Tutto è cominciato con un’idea, una collaborazione da costruire e una domanda che, all’inizio, non aveva ancora una risposta: «ce la faremo?» A luglio 2025 il treno di cioccolato più lungo del mondo era ancora un progetto da mettere a terra. C’erano l’intuizione, i contatti con Malta e la volontà di provare a realizzare qualcosa di grande, ma mancavano ancora i sostegni, le certezze e soprattutto la consapevolezza che quell’impresa sarebbe arrivata davvero al traguardo. Oggi il «Winter Games Expres»s è entrato nel Guinness World Records con i suoi 55,27 metri di lunghezza e 28 quintali di peso, ma la storia non si misura soltanto in centimetri e cioccolato.
A raccontarla è Andrea Bonati, presidente del Consorzio Pasticceri Artigiani Bergamaschi, che ha curato la regia del progetto e ne ha accompagnato i passaggi più delicati perché, se il record è il risultato che ha attirato l’attenzione, il percorso per raggiungerlo è stato soprattutto una prova di organizzazione, capacità di fare squadra e tenacia. «A un certo punto ho trovato i primi sostenitori e ho detto: va bene, allora lo facciamo. E via», ricorda Bonati. È stato quello il momento in cui l’idea ha smesso di essere soltanto un’ambizione e ha cominciato a trasformarsi in un’impresa concreta.
Un record costruito insieme
La scelta del treno non nasce dal nulla. Alle spalle c’è un precedente primato mondiale realizzato nel 2012 a Gare du Nord, in Belgio, proprio dal maestro cioccolatiere maltese Andrew Farrugia, con il quale il gruppo bergamasco ha poi collaborato. Quella prima opera misurava circa 30 metri. La nuova sfida è stata ripartire da quell’esperienza e spingersi molto più lontano: un convoglio di dimensioni quasi doppie, realizzato con circa 30 quintali di cioccolato e con il coinvolgimento di decine di pasticceri, studenti e realtà formative. Il progetto ha preso forma grazie alla collaborazione tra Bergamo e Malta, con il contributo di professionisti e studenti bresciani. Gran parte del lavoro è stata realizzata a Bergamo, mentre alcuni elementi della locomotiva sono stati preparati da Farrugia a Malta. Poi il maestro cioccolatiere è arrivato in Italia con i suoi ragazzi per completare l’opera insieme ai pasticceri e agli studenti coinvolti.
Una collaborazione che ha trasformato il laboratorio in un luogo di incontro tra esperienze e generazioni. « Ci sono stati circa sessanta pasticceri, forse anche qualcosa di più, e tantissimi ragazzi delle scuole di formazione », racconta Bonati. Una quarantina quelli bergamaschi, affiancati da studenti di Brescia e Malta. Per loro non è stata soltanto un’occasione per mettere alla prova le proprie capacità tecniche, ma la possibilità di contribuire a un progetto destinato a lasciare il segno.
Naturalmente, un’opera così delicata e ingombrante non si costruisce senza imprevisti. Tra i momenti più complicati, Bonati ricorda soprattutto l’organizzazione degli spostamenti: il treno ha dovuto raggiungere diverse location e ogni trasferimento ha richiesto attenzione, perché bastava un urto per danneggiare una parte della composizione. «Una volta, quando lo abbiamo portato al centro commerciale Elnòs di Brescia siamo dovuti arrivare alle due di notte. Non si poteva fare prima», racconta. E non sono mancati gli incidenti: una carrozza si è danneggiata durante uno dei trasferimenti, anche nel passaggio all’aeroporto di Orio al Serio. In quei casi non restava che rimboccarsi le maniche e intervenire, con il cioccolato fuso pronto a diventare lo strumento per riparare ciò che si era rotto.
