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Domenica
6
Settembre

Gaza Trauma - Canti nel Sole?

L'esposizione dell'artista Patrizia Bonaldi esplora il trauma collettivo attraverso l'uso di materiali e gesti, ispirandosi alla resistenza palestinese e al concetto di Sumud.

Patrizza Bonardi presenta «GAZA TRAUMA – canti nel sole?», un progetto che nasce dalla necessità di interrogare il trauma collettivo attraverso la materia, il gesto e la relazione. L'esposizione, a cura di Mariateresa Zagone, si configura come uno spazio di ascolto e riflessione intorno alla ferita, alla memoria e alla possibilità della cura. La ricerca prende ispirazione da «Enemy of the Sun. Poetry of Palestinian Resistance», raccolta di poesie palestinesi pubblicata nel 1970, e dalla riflessione sul concetto di Sumud: la capacità di rimanere saldi, preservando dignità e presenza anche nelle condizioni più difficili.

Il titolo evoca il sole come immagine di libertà e resistenza, mentre i canti diventano metafora di quei gesti condivisi capaci di generare una possibilità di presenza, relazione e cura all'interno della ferita. I canti nel sole si legano inoltre alle azioni che Bonardi ha realizzato nel tempo con le persone, nelle piazze e in luoghi dedicati all'arte, dove il gesto individuale si trasforma in esperienza collettiva.

L'installazione e la ricerca dell'artista

Al centro del progetto si trova una grande installazione site specific composta da bendaggi sospesi. Garze fragili e, allo stesso tempo, resistenti vengono trasformate dall'artista in una trama di memorie, corpi e relazioni. La benda, elemento ricorrente nella ricerca di Bonardi fin dal 2008, oltrepassa la sua funzione esclusivamente curativa per assumere il valore di testimonianza della vulnerabilità, della necessità di ascolto e della possibilità di ricomposizione.

La riflessione sulla ferita e sulla cura si intreccia con la ricerca che l'artista ha sviluppato, in particolare, a partire dall'inizio del 2024, attraverso progetti e azioni dedicati a Gaza. In questo percorso si colloca anche la performance realizzata da Bonardi all'interno di «GAZA NO WORDS», presso Palazzo Mora a Venezia, esperienza nella quale il corpo, il gesto e la presenza diventano strumenti per interrogare ciò che le parole non riescono a contenere.

Elementi simbolici del progetto

Accanto all'installazione, sessanta chiavi sono dedicate alle donne palestinesi dei campi profughi che hanno realizzato gli arazzi esposti a Palazzo Mora a Venezia, nell'ambito di un evento collaterale della Biennale. Le chiavi compongono un archivio simbolico di mani, storie e legami, richiamando il diritto al ritorno e la trasmissione della memoria da una generazione all'altra.

Con questo lavoro, l'artista non intende rappresentare il trauma né trasformarlo in immagine. Costruisce piuttosto uno spazio nel quale possa essere riconosciuto e attraversato, invitando il visitatore a sostare davanti alla fragilità senza trasformarla in spettacolo. Ne emerge un luogo in cui interrogarsi sulla possibilità di un gesto comune di fronte alle ferite del presente e sul ruolo che l'arte può assumere quando si confronta con ciò che ancora non può essere ricomposto.

L'iniziativa è realizzata in collaborazione con l'Associazione Artists.Sociologists e con il sostegno di Global Sumud Flottilla – Equipaggio di Terra Bergamo, Docenti per Gaza, ARCI Bergamo, Le Veglie Contro le Morti in Mare, Donne in Nero e Vero Verde.

Informazioni

Prenotazione: scrivendo a [email protected]

Contatti

Email: [email protected]

Data e Ora

Inizio: domenica 6 settembre 2026 09:00

Fine: giovedì 31 dicembre 2026 21:00

Giorni di apertura
L
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Luogo
BACS - Artists.Sociologists

Leffe, Via Donizetti, 42