meteo – può fare la differenza tra un successo e un costoso fermo di giorni e giorni. Se vi capita di guidare di notte, forse ne avrete visti alcuni per strada: i carichi fuori misura sono il fulcro dei trasporti eccezionali, che però si estende anche alle gru, alla logistica dei ponti e all’analisi di sicurezza delle strade. È un mondo lento, quello dei trasporti eccezionali, ma se non ci fosse tutti i grandi cantieri sarebbero fermi, nessuna fabbrica pesante potrebbe esistere e nessun parco eolico verrebbe costruito.
Pianificazione e cautela
Senza di loro non avremmo energia, fabbriche e navi. Ma i trasporti eccezionali sono rallentati dalla burocrazia
La normativa italiana è chiara, quando si parla di trasporti eccezionali: gli articoli 61 e 62 del Codice della strada fissano i limiti di sagoma e di peso per tutti i carichi, rispettivamente pari a 2,55 metri per lunghezza e larghezza, a 4 metri per l’altezza e a 44 tonnellate per i veicoli ordinari. Un carico eccezionale è una merce che supera una di queste dimensioni e non può essere divisa su più trasportatori diversi: perché possa circolare, deve essere soggetta alle autorizzazioni specifiche lungo tutto il percorso da seguire, che necessita di pre-approvazione da parte delle autorità e, nei casi più difficili, di scorta della Polizia Stradale.
Il settore coinvolge centinaia di aziende specializzate e muove milioni di euro di macchinari ogni anno
Questa è la grande distinzione tra trasporto eccezionale e ordinario, insomma. Ma attenzione a non confondere trasporto eccezionale e trasporto speciale: quest’ultimo, infatti, non è necessariamente legato alle dimensioni del carico, ma alla natura della merce. Il trasporto di merci pericolose, di prodotti alimentari deperibili, di animali vivi o di beni di alto valore viene considerato “speciale”, ma molto spesso rispetta le limitazioni dimensionali e di peso dei veicoli standard – viaggiando in autostrada, d’altro canto, ve ne sarete sicuramente accorti. I costi operativi e organizzativi di un trasporto eccezionale – dai veicoli di accompagnamento con personale specializzato ai camion “su misura”, passando per i pannelli segnaletici e l’eventuale (benché raro) smontaggio di ponti e cavalcavia – sono spesso elevatissimi. Non solo: spesso i trasporti eccezionali circolano in orario notturno per limitare i danni causati al traffico, mentre tante compagnie specializzate possiedono delle soluzioni alternative, composte da rimorchi ribassati o modulari, per ridurre l’ingombro e i potenziali danni delle loro spedizioni. Resta però il concetto di base: il trasporto straordinario è tale non per la qualità della sua merce, ma perché eccede le misure normali per un veicolo che circola su strada. E, soprattutto, è sempre una sfida per la logistica e i trasportatori.
Energia, macchinari e navi: i clienti dei trasporti eccezionali
I trasporti eccezionali sono un segmento di nicchia dell’autotrasporto, ma rivestono un ruolo fondamentale in molti settori industriali. Diverse grandi opere sarebbero infatti impossibili senza la movimentazione controllata dei carichi eccezionali. Il loro impiego più noto è sicuramente quello nell’energia e nell’impiantistica: le turbine e le pale eoliche – queste ultime spesso lunghe decine di metri – richiedono sempre un trasporto eccezionale per essere trasportate dalla fabbrica alla collocazione finale. Lo stesso vale per i trasformatori elettrici per le reti ad alta tensione, che spesso non eccedono nelle misure ma possono raggiungere un peso di centinaia di tonnellate, rischiando di danneggiare l’asfalto sottostante e di mettere alla prova la tenuta delle strade sopraelevate.
