< Home

«La Barchetta di Carta», le parole dei bambini costruiscono ponti tra Bergamo e Cuba

Articolo. Le lettere di bambini e adolescenti diventano un ponte tra culture e vissuti differenti. Il progetto sarà presentato sabato 7 novembre al Centro Culturale Loreto

Lettura 4 min.

Un foglio piegato, una barchetta di carta, due rive che sembrano lontanissime. Eppure basta una lettera per attraversare l’oceano, raccontare qualcosa di sé e scoprire che, al di là delle differenze linguistiche e culturali, esistono domande, emozioni e desideri capaci di mettere in relazione mondi diversi. È questa l’immagine che accompagna «Barquito de Papel – La Barchetta di Carta», il libro artigianale che raccoglie le lettere scritte da bambini e ragazzi bergamaschi e cubani, riunite in un progetto editoriale che fa della scrittura un’occasione d’incontro.

Dietro il libro c’è un percorso che intreccia ricerca universitaria, sperimentazione artistica e impegno sociale. A idearlo è Irina Bajini, docente e ispanamericanista dell’Università degli Studi di Milano, fondatrice di «LaTina Cartonera», progetto nato per portare fuori dall’ambito accademico le possibilità dell’editoria indipendente e costruire occasioni di espressione per persone e comunità spesso poco rappresentate. Accanto a lei, per la realizzazione di «La Barchetta di Carta», c’è Chiara Magri, attrice e formatrice teatrale di Tartaruga APS, che ha accompagnato la scrittura delle lettere italiane attraverso alcuni incontri alla Fabbrica dei Sogni, realtà bergamasca impegnata nella crescita culturale e sociale di minori stranieri.

Il risultato è un piccolo libro con una copertina artigianale, che non vuole soltanto custodire una raccolta di testi, ma mettere in comunicazione esperienze differenti, lasciando che siano le persone più giovani a raccontarsi con le proprie parole. La presenza di bambini con origini straniere nel gruppo bergamasco aggiunge un ulteriore livello al progetto. Le esperienze migratorie, i legami con i Paesi d’origine e le molteplici appartenenze culturali rendono il confronto meno prevedibile di quanto potrebbe sembrare. L’idea di una semplice corrispondenza tra due gruppi si apre così a una pluralità di storie.

Il primo libro rappresenta anche un esperimento, un punto di partenza. Tra le possibilità future, Bajini e Magri immaginano un nuovo volume nel quale i bambini possano confrontarsi attraverso favole e racconti rielaborati insieme, mettendo in relazione non soltanto esperienze personali, ma anche modi differenti di immaginare il mondo.

Il progetto sarà presentato sabato 7 novembre alle 16.30 al Centro Culturale Loreto, nella Sala 5 Donizetti, a Bergamo. L’incontro, a ingresso gratuito e rivolto a un pubblico a partire dai sei anni, si aprirà con una lettura teatrale di Chiara Magri da «Lettere dello scoiattolo alla formica», per poi proseguire con la presentazione del libro e la lettura di alcune lettere. Un pomeriggio pensato per avvicinare al valore della scrittura epistolare, ascoltando storie che arrivano da luoghi diversi e provano a trovare un terreno comune.

L’editoria cartonera : libri indipendenti, fatti a mano

Per capire la genesi di «La Barchetta di Carta» bisogna partire dal movimento delle editorie cartoneras, nato in Argentina nel 2002 in un contesto segnato dalla crisi economica. I libri vengono realizzati utilizzando cartone di recupero, con copertine lavorate a mano, in un modello editoriale indipendente che cerca di dare spazio ad autori e comunità lontani dai circuiti tradizionali.

È da questa esperienza che prende forma «LaTina Cartonera», progetto di editoria artigianale copyleft nato in ambito universitario. Per Irina Bajini, appassionata di teatro, traduzione e libri intesi anche come oggetti da costruire e condividere, l’editoria cartonera permette di mettere in relazione la formazione linguistica con la società. «È un movimento che prevede l’utilizzo di materiali di scarto, di cartone, per confezionare libri indipendenti, autonomi, libri copyleft, libri che possano dare voce a chi non ha voce», racconta.

