Che cos’è, esattamente la Gdo? Acronimo di “Grande distribuzione organizzata”, la Gdo identifica quell’ampio insieme di imprese attive nel settore del retail, cioè delle vendite al dettaglio. Supermercati, ipermercati, negozi in franchising, centri commerciali e grandi catene fanno tutti parte della Gdo, visto che tutti hanno delle reti capillari di punti vendita. Per portare ogni giorno le merci sugli scaffali, infatti, è necessario uno sforzo logistico enorme, diverso da quelli che contraddistinguono l’edilizia, le merci pesanti e l’industria. I paradigmi della logistica per la Gdo sono due: la centralizzazione e l’integrazione. La centralizzazione è presto spiegata: la maggior parte delle merci destinate ai negozi transita per i cosiddetti Ce.Di., o “centri di distribuzione”. Questi ultimi sono le strutture centrali delle grandi catene di supermercati e ipermercati, che ricevono le merci e la immagazzinano, fornendo ogni giorno ai punti vendita il mix di prodotti richiesto per il rifornimento delle vetrine e degli scaffali. Questa struttura ha dei grandi vantaggi, sia in termini di ottimizzazione dei flussi che di velocità di risposta alle esigenze dei punti vendita.
Logistica della Gdo: la sfida del freddo si vince ogni giorno
Con il modello hub&spoke, i sistemi Wms e l’intelligenza artificiale si punta ad ottimizzare il flusso delle merci verso i 54mila punti vendita italiani
È questa spina dorsale che rende la grande distribuzione italiana un settore da 54mila punti vendita e 86 miliardi di euro di fatturato, pari – secondo Federdistribuzione – al 52% di tutte le vendite al dettaglio su scala nazionale. Un po’ come i trasporti per l’edilizia e a differenza della logistica tradizionale, il mondo della Gdo adotta sistemi just in time e consegne molto frequenti: i Ce.Di., infatti, sono degli hub territoriali dove confluiscono le produzioni di centinaia di fornitori, che vengono smistate ogni giorno verso i supermercati e i negozi. La grande difficoltà, ovviamente, sta nel fatto che lo smistamento deve avvenire in tempi ristretti e per migliaia di categorie diverse di prodotti. Il modello di riferimento è quello hub & spoke, che centralizza le operazioni in un nodo principale (l’hub), il quale collega più destinazioni periferiche (gli spokes), in modo non dissimile dai raggi di una ruota: così, la logistica per la grande distribuzione riduce i passaggi intermedi, i costi e i tempi, garantendo vantaggi competitivi ai grandi negozi rispetto ai piccoli esercizi. È anche per questo che, secondo i dati Istat riferiti al 2025, la Gdo potrebbe segnare una crescita del 2,5%, contro una riduzione del 2,2% dei fatturati per i commercianti di piccole dimensioni.
Il secondo principio su cui si fonda la Gdo è quello di integrazione. In parole povere, si tratta di far funzionare in modo coordinato e continuo tutti gli attori e le fasi della catena logistica, passando per fornitori, centri distributivi, sistemi informativi, trasportatori e punti vendita. L’obiettivo è sempre quello: ridurre gli sprechi e i passaggi intermedi, aumentare la velocità di consegna, servire al meglio i punti vendita e, di conseguenza, aumentare la soddisfazione dei clienti. È un sistema fondamentale, soprattutto in un momento storico dominato dagli e-commerce, che con la loro logistica integrata garantiscono consegne record, spesso in meno di 24 ore.
Nei trasporti per la Gdo, l’integrazione avviene su due livelli. Il primo è quello verticale: il centro distributivo viene cioè connesso direttamente – attraverso sistemi informatici spesso automatizzati – sia con i fornitori che con i punti vendita. Questi ultimi comunicano al Ce.Di. le loro giacenze e i loro fabbisogni, garantendo una programmazione certa delle consegne successive. I dati di più negozi vengono poi aggregati e inviati ai fornitori, che ricevono gli ordini in tempo reale e che possono analizzare i dati relativi agli andamenti delle vendite per prevedere le necessità dei supermercati e aggiustare le linee produttive di conseguenza.
