Quante volte dalle cime delle Orobie abbiamo ammirato i ghiacciai del Disgrazia e del Bernina? E quanto rimaniamo sbigottiti nel notare, anno dopo anno, il repentino regresso di quei ghiacci? Ritengo che ogni tanto valga la pena sincerarsi di persona dell’apocalissi glaciale del nuovo millennio recandosi di persona in loco. È per questo che oggi mi sento di caldeggiare una gita “fuoriporta”, eccezionale per panorami e ambiente ma drammatica testimone dell’emergenza climatica.
In sole due ore e mezza d’auto da Bergamo possiamo raggiungere Pontresina, elegante borgo elvetico nel Cantone dei Grigioni (Engadina). Questo Cantone per secoli ha esteso la propria giurisdizione al confine con le Orobie: la Valtellina infatti fino al 1797 era parte dei Grigioni. I rapporti tra Bergamo e i Grigioni non erano solo correlati al commercio delle merci (via Mercatorum e via Priula) ma erano soprattutto legati alla pastorizia: la transumanza millenaria delle greggi bergamasche fino in Engadina è testimoniata da documenti storici che sancivano il diritto di libero transito dei pastori con le greggi attraverso i territori di Valtellina fino all’Engadina.
La prima menzione dei pastori bergamaschi in Engadina risale al 1204. Le transumanze delle greggi durarono fino a tutto il XIX secolo quando, a causa di ripetute epidemie di peste ovina, vennero interdette. A tal riguardo mi piace riportare la testimonianza di Mariella Majer-Khune tratta dal libro «Pastori» di Anna Carissoni: «Nel cantone dei Grigioni arrivavano dall’Italia dalle 40.000 alle 50.000 pecore delle quali 13.000-14.000 si installavano in Engadina. I pastori, che in parte ne erano anche proprietari, si distinguevano per la loro affidabilità, ordine e pulizia; erano inoltre ben conosciuti come fedeli ed esatti pagatori dell’affitto dei pascoli. Le loro pecore, della robusta razza bergamasca, appartenevano alla specie qualitativamente migliore per la zona alpina; oltre alla carne ed alla lana, esse producevano anche latte che mescolato con quello vaccino veniva poi trasformato in formaggio».
Un guizzo d’orgoglio orobico mi pervade l’animo. Vale la pena raccontare anche quanto andava scrivendo nel 1825 un certo signor Kasthoref: «Esattamente così, pulito e curato nel vestire, si presenta il pastore bergamasco che accudisce al gregge di Ernst Haltiner. La camicia chiara pulita, la giacca verdastra, i calzoni rosso ruggine, il cappello di feltro, conferiscono al giovane barbuto un aspetto monumentale. I due cani che lo accompagnano, autentici pastori bergamaschi, obbediscono ad ogni suo cenno e reagiscono ad ogni suo fischio. Amedeo Poloni, così si chiama il giovane pastore, dapprima alquanto ritroso, si anima lentamente e racconta la sua vita […] A metà maggio egli comincia a prestare la sua opera nei pressi di St. Moritz, per trasferirsi poi, all’inizio di luglio, in val di Fex. Mediante acquisti e con le nascite il suo gregge si è quasi quadruplicato. Si, risponde sorridendo alla nostra domanda, egli conosce una per una le 800 pecore che rimangono fuori all’aperto giorno e notte per l’intera estate e con qualsiasi tempo. Verso il 20 settembre egli rientra con il gregge a circa 200 capi che vengono poi portati a trascorrere l’inverno da Haltiner. Egli ed il fratello ritornano poi a Bergamo, più precisamente a Rovetta in Val Seriana, dove possiedono un loro gregge che portano a pascolare d’inverno nella pianura milanese, ricca di ottimi prati, in attesa che ritorni la primavera e con essa il momento di ripartire per l’Engadina».
Torniamo a noi per narrare della scorribanda in Engadina. Bisogna sapere che questo territorio, per le sue particolari caratteristiche geografiche, gode della bellezza di oltre 320 giorni l’anno di sole, record che neppure la Sicilia riesce a raggiungere. Naturalmente siamo in alta montagna pertanto le temperature non sono quelle isolane ma posso garantire che spesso, quando in bergamasca le nubi ricoprono il cielo, qui risplende il sole. È esattamente quello che ci è capitato due settimane orsono: il meteo preannunciava umidità sulle Orobie con nubi persistenti sulle cime fin dal mattino mentre in Engadina bel tempo.
