< Home

La Gen Z vuole lavori che rispettano valori e relazioni

Articolo. La videointervista di Eppen racconta i sogni professionali della Gen Z e apre uno sguardo sulle loro idee di meritocrazia e parità di genere

Lettura 1 min.
(Foto Shutterstock.com)

Le testimonianze raccolte in questo video offrono uno spaccato interessante delle rappresentazioni sociali del lavoro nelle nuove generazioni. Emergono traiettorie biografiche ancora fluide, ma già orientate da logiche valoriali che meritano una lettura sociologica attenta. Sul piano delle aspirazioni professionali colpisce la prevalenza di vocazioni legate alla cura, alla conoscenza e alla trasmissione culturale: antropologia, criminologia, insegnamento. Sono ambiti tradizionalmente associati a un’etica relazionale del lavoro, in cui il senso dell’attività non si esaurisce nella prestazione, ma si costruisce nell’incontro con l’altro.

Più che alla carriera in senso weberiano (intesa come percorso di ascesa e accumulazione) questi giovani sembrano orientate verso un lavoro capace di offrire identità, esperienze e apprendimento. Significativa, in questo senso, la dichiarazione di chi non ha ancora un’idea precisa sul futuro, ma sa già che il lavoro dovrà «rispettare le sue passioni» e condividere i propri valori.

Il tema delle relazioni lavorative rivela un’aspettativa diffusa di contesti affettivamente caldi. Qualcuno indica i futuri colleghi come potenziali amici e l’ambiente di lavoro come spazio di fiducia e benessere. Una visione tipica di un’età in cui non si è ancora esposti alle asperità del mercato del lavoro reale, dove invece le tensioni strutturali tra sfera affettiva e sfera professionale divengono una tensione centrale.

Sul piano del genere, le risposte alla domanda sulla leadership sono rivelatrici. Il discorso dominante è quello della meritocrazia neutrale («conta la competenza, non il sesso») che, pur nella sua apparente progressività, rischia di occultare le disuguaglianze strutturali ancora ben presenti nelle posizioni apicali. Qualcuno però introduce esplicitamente una preferenza per la presenza femminile ai vertici, riconoscendo la dimensione sistemica del problema. È un’apertura critica che va valorizzata, perché sposta la questione dal piano individuale a quello delle strutture organizzative. Le osservazioni di genere degli intervistati rimangono però ancora prevalentemente sul piano delle dichiarazioni di principio, senza interrogare le condizioni materiali che producono quella disparità. Ma è solo questione di tempo. Perché sarà proprio questa la generazione che, nell’impatto con la realtà ancora iniqua del mondo del lavoro, spingerà con più forza verso la trasformazione.

Approfondimenti