La Gdo dovrà presto confrontarsi con centri di distribuzione sature e scorte insufficienti: investire in innovazione e sostenibilità è fondamentale per superare queste sfide
Dall’altra parte, c’è l’integrazione orizzontale, che passa per la condivisione di dati tra più parti della stessa azienda: per esempio, gli uffici acquisti, vendite e marketing di un grande distributore possono sfruttare i dati logistici dei centri di distribuzione per sapere come stanno andando i prodotti, quali riscuotono maggiore successo e quali invece vanno ritirati dal mercato. La logistica orizzontale è fondamentale anche per i trasportatori stessi, che possono usare lo storico dei dati per prevedere quanti mezzi saranno richiesti da ciascun centro nelle settimane successive, oppure quando sarà necessario ampliare un magazzino per far fronte alle crescenti richieste di inventario.
Trasportare i cibi freschi
Il segmento più strutturato della logistica per la Gdo è quello dei beni alimentari. Per i generi freschi, come l’ortofrutta, la carne e i latticini, servono infatti dei centri di distribuzione dedicati alla catena del freddo e specializzati nelle consegne rapide. La logistica alimentare, nel campo della Gdo, movimenta dei volumi enormi di merci: solo nel 2023, per esempio, si parla di 4,6 miliardi di colli tra supermercati, ipermercati e discount. Il 43% è composto da prodotti freschi, mentre il 57% restante riguarda quelli secchi. I flussi sono in costante crescita e hanno un andamento stagionale molto marcato, con picchi del +12% in estate, rispetto alla stagione invernale. Questa particolare conformazione del settore impone delle sfide agli operatori, che devono dotarsi di magazzini adatti a controllare le temperature e ad automatizzare scorte e approvvigionamenti, in modo da minimizzare le giacenze e, al contempo, da evitare carenza di prodotti da inviare ai negozi. Le caratteristiche che la filiera alimentare deve sempre considerare sono essenzialmente tre, ovvero:
La deperibilità del materiale trasportato
La catena del freddo
La tracciabilità delle merci
Proprio per questo, il settore della Gdo alimentare è di fatto tripartito. C’è infatti la filiera dei prodotti a temperatura ambiente, che comprende le paste, le conserve e le bevande, ma c’è anche quella del fresco, a sua volta categorizzata a seconda delle temperature richieste da ogni categoria merceologica: per esempio, per il pesce e per la carne si va da 0°C a 4°C, mentre per i latticini da 2°C a 8°C. Infine, per la frutta e la verdura la forbice è più ampia - da 8°C a 14°C, ma le singole specie richiedono temperature molto precise per non arrivare nei negozi con una maturazione eccessiva. Il terzo filone è quello dei surgelati, che vanno trasportati a - 18°C costanti. Per via di questa enorme varietà di temperature e prodotti, ogni settore utilizza mezzi di carico diversi, baie di carico separate nei centri distributivi e magazzini compartimentati dal punto di vista termico. La continuità termica deve essere sempre mantenuta: la rottura della catena del freddo – cioè della temperatura di conservazione costante – rischia di compromettere la qualità del prodotto e la sua shelf life, ovvero la durata di conservazione sugli scaffali dei negozi prima che diventi inadatto al suo utilizzo.
La catena logistica del settore alimentare parte con la previsione di domanda da parte del distributore, sulla base dello storico dei dati e delle promozioni attive. Questa stima genera un ordine al fornitore, che invia i suoi prodotti al Ce.di. Ogni consegna prenota uno slot al centro distributivo per evitare le code tra i camion. All’arrivo vengono eseguiti dei controlli documentali su lotti e scadenze, nonché delle ispezioni qualitative sull’integrità dei pallet e sulla loro temperatura. Si procede quindi all’ingresso a temperatura nelle celle dedicate. Ogni Ce.di. ha un Warehouse management system, o Wms, ovvero un sistema automatico che assegna a ogni prodotto la sua posizione ottimale: quelli ad alta rotazione sono stoccati vicino alle baie, mentre gli altri via via sempre più in profondità nel magazzino. Il Wms governa anche il picking, che avviene secondo la metodologia first expire first out (Fefo), ovvero “esce prima ciò che scade prima”, per la quale i prodotti a scadenza ravvicinata vengono inviati per primi ai negozi, in modo che vengano venduti prima di arrivare a scadenza della shelf life.
