La logistica che muove (letteralmente) la nostra economia

La logistica globale cresce trainata da e-commerce, innovazione tecnologica e nuove infrastrutture, ma deve fare i conti con tensioni geopolitiche, carenza di autisti e sfide ambientali che ne mettono alla prova la sostenibilità futura.

3 ore fa

La logistica si sta trasformando. Lo sta facendo rapidamente, profondamente e - forse - persino irreversibilmente. Nel 2024, il mercato globale della logistica ha sfiorato i quattromila miliardi di dollari di valore, con proiezioni di crescita fino a seimila miliardi entro il 2030: entro la fine di questa decade, le dimensioni del settore potrebbero aumentare del 50%, con un tasso di crescita annuale intorno al 7,2%.

Alla base di questa accelerazione ci sono l’espansione degli e-commerce, l’innovazione tecnologica impetuosa e la necessità di catene di approvvigionamento sempre più globalizzate e sofisticate. Tuttavia, questa crescita si sviluppa su un terreno segnato da profonde tensioni geopolitiche e sfide strutturali che potrebbero mettere a rischio la tenuta stessa del settore.

Il panorama della logistica: scenario globale e dati italiani

La geografia della logistica ha subìto una pesante riconfigurazione negli ultimi anni. La regione dominante, ora, è quella dell’Asia-Pacifico, con il 35,1% del valore globale del mercato, pari a quasi 1.400 miliardi di dollari. Seguono gli Stati Uniti e il Nordamerica, con il 23,8% del mercato e un fatturato complessivo di poco inferiore ai 1.000 miliardi di dollari. Al terzo posto si colloca l’Europa, con il 19,9% del fatturato globale della logistica, per circa 780 miliardi di dollari. La redistribuzione delle catene del valore della logistica verso l’Asia riflette sia l’importanza crescente dei suoi mercati – la Cina in primis, ma anche le economie emergenti del Sudest asiatico - nei flussi commerciali globali, sia il consolidamento del continente come fulcro manifatturiero del mondo, in gran parte grazie alle spinte cinesi. Il trasporto marittimo rimane il motore del commercio internazionale.

Il mercato delle spedizioni marittime ha superato i 156,4 miliardi di dollari nel 2024, con una previsione di crescita del 5% annuo fino al 2034. Anche il trasporto aereo merci ha registrato performance eccezionali: la domanda globale è aumentata dell’11,3% nel 2024, con l’Asia-Pacifico che guida la crescita con percentuali prossime al 14,5%.

Il mercato mondiale della logistica potrebbe valere seimila miliardi di dollari entro il 2030, con un incremento previsto del 51% in soli sei anni

Quale ruolo ha l’Italia in un mercato del genere? Su scala europea, il nostro Paese è un nodo cruciale della logistica continentale. Il settore della logistica e dei trasporti è cresciuto del 2% annuo, tra il 2024 e il 2025: sebbene si tratti di un valore ben al di sotto della media globale, il dato riflette la maturità del mercato in Italia e la sua solidità. Non ci si potrebbe aspettare diversamente, da un segmento che occupa circa 1,4 milioni di persone e che rappresenta, secondo le stime, l’8% circa del Pil. In Italia, le aziende afferenti alla logistica sono circa 79mila: il loro numero è in leggera contrazione, perché tradisce un riassetto generale del mercato verso le medie e grandi imprese, che viene portato avanti non tramite chiusure, ma attraverso acquisizioni e fusioni. Gli autotrasportatori, nell’ultimo anno, sono diminuiti di circa 730 unità, mentre i corrieri presentano una crescita positiva, trainata dall’e-commerce, e gli operatori logistici “puri” restano sostanzialmente stabili.

La riduzione degli operatori in numeri assoluti, a fronte di un incremento dei ricavi generali, testimonia anche la transizione verso un modello di azienda più integrato dal punto di vista verticale, in cui i grandi operatori stanno cercando di gestire internamente tutta la filiera logistica, anziché affidare singoli servizi a compagnie terze. Queste ultime, specie quando sono medio-piccole, vengono acquisite dai partner di grandi dimensioni, che così internalizzano l’intera catena del valore.

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Cresce l’e-commerce, ma aumentano anche i rischi

La crescita della logistica, su scala globale, dipende in gran parte dell’impetuosa crescita degli e-commerce. La richiesta di spedizioni rapide e capillari ha raggiunto livelli senza precedenti: il 42% degli operatori logistici europei riferisce di essere sottoposto a crescente pressione per soddisfare una domanda che non mostra segni di rallentamento, mentre il 50% dei consumatori si aspetta che i prodotti acquistati online arrivino a casa in meno di due giorni. Per garantire tempi di evasione così rapidi, sempre più operatori si avvalgono dell’intermodalità, ovvero delle catene logistiche sviluppate su più mezzi di trasporto come nave, camion, treno e aereo: in Italia, il volume dei trasporti intermodali è cresciuto del 3% nel solo 2024, più della media del settore.

Questo aumento della domanda ha reso la cosiddetta “consegna dell’ultimo chilometro”, uno snodo critico per i trasporti. Secondo uno studio svolto dalla società di acquisizione dati Scandit, le principali sfide della logistica dell’ultimo chilometro riguardano le inefficenze operative (per il 55% delle imprese intervistate), i costi (50%) e la corsa per innovare (45%). La consegna finale rappresenta spesso metà del costo totale della spedizione, nonostante rappresenti solo l’ultimo tratto del percorso: l’obiettivo per i prossimi anni, insomma, sarà quello di soddisfare le aspettative dei consumatori aumentando la redditività, limando i costi della consegna dell’ultimo chilometro.

