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Gli affreschi riemersi dal tempo riaprono le porte di Palazzo Furietti-Carrara

Articolo. La dimora nobiliare di Presezzo apre al pubblico, sabato 17 ottobre, con una visita guidata tra storia e musica popolare, accompagnata da I Sifoi di Bottanuco

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Nel mondo dell’arte, una regola d’oro è non fermarsi mai alle apparenze. Dietro a un dipinto possono nascondersi storie affascinanti; dietro alla parete di un palazzo possono celarsi affreschi dimenticati nel corso dei secoli, tesori preziosi che soltanto il lavoro certosino di un restauratore può riportare alla luce.

Dopotutto, le opere d’arte sono una testimonianza diretta di secoli di storia: stratificazioni continue che soltanto oggi, a distanza di tempo, possiamo ammirare e comprendere. È il caso di Palazzo Furietti-Carrara, dimora nobiliare che si trova alle porte di Presezzo, che nella giornata di sabato 17 ottobre, riaprirà i battenti per permettere a visitatori e curiosi di scoprire una storia tanto lunga quanto densa di intrighi e colpi di scena.

L’evento, organizzato da Promoisola, offrirà alla cittadinanza, ma non solo, la possibilità di visitare la dimora storica attraverso una visita guidata, in programma nel pomeriggio a partire dalle 15. Il ritrovo è a Palazzo Furietti, in via Vittorio Veneto 1295, a Presezzo. La durata della visita è di circa 2 ore, al costo di 7 euro. Per info e prenotazioni è possibile contattare il numero 334.1711234 o scrivere all’indirizzo email: [email protected].

Nel corso della visita verrà approfondito l’aspetto rinascimentale che caratterizza il piano terra del palazzo per poi passare ad analizzare quello tardo-settecentesco tipico del piano nobile. Le prime testimonianze di Palazzo Furietti-Carrara risalgono infatti al 1559, quando Guarisco dei Sonzogni, noto anche con il soprannome di «Furietti», decise di acquistare il terreno sul quale far sorgere l’edificio. Già nel 1587 venne segnalata la presenza di un cantiere nella zona, che potrebbe essere stato completato attorno agli anni Novanta del Cinquecento. Proprio in quel periodo avrebbe operato Giovan Paolo Cavagna, artista bergamasco e allievo di Cristoforo Baschenis il Vecchio, chiamato a realizzare una serie di affreschi a tema mitologico e biblico. Dall’Apoteosi e le Fatiche di Ercole, nel salone principale del piano nobile, al Carro di Apollo, Susanna al bagno e Giuditta e Oloferne, nelle stanzette laterali, ci si immerge in un vero e proprio paesaggio fantastico, sospeso fra sacro e profano.

Rimane un po’ di rammarico visto che le opere che si possono osservare oggi sono soltanto le tracce rimaste dopo i lavori di restauro compiuti dalla famiglia Carrara nella prima metà del Novecento. Secondo le testimonianze dell’epoca l’edificio – passato prima nelle mani dei Gualandris (nel Seicento) e poi dei Carrara (nel Settecento) – fu ceduto da questi ultimi nel 1937 al Comune di Presezzo. Prima che l’amministrazione potesse prenderne possesso, la casata orobica decise di strappare gli affreschi, in un intervento che avvenne fra il 1939 e il 1942. A resistere furono soltanto alcune tracce dei dipinti, grazie alla profonda penetrazione dei pigmenti all’interno delle pareti della dimora. Sono stati proprio i recenti interventi di restauro a far emergere ulteriori testimonianze, come racconta il sindaco di Presezzo, Luca Arzuffi. «I restauri sono iniziati nel 1997, per poi proseguire fra il 2007 e il 2009 e concludersi circa un anno fa con il primo piano. In quest’ultima fase sono stati recuperati degli stucchi che, grazie al lavoro certosino degli operatori, hanno permesso di pulire i muri – spiega il primo cittadino Arzuffi – Sotto di essi sono emersi degli affreschi dimenticati. E questo è proprio il bello: poter mostrare quanto è stato trovato. A differenza di quanto già avvenuto nel corso delle precedenti visite guidate, il pubblico potrà apprezzare queste ulteriori scoperte, oltre ad accedere al primo piano, che fino a qualche mese fa non visitabile era visitabile».

La visita guidata non sarà soltanto l’occasione per scoprire i segreti del palazzo, ma anche per riscoprire la figura di Alan Lomax, etnomusicologo e ricercatore americano che nel Secondo Dopoguerra attraversò l’Italia insieme a Diego Carpitella per scoprire i segreti dei canti e delle danze popolari. Nel corso del suo viaggio lungo la Penisola, avvenuto fra il 1953 e il 1954, attraversò anche l’Isola Bergamasca, dove incontrò I Sifoi di Bottanuco.

Nato ufficialmente nel 1867, ma con alcune testimonianze che fanno pensare alla sua presenza già nel 1855, il gruppo folkloristico ripercorrerà gli studi di Lomax e allieterà i presenti con il suono inconfondibile del «Flauto di Pan», divenuto un simbolo per il complesso.

La visita guidata sarà, in realtà, soltanto un piccolo passo per riportare il palazzo ai fasti originari. Come sottolineato dal sindaco Arzuffi, è fondamentale che gli spazi dell’edificio siano vissuti, affinché non rischino nuovamente di essere dimenticati. «Stiamo cercando di organizzare mostre e visite, ma già alcune parti interessate dal primo restauro avrebbero bisogno di ulteriori sistemazioni. Serve lavorare perché la struttura possa essere vissuta e, di conseguenza, conservata. Per questo stiamo operando affinché si possa trasferire qui la biblioteca. Ci vorrà del tempo, ma la nostra intenzione è rendere vivo il palazzo e consentire a tutti di apprezzare questa bellezza», conclude il primo cittadino.