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Dalla danza al nuoto paralimpico, la rinascita di Letizia Milesi

Articolo. Dopo l’incidente che le ha cambiato la vita, la 26enne bergamasca ha trovato nell’acqua una nuova strada. Agli Europei ha conquistato tre medaglie e ora guarda ai Mondiali e a Los Angeles 2028

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La nuotatrice Letizia Milesi

« Il motore del 2000 sarà bello e lucente, sarà veloce e silenzioso». Lucio Dalla scrive questo testo nel 1992, eppure sembra anticipare tempi, situazioni e ispirazioni. Perché Letizia Milesi, 26enne bergamasca nuotatrice, ha tutte le caratteristiche messe in musica dal cantautore bolognese. Fuori dalla musica, qui si va a Roncobello per raccontare una campionessa – nello sport e nella vita – proiettata nella danza a cui il destino prima ha sbattuto la porta in faccia, l'ha tenuta appesa ad un filo e poi le ha dato una seconda chance. Che lei ha plasmato attraverso il sostegno di tante persone e ne ha fatto un motore tanto veloce quanto silenzioso. Anche quando da celebrare ci sono ben tre medaglie agli Europei di nuoto paralimpico di Kocaeli, in Turchia. Anche quando il 26 ottobre, da nove anni, la mente torna agli istanti che l'hanno cambiata per sempre.

«Suona la campanella al termine della scuola, la solita corsa per salire sul pullman. Una spinta, quella che mi ha cambiato la vita per sempre. Sono caduta sul marciapiede. Avevo la cartella in spalla, mi ha salvato la testa ma mi ha spezzato il resto – ricorda la campionessa paralimpica Milesi – È stato come un incidente senza il poggiatesta visto che la lesione riguarda il collo. Mento contro lo sterno, testa contro le scapole poi di nuovo sterno per farmi rimanere inerme nuovamente sulle scapole. Le prime due vertebre k.o., così come l'osso del collo. Quello che quando si rompe o muori o non ti muovi più. E a me, in quella tragedia, è andata di lusso. Me l'hanno detto tutti i medici, con gli occhi lucidi: se sei viva è per la danza vista la potenza dei muscoli del collo. Nella dinamica è rimasto schiacciato il midollo a destra e infatti sono rimasta paralizzata su quel lato, emiplegia».

E quel « se sei viva è per la danza » ha radici ben profonde, che vanno a lambire un sogno spezzato e rinascono sulle ali di un secondo tempo: «Sono nata con il movimento dentro. Da bambina facevo tutti gli sport, anche due insieme. Poi è arrivata la danza ad assorbire completamente. Cinque ore al giorno, tutti i giorni, la domenica dalle dieci alle cinque. Le mie coetanee si divertivano giustamente, io stavo in sala. Non era una rinuncia, era amore, era la mia casa. Mi ero già vista grande: ballerina, poi maestra, poi la mia scuola. Avevo già disegnato il percorso», racconta Milesi.

Un percorso la cui virata ha aperto nuovi orizzonti, non solo verso gli States ma anche nei confronti della terra bergamasca: «Sono stata nove mesi in ospedale, un posto perfetto dove tutto è a misura di sedia. Poi fuori, quasi diciotto anni, in sedia a rotelle, in un paese di montagna dove ogni marciapiede è un muro. E lì ho conosciuto la solitudine vera, quella che ti svuota. Poi nel 2019 dovevo andare in America per operarmi e ho scoperto l'altra faccia della mia Valle, quella che ha un cuore enorme e mi ha sommersa d'amore. Con la mia famiglia ci siamo detti, questo amore lo vogliamo condividere: abbiamo creato l'associazione " Sulle Ali di un Sogno ".Se se i soldi non fossero serviti tutti a me sarebbero andati a qualcun altro. Perché nessuno deve più sentirsi più solo, come mi sono sentita io».

