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BAF: il mercato dell’arte si mette in mostra (per collezionisti e non solo)

Articolo. Torna per colorare la primavera Bergamo Arte Fiera. Che quest’anno, a causa della pandemia, non si è svolta come previsto a gennaio, ma sarà alla Fiera di Bergamo dal 25 al 27 marzo. Un’ottantina di gallerie tra le più importanti del panorama nazionale – sui 7mila metri quadrati dedicati alla mostra-mercato e agli eventi collaterali – faranno da ossatura all’evento diretto da Gianni Zucca, a cui si aggiunge la presenza di realtà dell’editoria, librerie e istituzioni

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BAF – Bergamo Arte Fiera, forte dei suoi numeri e della qualità multiforme della proposta, è ormai da tempo un punto fermo del calendario di fiere del collezionismo del nostro Paese. Negli ultimi anni però la tendenza è anche quella di aprirsi a un pubblico non strettamente legato al collezionismo, che magari apprezza la possibilità di vedere opere di nomi “storici” del Novecento e di artisti attuali emergenti, e di trovare a BAF «l’occasione di riempire uno spazio della propria casa con un’opera di alto livello, che accentui ancora di più lo stile dell’arredamento», come spiega Sergio Radici, curatore dei tanti eventi collaterali dell’edizione 2022.

«Quest’anno BAF si fa a marzo per cause di forza maggiore, ma contiamo di tornare l’anno prossimo a gennaio: l’edizione a gennaio dava un segnale dello stato di salute del mercato, era una sorta di cartina al tornasole. Per questo la scelta di gennaio è stata vincente, perché è un mese interessante a livello commerciale». Radici è un nome storico di BAF, «per 18 anni mi sono occupato della direzione della Fiera e dei rapporti con le gallerie. Poi ho lasciato il posto a Gianni Zucca, che per anni è stato il factotum della Fiera. BAF ormai è una realtà consolidata. Dopo diciotto anni per me è come se fosse un figlio che va per la sua strada».

Tagliaferro, Nacci e Buscarino

Gli eventi collaterali sono, mai come quest’anno, il fiore all’occhiello di BAF. Abbiamo chiesto proprio a Sergio Radici di commentarli brevemente. Il calendario prevede come, primo incontro, sabato 26 marzo alle 11, la presentazione della monografia su «Aldo Tagliaferro» («uno dei più interessanti fotografi degli anni ’70») con Cristina Casero, Nubia Tagliaferro e Christian La Monaca. Alle 14 l’approfondimento di «ArteMorbida Textile Arts Magazine», con Emanuela D’Amico, Elena Redaelli e Barbara Pavan, «una rivista dedicata a un settore specifico dell’arte, quello dell’arte tessile». Alle 15 sarà la volta di un dialogo su arte e investimenti tra Alberto Fiz e Tullio Leggeri, «con la possibilità da parte del pubblico di capire meglio i meccanismi del collezionismo d’arte, mettendo a confronto due visioni odierne di quest’ambito: una finanziaria e una più emozionale».

Alle 17 invece spazio ad un incontro tra Alberto Nacci, Ugo Riva, Valentina Persico, Giorgio Berta, Romina Russo sul «Ruolo degli artisti per la crescita culturale del nostro territorio», «una tavola rotonda molto importante in vista di Bergamo Brescia capitali della cultura», a cui seguirà la proiezione in anteprima del docufilm «Voci d’Artista» di Alberto Nacci (successivamente visibile in loop fino al termine della Fiera). Un lavoro che dà voce ad artisti come Elio Bianco, Paolo Facchinetti, Nicoletta Freti, Francesco Parimbelli, Clara Luiselli, Valentina Persico, Luisa Pezzotta e Ugo Riva e a musicisti Francesco D’Auria, Daniele di Bonaventura, Claudio Fasoli, Paolo Fresu e Gianluigi Trovesi.

Alberto Nacci

L’intento di Nacci è quello di costituire un archivio storico multimediale per il grande pubblico, che in questo modo può conoscere gli artisti che gravitano intorno a Bergamo e che sono i protagonisti della crescita culturale del territorio: «Bergamo – puntualizza Nacci – merita di essere conosciuta non perché è la città con il maggior numero di vittime da Covid-19 al mondo, ma per la ricchezza del suo tessuto culturale e per il grande numero di artisti che qui vivono e lavorano». Gli fa eco Radici: «A Bergamo ci sono artisti molto bravi, bergamaschi e non, che hanno dato e danno luce alla città. È un ulteriore modo per creare sinergia e gettare uno sguardo su un mondo caleidoscopico, che contribuisce al tessuto socio-economico del territorio».

