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Laura Benatti non manca mai il bersaglio. In Polizia, nello sport e nella vita

Articolo. La bergamasca Sovrintendente Esperto della Polizia Locale, 59 anni, ha vinto l’argento nazionale nella pistola sportiva categoria Master

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Laura Benatti

C’è un modo per non sentire gli anni che passano: centrare il bersaglio. Sempre. Laura Benatti, 59 anni, bergamasca, Sovrintendente Esperto della Polizia Locale, l’ha appena fatto di nuovo a Roma con l’argento nazionale nella pistola sportiva categoria Master. L’ennesima medaglia dopo le 74 già conquistate. Arrivata a Roma (all’Acquacetosa, sede della kermesse tricolore) da sesta qualificata ha rimontato tutti nella specialità più impegnativa: 30 colpi di tiro mirato, 5 colpi in 4 minuti con una calibro 22 a 25 metri, e 30 di tiro celere, sagome che si chiudono in 7 secondi con 3 a disposizione per colpire.

Freddezza, gestione, testa. La sua materia. Laura – veronese di origine, ma ormai bergamasca da decenni – è l’ufficiale di Polizia che non è mai stata in ufficio. «Sono entrata il primo marzo del 1990, quando si cominciava con il viabilista a piedi col cappellone, poi sono salita in moto». Otto anni da istruttore di tiro e armaiolo. E fuori dal servizio, una carriera parallela che dura da 37 anni e le ha regalato 74 medaglie oltre a 12 partecipazioni agli Europei delle Polizie dal 1991. «Quando faccio qualcosa lo faccio per vincere, mai per giocare, neanche a carte. Mi impegno al 3.000 per cento». Definirla poliedrica sarebbe riduttivo. Prima della pistola, una serie d’attività. E addirittura il kung fu («mio fratello cercava di mettermi sotto nelle nostre lotte casalinghe, allora ho scelto questa strada per difendermi. L’ho fatto per gioco, sono arrivata seconda ai nazionali»). Poi nuoto, pallavolo, bagnino, tiro con l’arco. Una che non sa cosa sia la noia. Poi, nel 1990, la folgorazione al poligono di Alzano Lombardo: «Mi sono trovata subito a mio agio, quasi una predisposizione». L’istruttore la guarda e le dice: «sei dotata, coltivala». Lei lo prende in parola. Con le due vite che iniziano ad andare in parallelo.

La Polizia Locale ha il suo gruppo sportivo, l’«ASMI», Associazione Sportiva Polizie Municipali d’Italia, affiliata all’«USPE» che organizza i campionati interforze. E a Bergamo, ad alto livello, «ho sempre sparato solo io», dice Benatti. Le discipline sono l’aria compressa e la pistola 25 metri, la sportiva. «Da cinque anni hanno aperto alle donne anche gare prima solo maschili, io non le faccio più, dovrei allenarmi tantissimo. Quello che ho dato è dato, adesso raccolgo i frutti dei miei sforzi passati». Il tiro «è per il 90% testa», spiega. Non è la mano ferma, o non solo: «La mano ferma è detta così, ma è gestione emotiva». Pistola e carabina sono due sport diversi. «Chi ha la pistola spara con il braccio lontano dal corpo e un peso di circa 2 chili in fondo che deve stare fermo, chi ha la carabina ce l’ha attaccata al corpo». Lei ha scelto la pistola. Sempre. Per stare immobile devi usare tutto. «Tutti i muscoli lavorano in una co-contrazione isometrica statica. Obbligatorio conoscere il proprio corpo, dalla punta dei piedi ai capelli. Bisogna essere profondi ascoltatori, questo è uno sport di concentrazione massima». E la concentrazione si allena. Sul campo e a casa. «C’è tanto allenamento in bianco, io quando sparavo a più alto livello mi allenavo tutti i giorni». Lo stesso gesto, all’infinito. «Alzata, allineamento, mira e scatto in bianco senza proiettile, tutto il gesto tecnico e poi lo visualizzi. Ed è lì che nasce la concentrazione». Respirazione, battito cardiaco, blinking. «Se per un atleta l’adrenalina è il motore che spinge, nel tiro l’adrenalina è quello che rovina, quindi la gestione delle emozioni è basilare».

Benatti ha cominciato sostanzialmente da “autodidatta”: «La struttura era aperta quattro volte alla settimana. Io mi recavo il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica e poi a casa tutti i giorni mi dedicavo alle alzate. Se in poligono due ore possono essere sufficienti, a casa non più di 15-20 minuti».

Laura ha sparato per sezioni di mezza Lombardia con Bergamo che ha due siti di riferimento, Alzano e Ponte San Pietro entrambi tuttavia con dei limiti strutturali per il discorso competizioni a 25 metri. E poi c’è il 10. «Il 10 è il risultato del gesto tecnico, se è tutto perfetto la conseguenza è il massimo punteggio, è matematica. E la sensazione è indescrivibile perché è come un venir ripagato di tutti gli sforzi. Ma dura un attimo. Perché va rifatto e se non viene è come se si rompesse un pezzo. Con due binari che si aprono: o lo sconforto che va a compromettere tutto oppure ci si deve ricentrare. La modalità? One shot, one kill, ogni colpo è la mia gara: io ho sessanta colpi, faccio sessanta gare ». Con un post perfomance tutto da raccontare: «Tengo un diario. Scrivo tutto quello che è successo. Perché dentro di me so esattamente cosa ho sbagliato, senza guardare dove è andato il colpo». A 59 anni Laura Benatti spara ha ancora la grinta di una ragazzina. Solo che adesso sa esattamente perché fa centro. Non solo al poligono. Ma nella vita. Con tante divise addosso. Tutte giuste, tutte perfette. Perché ciascuna ha contribuito a regalarci una campionessa senza tempo.