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Dentro la logistica aerea: il mondo di Sacbo

Cargo, charter e magazzini: il piano di crescita di Milan Bergamo Airport come scalo logistico non punta sui volumi, ma sulla rapidità nelle consegne e sull’elevato numero di destinazioni

Sacbo Spa

Sede: Grassobbio

Settore: Logistica intermodale

Sito: milanbergamoairport.it

Il «Milan Bergamo Airport» - l’aeroporto di Orio al Serio - è uno snodo essenziale nella logistica aerea italiana ed europea. La Società per l’Aeroporto civile di Bergamo-Orio al Serio - che forse potreste conoscere come Sacbo - è la compagnia che si occupa della gestione dello scalo, con una storia di lunga data sia nel settore dei voli cargo che nel mondo charter, grazie anche alla presenza storica di operatori come DHL e UPS all’interno della sede aeroportuale.

«Negli anni, abbiamo accumulato una profonda expertise nella logistica aeroportuale», racconta la Direttrice generale di Sacbo Amelia Corti, che ricorda come l’azienda abbia saputo accompagnare l’evoluzione del settore, navigando rivoluzioni come l’esplosione dell’e-commerce su scala globale. La crescita dell’aeroporto come hub logistico si è tradotta in investimenti infrastrutturali concreti, come il Parco logistico, nel settore a nord dello scalo. L’obiettivo è duplice: da una parte, la filosofia è quella di separare i flussi passeggeri da quelli merci; dall’altra, Sacbo vuole «offrire aree ampie e moderne agli operatori più vicini al traffico che si sviluppa attorno a un aeroporto come il nostro», partendo dalla presenza storica di UPS per aprirsi a nuovi player locali e internazionali che intendono usare le piste di atterraggio del «Milan Bergamo Airport» come porta d’ingresso per le proprie merci in Italia o come rampa di lancio per i mercati esteri.

La logistica aerea: voli cargo, charter e passeggeri

Per capire il ruolo di Sacbo nella catena della logistica aerea, bisogna partire dal suo nocciolo: i voli courier, quelli charter e la capacità di far dialogare trasporto aereo e via terra attraverso i magazzini, meglio ancora se in modo rapido ed efficiente. «Il gestore aeroportuale è un facilitatore di queste operazioni, sia dal punto di vista infrastrutturale che nel campo dei rapporti con i soggetti che fanno parte della catena del valore», sintetizza il Direttore commerciale dell’area Non-aviation di Sacbo Matteo Baù, che ricorda gli sforzi profusi da Sacbo in questa direzione, che vanno dagli investimenti nella viabilità dedicata al trasporto merci alla predisposizione di appositi spazi doganali, fino all’ampliamento dei piazzali e alla creazione di magazzini e vie di rullaggio destinate ai prodotti da importazione ed esportazione. Sul fronte dei voli, il «Milan Bergamo Airport» è anzitutto una base di UPS, che presenta una rete europea che collega l’aeroporto con l’hub centrale dell’azienda in Europa, a Colonia, e con altri scali italiani ed europei. Ma c’è anche un secondo filone operativo, costituito da operatori logistici più piccoli, che si occupano principalmente di e-commerce e le cui rotte collegano l’Italia alla Cina.

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Accanto ai voli courier - quelli ricorrenti, insomma - ci sono poi quelli charter, programmati su misura per le spedizioni speciali: «Sono voli periodici, che riguardano merci particolarmente delicate. Uno dei più importanti che abbiamo organizzato era quello di un’imbarcazione “Luna Rossa” destinata a una competizione, ma ci sono stati anche casi in cui abbiamo spedito componenti dedicate all’automotive e turbine», continua Baù. In questi casi, l’aeroporto mette a disposizione dei partner le sue infrastrutture, ma anche le competenze necessarie a gestire carichi fuori misura e ad alto valore aggiunto, che richiedono soluzioni ad hoc, tempi di consegna certi e uno stretto coordinamento tra produttore, spedizionieri, corrieri e gestori aeroportuali.

