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Tre giornate con «BergamoIncontra» 2026 per cercare un approdo nella tempesta

Articolo. Dal 25 al 27 settembre, a ChorusLife, il festival culturale torna per la diciannovesima edizione. Al centro, le domande sul presente e sulla possibilità che un incontro possa cambiare il modo di guardare alla realtà, tra AI, lavoro, giustizia riparativa, cura, educazione e due mostre

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(Foto Marco Ferrario)

Che cosa può diventare un incontro quando tutto intorno sembra muoversi in direzione opposta? È questa la domanda da cui prende le mosse la diciannovesima edizione di «BergamoIncontra», in programma dal 25 al 27 settembre negli spazi di ChorusLife. Il titolo scelto per quest’anno è una frase tratta dall’«Apologia pro vita sua» di John Henry Newman: «Fu come giungere in porto dopo un mare in tempesta». Un’immagine che parla di approdo, ma che prima ancora richiama la tempesta: quella dimensione di incertezza, fatica e solitudine che può attraversare tanto le vicende personali quanto quelle collettive.

Il festival si colloca proprio dentro questa condizione, senza cercare risposte semplici. Lo fa mettendo in dialogo esperienze e persone molto diverse tra loro: un teologo e un esperto di lavoro, un imprenditore e una persona coinvolta in un percorso di giustizia riparativa, medici e operatori della cura, artisti, educatori e testimoni. Il filo che li unisce non è tanto un tema unico quanto una domanda: se la realtà può essere una tempesta, che cosa permette di non perdersi? E quale tipo di incontro può indicare una direzione?

È una domanda che attraversa i tre giorni di «BergamoIncontra» e che si declina su alcuni dei nodi più discussi del presente. A cominciare dal rapporto tra essere umano e tecnologia.

Dall’intelligenza artificiale al lavoro: che cosa resta umano?

Ad aprire il festival, venerdì 25 settembre alle 18, sarà «Magnifica Humanitas», un dialogo con Javier María Prades López, membro della Commissione Teologica Internazionale, dedicato all’enciclica di papa Leone XIV e alle trasformazioni che l’era digitale e l’intelligenza artificiale stanno portando nel modo di vivere e di lavorare. A moderare l’incontro sarà Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione ADAPT.

Il dialogo supera le domande su che cosa l’intelligenza artificiale sarà in grado di fare per provare a immaginare quale posto continuerà ad avere l’essere umano dentro una trasformazione tecnologica che investe già il lavoro, la conoscenza e le relazioni. Una domanda che il festival riprende il giorno successivo spostandosi dal digitale all’impresa.

La giornata di sabato 26 si aprirà alle 15.30, e sarà San Francesco a diventare oggetto di un confronto lontano dalle rappresentazioni più consuete. In «San Francesco: il dito e la luna», lo scrittore e educatore Franco Nembrini dialogherà con fra Giovanni Amisano, padre guardiano del convento di Sant’Anna Borgo Palazzo. Un’occasione per tornare a una figura che, attraverso la sua esperienza, continua a interrogare il rapporto tra persona, fede e realtà.

Alle 17 della giornata di sabato, «Impresa come luogo di educazione» riunirà Alessandro Bracci, presidente e amministratore delegato del Gruppo Teddy, Alessandro Cianciaruso, presidente e amministratore delegato di Seas, e Sonia Malaspina, Chief People Officer e Corporate Affairs di GLS Italia, in collaborazione con Cdo Bergamo. L’azienda viene così osservata non soltanto come luogo di produzione o di reddito, ma come uno spazio nel quale le persone trascorrono una parte significativa della propria vita e nel quale possono maturare competenze, responsabilità e relazioni.

Quando l’incontro passa attraverso il conflitto

È nell’appuntamento dedicato alla giustizia riparativa che il tema dell’edizione trova una delle sue espressioni più concrete. Alle 18.30, sempre sabato, «Al di là del conflitto. La giustizia riparativa come cammino di incontro e riconciliazione» metterà attorno allo stesso tavolo esperienze e competenze differenti.

Tra i protagonisti ci sarà Franco Bonisoli, ex militante delle Brigate Rosse oggi impegnato in progetti di giustizia riparativa, insieme ad Anna Cattaneo, presidente di InConTra ETS e coordinatrice del Centro di Giustizia Riparativa di Bergamo, al criminologo Adolfo Ceretti dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e a don Alessandro Sesana, mediatore di InConTra ETS. Un confronto che parte da una delle situazioni in cui l’idea di incontro appare più difficile: quella in cui tra le persone esistono una ferita, una responsabilità e un conflitto.