Nel mondo delle costruzioni e delle infrastrutture, invece, sono gli elementi prefabbricati e i macchinari per l’edilizia a sfidare le competenze logistiche dei trasportatori. È questo il caso – magari non in Italia, ma all’estero ce ne sono tanti esempi – del trasporto di intere case precostruite fino allo spazio dove sono state gettate le fondamenta, nonché quello delle travi da ponte, dei pezzi unici in calcestruzzo o in acciaio. Ancora, intere sezioni di viadotto e componenti per tunnel richiedono trasporti eccezionali. E lo stesso vale per i macchinari: talpe meccaniche e gru edili devono viaggiare su strada, ma le loro dimensioni impongono delle cautele aggiuntive rispetto alla normale circolazione. Per estensione, tanti macchinari industriali sono “oversize” rispetto ai limiti del Codice della strada: generatori, forni, caldaie e presse da stampaggio vanno movimentati con soluzioni ad hoc e percorsi prestabiliti, perché spesso non sono smontabili. Nei progetti più complessi, addirittura, si ricorre ai convogli a trattori multipli, con una motrice (o due, nei casi estremi) in testa e un’altra in coda, in una configurazione nota come “tira e spingi”.
Infine, anche la nautica si avvale dei trasporti eccezionali: gli yacht e le imbarcazioni di grandi dimensioni devono essere trasportati via terra dallo stabilimento del produttore al porto, e per farlo i tir standard spesso non bastano. Anche le sezioni delle navi da crociera e dei sottomarini, poi, possono facilmente superare le dimensioni massime imposte dalla normativa.
Per definizione i convogli eccezionali superano le 44 tonnellate di peso. i più pesanti però, oscillano tra le 200 e le 300 tonnellate
Non deve stupire, insomma, che gli operatori logistici capaci di gestire i trasporti eccezionali – magari persino in ottica intermodale e su grandi distanze – siano richiestissimi dall’industria. Il comparto, infatti, ha un valore di circa 300 miliardi di dollari al 2025, stando ai dati di Mordor Intelligence. Si tratta di un segmento della logistica in forte crescita, soprattutto per via dei mega-progetti infrastrutturali e dei grandi parchi energetici sparsi per il mondo.
Se in Italia i trasporti eccezionali avvengono perlopiù su strada, all’estero le cose vanno molto diversamente: le spedizioni internazionali dei componenti, infatti, richiedono l’organizzazione di trasporti eccezionali multimodali, spesso via mare o su rotaia. La componente gomma, a livello globale, si assesta al 46% dell’intero settore, e spesso viene usata per le tratte dell’ultimo chilometro, mentre per le consegne più lunghe il trasporto marittimo è quello di gran lunga preferito dalle aziende. In Italia, sfortunatamente, mancano dei dati puntuali sulla consistenza del settore. Anima Confindustria, però, ha condotto nel 2019 uno studio sulla provincia di Brescia (molto simile alla Bergamasca per tessuto industriale), che ha svelato che ogni anno vengono rilasciate più di 5 autorizzazioni per trasporti speciali sul solo territorio provinciale, per una movimentazione complessiva di 515mila tonnellate. Su scala nazionale, le stime dell’Associazione nazionale imprese trasporti automobilistici (Anita) parlano di più di mille aziende attive nei trasporti eccezionali. Ma c’è da fare un’importante precisazione: solo il 10% delle realtà censite si occupa esclusivamente della logistica oversize, mentre il restante 90% la considera un business accessorio a quello principale, che ruota attorno alle spedizioni di merci che rientrano nei limiti stabiliti dal Codice della strada. La consistenza del settore si riduce nel caso dei carichi estremi, quelli con peso al di sopra delle 300 tonnellate, che richiedono dei veicoli su misura: in quel caso, i dati di Anita parlano di circa 15 spedizionieri adatti a eseguire questi lavori su tutto il territorio nazionale.
Nonostante le aziende coinvolte siano tutto sommato poche, soprattutto restringendo il campo a quelle specializzate unicamente nei trasporti eccezionali, il settore è in grado di generare un enorme valore aggiunto. Questo perché molte commesse riguardano progetti dal grande impatto economico – dall’installazione di impianti energetici alle grandi opere pubbliche, fino alla fornitura di macchinari all’estero. I clienti finali, inoltre, sono spesso grandi industrie, enti pubblici e consorzi internazionali. Insomma, i trasporti eccezionali costituiscono un volano logistico imprescindibile per diversi comparti produttivi, consentendo spostamenti altrimenti impossibili di beni il cui valore può raggiungere decine di milioni di euro e garantendo la realizzazione di opere strategiche per intere economie nazionali.