Non tutta la merce viaggia su aerei cargo e charter, però: una parte del traffico sfrutta la “pancia” degli aerei passeggeri. «Si tratta di un business ibrido che abbiamo sviluppato negli anni, seguendo le politiche di ciascuna compagnia attiva sul nostro aeroporto. Alcune sono più attente a riempire le stive di bagagli e di merce, mentre altre hanno deciso di concentrarsi solo sui voli per passeggeri in modo da non aggiungere ulteriore complessità alla loro operatività principale», spiega Corti. Tra le compagnie attive sul «Milan Bergamo Airport», per esempio, Ryanair ha una politica che impone ai suoi voli di non trasportare merci per non allungare i tempi di carico e scarico, che andrebbero a estendere i momenti “morti” degli aerei. «Ma ci sono altri vettori - chiarisce il Chief operating Officer di Sacbo Alberto Cominassi - che nel loro business prevedono anche il trasporto merci. È questo il caso di Pegasus, Flydubai e Air Arabia, che hanno ottenuto dei risultati molto interessanti dal punto di vista commerciale, anche solo sfruttando la capacità residua della stiva su voli dove caricano fino a 150-200 bagagli, spesso verso destinazioni in Asia e Medio Oriente».

Il piano di crescita di Sacbo

Il futuro della logistica a Bergamo si gioca su una parola chiave: l’efficienza. Il Parco logistico, a nord del Milan Bergamo Airport, è il punto di partenza di un progetto che vuole valorizzare Bergamo come hub specializzato nell’e-commerce e nei traffici a elevata rotazione, senza rincorrere i colossi come l’aeroporto di Malpensa ma costruendo una nicchia ad alto valore aggiunto. «Non puntiamo al grande tonnellaggio – dichiara Matteo Baù – perché il nostro target non è gestire centinaia di migliaia di tonnellate di merci, ma garantire pochi movimenti al giorno estremamente efficienti ed economici. Crediamo che sia ciò che le compagnie del commercio online desiderano». Il piano di sviluppo in vigore prevede di raggiungere le 60mila tonnellate di merce entro il 2030 , partendo dalle 22-25mila attuali.

C’è però un vincolo di natura ambientale: non si punta al semplice incremento delle rotte e degli aeromobili, ma anche a quello del livello di carico delle stive. In altre parole, l’ambizione è quella di incrementare i volumi senza estendere a dismisura il numero di voli che transitano per l’aeroporto. A rendere attrattivo lo scalo ci pensa la sua infrastruttura - quella di un magazzino capace sia di alimentare gli hub intermedi che di effettuare consegne agli utenti finali, adattandosi di volta in volta ai flussi commerciali: «Ciò che cambia è l’allestimento interno, il numero e la tipologia delle baie di carico e il grado di automazione: sono tutti elementi su cui possiamo garantire una flessibilità elevata» , spiega Amelia Corti.

L’altro fronte dei processi di efficientamento è la dispersione del lavoro: Sacbo punta a concentrare a Bergamo il deposito doganale, lo smistamento e la distribuzione sul territorio, azzerando la necessità di viaggi ripetuti verso magazzini terzi: «Vorremmo concentrare sulla sede aeroportuale una parte della filiera per accorciare i passaggi e, di conseguenza, essere più efficienti, più economici e più sostenibili» , spiega Baù, indicando sempre nel traffico e-commerce il motore principale della crescita nei prossimi anni.

Il magazzino di Sacbo e gli handler di terra

Il cuore “terrestre” della logistica aeroportuale sono i magazzini e le procedure di handling, che al «Milan Bergamo Airport» sono organizzati in maniera aperta e competitiva, con tre handler di rampa che si occupano del carico e dello scarico degli aeromobili, sia per i passeggeri che per il cargo. «Accanto all’handling di rampa, c’è poi quello di magazzino, anche chiamato warehousing, che avviene al limite del confine aeroportuale», aggiunge Corti, che continua: «Noi non facciamo stoccaggio di merce a lungo termine: ci limitiamo a trattare i prodotti scaricati, a riconfezionarli perché vengano caricati sui camion o, viceversa, a ricevere i pacchi dai vettori stradali per creare i pallet da spedire per via aerea». Uno dei magazzini aeroportuali è affidato a UPS, che lavora in self-handling, cioè si occupa “in casa” di tutte le operazioni connesse ai suoi voli merci. L’altro, invece, è occupato da Bgy International services, società del gruppo Sacbo che opera come agente doganale regolamentato.

