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Il flipper del futuro sarà connesso online e sarà esportato in tutto il mondo grazie a Euro Pinball Corp

Intervista. La realtà europea più grande di settore, con sede a Bagnatica, integrerà l’innovazione nei prossimi modelli, facilitando sfide e classifiche globali tra giocatori. La nostra intervista al titolare Marco Pedretti

Lettura 4 min.
Marco Pedretti

Una serata chiassosa come tante nel solito bar del paese. Un paio di clienti appoggiati al bancone scambiano due parole con un barista evidentemente troppo stanco, mentre ai tavoli si discute di calcio, di film e di pettegolezzi. Un gruppo di persone si è però riunito in un angolo della sala da cui arriva un misto di rumori metallici e suoni che ricordano quelli dei film di fantascienza. Basta avvicinarsi per rendersi conto che Cesco, al solito, sta tentando di battere il suo record al flipper, un gioco iconico, mitico e intramontabile. Questa volta però non si tratta di un cimelio finito per caso nel locale. È un flipper dell’azienda svedese Pinball Brothers dedicato ad Alien e immesso sul mercato nel 2020. Decisamente moderno sia per linee che per tecnologie, al punto da farmi sorgere un dubbio: esiste ancora un mercato del flipper?

Pedretti Gaming ed Euro Pinball Corp

Non solo la risposta alla domanda è «», ma proprio la provincia di Bergamo è diventata uno degli epicentri del mercato internazionale del flipper, (anche se sarebbe più corretto definirlo pinball) grazie a Pedretti Gaming. Si tratta di un’azienda con sede a Bagnatica specializzata nel restauro e nella vendita di cabinati da sala giochi e, appunto, pinball. Specializzata inizialmente nella produzione e vendita di ricambi e approdata successivamente alla progettazione e all’assemblaggio di questi giochi, l’azienda è riuscita a farsi un nome nel mercato statunitense e Nord europeo, con una produzione di circa ottanta pinball ogni mese con un costo medio che si aggira dai 7.000 ai 10.000 euro. Alle spalle, una conoscenza del mercato derivante da mezzo secolo d’esperienza nel mondo dei cabinati e dei prodotti d’intrattenimento da bar e sala giochi grazie alla famiglia Pedretti che lavora in questo campo dal 1976.

Nel 2023, dopo una lunga collaborazione, Pedretti Gaming e Pinball Brothers decidono di creare la joint venture Euro Pinball Corp , dedicata alla produzione di nuovi modelli di pinball e di remake sotto licenza ufficiale. Quindi, per chiunque se lo stesse chiedendo: sì, il flipper svedese maltrattato da Cesco nel bar ad inizio articolo è stato assemblato a Bagnatica.

L’intervista a Marco Pedretti

Curioso di saperne di più su questa azienda e sul mercato attuale del pinball, ho scambiato quattro chiacchiere con Marco Pedretti, legale rappresentante e amministratore di Euro Pinball Corp, oltre che titolare di Pedretti Gaming.

G.T: Pedretti Gaming ed Euro Pinball: Qual è la differenza tra le due aziende?

M.P: Pedretti Gaming è il punto di partenza della nostra storia. Circa dieci anni fa abbiamo iniziato occupandoci di videogiochi e apparecchi da intrattenimento per bar e sale giochi, soprattutto nel settore del noleggio. Io arrivavo già da un’esperienza familiare nel settore, attiva dagli anni Sessanta. Col tempo abbiamo notato che cresceva l’interesse dei privati, spinti dalla nostalgia degli anni Ottanta e Novanta. Abbiamo iniziato quindi a restaurare e vendere macchine rigenerate anche per uso domestico. Un problema importante era la reperibilità dei ricambi, spesso difficili da trovare e molto costosi, soprattutto dall’estero. Così abbiamo iniziato a progettarli internamente e a farli produrre, entrando anche nel mercato internazionale. Da qui è nata una collaborazione con aziende europee del settore, in particolare con Pinball Brothers, che cercavano un partner per l’assemblaggio dei flipper. Abbiamo iniziato producendo per loro, poi ci siamo strutturati sempre di più. Tre anni fa abbiamo deciso di creare una nuova realtà dedicata esclusivamente alla produzione: è nata Euro Pinball, che oggi rappresenta il nostro ramo industriale. Pedretti Gaming continua invece a occuparsi di commercio, ricambi e vendita.

