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Gianni Galleri al «Fahrenheit 442» apre con un viaggio nel calcio dei Balcani

Articolo. Sabato 20 giugno l’autore di «Balkan Football Club» inaugura la quinta edizione della rassegna di letteratura e cultura calcistica

Lettura 4 min.
Gianni Galleri allo Stadio Bilino Polje a Zenica, in Bosnia Erzegovina

Il calcio non è semplicemente uno sport da seguire in televisione o allo stadio, magari in compagnia di qualche amico per seguire le sfide notturne dei Mondiali. Il calcio è molto di più: storia che si intreccia alla letteratura, passione che si fonde alla narrativa. Proprio su queste basi nasce la quinta edizione di «Fahrenheit 442» , il primo festival di letteratura e cultura calcistica in Italia organizzato dall’Associazione Culturale Deportivo LaCultura e dalla Biblioteca di Sarnico, con il patrocinio del Comune di Sarnico e lo sponsor Tecnoext srl. Una rassegna che si svolgerà a Sarnico, sulle sponde del Lago d’Iseo, e che ha visto una prima anteprima a Bergamo con Giuseppe Pastore, che il 2 giugno ha presentato il suo libro «Capolavori» dedicato ai gol più belli della storia del Mondiale.

Un antipasto che accompagna alla due giorni, attorno a Piazza Umberto I, a Sarnico e che partirà sabato 20 giugno alle 20 con Gianni Galleri e il suo volume «Balkan Football Club»: una vera e propria guida per viaggiare all’interno dei Balcani seguendo il filo rosso del calcio jugoslavo (e non solo). Alle 21.30 ci sarà invece spazio per Gino Cervi e Federico Frascherelli che, accompagnati dal musicista Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore, presenteranno il loro podcast «Romanzi di Formazione» che prevede la presenza in ogni puntata di un ospite chiamato a creare un undici calcistico con una serie di autori che hanno contribuito a formare la propria persona.

Domenica 21 giugno sarà invece il momento, alle ore 20, del bergamasco Massimo Cortesi , presidente di Arci Lombardia, con «La Fascia Sinistra del Calcio», un volume che unisce il football alla politica, quando i calciatori diventano dei portatori di ideologie politiche oppure quando i grandi statisti si avvicinano al mondo del calcio in un intreccio a tratti inaspettato. A chiudere il sipario su «Fahrenheit 442» ci penserà, alle 21.30, Claudio Colombo con «Il Secolo di San Siro», un racconto scritto con Fabio Monti e incentrato sulla Scala del Calcio, che in cent’anni non ha soltanto ospitato alcune delle sfide più avvincenti del mondo del pallone internazionale, ma anche eventi di culto come concerti passati alla storia e la Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.

Per addentrarci meglio nel clima di «Fahrenheit 442» abbiamo deciso di andare a conoscere direttamente il primo autore in campo, Gianni Galleri, e approfondire il suo «Balkan Football Club», edito da BEE - Bottega Errante Edizioni. «Questo libro è la raccolta di dieci anni di viaggi nei Balcani, a partire dal confine orientale italiano fino ad arrivare a Romania, Bulgaria e Albania, oltre chiaramente a tutta l’ex Jugoslavia. Una delle mie prerogative iniziali era quella di fornire al viaggiatore una sorta di guida per chi volesse avvicinarsi al calcio nei Balcani, cosa che avrebbe fatto molto comodo anche a me. Ho quindi pensato di scrivere quello che avrei voluto leggere prima di partire – racconta il giornalista toscano -. Questi dieci anni di viaggi sono stati raccolti in questo volume, diviso per nazioni, dove si vanno a scoprire i Balcani attraverso la lente d’ingrandimento del calcio, a tutti i livelli: sia quello delle squadre celeberrime, come la Stella Rossa o la Dinamo Zagabria, sia quello di realtà più piccole nelle quali comunque si identifica una comunità».

