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Volete una dieta vegan per il vostro bambino? Ok, ma fate attenzione

Intervista. Dell’omogeneizzato di vitello possiamo fare serenamente a meno, ma questo non vuol dire che lo svezzamento vegetale sia una passeggiata. Gli errori più comuni? Litigare con il pediatra, non farsi seguire da un professionista e non fornire tutti i nutrienti necessari. La nutrizionista Marta Gamba ci dà qualche delucidazione

Lettura 3 min.

Ho un figlio che mangia cavoletti di Bruxelles come fossero praline di cioccolato, quindi non ho pregiudizi sul fatto che le verdure siano poco appetibili per i bambini. Da qui a mangiare solo alimenti vegetali, però, ne corre. Quando leggo di bambini figli di genitori vegani ricoverati per denutrizione mi spavento. Eppure sempre più persone – e mi rifiuto di pensare siano tutti fanatici o irresponsabili – hanno scelto di non mangiare cibi di origine animale e sperano che i figli seguano il loro esempio.

Si può fare senza correre rischi? L’ho chiesto a giovane biologa nutrizionista, Marta Gamba, che segue anche l’alimentazione della squadra di pallavolo Olimpia Bergamo. Il suo studio associato, “Good Vibes”, è a Bergamo (via Brignoli): cambiare dieta è sempre un passaggio da effettuare seguiti da un professionista e questo vale in particolar modo se parliamo di bambini.

MM: Se un genitore si rivolge a lei perché vuole svezzare suo figlio solo con alimenti vegetali, qual è la sua reazione?

MG: La prima cosa che ho imparato all’Ambulatorio di Nutrizione Clinica Pediatrica all’Ospedale San Paolo di Milano è che la risposta non può essere: “No, non si può fare”. Altrimenti le mamme si rivolgono a Internet, ed è molto peggio. Il mio primo compito è proteggere la salute del bambino.

MM: Quindi, come si rapporta?

MG: Il primo passo è chiedere le motivazioni di tale scelta, se è per ragioni etiche, per abitudine o per prevenzione di malattie, come il diabete. Il secondo passaggio è cercare di fare capire che il bambino è un essere in evoluzione e ha bisogno di tutti i nutrienti in ogni pasto che fa. Mi assicuro che non sia una scelta fatta per moda e che la madre sia consapevole.

(Foto Marta Gamba)

MM: In uno svezzamento vegano è necessario dare delle integrazioni?

MG: Sì, dal sesto mese in poi, quando nell’alimentazione del bambino al latte materno si affiancano altri cibi. I genitori che intendono procedere con lo svezzamento vegano devono essere disposti a fare un’integrazione continua di vitamina B12, ferro, zinco, calcio, vitamina D… Non si tratta di integratori come nell’adulto, ma di elementi fortificati, ad esempio del latte addizionato.

MM: Portato a termine l’allattamento materno, se non si vuole dare latte vaccino cosa bisogna scegliere?

MG: Il latte di soia fortificato, quello senza grassi non è indicato prima dei due anni. Anche gli altri tipi di latte vegetali non sono consigliati sotto i tre anni perché sono carenti di proteine, ma hanno molti zuccheri. Solo il latte di soia ha contenuto proteico simile a quello animale.

MM: Un bimbo onnivoro nella pappa di solito mangia il grana o l’omogeneizzato di carne o pesce. Il bimbo vegano cosa mangia?

MG: Dopo i 6 mesi, come tutti gli altri bambini, la frutta e i cereali per infanzia (quelli fortificati e non integrali). Con l’aumentare dei mesi aumentano le porzioni. Fra i 6 e gli 8 mesi possono essere introdotti il tofu, lo yogurt di soia, il purè di legumi. Fra i 9 e i 10 mesi il formaggio di soia, facendo sempre attenzione alle etichette (il più corte possibile) e la frutta secca ben macinata. Come grassi sono ottimi l’olio extravergine d’oliva e avocado. La cosa importante è tenere un diario alimentare e controllare che a ogni pasto il bambino assuma calorie sufficienti. Essendo cibi tendenzialmente più voluminosi – rispetto ad esempio a un pezzetto di grana – il bambino si sazia prima ma potrebbe non mangiare abbastanza.

Tofu

MM: Quando il piccolo comincia ad andare a scuola, si possono richiedere pasti vegani alla mensa?

MG: Si possono richiedere pasti speciali, ma consiglio di mettersi il cuore in pace perché il bambino assaggerà il cibo del suo vicino.

MM: E se il genitore fosse contrario?

MG: Al bambino si può spiegare il perché di una scelta alimentare: “Noi in famiglia facciamo così perché”, ed è facile che capisca. Ma se è curioso e chiede di alimenti animali, ben venga. Il genitore dovrebbe essere contento che il figlio sia propenso al cibo. Regole troppo strette possono portare durante l’adolescenza a sviluppare un disturbo alimentare. Il veganesimo è una scelta rispettabilissima, ma non deve aver ricadute sul bambino. Senza contare che viviamo in una comunità dove i pregiudizi sono all’ordine del giorno, bisogna sapere ponderare tutto.

MM: Quando legge sui giornali casi di bambini vegani ricoverati in gravi condizioni cosa pensa?

MG: Che i genitori che non sono preparati e seguono il consiglio del signor Google. In questi casi il pediatra è fondamentale.

MM: Però molti genitori vegani entrano in aspro conflitto col pediatra. Come fare?

MG: La cosa migliore è trovare un punto di incontro. Se il pediatra non supporta la scelta vegana è sicuramente meglio chiedere di cambiare pediatra. Il rischio è che ci siano bambini non seguiti da nessun professionista e questo è pericoloso.

Pagina Facebook Marta Gamba