Provate, per un momento, a immaginare. Davanti a voi cโรจ un piatto che amate. Non importa quale: sceglietelo voi.
Prima ancora di assaggiarlo, guardatelo. Osservate i colori, le forme, il modo in cui gli ingredienti sono disposti nel piatto. Chiedetevi da dove viene. Forse cโรจ qualcosa che brilla sotto la luce, una superficie croccante, una salsa, il vapore che sale lentamente.
Ora immaginate di avvicinarvi.
Arriva il profumo. Magari รจ quello del pane appena tagliato, del pomodoro caldo, delle spezie, del caffรจ. Oppure รจ un aroma che non sapreste nemmeno descrivere bene, ma che conoscete. E che, in qualche modo, vi porta giร altrove.
Prendete il primo boccone, ma non mangiatelo ancora.
Sentitene il peso sulla forchetta, o tra le dita. Immaginate la consistenza. Ascoltate il rumore che farร quando lo morderete.
E solo adesso portatelo alla bocca.
Dolce, salato, acido, amaro, umami. Morbido o croccante. Caldo o fresco. Lasciate che il sapore arrivi prima di pensare al boccone successivo.
ร possibile che, semplicemente leggendo queste righe, sia successo qualcosa. Forse avete salivato un poโ di piรน. Forse avete sentito fame. Forse vi รจ venuta voglia proprio del cibo che avete immaginato.
Eppure, davanti a voi, non cโera nulla.
ร questo uno degli aspetti piรน affascinanti dellโanticipazione: il nostro rapporto con il cibo comincia molto prima del primo boccone.
Il cervello assaggia prima di noi
Siamo abituati a pensare alla fame come a un messaggio che parte dal corpo, attivato dalla grelina che segnala il famoso ยซstomaco vuotoยป: il corpo ha bisogno di energia, compare la fame, cerchiamo qualcosa da mangiare.
La realtร รจ molto piรน complessa. Noi esseri umani siamo decisamente piรน complicati.
Mangiare รจ un comportamento biologico, ma anche sensoriale, cognitivo, emotivo, sociale e profondamente appreso. Il nostro cervello raccoglie continuamente informazioni dallโinterno e dallโesterno del corpo e prova a prevedere ciรฒ che sta per accadere. Il profumo che arriva dalla cucina, il rumore di una confezione che si apre, lโimmagine di un alimento, lโora in cui siamo abituati a pranzare. Persino sapere che questa sera andremo nel nostro ristorante preferito.
Sono tutti segnali che possono annunciare lโarrivo del cibo. Sono indizi. Il cervello li raccoglie, li confronta con ciรฒ che conosce e si prepara a quello che probabilmente succederร dopo. La fisiologia possiede infatti una vera dimensione anticipatoria. La letteratura scientifica parla di ยซcephalic phase responsesยป, risposte che possono iniziare in presenza di segnali associati al cibo, prima che i nutrienti siano stati assorbiti. La salivazione ne รจ lโesempio piรน intuitivo, ma sono state studiate anche modificazioni della motilitร e delle secrezioni digestive e alcune risposte endocrine.
Non tutte si manifestano allo stesso modo in ogni persona e, soprattutto per alcune risposte ormonali, la loro reale importanza nellโessere umano รจ ancora oggetto di ricerca. Ma il principio rimane affascinante: il corpo non aspetta passivamente che il cibo arrivi. Si prepara.
Dopamina: non soltanto โla molecola del piacereโ
Anche il nostro sistema della ricompensa lavora molto sullโattesa. La dopamina viene spesso raccontata come ยซlโormone del piacereยป, una definizione efficace ma troppo semplice. Il suo ruolo รจ molto piรน interessante: partecipa ai processi di motivazione, apprendimento e attribuzione di valore agli stimoli e ci aiuta a orientarci verso ciรฒ che, sulla base dellโesperienza, potrebbe essere importante o gratificante.
Il cervello impara per associazioni: un profumo puรฒ annunciare qualcosa di buono. Una strada puรฒ ricordarci la pasticceria che incontriamo tornando dal lavoro. Il divano e una determinata ora della sera possono diventare associati allo snack che consumiamo abitualmente davanti alla televisione. Io stessa, ogni anno a Natale, assaggio un piatto che non mi piace, soltanto perchรฉ quel sapore รจ legato al ricordo della cucina di mia nonna Nunzia.
A quel punto non รจ necessario avere davanti il cibo perchรฉ si attivi il desiderio. Lโanticipazione diventa parte dellโesperienza. Ed รจ qui che emerge una distinzione importante: desiderare qualcosa non coincide necessariamente con averne bisogno. Possiamo avere fame senza desiderare un alimento particolare. Possiamo desiderare intensamente qualcosa senza avere una grande fame fisiologica. E possiamo iniziare a pensare al cibo semplicemente perchรฉ il nostro cervello ha riconosciuto un segnale che, nel tempo, ha imparato ad associargli. Non significa che ci sia qualcosa necessariamente da correggere, significa solo che cโรจ qualcosa da comprendere. Significa che siamo organismi capaci di apprendere.