Una sorta di guida turistica “sui generis”, che non si concentra semplicemente sui luoghi da visitare per gli appassionati di calcio, ma che offre ogni indicazione pratica per raggiungere le varie location proposte e per sapere come muoversi. In paesi dove ancora oggi spesso è difficile spostarsi da una città all’altra, questo volume si trasforma in un toccasana per tutti coloro che vogliono immergersi nell’Europa Sud-Orientale scoprendo le radici di un calcio che, per tutto il Novecento, ha rappresentato un’avanguardia a livello mondiale. Il tutto anche per scoprire alcune “chicche” che a un primo impatto non verrebbero in mente, ma che Galleri nei suoi viaggi è riuscito a scovare.

«Dal punto di vista calcistico, senza dubbio le grandi città sono quelle dove, spesso anche grazie ai derby, si trovano le situazioni più interessanti. Penso ad esempio a Belgrado, Sarajevo, Bucarest o Sofia – sottolinea l’autore -. Ci sono però anche città più piccole che hanno un grande fascino: penso ad esempio a Mostar, dove probabilmente si gioca il derby più acceso di tutta l’area, ma anche a Plovdiv oppure Cluj. Sono città che magari non vengono subito in mente al viaggiatore, ma che per un appassionato di calcio possono rappresentare uno stimolo davvero notevole».

Da un punto di vista puramente storico non si può prescindere dalla dissoluzione della Jugoslavia che ha colpito nel profondo i Balcani e che ha lasciato il segno anche nel mondo del calcio. Considerato che proprio questo sport ha rappresentato per anni un collante per una nazione che racchiudeva dentro di sé etnie e culture completamente diverse. Tutto ciò ha portato alla nascita del movimento «più brasiliano del calcio europeo», ma al tempo stesso ha sedimentato nella popolazione una passione che è rimasta accesa nonostante il crollo del blocco sovietico e la conseguente nascita di vari stati.

«Il calcio nei Balcani, a partire dalla legge Bosman, ha subito progressivamente una perdita di potere all’interno dello schema europeo e quindi, anche per mancanza di risultati, si è arrivati a un minore interesse nei confronti dei campionati locali – osserva Galleri -. Questo minore interesse, tuttavia, è compensato da una nutrita minoranza che segue il calcio in maniera molto sanguigna, molto intensa. Possiamo dire che non ci sono più gli stadi strapieni degli anni Ottanta e Novanta, però la parte di pubblico che continua a frequentarli mostra un attaccamento particolarmente forte».

Una situazione che per certi versi ricorda molto l’Italia, costretta per la terza volta a vedere i Mondiali da casa e alle prese con uno scostamento dalla Nazionale sempre più forte, soprattutto nei giovani che hanno dovuto far i conti con una crisi senza fine. Nei Balcani pesa però anche l’assenza di un campionato forte come era quello jugoslavo. Un sogno che molti vorrebbero tornare a vivere, ma che nel prossimo futuro appare come semplice utopia.

«Confrontarsi ogni anno soltanto con due o tre squadre competitive, mentre le altre hanno un livello molto inferiore, alla lunga peggiora inevitabilmente il livello complessivo. Non si è più abituati ad affrontare rivali di un certo tipo e questo è sicuramente uno degli aspetti che ha contribuito al decadimento del calcio dell’area balcanica. Tuttavia credo che ci si debba abituare a questa situazione. Spesso mi chiedono se in futuro sarà possibile tornare a un campionato unitario. Nel basket, ad esempio, questo tipo di esperimento è possibile, ma il calcio ragiona secondo logiche molto diverse – conclude Galleri -. Credo sia difficile che oggi qualcuno sia disposto a rinunciare, per esempio, a un posto nelle coppe europee o in una determinata lega per creare un campionato più competitivo. Le partecipazioni alle coppe e una certa distribuzione del potere risultano oggi più appetibili per molti dei soggetti che gravitano attorno al calcio in quei Paesi».