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Cinque modi diversi di stare a teatro a Bergamo a settembre

Articolo. Dal monologo alla Commedia dell’Arte, dalla poesia alla ricerca internazionale fino al teatro per famiglie: una selezione di proposte teatrali, tra città e provincia

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«Cuor di Coniglio», foto di Costanza Maremmi 21 – Sosta Palmizi

Scegliere di assistere ad uno spettacolo spesso significa partire da qualcosa che ci attrae, anche senza sapere esattamente cosa troveremo. Può essere il percorso artistico, un testo che conosciamo, un luogo insolito o semplicemente la curiosità per un linguaggio che abbiamo frequentato poco; è la disponibilità a muoversi tra esperienze diverse a permetterci di costruire uno sguardo personale, adatto noi. Da uno spettacolo all’altro cambiano il peso della parola e del corpo, le convenzioni della scena e il rapporto che si crea con chi guarda, mentre forme che arrivano da tradizioni lontane nel tempo continuano a essere riscritte e la ricerca contemporanea sperimenta altre possibilità. Seguire le differenze permette di modificare la prospettiva, incontrando ogni volta un’idea di teatro che ci chiede qualcosa di nuovo. Il valore di queste esperienze si manifesta nella capacità di far convivere tradizioni teatrali, pratiche contemporanee e ricerche sviluppate altrove, mettendole in relazione con luoghi e pubblici differenti.

Da qui nasce la selezione. Cinque appuntamenti scelti per il percorso artistico e per la qualità delle ricerche che portano con sé, dentro un panorama nel quale il teatro cambia continuamente forma, passando dalla scrittura contemporanea alla Commedia dell’Arte, dalla poesia alla ricerca internazionale, fino a un ultimo appuntamento pensato per essere condiviso anche in famiglia.

A comporre questo piccolo percorso sono Terre del Vescovado Teatro Festival, Segnali Experimenta, deSidera Bergamo Festival, il Teatro Tascabile di Bergamo e cittadiDanza. Cinque progetti con storie e identità differenti, capaci di far circolare artisti e pratiche tra la città e la provincia e di creare occasioni di incontro e relazione. Un “insieme”, dove ogni appuntamento chiede allo spettatore di cambiare prospettiva e, almeno per il tempo dello spettacolo, entrare in un’idea diversa di teatro.

«Attilio», il monologo si moltiplica

Il primo appuntamento è giovedì 3 settembre all’Auditorium Comunale di Orio al Serio, dove Flavia Ripa porta in scena «Attilio», spettacolo scritto e interpretato da lei stessa con la complicità di Paola Tintinelli. La serata fa parte di Terre del Vescovado Teatro Festival, rassegna diffusa che durante l’estate porta spettacoli e artisti nei comuni dell’area a est di Bergamo, utilizzando auditorium e spazi pubblici per costruire una programmazione strettamente legata al territorio.

«Attilio» ci porta nel 1991, dentro la famiglia Indino. Il protagonista ha nove anni e gioca a fare il nonno: da questa trovata prende avvio una farsa familiare nella quale affiorano progressivamente gerarchie e modelli patriarcali. La trama fornisce però soprattutto il terreno sul quale Ripa può dispiegare il proprio lavoro di performer. Una sola attrice si prende, infatti, la responsabilità di popolare l’intera scena, passando attraverso personaggi differenti e costruendo in tempo reale anche la componente sonora dello spettacolo. Ripa utilizza delle pedaliere, registra e manipola i suoni, modifica continuamente la propria presenza; il pubblico assiste così anche alla costruzione artigianale del meccanismo che tiene insieme il racconto. Il comico accompagna questo continuo gioco di trasformazioni e permette alla scrittura di entrare nelle dinamiche familiari senza appesantirle con spiegazioni. Il risultato mostra una delle possibilità più interessanti del monologo contemporaneo: uno spazio che, pur affidato a una sola interprete, può diventare sorprendentemente affollato.

Claudia Contin, una vita dentro Arlecchino

Due giorni dopo, a Urgnano, il salto è considerevole. Sabato 5 settembre all’Auditorium Comunale arriva «Mondologo di Arlecchino» di Claudia Contin Arlecchino, produzione del Teatro Tascabile di Bergamo in collaborazione con Porto Arlecchino. Lo spettacolo è inserito nella XXXVIII edizione di Segnali Experimenta – Festival Internazionale del Teatro di Gruppo, una delle rassegne più longeve della provincia, dedicata alle esperienze che mettono al centro il lavoro dell’attore e la ricerca sviluppata dalle compagnie.

Per Claudia Contin Arlecchino rappresenta un campo di studio frequentato per decenni. Il suo percorso nella Commedia dell’Arte ha approfondito il rapporto tra la maschera e il corpo che la sostiene, fino alla costruzione di una figura scenica riconoscibile che continua a trasformarsi nel tempo. Il titolo stesso, «Mondologo», suggerisce la vastità di questo universo: un mondo che nasce da un solo personaggio e dalla quantità di possibilità custodite nella sua presenza.

