Un paio di centesimi di secondo possono separare un momento di profonda gioia da uno di cocente delusione. Basta un battito di ciglia per cambiare una vita, motivo per cui nulla va sottovalutato, nemmeno il più piccolo dettaglio: è proprio da lì che tutto può cambiare. Se questi pochi centesimi possono addirittura decidere l’esito di quattro lunghi anni fatti di sacrifici, passione e ostacoli a non finire, allora la delusione può essere ancora più forte, perché in quell’istante tutto rischia di andare in frantumi.
Sembra l’inizio di una storia tragica, di una sconfitta bruciante. Questa volta, però, quei pochi centesimi hanno ripagato ogni sforzo del nostro eroe, Federico Tomasoni che, davanti al pubblico festante di Livigno, lo scorso 21 febbraio, ha conquistato l’argento nello skicross alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Un risultato emozionante, a tratti inaspettato per chi non conosce a fondo questa disciplina, ancor più se si considera che è arrivato al termine di un’Olimpiade da record per lo sport italiano e bergamasco. La medaglia è giunta soprattutto al termine di una storica doppietta azzurra condivisa con il trentino Simone Deromedis, vincitore dell’oro. Il bergamasco ha invece conquistato l’argento superando al fotofinish lo svizzero Alex Fiva grazie a un colpo di reni.
Questa storia ha però radici molto più profonde, legate alla passione di Federico per lo sci alpino, una disciplina che a un certo punto lo ha posto di fronte a un bivio difficile: continuare su quella strada oppure puntare su qualcosa di nuovo per esprimere appieno il proprio talento? Una domanda alla quale il ventinovenne di Castione della Presolana ha saputo trovare una risposta tutta sua. «Ho fatto sci alpino per tutta la vita. A un certo punto sono arrivato in Coppa Europa e mi sono reso conto che c’era un limite, anche in termini di supporto da parte della Federazione per affrontare le discipline veloci. Ho pensato subito che lo skicross potesse essere la disciplina più adatta a me. Ho sempre avuto la passione per il fuoripista e per i salti un po’ folli: lo skicross riesce a combinare entrambe le cose, unendo lo sci alpino a questo aspetto più spettacolare e adrenalinico – spiega Tomasoni – Nel 2019 ho contattato l’allenatore della Nazionale di skicross e ho subito chiesto se potessi provare. Da quel momento è diventata la disciplina in cui ci siamo affermati. L’abbiamo fatta crescere io, Simone e gli altri ragazzi e oggi in Italia siamo arrivati ai massimi livelli».
A spingerlo verso nuovi orizzonti è stata anche la consapevolezza di poter affrontare uno sport più dinamico rispetto allo sci alpino, nel quale bisogna prestare attenzione ai numerosi pericoli che possono arrivare dagli avversari o dalle strutture presenti in pista. Allo stesso tempo, lo skicross offre la possibilità di divertirsi appieno, sapendo di non essere semplicemente impegnati in una lotta contro un anonimo cronometro. «La differenza rispetto alle altre discipline, in cui sei da solo e conta soprattutto il tempo, è che qui entrano in gioco la tattica, i sorpassi e i movimenti. Bisogna muoversi molto, sfruttare il terreno, individuare i punti in cui superare gli avversari e partire bene – racconta Federico – Può sempre esserci qualche imprevisto davanti a te, soprattutto se sei nelle retrovie, e fino all’ultimo non sai se riuscirai a passare il turno oppure no».
Ad accompagnarlo in questo percorso c’è stato senza dubbio Edoardo Zorzi , originario di Songavazzo, anche lui componente della Nazionale italiana di skicross e al via delle Olimpiadi Invernali. Approdato a questa disciplina qualche anno prima di Tomasoni, Zorzi ha saputo conquistare un podio in Coppa del Mondo proprio in questa stagione e, soprattutto, ha offerto a Federico preziosi consigli prima che si lanciasse nella nuova avventura. «Grazie a lui, all’inizio, ho potuto imparare qualcosa da chi aveva più esperienza. Quando ho iniziato, lui praticava già questa disciplina da cinque o sei anni, motivo per cui ha saputo darmi la carica. Probabilmente, senza di lui, non avrei nemmeno cominciato ».
Un’altra persona fondamentale nel percorso di Tomasoni è stata la fidanzata Matilde Lorenzi , sciatrice piemontese scomparsa tragicamente a soli diciannove anni, il 28 ottobre 2024, durante un allenamento di slalom gigante sulla pista Grawand G1 in Val Senales. Un evento terribile che ha cambiato la vita di Federico e che, nonostante il profondo dolore, non gli ha impedito di trovare nello sport nuova linfa, fino a dedicarle l’argento olimpico. «Ho pensato a lei per tutto l’anno precedente, quindi quel giorno era giusto così – conferma l’atleta dell’Esercito – Dopo un anno e mezzo difficile per me, ho sempre pensato di dedicare la medaglia al cielo e ai miei amici, che erano impazziti di gioia a Livigno, oltre che alla mia famiglia. È stato un grande sollievo e una grandissima soddisfazione».
Nonostante la profonda emozione per il risultato ottenuto, Federico non si è lasciato travolgere e ha proseguito la stagione nel migliore dei modi, conquistando a Craigleith, in Canada, il primo successo della carriera in Coppa del Mondo. Si è così confermato ai vertici internazionali, proprio come il compagno di squadra Simone Deromedis, che ha concluso la classifica generale alle spalle del solo canadese Reece Howden. Un percorso che ha permesso a Tomasoni di prendere piena consapevolezza della crescita compiuta in questi mesi: «Ero in uno stato fisico e mentale in cui riuscivo davvero a esprimermi al 100%. Dopo la medaglia e i grandi festeggiamenti, sono riuscito ad aspettare un mese e a dare ancora il massimo nelle ultime gare. Ho ottenuto una vittoria e due quinti posti, confermandomi comunque su un buon livello».
A questo punto non resta che lasciarsi alle spalle quanto accaduto negli ultimi mesi e guardare avanti, verso un’altra intensa stagione, con l’obiettivo di compiere ulteriori passi in avanti e, soprattutto, continuare a fare ciò che più gli piace. Perché è proprio questa la vera essenza di un campione: «L’obiettivo – conferma Federico – è andare, come sempre, a tutta, cercare di stare bene fisicamente e divertirci, perché nel nostro sport ci divertiamo davvero tantissimo».