Il tema non viene affrontato soltanto come questione giuridica, ma come possibilità di un percorso nel quale vittime, responsabili e comunità possano tornare a confrontarsi con ciò che è accaduto. È un passaggio coerente con la domanda che attraversa il festival: che cosa succede quando l’altro, invece di essere soltanto colui che ci divide, torna a essere qualcuno con cui è possibile entrare in relazione?

La seconda giornata si chiuderà poi con «Una ballata per Chiara», spettacolo teatrale con Ippolita Baldini realizzato in collaborazione con deSidera. Un monologo che, attraverso personaggi improbabili e ironici, ruota attorno alla figura di Santa Chiara.

La cura, la fragilità e il tempo della vita

Domenica 27 settembre il programma si sposta su un’altra dimensione dell’esperienza umana: quella della fragilità e della cura. Dopo la Santa Messa delle 10.30 celebrata dal vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, alle 15.30 sarà il momento di «Scoprire la vita, dando più vita ai giorni».

L’incontro affronterà il tema degli hospice e dell’accompagnamento alla fine della vita attraverso prospettive diverse: quella di Aurora Minetti, presidente dell’Associazione cure palliative ODV ETS, di Diego Guerini, ospite dell’Hospice Armando Minetti e Kika Mamoli, della medico ematologo Paola Marenco e di don Vincent Nagle, sacerdote della Fraternità San Carlo.

Anche in questo caso, più che una discussione astratta sulla cura, la manifestazione sceglie di mettere al centro le esperienze. La malattia, la vicinanza, il tempo che rimane e il modo di accompagnare una persona diventano così occasione per interrogarsi sul valore della vita anche quando questa si misura attraverso la fragilità.

Alle 17.30 sarà invece il titolo stesso dell’edizione a tornare protagonista, con il dialogo «Fu come giungere in porto dopo un mare in tempesta». A confrontarsi saranno Silvio Cattarina, psicologo e sociologo e presidente della cooperativa sociale “L’Imprevisto”, e Fabrizio Maiello, conosciuto come «il Maradona delle carceri», con la conduzione del giornalista Piero Vietti. La chiusura del festival torna così al punto di partenza: la tempesta come condizione dell’esistenza, ma anche la possibilità di un incontro capace di aprire una strada diversa.

Due mostre per esplorare la domanda

A completare il programma saranno due mostre, visitabili durante tutti i giorni della manifestazione. La prima è «Léon Harmel. La profezia di un’impresa», realizzata dalla Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli ETS. Racconta la storia dell’imprenditore francese Léon Harmel, tra i pionieri del cattolicesimo sociale di fine Ottocento, che trasformò la filanda di famiglia introducendo forme allora innovative di tutela e partecipazione dei lavoratori. Una vicenda che permette di tornare, attraverso una storia del passato, alla domanda sul rapporto tra impresa, lavoro e dignità della persona affrontata anche negli incontri.

La seconda esposizione porta lo stesso titolo del festival, «Fu come giungere in porto dopo un mare in tempesta», e prova a trasformare il tema dell’edizione in un’esperienza guidata. Il visitatore sarà invitato ad attraversare un percorso che richiama metaforicamente il mare in tempesta e conduce verso un porto finale, passando attraverso spazi dedicati all’amore, all’arte e alla preghiera. Un elemento partecipativo permetterà inoltre a ciascuno di lasciare una traccia del proprio passaggio, contribuendo alla realizzazione di un’opera collettiva al termine dei tre giorni.

Un festival pensato per tutta la famiglia

Non mancheranno poi gli spazi dedicati alla dimensione più informale del festival. Il Meeting Point ospiterà testimonianze e presentazioni di libri, mentre lo Spazio Bimbi proporrà laboratori, giochi e letture animate. Ci sarà inoltre un’area ristorazione realizzata in collaborazione con gli esercenti presenti a ChorusLife. Perché, accanto alla riflessione, «BergamoIncontra» conserva una dimensione di socialità e convivialità che è parte integrante dell’idea stessa di festival.

Dal 2008 l’associazione «BergamoIncontra» costruisce infatti ogni anno un appuntamento che mette insieme incontri, mostre, spettacoli e testimonianze a partire dalle grandi domande dell’esistenza, con una matrice culturale cristiana proposta come il punto di partenza da cui guardare alla realtà e incontrare esperienze diverse.

Quest’anno la metafora scelta è quella di un viaggio che attraversa una tempesta e cerca un approdo. Ma, più che indicare una destinazione già definita, il programma sembra voler fermare l’attenzione sul viaggio stesso: sulle persone che si incontrano lungo il percorso, sulle storie che possono cambiare il modo di leggere ciò che accade, sulla possibilità che anche dentro una condizione difficile si apra uno spazio inatteso.

È da lì che, dal 25 al 27 settembre, «BergamoIncontra» proverà a ripartire.