Tecnofreight
Sede: Osio Sotto (BG) via Amerigo Vespucci 2
Settore: Logistica in outsourcing
Sito: tecnofreight.net
Il gruppo logistico di Osio Sotto è specializzato in spedizioni internazionali via mare, aria e terra. Insieme a Logimar e Africa Logistic Network offre soluzioni di logistica integrata, project cargo e industrial plant relocation su misura per le imprese manifatturiere italiane.
Lettura 6 min.Sede: Osio Sotto (BG) via Amerigo Vespucci 2
Settore: Logistica in outsourcing
Sito: tecnofreight.net
In un settore sempre più dominato da colossi globali e piattaforme digitali, Tecnofreight basa la sua crescita sulle giuste dimensioni, le radici famigliari e il valore umano nella consulenza “su misura”. Fondata nel 1997 da Alessandro Saponaro, l’azienda con sede a Osio Sotto oggi guidata da Marco Saponaro si è piano piano trasformata in un gruppo che, insieme a Logimar Srl e ad Africa logistic network, offre spedizioni via mare, via terra e via aria verso ogni Paese del mondo. «Tecnofreight è nata come un trasportatore marittimo, ma presto ci siamo mossi anche nel settore aereo: oggi, queste due componenti della logistica hanno lo stesso impatto sul nostro bilancio».
Tecnofreight trasforma la complessità della logistica internazionale in una consulenza su misura per l’industria manifatturiera italiana
L’azienda, con 55 dipendenti e un portafoglio di centinaia di clienti, non conosce crisi: nel 2024 ha fatturato 35,77 milioni di euro, contro i 28,41 milioni del 2023. Tecnofreight è un partner della manifattura italiana lungo tutta la filiera logistica, che va ben oltre il semplice acquisto di un nolo marittimo o di una spedizione aerea: «Siamo trasversali, ci occupiamo di merci su ogni settore, dalla moda ai macchinari pesanti, dal chimico al tessile, fino alle materie prime. Aiutiamo i clienti nella costruzione e nella pianificazione dei trasporti più adatti a loro, nella burocrazia e nella gestione dei rischi connessi alla movimentazione», continua Saponaro. Per l’Ad di Tecnofreight, il cuore del mestiere di chi si occupa di logistica è l’accompagnamento dell’azienda nelle operazioni che portano le merci dai suoi cancelli fino alle vetrine dei negozi o ai magazzini dei compratori: «Innanzitutto, come spedizionieri forniamo ai nostri clienti tutti gli strumenti di protezione, che passano innanzitutto dalla prevenzione. Se possiamo evitare delle rotte pericolose lo facciamo, e quando proprio è impossibile ci tuteliamo dal punto di vista assicurativo».
Proprio in questo ruolo emerge l’importanza della logistica esternalizzata: «Tante imprese considerano la logistica come un mal di testa, per via delle sue procedure e della sua burocrazia. È vero, e per questo ci siamo noi: ricordiamo sempre ai clienti che la merce è loro finché non arriva dal cliente. Anche quando sono stati pagati in anticipo, la merce è loro e a loro sta il compito di consegnarla. Per questo spingiamo perché siano le aziende venditrici a occuparsi delle spedizioni, tramite spedizionieri di fiducia come Tecnofreight e Logimar. Quando si lascia l’onere in carico all’altra parte, si presta il fianco a truffe ed errori molto costosi», continua Saponaro.
In un contesto globale segnato da guerre, rotte bloccate (dal Mar Rosso al canale di Suez) e da un allungamento dei tempi di trasporto, dotarsi un intermediario competente significa poter contare su soluzioni ad hoc e su un monitoraggio continuo dei flussi, pensato per ridurre i ritardi. «La situazione geopolitica ci obbliga a essere in continua allerta e a studiare nuove rotte e tipologie di trasporto» spiega Saponaro, che aggiunge: «La sfida ancora più grande, però, è la sopravvivenza della nostra figura in un mondo dove la digitalizzazione appiattisce tutto e porta il cliente a rivolgersi direttamente all’armatore». Proprio qui entrano in gioco la dimensione “giusta” e la mentalità familiare, che per Tecnofreight sono un vantaggio competitivo. «Noi siamo uno spedizioniere di medie dimensioni, al più medio-grandi, ma con ancora una mentalità familiare» sottolinea l’Ad. «Questa struttura ci permette di essere flessibili: se un cliente ha una necessità particolare ne possiamo parlare, non ci sono strutture enormi e farraginose da modificare. C’è sempre una persona che segue il partner, che conosce le sue esigenze e i suoi bisogni». Con questo stesso spirito, la famiglia Saponaro ha costruito anche Logimar, Africa logistic network e diverse altre partecipazioni in una serie di compagnie che coprono tutte le parti della filiera della logistica.
All’interno del gruppo Tecnofreight, Logimar è un laboratorio per le spedizioni complesse, dove la standardizzazione è impossibile e ogni progetto è costruito su misura: «In Logimar abbiamo cercato di differenziarci nel mondo delle spedizioni specializzandoci in alcuni settori, a partire dal “project cargo”, ovvero ai trasporti eccezionali e fuori sagoma», spiega Marcello Saponaro, Ad di Logimar, che continua: «Di recente, ci stiamo occupando di progetti di “industrial plant relocation”, ovvero di spostamento di intere linee produttive e aziende da un Paese all’altro. Sono compiti difficili, che richiedono tante spedizioni e portano via mesi di lavoro, ma così ci distinguiamo dagli altri trasportatori».
