Ottocento anni fa, a Greccio, un piccolo paese del Lazio che gli ricordava Betlemme, frate Francesco ebbe lโidea di rappresentare la nascita di Nostro Signore con una scena interpretata da persone e animali veri. Era necessario individuare il luogo adatto e scegliere tra le gente del paese gli interpreti principali: Maria, Giuseppe, e soprattutto Gesรน. E poi le comparse (i pastori) e gli animali (il bue, lโasino, le pecore). Non cโera molto tempo. Ma Francesco era un maestro nel parlare alla gente, e perfino agli animali, e fu cosรฌ convincente che in quindici giorni tutto fu pronto. โIl giorno della letizia si avvicinรฒ e giunse il tempo dellโesultanzaโ. Era nato il primo Presepe vivente della storia. Frate Francesco lo sentiva come โuna grande opera di evangelizzazioneโ. Lo stesso concetto รจ espresso in una Lettera Apostolica in cui Papa Francesco definisce il Presepe โun segno mirabile del processo di trasmissione della fedeโ.
โOttocento anni faโ, la nostra rappresentazione, vuole ricordare la visionaria impresa, con i dubbi dei partecipanti (perfino dellโamico frate Ginepro) e con la serena convinzione di frate Francesco, che sapeva di essere nel giusto. E infatti da allora e lungo otto secoli, ogni anno milioni di Presepi vengono allestiti nelle nostre case e nelle nostre chiese sullโesempio di San Francesco, mescolando arte e spiritualitร .