Ci sono anche zone destinate agli operatori terzi, che proprio dentro l’aeroporto possono crearsi degli spazi doganali approvati: «Il nostro magazzino è pensato per essere aperto e capace di gestire una varietà di flussi diversi tra loro», sottolineando l’importanza della flessibilità per le esigenze dello scalo. Ciò rende anche più complesso implementare dei progetti di automazione, che richiedono invece un’elevata standardizzazione: «Stiamo guardando al settore dei magazzini automatici con attenzione», conferma Baù, che però aggiunge che «non pensiamo, in questo momento, all’automazione tradizionale, bensì agli esoscheletri per gli operatori, alle piattaforme robotizzate che prelevano le scatole dai pallet aerei e ad altri sistemi di supporto al lavoro manuale. Delle automazioni fisiche troppo rigide, nel nostro caso, potrebbero rivelarsi controproducenti, perché i nostri sono più dei punti di smistamento che dei magazzini veri e propri».

La logistica aerea? Si farà (anche) con i droni

Tra i progetti più innovativi che orbitano attorno al Milan Bergamo Airport c’è uno studio sull’ utilizzo dei droni per la movimentazione di beni di piccole dimensioni , con l’idea di ridurre i costi e l’impatto ambientale della logistica aerea.

«Parliamo di uno studio, non ancora di un’applicazione operativa, per la mobilità sostenibile applicata alla logistica. In questo caso, stiamo valutando lo spostamento di merci di alto valore con droni di media grandezza» , spiega Paolo Deforza. L’idea è quella di sfruttare le piste dell’aeroporto come punto di partenza e di arrivo per i voli dei droni: per ora, però, l’obiettivo resta quello di verificare la fattibilità del progetto , sia dal punto di vista pratico che da quello regolatorio, sulla scia di una sperimentazione di successo sulle isole minori. «Rispetto a quel contesto, qui si aggiungono due elementi importanti: il primo è che sotto i droni non c’è il mare, ma le strade e le case; il secondo è che la base è un aeroporto, perciò c’è la complessità aggiuntiva dell’integrazione tra traffico aereo e droni» .

I velivoli oggetto di studio sono unmanned , a guida automatica, di dimensioni medio-piccole ma in grado di trasportare carichi significativi: «Non si tratta del classico drone hobbistico, ma di mezzi che possono portare qualche centinaio di chilogrammi» , confermano da Sacbo. Un tassello fondamentale è il coinvolgimento delle autorità aeronautiche: «Enac è parte della ricerca» , sottolinea Deforza, confermando che ogni evoluzione dovrà coniugare sicurezza, sostenibilità economica e integrazione con l’operatività dello scalo.

L’efficienza dello sdoganamento è la sfida per il futuro

L’altro tassello della logistica aerea è la gestione doganale, delicata soprattutto per le merci extra-Ue che arrivano dai grandi hub asiatici. «Le merci degli aerei provenienti da aeroporti extraeuropei vengono depositate temporaneamente in un magazzino doganale, perché l’operatore deve comunicare all’agenzia delle dogane il valore e la tipologia dei prodotti. Le autorità possono effettuare controlli mirati o a campione, per poi sdoganare la merce e applicare gli eventuali dazi. A questo punto, trasferiamo il tutto in un secondo magazzino: qui attende il corriere di terra per la consegna», riporta il Direttore commerciale dell’area Non-aviation di Sacbo.

Il processo di sdoganamento, oggi, è quasi completamente telematico e, spiega Paolo Deforza, Chief sustainability officer, «è una procedura comune a tutte le frontiere dell’Unione Europea, anche se ci sono scali più competitivi di altri, con procedure più veloci e costi più bassi. Questo è il caso di aeroporti come Francoforte e Amsterdam. In alcuni casi può verificarsi un paradosso per cui le aziende importatrici scelgono di far volare la merce verso gli scali tedeschi e olandesi, sdoganarla lì e poi farla ripartire verso gli aeroporti italiani, compreso il Milan Bergamo Airport».

Per questo, uno dei punti fermi della strategia di sviluppo di Sacbo nel settore cargo riguarda l’accorciamento della filiera e delle pratiche doganali, in modo da «attirare i traffici votati all’e-commerce». Per farlo, osserva Baù, «puntiamo tutto su efficienza, velocità e, come risultato, anche sulla sostenibilità ambientale». Per rendere il processo più rapido, alcune realtà stanno portando avanti processi di digitalizzazione basati su soluzioni legate all’intelligenza artificiale. «Ci sono software che dialogano con i sistemi centrali delle dogane e che sono basati sull’intelligenza artificiale, controllando per esempio le bolle doganali precompilate», rivela Corti, che continua: «Si tratta di un’innovazione a cui guardiamo con attenzione: in questo momento, il digitale è una leva per l’efficienza molto più concreta rispetto alla robotica».

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