PMI bergamasche, la crescita rallenta ma non si ferma

Tengono i risultati reddituali malgrado l’andamento non soddisfacente dell’economia: i ricavi salgono dell’1.2% ma con una contrazione del reddito operativo (-1%), aumentano le imprese che chiudono in perdita (9.7%)

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Il 2024 non è stato un anno particolarmente soddisfacente per l’economia italiana e per il mondo manifatturiero, con la produzione industriale che ha subito continue contrazioni. Anche le 2.000 PMI bergamasche hanno risentito di questo contesto, pur riuscendo a mantenere una sostanziale stabilità, consolidando i risultati dell’anno precedente.

Il fatturato ha presentato un contenuto segno positivo (1.2%), con una ridotta contrazione, un punto percentuale, del reddito operativo complessivo (Ebit). Le vendite hanno raggiunto i 13.3 miliardi di euro, contro i 13.1 dello scorso anno. Poco più della metà delle imprese ha incrementato il fatturato ma il valore si riduce al 45% se guardiamo il reddito operativo. In definitiva, come anticipato, dopo la forte crescita avvenuta nel 2023 (su un 2022 già molto soddisfacente), si assiste a una prevista frenata che, tuttavia, non ha inciso sulla situazione economica complessiva.

Dopo la forte crescita avvenuta nel 2023, si assiste a una prevista frenata che, tuttavia, non ha inciso sulla situazione economica complessiva

Vanno esaminate la capacità di produrre reddito e i livelli di redditività. L’analisi prende avvio dal valore aggiunto che si avvicina al 31% di incidenza sul fatturato (30.0% il dato del 2023). Il miglioramento non ha però generato un impatto analogo sull’Ebitda (o margine operativo lordo), cioè sul flusso finanziario prodotto dal business tipico, che si riduce in misura contenuta, scendendo di poco sotto il 12%. Questo indicatore esprime indirettamente l’autonomia finanziaria e rappresenta una grandezza attentamente monitorata dai finanziatori esterni. La causa alla base della contrazione è da ricercare nella minore capacità di assorbimento del costo del lavoro, la cui incidenza sul fatturato incrementa di un punto percentuale, arrivando al 18.9%. Il peso degli ammortamenti, di contro, non presenta modificazioni di rilievo.

Guardando, infine, l’ultima riga del conto economico, aumentano le imprese che chiudono in perdita , pari al 9.3% (7% nell’anno precedente): complessivamente, l’utile prodotto è di 765 milioni, con una leggera crescita sul 2023. Questo ha permesso l’invarianza dell’incidenza del risultato netto di periodo (utile/ perdita) sulle vendite, che si attesta al 5.8%.

La redditività è stabile con minime differenze

In generale, gli indicatori di redditività si possono considerare stabili, in quanto le differenze con il 2023 sono minime. Prendendo avvio dal Roi, calcolato con il reddito operativo complessivo (cioè comprensivo dei proventi e degli oneri patrimoniali), il valore si assesta all’8.7% (8.8% lo scorso anno), con il 7% delle imprese che presentano un segno negativo, segnale di forte criticità se mantenuto nel tempo. Anche i due indicatori da cui dipende il Roi rimangono invariati: la marginalità delle vendite (Ros) è al 9%, contro il 9.2% dello scorso anno ma ampiamente superiore al 2022. Non si rilevano variazioni neppure nell’altra determinante del Roi, cioè l’efficienza finanziaria nell’utilizzo del capitale, cioè la capacità di impiegare al meglio gli investimenti aziendali: l’indicatore è appena inferiore all’unità, che esprime una sostanziale equivalenza tra valore del fatturato (13.3 miliardi) e del capitale investito (13.8 miliardi).

L’ultimo importante indice di redditività è il Roe, che spiega il ritorno economico per i soci: anche in questo caso vi è un calo, dal 14.9% del 2023 al 14%. In sintesi, si assiste a un quadro complessivo di stabilità, dopo la crescita del 2023, che va letta positivamente considerando la situazione economica complessiva: nel 2025 non ci si attende alcun miglioramento, in quanto il contesto è divenuto ancora più critico e incerto.

