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Portare i bambini fra i misteri di Città Alta? Perché no!

Articolo. Bergamo sa incantare i più piccoli. Un itinerario fra cavalieri misteriosi e uccellini imbalsamati

Lettura 3 min.
(Sergio Cortinovis)

Colleghi genitori, come state messi a misteri di Città Alta? I vostri bambini hanno già imparato a memoria i nomi dei monumenti più famosi di Bergamo? Sono stati fotografati a cavalcioni dei leoni di Santa Maria Maggiore, come intere generazioni di bergamaschi? Pensate di avere insegnato loro tutto il possibile su Città Alta? Sono quasi certa che vi sbagliate. Mancano i misteri!

Con la bussola dell’agile volumetto “Bergamo insolita e segreta” di Emanuele Roncalli (Edizioni Jonglez, 17,95 euro) è possibile scoprire tante chicche inaspettate, anche nei luoghi di maggiore passaggio. Scorrendo le pagine della guida, si possono trovare diversi luoghi della città interessanti anche per i più piccoli: fossili di rettili volanti (al Caffi), cannoniere e polveriere venete, la meridiana del Palazzo della Ragione… Con l’aiuto dell’autore, abbiamo pensato a un itinerario da fare con i bambini, tutto intorno a Piazza Vecchia.

L’uccellino di Medea

Questa è una storia triste, ma anche molto commovente. In Piazza Duomo, nella Cappella Colleoni, dove riposano i resti del condottiero Bartolomeo, sotto una piccola campana di vetro ci sono i resti di un uccellino imbalsamato, ormai ridotto a piume e ossicini. L’insolita gabbietta, che reca la scritta “Passer Medeae”, è generalmente conservata in sacrestia o all’ingresso della Cappella (basta chiedere ai custodi).
Perché si trova lì? L’uccellino era il compagno di giochi della figlia di Bartolomeo Colleoni, Medea, morta a soli 14 anni. Il piccolo passero (o cardellino, a seconda delle versioni) pare che avvertì l’agonia della padroncina e si lasciò morire lo stesso giorno. Papà Bartolomeo fece imbalsamare l’uccellino per riporlo nella bara della figlia. Quando nel 1842 la bara di Medea venne spostata da Urgnano alla Cappella Colleoni, si scelse di togliere l’uccellino per conservarlo sotto una cupola di vetro.
Dove: Piazza Duomo

I leoni bianchi e rossi

Tutti da piccoli abbiamo fatto un giretto a cavalcioni sui leoni di Santa Maria Maggiore, senza sapere di stare cavalcando un vero e proprio simbolo, dai molteplici significati. Sono quattro gli ingressi della basilica di Santa Maria Maggiore: due compongono il portale dei leoni banchi (in marmo bianco di Candoglia) e due il portale dei leoni rossi (in marmo di Verona). Sono leoni “stilofori”, cioè portatori di colonna, e sono una figura di protezione, a guardia della soglia della chiesa.
Ma perché hanno colori diversi? Il rosso ricorda il sangue, colore della Passione di Cristo e di Marte, dio della guerra. L’ingresso del portale con i leoni rossi è orientato a nord, verso il buio e le tenebre, quindi simbolicamente verso la morte. Allude anche, secondo una simbologia medievale, alla natura umana di Cristo. Quelli bianchi, colore del candore e della purezza, sono orientati a sud, verso il sole, la luce, la vita. Da notare anche il cane che morde la zampa al leone rosso di sinistra, simbolo dell’eresia che minaccia l’uomo e la sua fede cristiana.
Dove: piazza Duomo, piazza Rosate

Il cavaliere misterioso

Fuori dalla basilica di Santa Maria Maggiore, sotto il porticato della casa d’angolo fra via Arena e Piazza Rosate, c’è il sarcofago di un cavaliere misterioso. Il sarcofago monumentale fu ritrovato nel 1950 sotto il pavimento della basilica, la scoperta venne fatta mentre si cercava la tomba di Bartolomeo Colleoni (poi ritrovata nel 1969, all’interno della sua cappella). Il sarcofago conteneva ossa umane lunghissime, quasi di gigante, di persona ignota, subito ribattezzata “Il cavaliere misterioso”. Vennero trovati anche un bastone di comando, una spada e un dado in avorio, usato dai condottieri per prevedere il futuro o sciogliere dubbi prima delle battaglie.
I resti del cavaliere sono stati riposti in un’urna di ebano protetta da una cassetta di zinco e riportati sotto la basilica. Sul sarcofago troviamo la scritta “Cap. B. Coll.”, abbreviazione del nome del capitano Bartolomeno Colleoni, ma non deve trarre in inganno: l’iscrizione fu voluta in tempi recenti dal Priore della basilica, nonostante le ricerche storiche e le analisi scientifiche evidenziassero come non si trattasse dei resti del Colleoni.
Dove: via Arena, 3

I “righelli” di Santa Maria Maggiore

Siete ferrati in matematica? Vi piace la geometria? Allora vi spieghiamo che quelle sbarre sulla parete della basilica sono righe e righelli di un tempo… Non proprio però quelli che i vostri figli usano a scuola. Tra le due porte del lato settentrionale della basilica, sono infisse nella parete barre di ferro, con scritte latine. Non sono tiranti delle pietre! Si tratta di unità di misura vigenti a Bergamo nel periodo medioevale.
Gli Statuti dell’epoca (attorno al 1200) stabilivano che la “pares” (parete), dove un tempo si teneva il mercato cittadino, facesse da riferimento. Alcune misure sono scolpite nella pietra, altre sono determinate dalla lunghezza della barra di metallo. Qualche esempio di unità di misura? Il brachium, o braccio o bras (in latino, italiano e bergamasco), pari a 52,5 centimetri circa. Oppure il sommessus, o sommesso o somès, pari alla lunghezza di un pugno col pollice alzato. Tessitori e commercianti facevano riferimento a queste misure per i loro affari. Il controllo delle misure dei panni era affidato ai consoli del paratico dei tessitori, sottoposti a giuramento.
Dove: Piazza Duomo

Il tamburo dello stregone

Fare un giro Museo Caffi è sempre una buona idea. Anche questo è un luogo simboli per tutti i bambini bergamaschi, ma stavolta non parleremo del caratteristico mammut o dei fossili che vi sono conservati, bensì di un reperto etnografico, raccolto dal viaggiatore bergamasco Giacomo Costantino Beltrami (1779-1855), noto per avere scoperto le sorgenti del fiume Mississipi e per avere stilato il primo vocabolario in lingua sioux.
In una vetrina della sala etnografica del museo è conservato un tamburo di medicina, di proprietà di uno stregone, la cui decorazione è stata usata come simbolo per le Olimpiadi invernali di Calgary nel 1988. Il tamburo sciamanico ojibwa raffigura un disco solare e un demone. Molti oggetti della collezione Beltrami lasciarono Bergamo per essere esposti in Canada in occasione delle Olimpiadi del 1988, in una mostra con 650 oggetti di nativi americani.
Dove: Museo civico d Scienze naturali E. Caffi, piazza della Cittadella

Ne volete ancora? Beh, allora compratevi il libro. Città Alta è carica di misteri!