Sbuchiamo al passo del Maloja e scopriamo che tutta la vallata è ricoperta da uno strato di nebbia suggestiva ma effimera, sopra di noi infatti già si intravedono filtrare i primi raggi di sole. Raggiungiamo Pontresina e ci portiamo presso la bella chiesetta romanica di Santa Maria (1875m) che vanta pregevoli affreschi del XII secolo. Da qui parte il sentiero per l’Alp Languard, ben segnalato dai tipici cartelli gialli del Club Alpino Svizzero (CAS).
In impeccabile assetto “trail-running” incontriamo un escursionista che si avvia sul nostro percorso. Ero già pronto al «Guten Morgen» e all’ingaggio di una disfida atletica con il vil straniero e invece vengo anticipato da un «Buongiorno!» con una cadenza che con le Alpi ha poca attinenza: è Lorenzo, fiorentino doc, la cui storia subito ci incuriosisce. I nonni di Lorenzo erano engadinesi di Scuol che agli inizi del secolo scorso emigrarono in Toscana. Lorenzo racconta: «Allora non è come oggi, in Engadina c’era povertà e molta gente è migrata in cerca di lavoro». I suoi genitori, raggiunta l’età della pensione, sono tornati nella terra d’origine. Lorenzo trascorre nella casa paterna i giorni di vacanza e parla correttamente il romancio, il dialetto locale, ma non il tedesco. Così, smorzata ogni velleità agonistica, ci mettiamo in cammino in allegra compagnia.
Il sentiero lambisce la pista da sci e sale serpeggiando tra larici e pascoli fino alla stazione d’arrivo della seggiovia, presso l’Alp Languard (2325m). Poco prima dell’alpeggio sbuchiamo dalle nuvole in corrispondenza di un pianoro da dove si apre uno magnifico scenario sui laghi dell’Engadina ricoperti dalle nubi. Immancabile la foto ispirata al celeberrimo dipinto di Friedrich «Viandante sul mare di nebbia».
Naturalmente questo tratto iniziale da Pontresina all’Alp Languard può essere evitato prendendo la seggiovia la cui corsa di andata e ritorno costa la bellezza di 29 CHF (circa trenta euro). Dritto dinnanzi ai nostri occhi appare la piramide rocciosa del Piz Languard che, osservata da qui, lascia intendere un percorso molto più arduo di quello che poi si rivela nella realtà. L’Alp Languard è anche il punto di partenza di numerose escursioni, facili e panoramiche che consiglio a chi è poco avvezzo ai dislivelli (Lago Languard, Capanna Paradis e Capanna Segantini).
Va detto che rispetto ai sentieri orobici quelli svizzeri sembrano autostrade: ampi, docili e con un fondo degno di un biliardo. Meravigliati da siffatta agevolezza, iniziamo a risalire il versante orografico destro della Val Languard. Camminare è un vero piacere anche perché, man mano che si avanza, in direzione Sud si apre un panorama superlativo sulle cime e i ghiacciai del gruppo del Bernina.
Il sentiero si porta sul contrafforte sud-ovest del Piz Languard e lo rimonta a tornanti. Salendo in una pietraia di grossi blocchi, si guadagna faticosamente la spalla dove sorge la Chamanna Georgy (3176 m). Quest’ultimo tratto è decisamente più erto e impegnativo ma il sentiero risulta sempre assai evidente e ben percorribile. Raggiungiamo Chamanna Georgy (3165m), il rifugio più alto dell’Engadina, a metà mattina mentre sulla panoramica terrazza c’è già qualche svizzero che si gusta una birra alla spina.