L’idea è partita dal lavoro con gli studenti universitari. Insegnare la cultura latinoamericana significava offrire strumenti per entrare in relazione con l’altro e comprendere la realtà contemporanea. La realizzazione di un libro diventava così un esercizio collettivo: individuare un autore, chiedergli il permesso di pubblicare, confrontarsi sulle scelte di traduzione e decidere come restituire il testo a un pubblico italiano. «Ho messo insieme l’esercizio linguistico, l’analisi, con un risultato che è molto gratificante, perché lo studente poi diventa protagonista», spiega Bajini.

A Cuba, la scrittura per restituire identità

La nascita della collana «Alegría de Vivir», è legata a un’esperienza di ricerca condotta da Bajini a Cuba, dove si è fermata per sei mesi. Il rapporto con l’isola, coltivato da circa trent’anni, l’ha portata a sperimentare un laboratorio di scrittura autobiografica nel centro diurno per anziani «Círculo de Abuelos» di L’Avana. L’intenzione era chiedere ai partecipanti di raccontarsi in un contesto segnato da difficoltà economiche e sociali, la scrittura è diventata un’occasione per rimettere al centro le loro esperienze.

«Volevo far emergere dignità e identità, sono andata da loro chiedendo: “Chi eri, chi sei, cosa hai voglia di raccontarmi?”…», ricorda Bajini, ripercorrendo l’inizio del lavoro. La risposta è stata una quantità di storie che ha superato le aspettative, i partecipanti hanno condiviso ricordi ed esperienze, felici di essere interpellati. «Ne è venuta fuori una raccolta bellissima in cui loro si sono sentiti riconosciuti», racconta. Il nome della collana è stato scelto dagli stessi anziani. Di fronte alla possibilità di un titolo legato alle difficoltà vissute dalle persone emarginate, hanno preferito un’espressione che guardasse al futuro. «Mi hanno detto: “la nostra collana deve chiamarsi gioia di vivere, perché abbiamo voglia di andare avanti”». Dopo i primi libretti realizzati con le storie degli anziani, Bajini ha deciso di coinvolgere anche bambini e adolescenti. È nata così l’idea di mettere in relazione generazioni e vissuti differenti attraverso la scrittura.

Due sponde, due lingue, tante storie

«La Barchetta di Carta» prende forma durante il soggiorno cubano di Bajini, che raccoglie lettere scritte da bambini e ragazzi dell’isola grazie alla collaborazione con un educatore impegnato in attività culturali. Il modello è quello di un precedente scambio epistolare tra bambini messicani e cubani.

Per realizzare la versione bergamasca, Bajini ha coinvolto Chiara Magri, amica di lunga data e compagna di banco ai tempi della scuola. Magri ha lavorato con Fabbrica dei Sogni, conducendo incontri di scrittura creativa con bambini e ragazzi, molti dei quali con storie familiari e origini differenti. «Credo moltissimo che sia una buona operazione per dare voce agli adolescenti cubani, ma anche ai giovani bergamaschi che hanno voglia di raccontarsi», spiega Magri.

Il laboratorio si è sviluppato in un contesto informale, attraverso incontri e momenti di gioco. Le lettere hanno permesso ai partecipanti di condividere ricordi, legami e riferimenti culturali, dando spazio a esperienze personali che spesso rimangono poco conosciute. «Bambini italiani, sì, ma anche tanti stranieri che hanno grandi storie da raccontare», aggiunge Magri. Il libro mette in comunicazione due realtà diverse, senza cancellarne le distanze. La traduzione rende possibile il dialogo, mentre le lettere restituiscono modi differenti di raccontare il proprio mondo e la voce di bambini con origini straniere aggiunge ulteriore ricchezza allo scambio.

La lettera come spazio di ascolto

L’incontro del 7 novembre si aprirà con una lettura teatrale di Chiara Magri tratta da «Lettere dello scoiattolo alla formica», di Toon Tellegen. Il libro racconta uno scambio epistolare tra animali, nel quale sentimenti, timidezze e difetti emergono attraverso messaggi che attraversano il bosco. La lettura accompagnerà il pubblico verso le lettere di «Barquito de Papel», mostrando come la scrittura possa diventare uno spazio per esprimere emozioni e pensieri difficili da condividere a voce.

Anche la forma materiale del libro è parte dell’esperienza: ogni esemplare è cucito a mano e ha una copertina unica. Il ricavato della promozione della collana «Alegria de Vivir» sarà destinato all’acquisto di materiale elettronico e didattico a sostegno di bambini e anziani cubani in condizioni di maggiore fragilità.