Un atto d'amore che oggi, oltre ad aver coinvolto tantissimi ragazzi nelle scuole, rappresenta un punto fondamentale per tanti bisognosi, con il «Taxi Solidale» fiore all'occhiello, rigorosamente gratuito attraverso l'opera di tanti volontari, per il trasporto nelle strutture: «Abbiamo cominciato con i giochi inclusivi per i bambini, divulghiamo il nostro messaggio a seicento ragazzi l'anno nelle scuole a cui raccontiamo che la fragilità è una forza, soldi per la ricerca, protesi per chi non se le può permettere, aiuti durante la pandemia. E poi il “Taxi Solidale” attraverso dei veri angeli che mettono a disposizione il loro tempo». Nel 2021 poi Milesi compie un’altra "tappa" con la pubblicazione del libro scritto insiemi a Marcello Astori, «Laetitia. Un nuovo inizio», dando voce ad un'esigenza mai nascosta: «L'ho scritto durante il Covid, dovevo buttare fuori tre anni in cui ogni giorno ero in bilico tra la vita e la morte, tra speranze e il rischio di farle svanire il giorno successivo».

Poi l'acqua, l'elemento naturale che cambia tutto. Unito all'incontro con Gloria Benedetti, la sua allenatrice nella Phb (società orobica da cui tutto è nato e per la quale è tesserata) nonché tecnico nazionale. «Gloria ha guardato il mio corpo e ci ha cucito sopra una nuotata, la mia, quella che solo io potevo fare. Un'atleta come me si deve fidare e affidare, io a lei ho consegnato il mio presente ed il mio futuro. Ma so che non avrei potuto trovare un riferimento migliore – ricorda con grande riconoscimento la nuotatrice – Uno dei primi dialoghi? Tu la testa d'atleta ce l'hai già, te l'ha data la danza. Per me è stata una molla motivazionale anche perché non esiste atleta senza allenatore». Poi c'è Arianna Barbieri, tecnico delle Fiamme Gialle che porta 3 argenti europei a Debrecen nel 2012, in vasca nei 100 dorso ai Giochi Olimpici di Londra 2012, gruppo sportivo di cui Letizia difende i colori da quest'anno. È diventata lei un altro preziosissimo tassello del team con Benedetti al vertice e capace di esaltare al meglio il più proficuo dei lavori di squadra.

Con aneddoto annesso, relativo all'oro continentale: «Ero in camera di chiamata, le confido di essere sono già felice dopo aver conquistato argento (nei 100 rana SB7 con record italiano, ndr) e bronzo (100 stile libero S8, ndr). E penso soltanto a divertirmi, godendomi l'ultima vasca del mio Europeo. Ho addirittura salutato mia mamma Monica sugli spalti, nelle altre gare ero talmente focalizzata che non vedevo nessuno, al blocco alla piastra ho pensato solo a me, al mio tempo. Il nuoto è meritocratico non puoi guardare gli altri: ho toccato la piastra, ho alzato la testa, ho visto il numero uno accanto al mio nome ed è stato solo stupore». Milesi, che sabato 31 ottobre al Santuario della Cornabusa a S. Omobono Terme ha ricevuto dall'Associazione Genesis di San Pellegrino il «Premio Arte, Cultura e Sport», ha il mirino puntato sui Campionati Italiani in vasca corta (sabato 28 e domenica 29 novembre a Lanciano), ma guarda già ai Mondiali, World Para Swimming Championships, che si terranno a Guadalajara, in Messico, dal 25 luglio al 1° agosto 2027: «La rassegna iridata diventa uno snodo cruciale verso il sogno paralimpico di Los Angeles 2028. Il mio sogno è già cominciato».

Dal Texas alla California, da un letto ad una piscina. L'America e un cerchio che si potrebbe chiudere alla perfezione. Con Letizia a dipingere come Giotto. Perché quella campionessa che talvolta si sente goffa e che veste largo per nascondersi agli occhi del mondo, sa perfettamente che la leggerezza è l'elemento che fa vincere ancor prima di buttare l'occhio sul cronometro. I cinque cerchi iniziano a scorgersi, prima però ci sono tricolore ed iride che attendono. Obiettivi a cui aspirare uno dopo l'altro con il sorriso stampato e una forza straordinaria.