Quando aspettare faceva parte del mangiare
ร domenica mattina e qualcuno sta cucinando. La casa lentamente cambia profumo. Si apparecchia la tavola, arrivano gli ospiti, si assaggia qualcosa mentre si prepara, si aspetta che tutti siano seduti. Il pasto non comincia quando la forchetta raggiunge la bocca. ร cominciato molto prima.
Lโattesa puรฒ amplificare il piacere proprio perchรฉ costruisce lโesperienza. La preparazione, i rituali, i profumi e la convivialitร danno al cibo un significato che va oltre la sua composizione nutrizionale. Ed รจ forse una dimensione che rischiamo di perdere: nellโepoca del ยซtutto e subitoยป, anche il cibo รจ diventato unโesperienza immediata. Apriamo unโapplicazione, scegliamo, clicchiamo e aspettiamo che qualcuno suoni alla porta. Mangiamo mentre rispondiamo a un messaggio, lavoriamo, guardiamo una serie televisiva o scorriamo il telefono. E poi ci ritroviamo ore dopo a chiederci: ยซMa oggi ho mangiato?ยป. Accade perchรฉ il cervello non ha dato valore allโesperienza. Non si รจ saziato al pari dello stomaco, perchรฉ impegnato su altri fronti.
Abbiamo aumentato enormemente la disponibilitร del cibo, ma non necessariamente lโattenzione che gli dedichiamo. Eppure aspettare non รจ sempre una privazione: scegliere gli ingredienti. Preparare. Sentire un profumo che lentamente invade la cucina. Aspettare qualcuno prima di iniziare. Sedersi davvero. Il tempo che precede il pasto puรฒ essere anchโesso nutrimento. Anche lโattesa puรฒ avere il suo sapore.
Quando invece lโattesa diventa controllo
Lโanticipazione, perรฒ, ha anche un altro volto: quello della paura e del controllo. ยซStasera vado a cena fuori, quindi oggi a pranzo mangio pochissimo.ยป, ยซDomani ci sarร il dolce, meglio evitarlo per tutta la settimana.ยป, ยซAl buffet perderรฒ sicuramente il controllo.ยป
In questi casi il pasto futuro comincia comunque molto prima di essere consumato, ma non attraverso il piacere. Comincia attraverso la preoccupazione, che invade la nostra giornata, ne monopolizza i pensieri e interferisce con le nostre scelte.
Lโanticipazione diventa calcolo, compensazione
Ed รจ interessante osservare come il tentativo di esercitare un controllo sempre maggiore sul cibo, paradossalmente, possa finire per concedergli sempre piรน spazio mentale. Programmare non รจ necessariamente un problema. Organizzare i pasti, pensare alla spesa o sapere che la sera mangeremo fuori puรฒ essere semplicemente una forma utile di cura e organizzazione. La differenza sta nella rigiditร .
Una programmazione flessibile lascia spazio alla fame, alle circostanze, al piacere e agli imprevisti. Il controllo rigido, invece, costruisce regole che spesso devono essere rispettate indipendentemente dai segnali del corpo.
Forse allora possiamo usare lโanticipazione in un altro modo: non per controllare ciรฒ che mangeremo, ma per accorgerci di ciรฒ che sta accadendo prima di mangiare. ร uno dei principi che ritroviamo anche nel ยซmindful eatingยป: portare intenzionalmente attenzione allโesperienza alimentare, senza giudizio e senza ridurla al gesto automatico di ingerire qualcosa.
Prima di iniziare possiamo osservare il cibo con tutti i nostri cinque sensi. Sentirne il profumo. Notare cosa accade nel corpo. Chiederci se sentiamo fame, desiderio, curiositร , abitudine, fretta. Non per giudicare o predeterminare la risposta e nemmeno per decidere se โpossiamoโ mangiare. Semplicemente per riconoscerla, notarla e diventarne consapevoli.
A volte scopriremo di avere sete, oppure molta fame. Altre volte di essere attratti soprattutto da un profumo o da un ricordo. Altre ancora che quello che desideriamo davvero รจ la pausa, la compagnia o il conforto che abbiamo imparato ad associare a quel cibo.
La consapevolezza non elimina il desiderio
E forse proprio qui nutrizione e psicologia tornano a incontrarsi. Perchรฉ nutrirsi bene non significa soltanto sapere che cosa mettere nel piatto. Significa anche comprendere cosa accade mentre ci avviciniamo a quel piatto: quali segnali ascoltiamo, quali aspettative costruiamo, quali emozioni portiamo con noi. Il prossimo pasto, allora, proviamo a non iniziarlo dal primo boccone. Cominciamo qualche secondo prima.
Guardiamo. Annusiamo. Ascoltiamo. Tocchiamo.
Aspettiamo.
E poi assaggiamo.
Potremmo scoprire che una parte del sapore era giร lรฌ, nellโattesa.
- Il gusto comincia prima di mangiare
- Il cervello assaggia prima di noi
- Dopamina: non soltanto โla molecola del piacereโ
- Quando aspettare faceva parte del mangiare
- Quando invece lโattesa diventa controllo
- Lโanticipazione diventa calcolo, compensazione
- La consapevolezza non elimina il desiderio