G.T: Cosa è cambiato nel mondo dei flipper dagli anni Settanta-Ottanta a oggi?

M.P: Il cambiamento maggiore riguarda elettronica, grafica e software. Negli anni Novanta si usavano display a matrice di punti, molto semplici. Oggi abbiamo display LCD con animazioni complesse e video tratti direttamente da film o concerti. Anche l’audio è migliorato molto, così come l’illuminazione: con i LED RGB possiamo programmare effetti luminosi che seguono il gioco. In passato c’erano solo lampadine a incandescenza. Dal punto di vista meccanico, invece, il livello più alto si è raggiunto già negli anni Novanta, quando i budget erano più elevati. Oggi si producono meno pezzi e si investe meno sulla meccanica pura. Tuttavia, un flipper deve restare fisico: bobine, respingenti, movimento reale. Altrimenti diventa un videogioco virtuale.

G.T: Esistono diverse tipologie di flipper?

M.P: Fondamentalmente no. Le dimensioni del piano di gioco sono praticamente le stesse da trenta-quaranta anni. Ci sono due formati principali: quello standard e quello wide, leggermente più largo. Questo perché anche i ricambi, come vetri e profili, sono progettati su queste misure. Cambiare formato renderebbe difficile la manutenzione. La differenza vera la fanno il layout, le rampe, i meccanismi e soprattutto il software. È lì che si costruisce l’esperienza di gioco.

G.T: Chi è oggi l’acquirente tipo del flipper?

M.P: Principalmente collezionisti e appassionati. Le grandi aziende americane producono ancora modelli pensati per le sale giochi, ma realtà come la nostra lavorano soprattutto per il mercato premium. Noi ci rivolgiamo soprattutto ai privati, curando molto estetica e collezionabilità. Circa l’80 per cento dei nostri prodotti va a collezionisti, solo una piccola parte finisce in location pubbliche. I mercati più forti sono il Nord Europa e gli Stati Uniti. In Italia e nel Sud Europa il fenomeno è molto più limitato.

GT: Come vedi il futuro del settore?

M.P: Bisogna adattarsi continuamente ai gusti del pubblico. Dopo il boom post-Covid, il mercato si è stabilizzato e oggi i clienti sono molto più esigenti. Produrre un flipper è costoso: servono licenze, sviluppo software, grafica, progettazione meccanica. Collaboriamo anche con professionisti americani per alcuni aspetti. La scelta del titolo è fondamentale. Fino a qualche anno fa funzionavano molto le licenze anni Ottanta-Novanta. Ora bisogna guardare anche a periodi più recenti, perché il pubblico si sta ringiovanendo. Oggi il marchio conta tantissimo. In passato uscivano flipper di successo senza licenze importanti. Oggi, senza un tema forte, è difficile vendere. Poi, ovviamente, serve una grande giocabilità: il nome attira all’inizio, ma è il gioco che mantiene l’interesse nel tempo.

GT: In questo campo ci sono state innovazioni particolarmente rilevanti?

M.P: Una delle più importanti è la connessione online. Oggi i flipper possono collegarsi alla rete, permettendo classifiche globali e sfide tra giocatori, un po’ come nei videogiochi. È un’innovazione che stiamo integrando nei nostri prossimi modelli.

G.T: In Italia però i flipper sono piuttosto rari, giusto?

M.P: È vero. Molti pensano che non esistano più. Spesso si vedono solo macchine vecchie, mal tenute, in qualche bar. All’estero, invece, ci sono sale con 20-30 flipper moderni, curatissimi. Lì si crea una vera comunità: la gente prova i modelli nuovi, si appassiona e poi compra. In Italia questo circuito manca. Qui spesso si acquista «a scatola chiusa», senza aver mai provato il prodotto. È molto più difficile creare domanda.

G.T: Secondo te cosa servirebbe per far crescere il movimento in Italia?

M.P: Servirebbero più spazi dedicati, sale specializzate, eventi. Se la gente potesse provare i flipper moderni, si renderebbe conto di quanto siano ancora attuali e divertenti. A noi farebbe piacere ampliare la clientela italiana. Vendiamo molto all’estero, ma crescere anche in casa sarebbe il massimo.

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