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La solidità patrimoniale e finanziaria riscontrata

Dalla solidità emerge una situazione in contenuto progresso, segnale certamente importante. Il rapporto di indebitamento (relazione tra passività totali e mezzi propri) tende a ridursi, a seguito della contrazione dei debiti e della crescita dei mezzi propri, favorita anche dalle politiche di autofinanziamento. Questo si è riflesso positivamente sulla sostenibilità economica degli oneri finanziari, cioè il rapporto tra interessi passivi ed Ebitda, che dal 9.8% scende al 9.2%: siamo lontani dai valori contenuti del 2022 (6.4%) ma si tratta di un segnale incoraggiante.

Si riduce, l’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato, pari all’1.1%, valore pienamente sostenibile. Infine, un altro segnale dell’adeguato livello di capitalizzazione delle piccole e medie imprese bergamasche si individua nell’autocopertura, con l’indicatore ampiamente sopra l’unità.

Le fasce dimensionali e i macrosettori

Il fatturato medio nel 2024 è pari a 6.6 milioni, quello mediano (cioè quello che divide le 2.000 imprese in due parti uguali) a 5.9 milioni, valori non molto dissimili da quelli dello scorso anno Dei 13.3 miliardi di fatturato del 2024, il 9.1% è riconducibile alle prime 100 imprese, le quali producono solo il 7.3% dell’utile complessivo. Ampliando il numero e guardando le prime 500, esse generano il 38.7% del fatturato totale e il 36.6% dell’utile complessivo. Se, infine, dividiamo il gruppo in due parti uguali, le prime 1.000 contribuiscono per il 65.1% del totale, portando con sé una percentuale inferiore dell’utile complessivo (58.5%). Un altro dato statistico interessante riguarda il numero di imprese che permettono di ottenere il 50% del fatturato complessivo: sono pari a 693 (688 nel 2023); guardando invece l’utile, il valore aumenta, collocandosi a 818 imprese (702 nel 2023).

Ponendo infine lo sguardo sui macrosettori, il 42.7% del fatturato complessivo (5.7 miliardi) arriva dalla manifattura, il 22.1% dal commercio, il 15.8% dalle costruzioni: rispetto al 2023, non vi è alcuna variazione di rilievo. All’interno della manifattura, ci sono tre settori trainanti, che insieme rappresentano il 57.9% del totale: i prodotti in metallo (28.8%); i macchinari e le attrezzature (16.7%); la gomma e plastica (12.4%); seguono i prodotti tessili (5.4%) e chimici (4%). In modo analogo nel commercio, dove quello all’ingrosso incide per il 64.1% del totale.

La dimensione economica e le performance

Il confronto con le realtà più grandi, presentate nel volume Skille 1000, non è agevole ma si può osservare che nel biennio (2023-2024) le imprese più piccole aumentano maggiormente il fatturato ma investono proporzionalmente di meno, hanno tassi di redditività operativi simili ma in calo, riescono a remunerare i soci (Roe) in misura maggiore.

Le imprese minori producono, un Ebitda simile alle più grandi, maggiore valore aggiunto assorbito però dalla più alta incidenza del costo del lavoro. Nell’ambito della solidità, sono più indebitate, anche se questo non si riflette sulla sostenibilità economica del debito. Le differenze sono, nel complesso, contenute ma non devono far dimenticare che nel medio termine il fattore dimensionale sarà sempre più critico, per permettere investimenti in tecnologie non tradizionali, con forte impatto sulla competitività.

E domani?

Diventa sempre più difficile leggere il futuro perché il quadro geopolitico è in profondo mutamento con una rapidità inimmaginabile in passato. Quale potrebbe essere il ruolo delle piccole e medie imprese in questo contesto? Certamente importante, viste le loro caratteristiche qualitative ma che richiede alcuni interventi per poter rivestire un ruolo chiave e non solo subalterno.

Un elemento rilevante sono le filiere che rappresentano un punto fondamentale di riferimento ma che stanno anch’esse subendo un cambiamento: quelle globali sono sempre più instabili; quelle “regionali” (si intende in termini economici) presuppongono un modo diverso di concepire il business.

Risorse umane e finanziarie saranno sempre più indispensabili : le prime, sempre più rare, sono prioritarie per assicurare lo sfruttamento delle nuove tecnologie; le seconde, disponibili, per permettere un accesso a queste ultime, privilegiando quelle di maggiore integrazione nei processi produttivi, come l’IA, il machine learning, la robotica. Questo però significa crescere: oggi gli strumenti disponibili sono molteplici ma è necessario superare le difficoltà di natura culturale.

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