Building Puppets in a fucked-up word
Al museo del Burattino un'esposizione dedicata a Ilaria Commisso, visitabile fino al 27 settembre. Non รจ solo una mostra di figure animate, ma un atto critico e poetico, un tentativo di ridare forma a un mondo disgregato.
In un mondo che pare vacillare sotto il peso della complessitร e della disillusione, costruire pupazzi puรฒ sembrare un gesto marginale, quasi inutile. Eppure, รจ proprio in questo atto semplice che si rivela una forza inattesa: la capacitร di resistere al caos attraverso la creazione. Quando il linguaggio fatica a dire il presente, agire, giocare, prendersi cura delle cose diventa un modo concreto per abitare il tempo.
Building puppets in a fucked-up world, progetto espositivo del Museo del Burattino dedicato allโartista Ilaria Comisso, nasce da questa intuizione. Non รจ solo una mostra di figure animate, ma un atto critico e poetico, un tentativo di ridare forma a un mondo disgregato. Ogni pupazzo esposto รจ un microcosmo, portatore di realtร complesse, stratificate.
La mostra si articola in cinque isole tematiche โ Burattini a guanto, Pupazzi da braccio, Pupazzi portati, Marionette da tavolo, Marionette โ che diventano ambienti narrativi, soglie tra il visibile e lโinvisibile. Per Comisso, il difetto non รจ da correggere: รจ apertura, tensione vitale. Le sue creature, imperfette e inquietanti, non cercano la perfezione, ma lโautenticitร . Nascono da un dialogo profondo con registi, storie, materiali.
Oggetti animati e rituali, questi pupazzi parlano con il proprio corpo e aprono spazi per percepire, sentire, riconnettersi. In un tempo che esige efficienza e controllo, la mostra reclama il diritto alla fragilitร e allโinafferrabile. Un gesto piccolo, forse. Ma necessario.
Ilaria Commisso (1982) si diploma in Illustrazione presso la Scuola del Fumetto di Milano. Dopo un primo periodo dedicato al disegno, si avvicina alla scultura, attratta dalla dimensione tridimensionale e dalla maggiore fisicitร del lavoro manuale. Lโinteresse per la figura umana la porta naturalmente verso la creazione di personaggi. Nel 2006 inizia a lavorare come character designer, costruttrice e animatrice per la stop motion. Nello stesso periodo frequenta la Scuola per Burattinai di Cervia, dove incontra Natale Panaro. Segue un periodo formativo biennale presso la sua bottega, durante il quale apprende le tecniche tradizionali di costruzione teatrale, tra cui la realizzazione di maschere e la scultura in legno. Da allora lavora come freelance in ambiti trasversali: dalla stop motion al teatro, dalla pubblicitร alla scenografia. Collabora con produzioni teatrali, occupandosi di costumi, maschere, pupazzi, oggetti di scena, installazioni e opere su commissione per mostre e collezionisti.
Allestimento a cura di: Luca Loglio e Sergio Ravasio
Con il patrocinio e il sostegno di: Ministero della Cultura; Regione Lombardia; Camera di Commercio di Bergamo;
Con il patrocinio di: Provincia di Bergamo