Evoluzioni normative e infrastrutturali
L’evoluzione del settore dei trasporti eccezionali dipende fortemente dal contesto normativo e dalle condizioni delle infrastrutture. Negli ultimi anni sono emerse sfide critiche su entrambi i fronti. In termini normativi, l’Italia ha sofferto la frammentazione normativa su base regionale: il punto di partenza comune per i regolamenti sui trasporti eccezionali resta il Codice della strada, ma nel tempo le Regioni hanno adottato prassi e protocolli diversi per il rilascio delle autorizzazioni, creando un mosaico di regole disomogenee che complica la logistica della movimentazione delle merci critiche. Dei tentativi di armonizzazione sono stati portati avanti, ma senza grande successo: la Delibera Lombardia XI/1341/2019, per esempio, tentava di armonizzare i corridoi regionali, ma non ha mai goduto di un coordinamento nazionale. La situazione si è aggravata dopo un episodio emblematico: il cedimento del cavalcavia di Annone Brianza (in provincia di Lecco) nell’ottobre 2016 durante il transito di un trasporto eccezionale.
Pur essendo un caso isolato – per giunta su un’infrastruttura già oggetto di importanti rilievi critici -, quel crollo ha portato le autorità a introdurre restrizioni generalizzate e precauzionali su molte tratte, evidenziando la necessità di regole più rigorose e infrastrutture adeguate. I tentativi di uniformazione sono ripresi nel 2021, quando il Parlamento ha chiesto al Mit di emanare delle linee guida nazionali uniformi per il trasporto eccezionale: il Decreto Ministeriale 242 del 2022 ha definito per la prima volta dei criteri unificati per la sicurezza e la compatibilità infrastrutturale dei carichi fino a 108 tonnellate, anche se la sua entrata in vigore è stata rinviata per ben quattro volte, affiancandosi a un tavolo tecnico nazionale avviato nel 2023 dal Mit, dal ministero dell’Interno, dagli enti che possiedono le strade italiane e dalle associazioni di categoria dei trasporti. L’obiettivo è quello di costruire un piano nazionale per razionalizzare i trasporti eccezionali: il punto di partenza è stata un’indagine georeferenziata dell’intera rete viaria italiana, che ha identificato oltre 200 punti critici, tra ponti e gallerie, non idonei a sostenere carichi da più di 86 tonnellate. Sulla base delle analisi preparatorie del Piano Nazionale e delle osservazioni delle aziende, il Mit prevede di creare dodici “corridoi” dedicati ai trasporti eccezionali, dotati di infrastrutture verificate per carichi pesanti. Tra di essi potrebbero esserci un Corridoio adriatico (Trieste - Bari) e un Corridoio tirrenico (Genova–Napoli), lungo i quali sarà possibile viaggiare con masse elevate fino a 108 tonnellate in condizioni controllate. Per snellire la burocrazia, poi, sarà introdotto un portale unico digitale per le autorizzazioni, integrato con sistemi di tracciamento satellitare obbligatori a partire dal 2026. Sul fronte infrastrutturale, il Piano ha stanziato 450 milioni di euro (anche tramite il Pnrr) per il rinforzo o l’adeguamento strutturale di circa 90 viadotti ritenuti strategici.
Il trasporto eccezionale è vitale per energia, edilizia, industria e manifattura: senza di esso, le grandi opere si fermerebbero
Finché queste novità non entreranno in vigore, l’operatività quotidiana resterà una sfida: per ottenere un permesso di transito resta necessario interfacciarsi con Comuni, province e concessionari autostradali, coordinando tempi e percorsi. Ogni tratta deve essere studiata nei dettagli: verificare portate dei ponti, raggi di curvatura di svolte e rotatorie, pendenza delle rampe e presenza di cantieri e altre limitazioni lungo il tragitto resta essenziale. Non di rado, per consentire il passaggio di un carico eccezionale è necessario rimuovere temporaneamente la segnaletica verticale, i cartelli stradali o i cavi elettrici, oppure rinforzare i ponti con puntellamenti provvisori. Tali operazioni richiedono il coinvolgimento di ditte specializzate e delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza e l’interdizione del traffico durante il transito. Anche la formazione del personale è cruciale: gli autisti del trasporto eccezionale non hanno una patente differente da chi guida tir tradizionali, ma c’è chi chiede la predisposizione di corsi di perfezionamento per i conducenti – una professione ormai sempre più difficile da trovare sul mercato del lavoro.
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