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Asian Youth Orchestra, un vero ponte di cultura e di formazione tra Bergamo e l’Oriente

Articolo. L’Orchestra Giovanile Asiatica si esibirà il 30 luglio e il 1° agosto alle 20.30 nella nostra città, nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Tra i docenti del campus che questi giovani musicisti stanno vivendo a Bergamo spicca la presenza del maestro di fagotto Giorgio Versiglia, che abbiamo incontrato per una lunga chiacchierata sui temi della formazione

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Joseph Bastian, Keith Lau e Giorgio Versiglia

Mi accoglie direttamente nel suo mondo, nell’aula di fagotto del Conservatorio di Bergamo (oggi Politecnico delle Arti), al primo piano della sede di via Palazzolo. Tra strumenti e spartiti e con un atteggiamento gentile, mi porge una delle sue sedie che, solitamente tra novembre e giugno sostengono gli studi (e le fatiche) dei suoi allievi. Giorgio Versiglia, storico docente dell’istituto musicale cittadino, è felicissimo di incontrarmi – insieme a Cristina Moro, addetta stampa del Conservatorio e volto noto tra i giornalisti di tutta Bergamo – per parlarmi dell’Asian Youth Orchestra e, in modo particolare, del campus che la formazione giovanile asiatica sta volgendo nella nostra città, con la partecipazione di 100 giovani musicisti tra i 19 e i 30 anni, provenienti da Cina, Hong Kong, Macao, Giappone, Corea del Sud, Malesia, Filippine, Singapore, Taiwan, Thailandia, Vietnam e, per la prima volta, Uzbekistan.

Il progetto – unico nel suo genere grazie agli sforzi economici e organizzativi del Politecnico delle Arti che ha curato l’intera accoglienza e permanenza dei giovani musicisti e dei docenti coinvolti – gli sta molto a cuore e lo si capisce perfettamente dalla passione che ci mette nel descrivermi ogni dettaglio, ogni rapporto e ogni iniziativa legata all’AYO, tra le quali i due concerti che l’Asian Youth Orchestra terrà a Bergamo, nella suggestiva location della Basilica di Santa Maria Maggiore, domenica 30 luglio e martedì 1° agosto (entrambi alle 20.30), con la presenza del violoncellista di fama mondiale Alban Gerhardt e del soprano Lydia Teuscher. «Questi concerti ti entreranno in corpo e ti scorticheranno la pelle dall’emozione – mi racconta pieno di orgoglio Giorgio – Questi ragazzi sono bravissimi, hanno un talento straordinario e sono guidati da un direttore, Joseph Bastian, di un rigore estremo. Questa Orchestra è una vera e propria Ferrari, capace di interpretare al meglio qualsiasi tipologia di musica. Nella nostra città eseguiranno infatti due programmi di grandissima difficoltà, con brani di Glinka, Stravinskij, Mahler, Rossini, Elgar e Čajkovskij»

La storia d’amore tra il docente pavese (ma bergamasco di adozione) e l’AYO è iniziata nel 2012, dopo un incontro in Città Alta con il fondatore dell’Orchestra Richard Pontzious e il general manager Keith Lau. «Pontzious – ricorda il docente – ci ha lasciati nel 2020 con una grande eredità e responsabilità: continuare a diffondere il messaggio di pace e di cultura che l’AYO incarna non solo in Asia, ma in tutto il mondo. Il fondatore era un uomo incredibile, geniale e sensibile, con una rara capacità di leggere le anime delle persone e, direi, anche dei luoghi. Nel nostro incontro è rimasto infatti affascinato da Bergamo e, tutti e tre, ci siamo promessi di portare nella nostra città un concerto dell’AYO. Dopo dieci anni quel sogno si è avverato: l’anno scorso l’Orchestra è stata per la prima volta in Italia, da noi in Conservatorio, e quest’anno abbiamo replicato l’esperienza. Sono certo che Pontzious sarebbe molto fiero di questo».

I giovani musicisti, a Bergamo dal 17 luglio, proseguiranno il loro campus di studio fino al 31 luglio per prepararsi alla prima data del loro tour mondiale, che prenderà il via da Dobbiaco il 28 luglio, in occasione del «Mahler Festival» e che proseguirà poi con le due date bergamasche, con un concerto a Brescia (il 2 agosto al Foro Romano) e con un serie di esibizioni in Germania, a Hong Kong, Thailandia, Taiwan e Giappone. «Siamo a Bergamo per la prima volta – intervengono nella nostra chiacchierata i giovani violinisti Kim Young Hun dalla Corea ed Emanuel John Villarin dalle Filippine Siamo molto felici di essere qui: in questa città mangiamo molto bene (scoppiamo tutti a ridere a questo punto) e studiamo molto, anche più di nove ore per prepararci al tour. Siamo molto eccitati e felici di iniziare questa straordinaria avventura che ci porterà a suonare in molti Paesi. Non abbiamo ancora visto la Basilica di Santa Maria Maggiore, ma resteremo sicuramente incantati dalla sua bellezza».