C’è stato poi il momento in cui la macchina organizzativa rischiava di incepparsi proprio sul passaggio decisivo: l’autorizzazione del Guinness World Records. A dicembre, mentre il progetto era già in pieno movimento, mancava ancora la conferma ufficiale. Per Bonati era un nodo fondamentale: senza il riconoscimento, sarebbe venuto meno uno dei motivi centrali della sfida. Così ha deciso di intervenire direttamente, chiedendo una risposta entro tre giorni e mettendo sul tavolo anche la possibilità di lasciare l’organizzazione. «In quel momento ero un po’ l’uomo chiave, perché sapevo tutto quello che stava succedendo. È anche una questione di equilibrio: tenere insieme persone, responsabilità e scadenze è stato parte integrante del lavoro, tanto quanto la realizzazione materiale del treno», spiega il presidente.
Il vero traguardo è la solidarietà
Eppure, quando Bonati ripensa ai momenti più belli, il Guinness non è al primo posto. La soddisfazione più grande è stata vedere i pasticceri lasciare temporaneamente le proprie attività per ritrovarsi, il lunedì e il giovedì, a sistemare il treno e dare una mano senza chiedere nulla in cambio. È stata la dimostrazione concreta di quanto un progetto condiviso possa mobilitare una comunità professionale. C’è poi un obiettivo che, più di ogni altro, dà senso all’intera iniziativa: la raccolta fondi per l’associazione Cure Palliative di Bergamo e per lo St. Michael Hospice di Malta. Per sostenerla sono state prodotte e messe in vendita migliaia di tavolette di cioccolato, realizzate da un’azienda esterna per garantire i quantitativi necessari. A oggi ne sono state vendute 2.670, per una raccolta che ha superato i 23mila euro. Altre 1.500 tavolette sono state inviate a Malta, dove saranno vendute a sostegno dell’hospice locale, mentre circa un migliaio è destinato alla vendita durante la Fiera Campionaria di Bergamo.
«Quando mi chiedevano perché avessi voluto mettere in piedi tutto questo, rispondevo: per vendere più tavolette possibile», precisa Bonati. Il record, dunque, non è il punto d’arrivo, ma lo strumento per attirare l’attenzione, coinvolgere le persone e raccogliere risorse. «Il treno di cioccolato è un mezzo. È bello avere un Guinness World Record, ma poi che cosa c’è dietro? C’è qualcosa che rende speciale quello che hai fatto. E soprattutto ci sono tutte le persone che collaborano per questo scopo».
Un viaggio che continua
Il percorso del Winter Games Express prosegue anche dopo la certificazione del record. Il treno è stato esposto a Palazzo Lombardia, a Milano, nell’ambito delle iniziative culturali legate ai Giochi invernali Milano Cortina 2026. Una locomotiva e una carrozza sono destinate al Museo del Cioccolato di Torino, mentre la Fiera Campionaria di Bergamo rappresenta un’ulteriore occasione per incontrare il pubblico e completare la vendita delle tavolette rimaste. L’obiettivo è arrivare a esaurire tutte le scorte.
Per il Consorzio Pasticceri Artigiani Bergamaschi, la sfida potrebbe essere anche il preludio a una nuova impresa. Il Consorzio si avvicina infatti al cinquantesimo anniversario e Bonati immagina di festeggiarlo con un altro grande progetto da regalare alla città. «Vorremmo farlo in grande stile e l’idea sarebbe regalare a Bergamo un nuovo primato mondiale veramente importante. Non so ancora che cosa», anticipa, lasciando aperta la sorpresa. Una cosa, però, è già chiara: «Sicuramente dolce», precisa, immaginando un’iniziativa che coinvolga tanti pasticceri e che permetta di vendere quanto realizzato per raccogliere fondi. È la stessa filosofia che ha guidato il treno di cioccolato: fare qualcosa di grande, ma farlo insieme. «Questa deve essere una cosa corale, non solo del Consorzio di Bergamo», sottolinea Bonati, pensando a un progetto capace di coinvolgere l’intera città.