Domenica 27 marzo alle ore 11, Diego Santamaria presenterà il progetto “Arscode”, il gioco dell’arte. A completare il tutto saranno poi due mostre (allestite nel foyer centrale) che danno ancora più risalto alla tre giorni di BAF. Maurizio Buscarino, «fotografo bergamasco di livello internazionale», chiosa Radici, con «Persona: la poetica dell’immagine di un fotografo artista», capace di catturare con uno scatto in modo unico le pieghe dell’essere umano; e Marcello Morandini con le sue opere di arte concreta. All’ingresso di BAF, infine, due grandi sculture di Gianfranco Meggiato, «due opere molto intense, di un artista che ha dedicato la sua vita alla scultura contemporanea».

Gianfranco Meggiato

Nato a Venezia nel 1963, Meggiato è uno scultore temporaneo astratto che guarda ai grandi maestri del 900: Brancusi per la sua ricerca dell’essenzialità, Moore per il rapporto interno-esterno delle sue maternità e Calder per l’apertura allo spazio delle sue opere. Lo spazio infatti entra nelle sue opere e il vuoto diviene importante quanto il pieno. «Verso la Libertà» (4m x 2m) e «Oltre» (alta 3 metri) sono le due sculture in acciaio, alluminio e bronzo che l’artista presenterà all’ingresso di BAF.

«Sono sculture fortemente simboliche – spiega lui – “Verso la libertà” si rifà a un momento molto attuale, è un richiamo a tendere sempre verso la libertà intellettuale e mentale per raggiungere una maggiore consapevolezza di noi stessi, cosa che ci può evitare situazioni complicate e drammatiche come può essere la guerra in corso». «Oltre» invece rappresenta «un angelo e riprende l’esperienza della pandemia, che per Bergamo è stata terribile. Questo angelo vuole accompagnare simbolicamente le anime scomparse a causa del Covid verso un’altra dimensione».

Meggiato è uno scultore che mette la necessaria ricerca di una propria interiorità al centro delle sue opere, tanto che le definisce «introsculture», ovvero «sculture fatte da reticolati con all’interno una sfera lucente, a rappresentare la ricerca della nostra vera essenza, che spesso non vediamo, presi come siamo dai problemi di ogni giorno». Molti lavori però hanno anche una decisa carica sociale: «in questi giorni a Prato sto esponendo una mia installazione contro la mafia in collaborazione con il Museo Pecci. Credo che l’arte debba trovare la sua vera natura nell’essere foriera di messaggi, di consapevolezza e di speranza».

Marcello Morandini

Maestro di arte concreta, Morandini è nato a Mantova nel 1940. Le sue opere saranno esposte nel foyer centrale della Fiera. Avvia la propria ricerca artistica verso la metà degli anni ’60, con una prima mostra personale a Genova curata da Germano Celant e alla Biennale di Venezia del 1968, che gli dedica una sala personale. Successivamente partecipa a «Documenta» di Kassel, cui seguono gli inviti a rappresentare l’Italia alla Biennale di San Paolo, a Bruxelles e a Ginevra, in compagnia di Agostino Bonalumi e Gianni Colombo.

Morandini supera la produzione dell’oggetto d’arte per una progettazione totale dello spazio che abbraccia l’arte, il design e l’architettura, con un occhio ai movimenti storici di arte concreta (MAC) e di arte cinetica. Da qui le collaborazioni con aziende italiane, svizzere, giapponesi e tedesche, tra cui Kartell e Rosenthal. Fra moduli geometrici e figure lineari accostate, l’artista usa prevalentemente il bianco e il nero, disposti in alternanza e stesi a campiture piatte e regolari. Tale approccio ricrea la terza dimensione, impiegando la geometria nella sua essenza primaria di costruttrice di piani. Il suo lavoro ridisegna gli ambienti, secondo i principi nativi di rigore e purezza, e porta l’arte di Morandini ad essere una forma di arte totale – si veda ad esempio lo splendido recupero della liberty Villa Zanotti, in centro a Varese, recentemente divenuta sede della Fondazione Morandini e centro di mostre e iniziative di livello internazionale di arte concreta e costruttivista.

Info

BAF si svolgerà venerdì dalle ore 15 alle 20, sabato e domenica dalle 10 alle 20. Si consiglia l’acquisto del ticket sul sito della manifestazione. Il biglietto intero costa 10 euro, ridotto (over 65) 8 euro; i biglietti online scendono a 9 euro l’intero e a 7 euro il ridotto. Per accedere alla manifestazione sono obbligatori il Green pass rafforzato e la mascherina FFP2.

Bergamo Arte Fiera può contare sul sostegno dei Main sponsor Intesa Sanpaolo e Banco Bpm Credito Bergamasco. Contatti: tel. +39 035.32.30.911 – email info@promoberg.it – sito www.bergamoartefiera.it/contatti/.

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