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“Abitare la cura”: via all’accoglienza al Bes Hotel di Mozzo

Articolo. Terza struttura alberghiera attivata con la raccolta fondi. Nuove donazioni da Caritas e Fondazione MIA

Lettura 5 min.

La generosità dei bergamaschi non si smentisce pur in un frangente così difficile per le persone, per le aziende e per le istituzioni. Con la consueta concretezza della nostra gente: se vedono che i fondi vengono destinati a iniziative efficaci, sono subito pronti a sostenerle. Per questo sono contento che stia funzionando bene l’esperimento voluto dall’Ats e da noi subito sostenuto di utilizzare strutture alberghiere per i pazienti meno gravi. L’esperienza del Winter Garden sta facendo scuola non solo a Bergamo. Sappiamo che è il modo più utile per aiutare gli ospedali, oltre, naturalmente, i malati e le loro famiglie”.

A parlare è Massimo Cincera, presidente del gruppo Sesaab, editore di L’Eco di Bergamo. Intanto sono in arrivo nuove sottoscrizioni per “Abitare la cura”, la raccolta fondi voluta dal nostro giornale insieme a Confindustria Bergamo e alla Diocesi.

Gli obiettivi del crowdfunding sono quelli di liberare posti letto nelle strutture ospedaliere fortemente in difficoltà; aiutare le famiglie che non possono gestire il periodo di quarantena nella loro abitazione; e acquistare strumenti di protezione e macchinari utili alla cura dei pazienti. Il progetto si rivolge quindi sia ai pazienti post-ricovero, che necessitano di un ulteriore isolamento conclusivo; sia alle persone affette da contagi non troppo gravi, che però per vari motivi non possono svolgere la quarantena a casa.

VAI ALLA PAGINA KENDOO DEL PROGETTO PER EFFETTUARE UNA DONAZIONE

oppure

DONA AL C/C DI DIAKONIA ONLUS (IBAN IT53I0311111104000000002721)
(la donazione è detraibile)

Info: 035 386337

Nuova donazione da Caritas diocesana

Proprio Caritas diocesana ieri ha donato 350 mila €, che si aggiungono ai 50 mila € versati all’inizio dell’operazione solidale. “La Caritas diocesana – spiega il direttore, don Roberto Trussardiha accolto la sollecitazione del vescovo, monsignor Francesco Beschi, a partecipare all’iniziativa ‘Abitare la cura’. Ringraziando di cuore chi ha già aderito alla sottoscrizione, la somma donata è uno stimolo per continuare ancora con le offerte, perché le spese necessarie per i dispositivi sanitari e l’ospitalità alberghiera dei degenti nei tre hotel sono, comprensibilmente, non indifferenti. La Chiesa di Bergamo conferma il proprio impegno nella carità. Ognuno può donare, secondo le proprie possibilità”.

La Caritas – continua don Trussardi – è già in prima linea su più fronti, dall’accoglienza dei senza fissa dimora alla distribuzione dei pasti a domicilio alle famiglie bisognose, con 25 persone, di cui 15 sacerdoti. Da un paio di settimane il dormitorio del Galgario in città non accoglie più solo per la notte, ma è aperto tutto il giorno, tutti i giorni. Oltre duecento famiglie si sono aggiunte, nelle ultime due settimane, alle duemila già aiutate per i pasti. C’è chi, a causa dell’emergenza sanitaria, ha perso il lavoro e ora inizia ad essere in difficoltà. Forme di microcredito saranno necessarie, finita la fase più acuta, anche per aiutare piccoli commercianti e artigiani per l’affitto dei locali dove svolgono attività ora ferme. Quando si capirà fino a dove il sostegno pubblico arriva, la Caritas interverrà per colmare le lacune”.

Una donazione anche dalla Fondazione MIA

Ieri sono approdati sul conto corrente di “Abitare la cura” le risorse devolute dalla Fondazione MIA: 50 mila € per continuare la quarantena delle persone affette da Covid-19 nelle strutture alberghiere coinvolte nel progetto. “Ci siamo resi conto – spiega Fabio Bombardieri, presidente della Mia – di quanto è stato importante il servizio che si è realizzato al Winter Garden Hotel di Grassobbio, per questo siamo stati ben contenti di partecipare anche all’apertura del Bes Hotel Bergamo West di Mozzo. Sappiamo per testimonianza diretta che le persone che sono state ospitate al Winter Garden sono rinate, sia per l’assistenza sanitaria, che per quella psicologica. Considero veramente un valore aggiunto il fatto che gli ospiti, dopo settimane di allontanamento forzato dai loro cari, possano vederli anche solo attraverso il tablet, che siano seguiti anche da uno psicologo: sono elementi del servizio veramente preziosi. Inoltre sappiamo del beneficio che deriva agli ospedali, che possono liberare letti per i malati in fase acuta”.

Il Bes Hotel Bergamo West di Mozzo

Camera da letto del Bes Hotel di Mozzo
(Foto Diego Colombo)

La novità delle ultime ore è l’attivazione in un nuovo hotel del servizio di accoglienza dei pazienti post-ricovero o affetti da forme non gravi di nuovo coronavirus che non possono trascorrere la convalescenza a casa propria.