Contin restituisce soprattutto la natura adulta di Arlecchino. Il lavoro sulla maschera recupera la sua energia fisica e la sua irriverenza, mentre una tecnica estremamente precisa consente all’interprete di continuare a utilizzare nel presente un codice nato secoli fa. La tradizione diventa così qualcosa che accade davanti agli spettatori, sottoposta ogni volta alla prova della scena e della relazione con chi guarda.

«Magnificat», Alda Merini incontra Arianna Scommegna

Con il terzo appuntamento ci spostiamo nella Chiesa di San Sisto a Bergamo, dove venerdì 11 settembre Arianna Scommegna interpreta «Magnificat» di Alda Merini, accompagnata alla fisarmonica da Katerina Haidukova. Lo spettacolo è proposto da «deSidera Bergamo Festival», rassegna che attraversa la città e numerosi comuni della provincia e che negli anni ha costruito una parte importante della propria identità portando il teatro dentro chiese e luoghi storici, spesso in relazione con temi legati alla spiritualità e alle domande dell’esistenza.

La ragione principale per scegliere «Magnificat» sta nell’incontro fra il testo di Merini e un’interprete come Scommegna, una delle attrici più autorevoli della scena italiana contemporanea. La sua ricerca sulla parola passa da un uso estremamente consapevole della voce e da una presenza scenica capace di dare consistenza anche alle pause, qualità particolarmente preziose quando il materiale di partenza nasce come poesia. Merini attraversa la figura di Maria riportandola a una dimensione profondamente umana. La maternità e lo stupore appartengono a un’esperienza che Scommegna fa passare attraverso il proprio corpo, dentro un adattamento di Gabriele Allevi realizzato con la collaborazione della stessa attrice. La fisarmonica di Haidukova accompagna questo percorso creando un rapporto continuo con la parola, che acquista sulla scena un tempo diverso da quello della pagina.

«Elektra», il mito di Elettra all’ombra di Grotowski

Il quarto appuntamento porta a Bergamo una prospettiva ancora diversa. Giovedì 17 settembre, al Teatro Renzo Vescovi del Monastero del Carmine, la compagnia iraniana Prometheus Theater presenta «Elektra», con la regia di Farzad Amini, nell’ambito di «All’ombra di Grotowski», il progetto del Teatro Tascabile di Bergamo dedicato all’eredità del maestro polacco.

Dal 15 al 20 settembre, la rassegna riunisce artisti che hanno lavorato direttamente con Grotowski e altri che ne hanno incontrato la ricerca attraverso percorsi, esperienze o anche soltanto i suoi scritti. Più che celebrarne la figura, l’obiettivo è osservare quanto il suo pensiero continui a modificare concretamente il modo di intendere il lavoro dell’attore e la pratica teatrale.

Dentro questa cornice, «Elektra» affronta la crudeltà e la compassione attraverso la catena di vendette che percorre il mito, dal sacrificio di Ifigenia fino all’uccisione di Clitennestra. Il Prometheus Theater costruisce la scena attraverso oggetti simbolici e immagini che richiamano i vasi greci e Caravaggio, intrecciandole con musiche della tradizione popolare iraniana. Un incontro fra un mito fondativo della cultura occidentale e una compagnia proveniente da un’altra tradizione teatrale, inserito in una settimana che interroga una delle eredità più influenti del teatro del Novecento.

«Cuor di Coniglio», un extra per tutta la famiglia

L’ultimo appuntamento della selezione cambia pubblico e introduce un suggerimento dedicato alle famiglie. Domenica 27 settembre, alle 16.30, al Teatro di Loreto arriva «Cuor di Coniglio» della compagnia Dimitri/Canessa, rivolto a bambine e bambini dai sei anni in su e alle persone adulte. Lo spettacolo fa parte della nuova edizione di cittadiDanza, il festival di ABC – Allegra Brigata Cinematica che dal 19 settembre al 4 ottobre attraversa diversi luoghi di Bergamo con una programmazione dedicata al corpo e ai linguaggi performativi. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con Pandemonium Teatro.

Vincent è un bambino fantasioso che, ferito dal giudizio degli altri, finisce per rifugiarsi nel proprio castello interiore. L’incontro con Rosi, un eccentrico coniglio danzante, dà inizio a un viaggio alla ricerca del cuore perduto. Una struttura da fiaba contemporanea che Dimitri/Canessa affronta attraverso il teatro fisico e la clownerie, affidando al movimento una parte consistente del racconto.

Proprio il linguaggio scelto permette allo spettacolo di rivolgersi a età differenti. La fragilità e la paura dello sguardo altrui assumono significati diversi a seconda di chi osserva, mentre il gioco fisico crea uno spazio nel quale adulti e bambini possono condividere la stessa esperienza senza doverla necessariamente leggere nello stesso modo.

Cinque prospettive

Nel corso di settembre, dunque, la scena bergamasca permette di muoversi tra esperienze che hanno poco bisogno di assomigliarsi. Cinque date che restituiscono una parte della ricchezza prodotta dalle rassegne che attraversano Bergamo e la provincia, ciascuna con una propria storia e un diverso modo di costruire il rapporto con gli spettatori. Seguirle significa concedersi, a ogni appuntamento, la possibilità di cambiare prospettiva.