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Filippo Dezza: «Ho smesso col calcio e ho trovato la mia strada nell’atletica»

Articolo. L’incidente, la scelta dell’atletica e il successo nei 200 metri. Ora l’atleta bergamasco guarda agli Europei e a Los Angeles 2028

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Filippo Dezza festeggia il successo nei 200 metri ai Campionati Italiani Assoluti (Foto Francesca Grana-Fidal)

Per arrivare al successo non serve essere dei talenti precoci. A volte è necessario attendere per raggiungere i traguardi prefissati, magari attraverso percorsi complicati che conducono alla vittoria. Perché lo sport ha mille strade: fondamentale è imboccare quella giusta al momento giusto. Filippo Dezza se n’è reso conto sulla propria pelle, visto che l’atletica leggera fino a qualche anno fa non era nemmeno nei suoi pensieri. Il 21enne di Brembate Sopra si era prefissato di inseguire una carriera da calciatore, nonostante alcuni tecnici avessero già visto in lui la rapidità di un centometrista. Ma la passione per il pallone era più forte di ogni consiglio.

Il portacolori della Bergamo Stars Atletica ha dovuto attraversare un periodo complicato prima di individuare la strada giusta e diventare campione italiano dei 200 metri, riportando nel capoluogo orobico il titolo quarantadue anni dopo Pietro Mennea, quando la «Freccia del Sud» militava per l’Athletic Club Bergamo. «Ho giocato a calcio fino alla fine delle superiori e poi, per vari motivi, ho deciso di smettere. Una volta finite le scuole, in estate ho iniziato a lavorare alla Brembo e, per trovare una valvola di sfogo, ho iniziato ad andare in palestra. Quest’ultima non mi faceva impazzire, ma il 25 ottobre 2023 ho avuto un incidente in moto - racconta Dezza -. Questo mi ha cambiato perché ho rotto il polso e in Brembo non mi hanno rinnovato il contratto. Ho iniziato così l’università a Dalmine e, al tempo stesso, ho cominciato a lavorare in un ristorante a Curno, ma anche quello mi portava via troppo tempo per lo studio. Ho scelto quindi di riprendere lo sport e, siccome non potevo per vari motivi tornare al calcio, ho deciso di seguire il consiglio dei miei allenatori e iniziare atletica al CUS di Dalmine ».

Una scelta più che azzeccata, considerato che in meno di tre anni Filippo è arrivato sul tetto tricolore battendo il campione olimpico della staffetta Fausto Desalu e guadagnandosi la convocazione per gli Europei in programma a Birmingham (Inghilterra) e per i Giochi del Mediterraneo previsti a Taranto. Due convocazioni in un colpo solo per un atleta che aveva vestito la maglia della Nazionale soltanto agli Europei Under 23 dello scorso anno. «Devo dire che, in generale, questa è stata una gara terminata molto bene – confessa Dezza – Perché, come si è visto anche poi a Molfetta ai campionati italiani Under 23, ho una fase di partenza dai blocchi e una fase di accelerazione che non sono proprio ottimali. Quindi, se già non riesco a partire bene, mi complico soltanto la vita. Faccio dei passettini che poi influiscono sulla fase di accelerazione piena. A Firenze, invece, ai campionati italiani assoluti sono riuscito a tirar fuori una buona partenza, che mi ha visto sul rettilineo finale indietro soltanto di uno o due metri. Più riesco a essere vicino agli avversari, meglio è per il finale. Quando siamo stati entrambi all’antidoping, ho scambiato due chiacchiere veloci con Desalu. Mi ha fatto i complimenti e quello è stato particolarmente piacevole, perché è un campione olimpico e fa ancora più effetto».

Nel giro di poche settimane Filippo sembra aver cambiato atteggiamento nell’affrontare la gara, tanto da superare Eduardo Longobardi, l’avversario che a Molfetta gli aveva strappato il titolo italiano Under 23, e centrare il colpo grosso che gli permetterà di vestire la maglia azzurra con i grandi dell’atletica continentale, oltre a lanciare un segnale in vista delle prossime stagioni che porteranno verso le Olimpiadi di Los Angeles 2028. «A Molfetta – sottolinea l’atleta – ero un po’ teso, perché arrivavo con il miglior tempo e le aspettative erano alte. A Firenze, invece, mi sono detto di ridimensionare tutto e semplicemente provarci: non aveva senso caricarmi di ulteriore pressione. Ho affrontato la gara con molta più serenità, già nei giorni precedenti, senza ripetermi continuamente che dovevo partire bene o che tutto doveva andare alla perfezione. Anche durante il riscaldamento ero molto più tranquillo. Se a Molfetta ero concentrato al cento per cento sulla gara, a Firenze l’ho vissuta con uno spirito più rilassato. Sapevo che era una gara importantissima, ma ho cercato di non darle troppo peso, perché ero consapevole che la pressione avrebbe potuto influire sulla prestazione finale».

Se i 200 metri hanno già regalato grandi soddisfazioni a Filippo in questa breve carriera, anche i 100 rappresentano una distanza sulla quale può dire la sua. Le caratteristiche dell’atleta orobico, però, sembrano adattarsi meglio al mezzo giro di pista, dove dopo la curva riesce a esprimere al meglio la propria progressione. «Quest’anno ho corso una sola volta i 100 metri, a Torino, e ho fatto 10.54, che è comunque un buon risultato, anche se inevitabilmente il confronto va al 20.48 nei 200. Era una delle prime gare della stagione e ci è andata abbastanza bene. Oggi, con tutta l’esperienza accumulata nelle gare di quest’anno, credo che riuscirei ad affrontarla e gestirla molto meglio. Avevamo pensato di correre un altro 100 dopo Firenze, se le cose fossero andate diversamente, ma a questo punto credo che dovremo rimandare all’anno prossimo. Speriamo».

Indipendentemente da come andranno gli Europei, Dezza ha già in mente i traguardi da raggiungere per continuare a crescere e togliersi nuove soddisfazioni: «L’obiettivo è puntare tanto in alto: se ci riesco, bene, non ho troppo da perdere; se non ci riesco, almeno ci ho provato. L’anno prossimo mi piacerebbe provare a togliere il titolo italiano Under 23 nei 200 a Tortu, con il 20.28. È difficilissimo sì, però, come ho detto, io ci provo. Se ci riesco sono contento, se no cercherò di arrivare il più vicino possibile».

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