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«D|TANTEMANI»: un percorso creativo per donne oltre la fragilità

Articolo. Al via su Kendoo il crowdfunding della Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo per sostenere due nuovi ingressi nel «Laboratorio risocializzante per donne» di Tantemani. Dove tornare a vivere ed essere donna attraverso attività legate all’artigianato, alla rilegatura e alla piccola sartoria

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Secondo le ultime statistiche Istat in Italia il 31,5% delle donne ha subìto durante la propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Tuttavia quella sul corpo non è l’unica forma di maltrattamento che le donne ricevono, ma vi è anche una componente psicologica da non sottovalutare, che presenta aspetti per certi versi sorprendenti. Sempre secondo l’Istat infatti la violenza psicologica è più diffusa tra le donne più giovani (35% per le 16-24enni rispetto ad una media del 26,5%) e tra le donne con titoli medio alti (29,9% per le diplomate e 27,1% per le laureate o con titolo di studio post-laurea). Le donne straniere inoltre presentano percentuali di violenza psicologica più elevate delle italiane (34,5%).

Sono numeri che però raccontano solo una parte di quella categoria multiforme e diffusa che possiamo sintetizzare con la definizione «donne con storie di fragilità», ovvero donne con difficoltà familiari, psicologiche, lavorative, sociali e culturali. Un intrico di vicende personali che spesso segnano profondamente la vita di persone che avrebbero meritato come tutte una vita serena, felice e piena.

A tutto questo la Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo, attraverso Laboratorio Tantemani – una realtà produttiva attenta ai temi sociali, ambientali e lavorativi, non nuova a iniziative come questa – risponde con il progetto «D|TANTEMANI – Laboratorio risocializzante per donne» ( SCOPRI QUI COME ADERIRE ALLA RACCOLTA FONDI )che ha come obiettivo quello di incoraggiare e supportare il riconoscimento e l’espressione di sé da parte di donne con storie di fragilità e favorirne il re-inserimento professionale. «D|TANTEMANI – racconta Francesca Moroni, educatrice e creativa, nonché responsabile del progetto – è nato nel 2015. Inizialmente era un piccolo laboratorio di design all’interno della realtà di FabLab del Patronato San Vincenzo. Poi in un contesto come il Patronato, ci è sembrato logico legare l’attività a un aspetto sociale, e in particolare alle donne, visto che tanti progetti del Patronato sono dedicati a utenze maschili. Quindi abbiamo deciso di creare un luogo di accoglienza, sereno e protettivo, per loro».

«D|TANTEMANI» parte accogliendo nei primi anni «circa 15-20 donne, la media è di circa una decina di utenti all’anno. I percorsi sono personalizzati, di “taglio sartoriale” sui bisogni di una persona, c’è chi va avanti per pochi mesi e chi per diversi, a seconda delle esigenze». Il focus sono, appunto, le «donne con storie di fragilità», ma «fragilità vuol dire tantissime cose, è uno spettro di casistiche molto grande. All’inizio abbiamo avuto donne che avevano subito delle violenze e il laboratorio venne creato soprattutto per loro, come esperienza risocializzante. L’obiettivo era il ritorno ad una quotidianità serena ». Poi le casistiche si sono allargate «con donne di diverse provenienza: salvate dalla tratta delle schiave, con disabilità borderline non troppo apparenti ma fortemente influenti nella quotidianità, ragazze madri che a volte partecipano al laboratorio essendo ancora incinta, persone che arrivano da un percorso in comunità, quindi di dipendenza, e nel laboratorio cercano di ripartire con una vita più libera di quella che vissuta in comunità».

Il progetto, l’avrete capito, è attivo. Ma per finanziare l’inserimento di due nuove partecipanti per un anno, la Cooperativa Sociale Patronato San Vincenzo affida a Kendoo la raccolta delle risorse necessarie, con un crowdfunding al via il 25 ottobre.

Creatività come terapia

Nato dalle donne per le donne, «D|TANTEMANI» punta ad avviare un percorso di scoperta e rivalutazione di donne con storie di fragilità attraverso l’apprendimento di tecniche creative tradizionali, rivisitate in chiave attuale e finalizzate alla realizzazione di manufatti di qualità. «Sono molto appassionata all’Asia e a tutte le tecniche giapponesi artigianali. Quindi facciamo laboratori di kintsugi, o di riparazione delle ceramiche, le rilegature a mano e tecniche di sartoria e decorazione del tessuto come lo shibori. Sono tutte cose semplici da realizzare partendo da materiali di recupero, dato che molte realtà della bergamasca ci donano tanto materiale. I l tutto oggi viene vissuto in uno spazio e tempo di serenità, dove si creano legami affettivi e si conoscono nuove persone. Inoltre i manufatti vengono venduti all’interno del negozio di Tantemani in via Suardi e alcuni dei prodotti che realizziamo saranno le ricompense del crowdfunding».

L’attività creativa e produttiva condivisa in laboratorio favorisce un nuovo approccio alle problematiche delle situazioni a rischio di emarginazione e povertà, traducendo in opportunità concrete le speranze e i sogni inconfessati di un futuro diverso, ma possibile. Perché la creatività, quella che contraddistingue ognuno di noi rendendoci liberi, può nascondersi in piccoli, grandi processi di artigianalità e sperimentazione.

In altre parole cimentarsi in attività creative intellettive e manuali, mettendo in gioco la propria voglia di fare e soprattutto di generare , è un ottimo modo per far emergere la propria identità e in particolare esprimere qual è la visione di quel mondo che è stato ingiusto e brutale ma che può tornare ad essere più accogliente grazie al frutto del proprio lavoro, come espressione di sé. «C’è sempre, anche nelle situazioni più fragili, uno spiraglio alla fine del tunnel. A volte può essere una piccola cosa, magari banale, che di solito viene data per scontata e che invece è un primo passo per la realizzazione di queste donne. Per chi ad esempio arriva da una comunità o da una vita in strada si tratta di cose basiche: la cura della persona, prendere i mezzi pubblici da sola. Sono obbiettivi grandissimi che danno tanta soddisfazione. Ma ci sono donne che vogliono essere considerate tali in tutto e per e quindi il laboratorio diventa una sorta di “palestra” per prepararsi ad una semplice ma soddisfacente routine quotidiana».

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