Dal Ce.Di. al negozio, il trasporto avviene in mezzi frigo multitemperatura, che garantiscono consegne combinate tra prodotti freschi, carni, latticini, pesce e surgelati e che riducono il numero di viaggi richiesto per il rifornimento di ogni negozio. In negozio, la merce va rapidamente a banco o in una cella refrigerata: persino le scaffalature sono pensate per rendere il rifornimento più veloce. Ogni collo viene identificato con un lotto e una data di scadenza, mentre tutti i punti critici della catena del freddo – dalla ricezione al trasporto, dallo stoccaggio all’abbattimento – sono regolati dalle misure Haccp: in caso di non conformità, il tracciamento permette di verificare in quali punti vendita sono finiti i lotti compromessi.
Automatizzare per semplificare
Quanto appena descritto vale in condizioni normali. Ma la logistica per la Gdo è sensibile alle variazioni nel periodo dell’anno, nel meteo e persino nelle temperature: la domanda di gelati crolla in inverno, ma al suo posto sale quella delle zuppe, per esempio. Un altro elemento che condiziona pesantemente la logistica per la Gdo sono le promozioni e gli sconti effettuati nei negozi, che possono far schizzare la domanda di uno o più prodotti.
Qui entrano in gioco i sistemi di pianificazione statistica, che permettono di prevedere la domanda dei prodotti con largo anticipo e di collaborare con fornitori e trasportatori nella pianificazione della produzione e dello stoccaggio. Per i freschi, inoltre, è necessario bilanciare lo stock disponibile con gli scarti: i magazzini possono mantenere una copertura compresa tra 24 e 72 ore al massimo, perciò gli operatori logistici devono coordinare una catena pressoché costante che permetta di consegnare al Ce.di. e ai punti vendita la quantità giusta di prodotto ogni giorno, effettuando riordini giornalieri e riducendo i rifiuti prodotti. Nel secco, le cose vanno diversamente: la shelf life dei prodotti è più lunga, ma il rischio è quello che essi finiscano per saturare lo spazio disponibile nei magazzini.
Per sostenere i volumi e la complessità crescenti, la logistica per la Gdo sta abbracciando il digitale e l’automazione lungo tutta la catena di approvvigionamento. I centri distributivi moderni hanno dei magazzini automatici con sistemi robotizzati di movimentazione e smistamento, che consentono di evadere migliaia di ordini al giorno mantenendo elevati standard di efficienza. Nelle realtà d’avanguardia, l’intelligenza artificiale ottimizza i percorsi di trasporto, applicando la cosiddetta “logistica predittiva”, ovvero l’anticipazione della domanda per ottimizzare i rifornimenti e le consegne. Sono poi sempre le soluzioni digitali ad assicurare la tracciabilità alimentare, monitorando ogni lotto tramite codici a barre e, nei casi più avanzati, attraverso l’utilizzo della blockchain. Un’altra sfida che il settore dovrà vince è quella della progressiva saturazione dei magazzini: i Ce.di. lavorano spesso a pieno regime, perciò l’aumento dei volumi del commercio richiede loro di espandere costantemente la capacità e i volumi. Questo porta a una maggiore centralizzazione della filiera.
Il traffico di prodotti freschi che passa attraverso i Ce.di. in Italia è del 91%, mentre per i secchi si parla del 92%. Nel 2018 – conferma uno studio di Gs1 Italy e del Politecnico di Milano – le percentuali erano del 90% e dell’83%, rispettivamente: ciò rende la logistica per la Gdo più efficiente, ma anche più a rischio nel caso di disservizi imprevisti in prossimità dei centri distributivi.
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