Dopo due anni di crescita, nel 2024 la cavalcata delle Pmi bergamasche ha iniziato a rallentare. Le piccole e medie imprese della provincia hanno dimostrato una tenuta invidiabile di fronte alle crisi degli scorsi anni, ma all’orizzonte si intravedono i primi segnali di rallentamento. È questa la panoramica tracciata dall’ultima edizione di Skille+2000, il volume che censisce le duemila migliori piccole e medie imprese della provincia e che quest’anno, per la prima volta, viene pubblicato anche in versione digitale in una sezione dedicata sul sito web de L’Eco di Bergamo.
Skille+2000 racconta le migliori PMI bergamasche, ora anche in digitale.
Sul sito di Skille verranno pubblicati i dati sull’economia orobica e le storie delle imprese da tenere d’occhio
L’analisi sui bilanci del 2024, curata dal Dipartimento di Economia e management dell’Università di Brescia, restituisce un quadro di sostanziale stabilità rispetto agli scorsi anni in un contesto segnato dagli effetti delle tensioni geopolitiche, della crisi energetica e delle grandi trasformazioni tecnologiche. Quello che emerge dai dati è dunque un invito agli attori del virtuoso sistema-Bergamo ad agire per evitare che nei dati aggregati dei prossimi anni compaiano i primi segni negativi.
Le Pmi bergamasche restano solide
Le duemila imprese analizzate, che seguono le mille grandi realtà contenute nel volume Skille1000 (anch’esso disponibile in versione digitale), generano un fatturato complessivo di 13,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,2% rispetto alla rilevazione del 2025 sui fatturati del 2023. Un miglioramento moderato ma significativo, soprattutto se confrontato con il rallentamento della produzione industriale registrato a livello nazionale nel 2024. Restano pressoché invariati rispetto al 2023, tra le duemila “piccole”, anche il fatturato medio (6,6 milioni di euro) e quello mediano (5,9 milioni di euro). La solidità del tessuto economico resta una costante, mentre le aziende si mantengono stabili sotto altri punti di vista: la solidità patrimoniale e finanziaria è in leggero ma continuo aumento, con un’incidenza media degli oneri finanziari sui fatturati pari all’1,1%. Cresce anche l’utile complessivo, pari a 765 milioni di euro.
Tuttavia, aumentano anche le aziende che hanno chiuso l’anno in perdita, passate dal 7% del 2023 al 9,3% nel 2024, e si riduce l’Ebitda. Segnali che raccontano un sistema produttivo chiamato a confrontarsi con margini che si erodono e costi in aumento. Dietro al cambio di passo ci sono motivazioni di ordini diversi, alcune delle quali indipendenti dall’operosità degli attori bergamaschi: l’aumento dei costi energetici e le difficoltà del commercio internazionale influenzano le performance della manifattura orobica, tradizionalmente condensata in settori energivori e votati all’export. Al contempo, sale il costo del lavoro, che nel 2024 ha sfiorato il 19% dei fatturati.
I dati settoriali di Skille+2000
La graduatoria di Skille+2000 censisce le imprese che si collocano tra la 1.001esima e la 3.000esima posizione nell’elenco provinciale per fatturato (l’elenco delle prime mille aziende, invece, è disponibile su Skille1000). La prima realtà in classifica è la Siempelkamp Sorting and Forming Solution di Colzate, con 12,75 milioni di fatturato, mentre la numero tremila è la Fratelli Brignoli di Barbata, che chiude la lista con un volume d’affari di poco inferiore ai 3,65 milioni. All’interno del campione si nota una divisione del tessuto economico in fasce eterogenee e trasversali ai settori: le prime cento imprese assorbono infatti il 10% del fatturato censito e le prime 500 ne coprono quasi il 40%, mentre per arrivare al 50% bisogna scendere fino all’azienda numero 693.
La manifattura si conferma il cuore dell’economia orobica, rappresentando circa il 43% (precisamente il 42,7%) del fatturato complessivo. Al suo interno, la parte del leone la fanno i prodotti in metallo e la metallurgia (28,8% del fatturato di settore), i macchinari (16,7%) e la gomma e la plastica (12,4%), seguiti dal tessile (5,4%) e dalla chimica (4%). Accanto all’industria, il commercio rappresenta il 22% del fatturato censito dal volume, mentre le costruzioni e l’edilizia si fermano al 16%. Sorprendentemente, un’analisi ristretta condotta sulle 500 aziende ad alta crescita - che hanno registrato nel triennio 2022-2024 un tasso annuo di crescita composto (Cagr) del 29,7% - modifica gli equilibri tra i settori: in questo gruppo le realtà della manifattura scendono al 31,4% del fatturato complessivo e il commercio cala al 19%, mentre quelle delle costruzioni salgono a poco meno del 28%. Ciò significa che l’edilizia è cresciuta più velocemente dell’industria e dei commerci nel 2024. È un risultato che evidenzia da un lato il rallentamento della manifattura e dall’altro l’andamento positivo delle costruzioni, “gonfiato” però dai bonus e dagli incentivi edilizi. Tra le aziende più performanti in assoluto spiccano Ae.Co.Immobili di Madone, Mister Wolf di Osio Sotto e G.s.m. di Bergamo.
Le storie d’impresa di Skille+2000
Accanto ai numeri, Skille+2000 dà spazio ai volti e alle storie delle imprese e degli imprenditori che alimentano il tessuto economico bergamasco generando lavoro, innovazione e valore. Anche quest’anno non mancano gli approfondimenti di Kpmg sui temi che occupano i board aziendali. Ampio spazio è dedicato poi alle storie d’impresa: da Corus a Tecnomovint, da Banca Btl a Confindustria Bergamo, passando per Confidi, Ctl Taglio Lamiere, Sicurezza Informa, Modamica, Promoberg, Fluorseals, Fm Service, Tecnofiber, Finazzi Osvaldo, Donati Nastri e realtà cooperative come La Solidarietà, Il Mosaico e Co.Meta, le piccole realtà orobiche da tenere d’occhio hanno scelto ancora una volta le pagine di Skille+2000 per raccontarsi.
L’appuntamento, ora, è con Skille1000 2026, in uscita nella seconda metà di quest’anno, e con Skille+2000 2027, in arrivo nella primavera del prossimo. Le prime previsioni per i bilanci che verranno analizzati dai due volumi, sfortunatamente, non sono rosee: mentre le costruzioni rischiano di subìre una contrazione a causa dello stop ai bonus edilizi, la manifattura potrebbe pagare un calo della produzione industriale causato dall’incertezza geopolitica - che mina anche la propensione all’investimento - e dagli alti prezzi delle materie prime e dell’energia. Il settore edile, in particolare, andrà messo sotto la lente di ingrandimento per le rilevazioni future, nelle quali l’impatto dei sussidi governativi sarà decisamente inferiore rispetto al 2024.
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