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Una breve guida per esplorare il Lago di Garda su due ruote

Racconto. Le vacanze di Pasqua potrebbero rappresentare l’occasione giusta per testare le gambe intorno al Garda. Un itinerario di oltre 150 chilometri a due passi da Bergamo tra centri storici, campagne e siti culturali

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Verso Torri del Benaco

È arrivata la primavera e, con il sole e le giornate che si allungano, viene voglia di inforcare la bicicletta e spingere i pedali all’aria aperta scoprendo nuovi angoli del nostro territorio. Ecco, dunque, una breve guida per esplorare il Lago di Garda su due ruote: un itinerario ad anello che si snoda tra Lombardia, Trentino e Veneto, con varianti adatte a ogni tipo di ciclista. Il percorso ricalca in gran parte la «Ciclovia del Garda», un ambizioso progetto, non ancora ultimato, che punta a creare un anello ciclabile continuo di 140 chilometri attorno al bacino.

Da Desenzano a Gargnano

Per chi parte da Bergamo, il mezzo più comodo per raggiungere il Garda è il treno regionale: la bicicletta viaggia gratis e in circa un’ora e mezza (con cambio a Treviglio o Rovato) si raggiunge la stazione di Desenzano-Sirmione al prezzo di circa 8 euro. Sebbene l’itinerario più breve intorno al lago corra lungo la Gardesana, il traffico intenso e la carreggiata stretta rendono questa opzione un po’ problematica. Laddove possibile scegliamo dunque strade alternative che allungano il viaggio ma lo rendono più sicuro e interessante.

Dalla stazione di Desenzano puntiamo all’entroterra, verso Lonato, per imboccare la «Ciclabile della Valtenesi» che, snodandosi tra le colline moreniche coltivate a vigne e ulivi, conduce fino a Salò. Appena a nord del cimitero di Lonato prendiamo la ciclovia che attraversa Barcuzzi e Ronchi fino a raggiungere Padenghe. Superato l’imponente castello, proseguiamo in leggera salita oltre l’eremo di Betania, continuando verso Castelletto per poi scendere nell’abitato di Polpenazze. Da qui l’itinerario risale costeggiando la chiesetta di San Pietro, tocca Puegnago e raggiunge i laghi di Sovenigo. Sempre seguendo i cartelli, iniziamo a scendere verso nord entrando nel Comune di Salò, dove finalmente raggiungiamo il lago che scorgevamo dalle colline. Qui la distesa collinare diviene una sottile lingua di terra compressa tra il lago e le pendici prealpine: i pittoreschi paesi che ci accingiamo a visitare iniziano a sfilare uno dopo l’altro, specchiandosi eleganti nelle acque del Garda.

Rimontiamo in sella e, superato il centro abitato, siamo costretti a pedalare in carreggiata fino a Barbarano, dove imbocchiamo il marciapiede ciclopedonale che costeggia la statale, permettendoci di superare Gardone e Toscolano Maderno in relativa sicurezza. Abbandoniamo poi la costa per imboccare via Cecina: una suggestiva strada poco trafficata che corre a monte della Gardesana all’ombra degli alberi costeggiando per un lungo tratto i campi da golf attraverso le frazioni di Cecina, San Giorgio e Roina. Rientrati sulla statale per pochi metri, entriamo nel Comune di Bogliaco e continuiamo fino a Gargnano pedalando sul lungolago tra Villa Bettoni, la chiesetta di San Giacomo e le antiche limonaie che caratterizzano questo tratto di costa.

Da Gargnano a Torbole

A nord di Gargnano, la morfologia del territorio si fa estrema: per secoli, le pareti di roccia a picco sul lago hanno reso impossibile la realizzazione di una via costiera, lasciando come unica alternativa i faticosi sentieri che dal lago s’inerpicavano verso l’altopiano. La prima strada capace di collegare Gargnano a Riva fu realizzata solo in epoca fascista: un’opera ciclopica che richiese uno sforzo immane per scavare la montagna, con ben settanta gallerie estese su 7 chilometri.

Nonostante a partire dagli anni Sessanta siano state costruite nuove varianti, il tratto attuale della costa nord-ovest, lungo oltre 25 chilometri, resta comunque stretto e dominato dai tunnel, risultando decisamente poco confortevole per le due ruote. Molti ciclisti sportivi lo percorrono comunque per chiudere l’anello nel modo più rapido ma esistono varianti più interessanti, sebbene non totalmente prive di gallerie. È infatti possibile raggiungere Limone risalendo l’altopiano di Tremosine lungo la SP38 verso l’Alpe Garda o, in alternativa, seguendo la spettacolare strada della Forra che, da Campione, s’incunea nel canyon scavato dal torrente Brasa. La scelta è tra i 15 chilometri pianeggianti della costa e i 25 chilometri dell’altopiano, che richiedono tra i 500 e gli 800 metri di dislivello a seconda dell’itinerario intrapreso.

Noi optiamo per la Forra: da Gargnano seguiamo la strada costiera, stretta e trafficata, superando diverse gallerie fino a Campione, dove finalmente imbocchiamo la vecchia Gardesana. Oggi chiusa alle auto, questa strada è un percorso di rara suggestione che prende quota dolcemente, sospeso su pareti di calcare a picco sul lago, fino a incrociare la strada della Forra vera e propria che invece inizia dal porto di Tremosine. Una volta entrati nel canyon, raggiungiamo l’abitato di Pieve e le frazioni di Priezzo, Voiandes, Villa, Vesio, Fucine e Voltine, da cui il Garda si mostra in tutto il suo splendore. Dall’altopiano scendiamo a Limone del Garda, attraversiamo il paese lungo via Nova e via Reamol e imbocchiamo la celebre passerella ciclopedonale a sbalzo: un’opera scenografica di circa 2,5 chilometri che termina al confine con il Trentino. Qui, un monumento ricorda gli operai che persero la vita realizzando questo tratto di Gardesana, fortemente voluto da Gabriele d’Annunzio.