Mancano poche decine di metri alla cima del Piz Languard. Il percorso si inerpica tra le rocce ma si procede senza difficoltà perché non ci sono tratti esposti e i passaggi più tecnici sono agevolati da alcune corde fisse tirate come funi d’acciaio. Arrivati in vetta (3262m) non c’è la croce come sui nostri monti bensì un enorme treppiede metallico utilizzato per le misurazioni trigonometriche. Il panorama è infinito, ovunque volgi lo sguardo sei colto dalla meraviglia. So riconoscere solo le cime del gruppo del Bernina mentre per le altre mi affido ad intuizioni geografiche. Anche Lorenzo rimane estasiato, è la prima volta che sale fin quassù.
Ci fermiamo ad osservare il ghiacciaio del Morteratsch, ai piedi del Bernina. La lingua terminale è arretrata parecchio rispetto a pochi anni fa, in particolare si nota che il ghiacciaio ha perso molto spessore e larghezza: impressionante! Rimane sempre un bel vedere ma se continuiamo così ai nostri nipoti rimarrà ben poco da ammirare!
Ad alcuni escursionisti valtellinesi, giunti quassù dal passo del Bernina, chiedo lumi sui monti circostanti. Ci soffermiamo ad osservare la Biancograt, mitica cresta alpinistica di neve e ghiaccio. Uno di loro sentenzia: «L’ho fatta tre volte, l’ultima dieci anni fa. È una via bellissima ma oggi non la rifarei più». In effetti le condizioni sono pericolose: la neve scarseggia, il ghiaccio è infido e le alte temperature rendono i tratti di roccia poco sicuri.
In attesa di una nuova piccola glaciazione riprendiamo il cammino. La via del ritorno potrebbe ripercorre quella di salita ma, giunti a quota 2815m, ci concediamo una deviazione verso il lago Languard. Abbandoniamo il percorso principale e imbocchiamo il sentiero che, in direzione sud, si abbassa nella valle. In breve arriviamo al risalto roccioso sopra il lago Languard. Un sentiero sassoso scende al lago regalando bellissime prospettive. Il lago è a quota 2596m, alcune persone sono sulle sue rive in relax assoluto godendo dei riflessi turchesi delle sue acque. Nessuno azzarda il bagno, nemmeno io! Lorenzo ha i tempi stretti e sceglie di rientrare direttamente a Pontresina passando dall’Alp Languard. Ci salutiamo con la promessa di mantenere i contatti. Noi proseguiamo il giro ad anello affrontando il sentiero che in poche decine di minuti dal lago conduce, con una breve risalita, alla Chamanna Paradis (2540m), altro rifugio in posizione privilegiata sul ghiacciaio del Morteratsch.
Non è ancora mezzogiorno ma il rifugio brulica di gente affamata. Dal rifugio ci abbassiamo seguendo il sentiero del crinale che regala scorci unici verso Saint Moritz, Celerina e Pontresina. Giunti a quota 2430, ignoriamo la deviazione verso l’Alp Languard, rimanendo sempre sul crinale in direzione di Pontresina. Siamo sul sentiero Röntgen, che corre attraverso i contrafforti rocciosi affacciati vertiginosamente sulla valle del Bernina.
Successivamente il tracciato perde quota e si addentra nella vegetazione serpeggiando tra magnifici esemplari di larice e pino cembro.
Il sentiero Röntgen termina la sua corsa in corrispondenza della Torre Spaniola, manufatto del 1210 dalla insolita forma pentagonale nelle vicinanze della chiesetta di Santa Maria, nostro punto di partenza.
P.S. L’itinerario qui descritto è lungo 15km con 1500m di dislivello positivo. Richiede un buon livello di allenamento. Fino alla Chamanna Georgy è un percorso privo di difficoltà. Considerata la quota elevata può capitare anche in piena estate di incontrare neve, valutare bene le condizioni meteo. Prendendo la seggiovia dell’Alp Languard si risparmiano 4km e 450m di dislivello, rinunciando però alle suggestioni del sentiero Röntgen. Contrariamente a quello che un italiano potrebbe pensare, in Engadina i posteggi coperti sono meno costosi di quelli vicino alla partenza dei sentieri. Il Parkhaus Mulin di Pontresina costa la metà (9CHF per sei ore) di quello alla partenza della seggiovia dell’Alp Languard.
Tutte le foto sono di Camillo Fumagalli.