Il Bes Hotel Bergamo West di Mozzo, con 90 posti, è la terza struttura alberghiera messa a disposizione dell’Ats (Azienda di tutela della salute): va ad aggiungersi al Winter Garden Hotel di Grassobbio (che può ospitare 124 persone) attivo dal 18 marzo. Gianluca Marcucci, titolare del Bes Hotel, ha prontamente risposto con passione alla richiesta di “Abitare la cura”. Marcucci, peraltro, aveva già offerto all’Ats La Muratella di Cologno al Serio, acquisito quest’anno e pronto al rilancio a marzo, per l’ospitalità di degenti, non più gravi, per altre patologie.

Sono 98 le camere, su tre piani con doppio ascensore centrale, dell’hotel di Mozzo. I posti vengono ridotti a 90 perché sono necessari a infermerie e salottini di attesa quando si svolgono le pulizie delle camere. “Il Bes Hotel è un albergo tecnologicamente di pregio, con le caratteristiche consone per l’ospitalità di malati e dove si possono distinguere l’area per i degenti e chi li assiste e quella per il nostro personale che resta in servizio”.

Il coordinamento del luogo di sollievo sarà a cura di Confcooperative Bergamo, con la collaborazione della cooperativa Osa, già attiva al Winter Garden. Solco Città Aperta, Consorzio Ribes e Cooperativa La Persona saranno le realtà del territorio coinvolte. Il servizio sarà attivo da lunedì e vedrà sul campo una quindicina di persone, infermieri, operatori socio-sanitari, un medico, che affiancheranno i pazienti durante la degenza. Ci sarà anche un servizio per rimanere in contatto con i parenti, una consulenza psicologia e un’assistenza sociale. Previsto anche il supporto spirituale di don Cristiano Re, dato l’avvicinarsi della Pasqua.

A che punto siamo con raccolta fondi

2.558.960 € per un totale di 2.622 sostenitori: è l’ultimo aggiornamento numerico della sottoscrizione “Abitare la cura”. Ecco le modalità di donazione:

- bonifico all’Associazione Diakonia onlus – Emergenza Coronavirus
IBAN IT53I0311111104000000002721 (la donazione è detraibile)
Causale: Erogazione liberale – Emergenza coronavirus
Codice SWIFT di Ubi Banca per le donazioni dall’estero:BLOPIT22XXX.

- sulla pagina kendoo.it/abitare-la-cura/ , dove vengono conteggiate anche le donazioni arrivate sul conto corrente di Diakonia.
Kendoo non tratterrà dalla raccolta alcuna percentuale.

L’assistenza dei meno gravi in hotel, ecco come fare

“Abitare la cura” prevede che i medici di medicina generale possano inviare al Winter Garden Hotel e al Bes Hotel Bergamo West i pazienti positivi al Covid-19. Nello specifico, la residenza presso le strutture alberghiere può essere avviata per quelle persone contagiate che da un lato non hanno bisogno di un ricovero in ospedale e dall’altro, viste le loro condizioni, non possono rimanere a casa per problemi di spazio.

Lo stabilisce un protocollo definito nei giorni scorsi tra Ats, Osa Lombardia e la cooperativa di medici di medicina generale Iml, anche a seguito di un incontro informativo con alcune sigle sindacali dei medici di medicina generale.

Come ha spiegato il direttore generale dell’Ats, Massimo Giupponi, è necessario individuare per il paziente quali sono le condizioni di criticità “sociale”, che comportano la necessità di un isolamento domiciliare diverso dal proprio. Ad esempio la presenza di familiari immunodepressi o di familiari in quarantena, che non possono garantire le azioni di cura necessarie al paziente stesso.

Altri fattori possono essere l’impossibilità di ricavare dallo spazio domestico dei locali ad uso esclusivo della persona contagiata (una camera da letto, un bagno e il relativo percorso di congiunzione fra i due spazi), la mancanza di un domicilio a propria disposizione o altri motivi di difficoltà. Tutto questo vale per i pazienti affetti da Covid-19 o con sospetta infezione. La valutazione dei singoli casi spetta ai medici di medicina generale o agli operatori delle Unità territoriali di emergenza sociale (Utes).

Un numero verde per l’ospitalità

Osa ha anche attivato un numero verde al quale sia gli ospedali che le famiglie si possono rivolgere per avere informazioni e chiarimenti.

Il servizio è stato istituito dopo le numerose telefonate giunte al centralino dell’albergo da parte delle famiglie dei pazienti che chiedevano informazioni per l’accoglienza dei propri congiunti nella struttura alberghiera, adattata alle esigenze dell’isolamento.

Il numero è 800661899 ed è possibile chiamare dalle 8 alle 20. Risponderanno gli operatori di Osa, i quali valuteranno la possibilità di ospitare le persone, spiegando quali sono i criteri necessari all’accesso presso l’hotel.

Inoltre è possibile telefonare anche al numero dell’hotel 035 587011 (attivo 24 ore su 24), o scrivere all’indirizzo email: hotelgarden@osa.coop.

(ultimo aggiornamento ore 12.56 del 4 aprile)