Nel 2025, circa metà del fatturato di Logimar deriva dal “project cargo”, mentre il restante 50% è connesso ai trasporti tradizionali. Tra i prodotti trasportati da una parte all’altra del globo ci sono grandi serbatoi, intere linee produttive, stabilimenti di grandi aziende come le acciaierie: «Noi lavoriamo soprattutto sui grandi impianti che vengono trasferiti da un posto all’altro, spesso dall’Italia verso l’estero o dall’estero verso l’Italia. Ci sono aziende - le grandi acciaierie, per esempio - che non possono aspettare che una linea completa venga prodotta da zero, perché ciò significherebbe buttare alle ortiche cinque anni di lavoro. Per questo, spesso è più semplice spostare l’intero stabilimento da un Paese all’altro», continua Saponaro.
Le operazioni di “industrial plant relocation” impiegano tra i sei e i dieci mesi ciascuna e richiedono centinaia di container per le parti di dimensioni medio-piccole. Per quelle più grandi, invece, si utilizza il “break bulk”, ovvero la spedizione delle merci non containerizzate direttamente in stiva o sul ponte della nave. Quest’anno, Logimar ha spostato dieci serbatoi da 26 metri di lunghezza e 52 tonnellate di peso l’uno da un’azienda di Suisio fino a Casablanca, in Marocco. «Abbiamo diviso il progetto in tre fasi: camion fino al porto in Italia, nave per il trasporto nel Mediterraneo e infine camion per l’“ultimo chilometro” da Casablanca al punto di arrivo», spiega Saponaro: «Ci siamo occupati di tutto: dall’arrivo al porto fino allo sbarco della merce sui camion in attesa e al trasporto verso tre differenti siti nell’area di Casablanca, passando per il noleggio delle gru da sollevamento e per il posizionamento dei serbatoi sulle staffe che li attendevano». È l’esempio perfetto di come Logimar accompagni i partner «da quando la merce esce dall’azienda fornitrice fino a quando entra nell’azienda cliente».
Se Logimar è esperta di grandi progetti dall’elevata complessità tecnica, Africa logistic network presidia un continente - quello africano - dove la complessità è geografica, politica e relazionale. Nato nel 2015 dopo un’esperienza negativa in Camerun - «incappammo in un agente che in realtà era un truffatore: ci rubò 35mila euro e non effettuò il servizio», ricorda Marcello Saponaro - il network vuole rispondere a un’esigenza concreta: quella di selezionare al meglio gli agenti attivi in Africa e di creare una community di spedizionieri affidabili, con l’obiettivo di presidiare ogni Paese del mondo, ponendo particolare enfasi sul continente africano.
Sotto la società Africa Logistic Network srl convivono oggi due realtà: il network omonimo, con 220 membri, e «Bam – By All Means», network nato durante il Covid e oggi forte di 116 membri. Le regole di accesso sono state pensate per garantire equilibrio tra copertura e qualità: massimo tre membri per Paese in quasi tutto il mondo, con l’eccezioni dei mercati più grandi (come Stati Uniti, India e Cina) e per i Paesi-chiave come Nigeria, Brasile ed Emirati Arabi Uniti. Un altro importante vantaggio del network è che la conduzione è al 100% e l’intera gestione avviene dai suoi uffici a Carobbio degli Angeli: «Il nostro lavoro quotidiano consiste nel facilitare le relazioni tra i membri, coordinare i gruppi e i contatti diretti, aggiornare le informazioni operative, organizzare gli incontri annuali e risolvere le eventuali controversie», racconta Saponaro. L’ultimo meeting di Africa Logistic Network, che si è tenuto a settembre ad Addis Abeba, ha registrato 187 partecipanti da tutto il mondo - un record, per il gruppo - e ha ottenuto la sponsorizzazione di Ethiopian Airlines e della compagnia di navigazione italiana Ignazio Messina.
Perché l’Africa è così centrale da meritare un network dedicato? La risposta di Marcello Saponaro è diretta: «Perché è qui che si misura la vera capacità di uno spedizioniere . Ogni azienda ha validi agenti in Europa e in Asia. Ma pochi hanno de buoni contatti in Africa. Nel 2014, prima di aprire il nostro network, anche noi non li avevamo. Ora le cose sono cambiate molto» . Se in Paesi come Egitto e Sudafrica la qualità dei partner è allineata con quella europea, in realtà come il Ciad, la Repubblica centrafricana, il Camerun e la Nigeria organizzare una spedizione è molto più complesso.
Africa logistic network può fare la differenza, offrendo ai membri informazioni aggiornate, contatti verificati e la possibilità di costruire catene logistiche robuste anche in contesti difficili: «I trasporti non sono mai davvero impossibili: una strada la trovano quasi sempre» , spiega Saponaro, che però ricorda anche come «conflitti, guerre, terrorismo e, più semplicemente, la mancanza di strade asfaltate e di ponti sono fattori che rendono più complesse le spedizioni. Potrebbero scoraggiare tante aziende, ma con il supporto del nostro network anche questi lavori possono essere portati a termine» .
In questi scenari, la gestione del rischio è tanto importante quanto la scelta della rotta . «Innanzitutto servono informazioni corrette, realistiche e aggiornate, che arrivano dal rapporto con gli agenti locali» afferma Saponaro, che continua: «Il cliente va tenuto sempre aggiornato anche sul rischio a cui va incontro. Non sempre il trasporto è assicurabile: in questi casi è l’esportatore che si assume il rischio, mentre lo spedizioniere rischia solo se non ha informato adeguatamente il partner o se commette errori» .
L’interesse verso l’Africa, conferma l’Ad di Aln, è in costante aumento da parte delle aziende esportatrici, pur con una «persistente paura» verso alcuni Paesi dell’area subsahariana. È proprio in questa zona grigia che il network dimostra il suo valore : accompagna le imprese dove i concorrenti più standardizzati non sono in grado di arrivare, creando una rete logistica in un continente che ancora sfugge alle semplificazioni e agli automatismi.
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