Dall’esame delle 500 piccole imprese che crescono di più si osservano delle differenze, in termini di settori di attività, rispetto alle duemila a cui appartengono. In particolare, aumenta in misura considerevole il peso delle costruzioni e si riduce in modo evidente l’incidenza della manifattura.
Bergamo, le 500 piccole imprese che trainano la crescita
Sono le più performanti, secondo i dati ufficiali 2024: oltre il 34% dell’utile totale è generato dai loro bilanci, un valore in crescita nel tempo, a fronte del 25% del fatturato. Meno di 5 imprese su 100 chiudono in perdita, circa la metà di due anni fa
Il Cagr medio delle vendite di queste realtà è, tra il 2022 e il 2024, del 29.7%, un valore certamente significativo, anche se inferiore a quello della precedente analisi (2021-2023), in quanto il 2022 è stato un anno particolarmente positivo, a differenza di un 2024 poco dinamico. L’87.9% delle aziende ha anche incrementato il fatturato rispetto al 2023, dimostrando una capacità di sviluppo continuativa. Più di un terzo delle 500 imprese (192) sono cresciute in media più del 30% all’anno (le ultime vicine al 13%), con alcune realtà che presentano dei valori outliers, dovuti in prevalenza a fatturati assai modesti nel 2022 e, quindi, da interpretare con estrema cautela.
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Il fatturato complessivo del 2023 è di 3.3 miliardi di euro, il 23% in più del precedente anno, contribuendo per il 25,1% al valore complessivo delle duemila imprese ma con l’utile che incide per il 34.1%, evidenziando in tal modo performance migliori.
Gli investimenti premiano lo sviluppo
Le 500 imprese individuate presentano degli indicatori generalmente migliori rispetto alla popolazione di appartenenza, con tassi evolutivi più marcati. La prima grandezza economica è il valore aggiunto rapportato alle vendite, che non presenta variazioni nel tempo e differenze tra questo gruppo e l’intera popolazione, collocandosi intorno al 29%. Le imprese che crescono di più possiedono una maggiore capacità di produrre flussi finanziari, presentando un Ebitda margin (13.6% nel 2024) superiore di quasi due punti percentuali. Questo è possibile grazie alla migliore capacità di assorbimento del costo del lavoro, la cui incidenza sulle vendite si riduce dal 16.7% al 15.7 %.
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Passando ai tipici indicatori di redditività, si prende avvio dal Roi, che esprime il rendimento complessivo degli investimenti, calcolato con il reddito operativo totale: l’indice è quasi quattro punti percentuali superiore rispetto alle duemila. Il suo valore nel 2024 è del 12.2%, contro l’8.5% dell’anno precedente. A favorire questo incremento hanno contribuito entrambe le determinanti: la marginalità sulle vendite da una parte; l’efficienza finanziaria dall’altra. Nel primo caso vi è stato un aumento di due punti percentuali, dal 9.4% del 2023 all’11.5% del 2023 (le duemila sono rimaste al 9%); nel secondo l’indicatore supera l’unità, contribuendo in misura consistente al miglioramento del Roi.
Spostando l’attenzione verso un altro importante indicatore di redditività, il Roe, cioè il ritorno economico per i soci, si osservano differenze ancora più marcate: l’indice raggiunge il 25.2%, contro il 14.0% delle duemila. Solo il 4.8% delle imprese chiude in perdita, valore che nelle duemila è il doppio: in entrambi i casi si assiste a un leggero peggioramento. L’utile totale è di 261 milioni, il 7.8% delle vendite.
Il finanziamento della crescita
Le imprese più dinamiche, cioè le 500 con il maggiore Cagr, possiedono tassi di indebitamento più alti rispetto all’intera popolazione, con differenziali stabili nel tempo. Questa apparente situazione negativa in realtà non è tale, perché queste imprese sono caratterizzate da tassi di sviluppo molto alti, sia operativi sia strutturali, che generano fabbisogni finanziari da coprire. Con riferimento alla dimensione operativa, il tasso medio annuo di crescita del fatturato nel triennio delle 2.000 è del 3.8%; nelle 500, come visto, è del 29.7%, con impatto evidentemente diverso sul circolante. Anche la dimensione strutturale presenta differenze marcate: le 500, nel 2024, hanno aumentato gli investimenti del 5.3% contro lo 0.5% delle altre. Per queste ragioni e per i soddisfacenti tassi di redditività, il superiore indebitamento non è un problema: l’indice è pari a 1.4 contro 1.2 per le duemila. Questa maggiore dipendenza non si riflette sulla sostenibilità economica del debito, che presenta valori adeguati: gli oneri finanziari sono pari al 7.6% dell’Ebitda, dato in leggero miglioramento.
La composizione dei settori
Come visto all’inizio, queste 500 imprese operano in più settori di attività, con un mix diverso rispetto all’intera popolazione. La parte principale è nella manifattura, che copre il 31.4% del fatturato complessivo, seguita dalle costruzioni (27.7%) e dal commercio (18.7%). All’interno della manifattura prevalgono i prodotti in metallo, i macchinari e le attrezzature, le altre attività; in misura minore le apparecchiature elettriche e la gomma-plastica.
Nell’ambito del commercio, la maggioranza riguarda quello all’ingrosso, mentre nell’edilizia prevale la costruzione di edifici. Guardando oltre questi dati, potremmo chiederci come saranno quelli dei bilanci 2025. Le aspettative non sono particolarmente soddisfacenti, perché si è assistito ancora a un calo della produzione industriale, seppur inferiore allo scorso anno. Inoltre, il contesto geopolitico non ha presentato segnali di stabilità e la crescente incertezza potrebbe riflettersi su un rallentamento degli investimenti, anche se si assiste a un leggero miglioramento delle esportazioni, rilevanti per la provincia di Bergamo.
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