La logistica bergamasca, “spina dorsale” del gigante manifatturiero orobico

La logistica è il motore invisibile che fa correre l’industria della nostra provincia. Il nuovo redpaper di Skille, in edicola con L’Eco di Bergamo, prova a raccontare questo ecosistema attraverso interviste, dati e storie di impresa.

36 minuti fa

«Bergamo è il cuore manifatturiero dell’Italia». È una frase che si sente spesso, negli ambienti industriali della nostra provincia. Perché è vera: la Bergamasca, da sola, contribuisce allo 0,62% del Pil italiano, con un valore aggiunto del suo sistema economico che nel 2024 ha superato i 40 miliardi di euro. Meglio di noi fanno solo altre sette province, tra cui Milano e Brescia. L’economia del nostro Paese, insomma, si muove (anche) grazie al motore orobico. Ma non si tratta solo di produrre. Bisogna anche trasportare le materie prime fino agli stabilimenti dove vengono lavorate, movimentare i semilavorati e, infine, portare le merci verso i negozi e le case dei consumatori: è qui che entra in gioco la logistica bergamasca.

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La logistica bergamasca è la spina dorsale della nostra florida manifattura: in un contesto in cui le esportazioni continuano a crescere (secondo l’Istat, nel 2025 sono aumentate dello 0,6% rispetto all’anno precedente), gli operatori specializzati nelle spedizioni interne e internazionali, nelle procedure doganali e nei trasporti svolgono un ruolo critico. Senza di loro, i nostri prodotti resterebbero fermi, non riuscirebbero a raggiungere i clienti all’estero, oppure verrebbero bloccati dalla burocrazia.

Il primo Redpaper di Skille

Il primo “Redpaper” di Skille, il progetto editoriale de L’Eco di Bergamo pensato per fotografare i settori più importanti dell’economia bergamasca e le tendenze dell’industria, è dedicato proprio alla logistica bergamasca. Racconta di un mercato in ascesa, ma anche fortemente condizionato dagli scossoni geopolitici, dalle politiche macroeconomiche globali – a partire dai dazi americani e dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina – e dalla cronica mancanza di personale qualificato. Ne parla grazie a una selezione di esperti autorevoli, facendo ampio uso di dati locali, nazionali e internazionali e, soprattutto, attraverso la voce delle più importanti realtà della logistica orobica, che hanno aperto le loro porte alla redazione di Skille e hanno fatto luce su un comparto dell’economia a cui piace lavorare in silenzio, con una filosofia basata sull’operosità, l’efficienza e il sostegno alla manifattura bergamasca.

Raccontare la logistica non è semplice. È un mondo variegato, che comprende aziende di dimensioni diversissime tra loro e che entrano ed escono dalla filiera in più punti, spesso con compiti che non si sovrappongono tra loro. Ci sono le compagnie che si occupano dei trasporti internazionali e quelle che si sono specializzate su scala nazionale, ma anche le imprese focalizzate sulle spedizioni via mare, via acqua, via treno e via camion. Il loro business cambia di giorno in giorno in risposta al mutamento dello scenario politico internazionale, dei prezzi dei carburanti e delle richieste del mercato, sempre più votato all’efficienza e alle consegne rapide, specie da quando nell’equazione dei commerci globali è entrato anche l’e-commerce.

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Digitalizzazione, automazione e sicurezza

Ci sono gli operatori di magazzino, i centri di stoccaggio in outsourcing e quelli della logistica integrata, che stanno attraversando una delicata fase di digitalizzazione e, laddove possibile, di automazione dei propri sistemi. Ci sono anche le imprese che si occupano del trasporto dei materiali critici, da quelli per l’industria ai prodotti per la grande distribuzione e la farmaceutica, che lavorano incessantemente per garantire la sicurezza degli autisti, degli altri utenti della strada, dei beni trasportati e dei consumatori finali.

È un settore difficile, quello della logistica bergamasca, che deve destreggiarsi tra regolamenti, normative, barriere commerciali e trasformazioni geoeconomiche. Ma, senza le sue imprese, la manifattura bergamasca sarebbe un gigante con i piedi di argilla.

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