«Questi giovani musicisti hanno una forte “fame” di apprendimento e una grande voglia di esibirsi – mi confessa Giorgio osservando questi allievi che colorano tutto il Conservatorio con le loro vivaci divise rosse – Hanno la fortuna di avere anche tanti sponsor che hanno una lungimiranza e un’intelligenza formativa che in Italia non esiste e che permettono a tutti loro di vivere importantissimi progetti formativi. Anche i nostri studenti hanno la stessa energia e la stessa voglia di esplorare la musica, ma a loro mancano gli strumenti, come un’orchestra giovanile stabile che a Bergamo possa essere davvero teatro dei loro concerti. Per questo sogno che a Bergamo si ricostruisca una nuova orchestra stabile e si possa fondare un campus simile. Istituzioni, privati e realtà formative dovrebbero avere l’obbligo a mio avviso di dare l’opportunità ai giovani di suonare la grande musica e trasformare così davvero Bergamo nella “Salisburgo d’Italia”».

Per il docente del Conservatorio di Bergamo la musica insegna infatti alle persone a vivere, è una scuola di rispetto, ascolto, educazione e condivisione. Una cultura vista come un investimento per il futuro di tutta la nostra società, che dovrebbe affondare le radici nel nostro passato per scrivere un presente e, soprattutto, un futuro più bello. «Non dobbiamo mai commettere l’errore di svilire il nostro patrimonio culturale – mi dice più convinto che mai Versiglia – E per questo dobbiamo lavorare per preservare la nostra identità culturale, mettendo proprio a disposizione dei nostri giovani tutti gli strumenti per proseguire questo compito. Il Conservatorio da solo non può fare molto: si deve costruire un’intera rete di collaborazioni fra istituzioni, prendendo da esempio anche da esperienze molto lontane da noi, come l’AYO, che è diventata un vero e proprio ponte culturale tra l’Asia ed Europa».

«L’AYO – interviene nella discussione il general manager dell’Orchestra Keith Lau è nata infatti nel 1990 e da allora ha suonato in oltre 400 concerti tra Asia Europa, Stati Uniti e Australia, davanti a un pubblico di oltre un milione di spettatori. Altri milioni di persone hanno visto e ascoltato i nostri ragazzi tramite i media. La nostra formazione è nata per accendere l’orgoglio positivo per ciò che può essere realizzato dai musicisti asiatici in Asia, in un momento in cui colpisce la fuga di cervelli e talenti che continua a frustare tutte le nostre nazioni asiastiche».

Per questa ragione nel centinaio di giovani musicisti asiatici presenti a Bergamo Versiglia rivede la grande passione per la musica che, fin da piccolo, lo ha infiammato. «Ho iniziato a scuola con il flauto e poi sono passato al fagotto – racconta il mio interlocutore – Giocavo a riprodurre suoni e melodie che sentivo, fino a quando ho trovato il mio strumento, che non mi ha più lasciato. Volevo capire tutto di lui, studiarlo al meglio, a tal punto che volevo capire anche come venisse creato. Per questa ragione a 27 anni sono partito per l’America a lavorare in fabbrica per un anno. Volevo capire a tutti i costi come fosse costruito un fagotto, complice anche la passione per le costruzioni che mio padre meccanico mi ha trasmesso. Così ho creato uno stampo per realizzare poi una macchina per le punte delle ance del fagotto, una sorta di “temperino” che permette di plasmare al meglio la punta».

Oggi Giorgio Versiglia, oltre che docente e musicista affermato a livello internazionale, si dedica anche all’innovazione musicale. «Tutti i migliori fagottisti hanno una mia macchina – sorride Giorgio – Mi piace pensare che una parte del mio cuore sia sparsa in tutti i continenti, con la consapevolezza di aiutare tantissimi musicisti ad affinare la loro musica con un suono adatto alle loro caratteristiche. Lo faccio per passione e mi entusiasmo quando vedo negli occhi dei nostri giovani la stessa voglia di scoprire, studiare e migliorare».

Chiudiamo la nostra conversazione una manciata di minuti dopo mezzogiorno, quando gli allievi dell’AYO hanno terminato la loro prima sessione di prove del mattino. Sul loro volto si legge la fatica, l’impegno e la dedizione che stanno mettendo in questa esperienza a Bergamo. Ma dopo questo incontro, sono certa che a loro non mancherà mai una cosa: la voglia di vivere per la musica.

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