Non ci resta che rimetterci in carreggiata e percorrere per gli ultimi 5 chilometri di costa occidentale che ci separano da Riva, l’estremo nord del lago, dove riprendiamo finalmente la ciclopedonale che in breve ci porta a Torbole.

Da Torbole a Peschiera

Siamo sulla punta settentrionale del lago, a circa metà del percorso, e per chiudere l’anello ci manca da percorrere la costa orientale. Su questo versante, l’unica direttrice per le bici da strada è la Gardesana Orientale, che da Torbole punta verso Peschiera per poi proseguire idealmente verso Mantova. Ci rimettiamo dunque in carreggiata pedalando verso sud fino a Navene, dove comincia un tratto ciclopedonale di circa 6 chilometri che rimanendo sulla riva del lago conduce a Malcesine. Da qui riprendiamo la strada principale attraversando Cassone, Brenzone, Castelletto e Torri del Benaco fino a Garda, punto in cui il bacino inizia ad allargarsi e le montagne lasciano spazio a orizzonti più dolci.

Gli ultimi 20 chilometri sono decisamente più agevoli anche se meno suggestivi: una ciclopedonale di recente costruzione, che fiancheggia la carreggiata, ci permette di attraversare in sicurezza Bardolino, Cisano, Lazise e Pacengo tra campi coltivate, campeggi e resort. Superato un famoso parco di divertimento entriamo nel cuore di Peschiera del Garda, la suggestiva cittadella fortificata che sorge nel punto esatto in cui il lago sfocia nel suo emissario, il Mincio. Qui, il nostro viaggio è quasi al termine: possiamo scegliere se percorrere gli ultimi 15 chilometri di costa meridionale per chiudere ufficialmente il periplo a Desenzano oppure riprendere il treno verso casa dalla stazione di Peschiera.

Tratti problematici e possibili varianti

Percorrere l’intero anello del Garda significa confrontarsi con territori molto diversi. La parte sud, dove le colline lasciano il posto alla pianura, offre qualche libertà di scelta: tra Desenzano e Salò abbiamo preferito i 25 chilometri della Valtenesi per il piacere di pedalare in sicurezza tra i vigneti, casolari e uliveti, accettando un po’ di dislivello (300 metri) pur di evitare il traffico. Al contrario, nel tratto tra Peschiera e Desenzano, la costa rimane l’opzione migliore per non finire sulla trafficata Padana Superiore. Attorno al bacino nord, invece, la morfologia del lago non concede sconti. Qui il tour ricalca necessariamente la Gardesana, un percorso spettacolare ma problematico per la carreggiata stretta e i numerosi tunnel. In questi passaggi, specialmente tra Gargnano e Riva e tra Torbole e Malcesine, le luci sono indispensabili e serve una guida sicura. Proprio per questo, l’itinerario è inadatto a famiglie e comitive numerose: in questi casi è preferibile accorciare il giro sfruttando i traghetti (come le linee Gargnano-Brenzone, Toscolano-Torri o Salò-Garda), che consentono di trasformare un tratto potenzialmente pericoloso in una piacevole traversata in barca.

Almeno sulla carta questa frammentazione dovrebbe risolversi con la «Ciclovia del Garda», l’ambizioso progetto avviato nel 2018 che prevede la realizzazione di nuovi tratti ciclabili sulle rive che, insieme a quelli già esistenti, dovrebbero permettere di completare l’intero anello in sicurezza. La realtà dei lavori si è però rivelata più dura del previsto: se i percorsi tra Sirmione e Padenghe, Lazise e Peschiera o Navene e Malcesine sono già realtà, altri cantieri restano aperti. La passerella a sbalzo tra Limone e Riva è ancora incompiuta, così come il collegamento tra Malcesine e Torri. Tra Gardone e Limone, poi, le criticità idrogeologiche sono tali che non si costruirà nulla, affidando il trasporto delle bici ad apposite imbarcazioni. I costi poi, nelle zone più impervie, toccano addirittura i 20 milioni di euro, con un impatto ambientale del progetto finale che continua a sollevare forti dubbi e resistenze.

C’è poi una questione di convivenza e opportunità. La ciclovia viene presentata come un’occasione di mobilità dolce, ma poiché non sostituisce la strada delle auto ma si aggiunge a essa, durante l’alta stagione rischia di aumentare la pressione turistica su infrastrutture già sature. È bene tener presente, inoltre, che le piste realizzate sono ciclopedonali miste: in estate saranno probabilmente intasate di pedoni, rendendo la pedalata lenta e faticosa e, a quel punto, molti ciclisti, a buon diritto, preferiranno tornare sulla stretta Gardesana, finendo per inimicarsi quegli automobilisti convinti, a torto, di avere l’esclusiva della carreggiata solo perché a lato esiste una ciclabile.

Insomma, per godersi davvero questo viaggio, il segreto è scegliere il momento opportuno. L’estate rende il Garda un imbuito impraticabile per chiunque; il consiglio è di puntare sulla primavera o l’autunno, quando è possibile apprezzare il paesaggio senza lo stress della folla. Le vacanze di Pasqua alle porte potrebbero rappresentare l’occasione giusta per testare le gambe intorno al Garda.

Tutte le foto e la mappa sono di Luca Bonacina

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