Nel 2025, il fatturato della logistica conto terzi italiana toccherà i 112,4 miliardi di euro, confermando la solidità del settore con un +1,9% rispetto al 2024

Ma non è tutto rose e fiori, per gli operatori della logistica. Le tensioni geopolitiche sono il fattore di rischio più grave per le catene di approvvigionamento mondiali. Nel primo semestre del 2025, l’escalation delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e il resto del mondo, gli aumenti dei prezzi del carburante causati dai conflitti in Medio Oriente e l’incertezza economica globale hanno costretto le aziende ad adattare le loro catene di approvvigionamento in tempo reale, talvolta uscendo da una logica globalizzata per ridurre la propria dipendenza dai commerci globali, che in uno scenario sempre più precario, si fanno via via più rischiosi. Secondo l’osservatorio inglese Transport intelligence, l’81,8% degli operatori logistici ritiene che le guerre commerciali abbiano un impatto significativo sul loro lavoro, riducendo l’efficienza, causando ritardi e, in ultima analisi, aumentando i costi. In particolare, le deviazioni delle rotte navali dal Mar Rosso hanno generato ritardi significativi e aumentato i costi di navigazione: non a caso, sia Msc che Hapag-Lloyd hanno aumentato nel corso degli ultimi dodici mesi il costo per il trasporto di un container dalla Cina all’Europa, che ora supera abbondantemente i tremila dollari.

La trasformazione digitale: l’IA per far fronte alla scarsità di manodopera

Per risolvere le sfide geopolitiche, le aziende della logistica si stanno rivolgendo alla tecnologia. Secondo un’analisi dell’ Osservatorio Contract logistics del Politecnico di Milano, l’adozione dell’intelligenza artificiale passerà dal 24% al 69% nei prossimi tre anni, almeno in Italia. Su scala globale, l’IA viene già impiegata per prevedere più accuratamente la domanda, per ottimizzare i magazzini, per pianificare le spedizioni e per identificare delle rotte alternative in caso di sconvolgimenti geopolitici. Parallelamente, l’automazione avanza rapidamente: entro il 2030 oltre il 45% delle attività logistiche sarà automatizzato, mentre il mercato globale dei robot mobili autonomi sta crescendo a un tasso annuo del 23,7%, con un valore previsto di 10 miliardi di dollari entro il 2028. I magazzini moderni integrano robot collaborativi (o cobot), sistemi di picking automatizzati e algoritmi di machine learning che ottimizzano continuamente le operazioni, perciò l’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione potrebbe essere enorme sul settore logistico.

L’Internet of Things (IoT) completa il quadro, permettendo il monitoraggio in tempo reale dei carichi e delle condizioni di trasporto, ma anche la localizzazione precisa delle merci lungo la filiera, per evitare furti e danni alla merce. Ormai, queste tecnologie non sono più un vantaggio competitivo di pochi grandi operatori, ma stanno diventando il requisito minimo per operare sul mercato. Anche la blockchain è uno strumento chiave per la tracciabilità: essa consente di registrare ogni passaggio della merce, offrendo trasparenza, sicurezza dalle contraffazioni e automazione della documentazione transfrontaliera, sveltendo la burocrazia e incrementando le garanzie per i clienti.

L’adozione dell’IA nelle aziende del settore è destinata a triplicare, passando dal 24% al 69% nel prossimo triennio

Nonostante l’ottimismo sulla crescita, il settore logistico affronta una crisi strutturale: la carenza di autisti qualificati. In Europa ne mancano già oltre 200mila nel settore merci: entro il 2028, i posti vacanti in Europa raggiungeranno le 700mila unità. Il problema demografico è centrale: quasi la metà degli autisti italiani ha superato i 55 anni, mentre solo il 2% ha meno di 25 anni. Le condizioni lavorative - giornate lunghe, turni notturni, separazione dalla famiglia - continuano a scoraggiare i giovani dall’entrare nella professione, e per ora sono in pochi ad aver trovato una soluzione, che non può passare solo per degli stipendi più alti.

Uno sguardo al futuro, ma anche alla sostenibilità

La sostenibilità è un fattore centrale nella logistica contemporanea. Il 70% delle aziende italiane prevede di implementare strategie di logistica “green” entro il 2030, inclusa l’adozione di veicoli elettrici, a carburanti alternativi o con tecnologie a basse emissioni.

A livello globale, le soluzioni di ottimizzazione si integrano agli obiettivi di decarbonizzazione: le navi da carico equipaggiate con vele high-tech promettono di ridurre le emissioni, mentre si moltiplicano i carburanti “bio” come il metanolo sintetico e il gas naturale liquefatto biologico. Nei magazzini, i sistemi di accumulo energetico abbinati agli impianti fotovoltaici riducono significativamente sia i costi che le emissioni: l’energia rappresenta fino al 10% dei costi operativi dei siti logistici ed è responsabile del 60% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dalle aziende del settore. Gli investimenti nelle soluzioni per l’energia pulita producono dunque un ritorno economico misurabile nel medio termine, oltre che dei vantaggi in termini ambientali.

Infine, da qualche anno il settore logistico beneficia di investimenti pubblici senza precedenti. In Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha destinato circa 61 miliardi di euro alle infrastrutture, di cui 25 per progetti di mobilità sostenibile e logistica. Opere strategiche come la linea ferroviaria ad alta velocità Brescia-Verona-Vicenza-Padova, la galleria di base del Brennero e il tunnel di base del Moncenisio per la Tav Torino-Lione stanno ridisegnando la rete logistica europea e italiana. Questi investimenti infrastrutturali non vengono solo portati avanti per l’efficienza economica: essi rappresentano un tentativo strategico di posizionare l’Italia come un hub logistico centrale nei flussi commerciali europei e globali, migliorando la competitività del nostro continente rispetto al Nordamerica e all’Asia.

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