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“Chiarozzo chiarozzo”: guida alla chiesa di San Bernardino a Lallio

Guida. Il miracolo della pace, il Cacciaguerra, i 99 dipinti e la Bibbia “a fumetti”. Le cose da sapere sul monumento al santo-comunicatore

Lettura 3 min.

“Il predicatore parli chiarozzo chiarozzo acciò che chi ode ne vada contento e illuminato e non imbarbagliato“: così insegnava San Bernardino, a cui è dedicata la piccola splendida chiesa di Lallio. Vero maestro della comunicazione (e non a caso patrono dei pubblicitari), con le sue prediche itineranti Bernardino degli Albizzeschi (1380 – 1444) radunava in silenziosa e ammaliata attenzione folle di fedeli. Non c’è da meravigliarsi che abbia fatto breccia anche nel cuore dei bergamaschi, durante il suo soggiorno in città.

E se tanti sono i luoghi contrassegnati dal “trigramma” – l’emblema ideato dal Santo con le lettere JHS inscritte nel sole raggiante – tutto ha inizio proprio dalla chiesa di San Bernardino a Lallio. Ecco cinque motivi – o meglio cinque storie che si incrociano – per mettere subito in calendario una visita a questo luogo unico, che è periferico solo geograficamente, tant’è che è stato riconosciuto monumento nazionale per la sua importanza storica e artistica.

Il miracolo della pace

La chiesa di San Bernardino a Lallio è la più antica costruita in onore del grande Santo senese. L’intitolazione, infatti, avvenne nel 1450, l’anno stesso della sua canonizzazione. A Bergamo il Santo riuscì a rapire l’anima delle persone sin dalla sua prima visita a Treviglio e Caravaggio dove le sue parole riuscirono nell’impresa di pacificare gli animi accesi dallo scontro tra la fazione guelfa e quella ghibellina.

Il “miracolo” si ripete anche in città, dove Bernardino approda nel 1419, si stabilisce nel Convento di San Francesco, e con una “magica” omelia tenuta nella Basilica di Santa Maria Maggiore riesce a dissolvere liti e dissidi. Il suo soggiorno a Bergamo è narrato per immagini proprio tra gli affreschi cinquecenteschi di Cristoforo Baschenis il Vecchio, impegnato a rivestire di colori l’interno della chiesetta di Lallio.

Perché proprio Lallio?

Dalla città al borgo agricolo di Lallio, per la devozione a San Bernardino il passo fu breve. Merito di Eustacchio Licini detto Cacciaguerra, nobile locale che infiammato dalla predicazione del Santo si fece frate non professo nel convento delle Grazie fondato da S. Bernardino durante la sua permanenza a Bergamo, destinando tutti i suoi beni e le decime sui tanti terreni posseduti nella zona di Lallio perché qui fosse non solo costruita ma anche adeguatamente ornata e poi mantenuta in perpetuo una chiesa dedicata a San Bernardino.

99 dipinti

Preziosa testimonianza del manierismo lombardo, la chiesa di San Bernardino è rivestita al suo interno di una seconda pelle completamente affrescata, con cicli dedicati alla vita della Madonna, di S. Caterina d’Alessandria, di S. Bernardino e alla Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, alternati alle apparizioni di Sibille, Profeti e santi cari alla devozione popolare.

La cronologia dell’esecuzione dei 99 dipinti che si incastonano tra le sue semplici architetture tracciano un percorso decorativo portato avanti con continuità, a documentare come le disposizioni di Licini furono puntualmente rispettate. All’opera di affresco, infatti, lavorarono Gerolamo Colleoni (1500 – 1570), Cristoforo Baschenis il Vecchio (1520 – 1613) e, intorno al 1619, un autore ancora impossibile da identificare (che si sigla misteriosamente T.L.).

Ignota è anche la mano cui fu affidato l’affresco più antico della chiesa, una “Madonna che allatta Gesù Bambino” realizzata nel 1454, sull’altare della cappella di sinistra. Anche la facciata esterna era ricoperta di affreschi che negli anni Sessanta furono strappati per preservali dal degrado e che attualmente sono collocati nella sagrestia della chiesa parrocchiale.

I “fumetti” al tempo di San Bernardino

Dentro la chiesa, si traduce letteralmente per immagini l’appello di Bernardino a una fede che sapesse parlare come la gente, regalandoci un modello suggestivo di “Bibbia dei poveri”. Il linguaggio semplice e popolare, pacato, la simbologia immediata, come fosse un grande, fantasmagorico racconto a fumetti in cui le didascalie descrivono le immagini. Nel suo complesso l’apparato decorativo della chiesa rispecchia proprio le regole della comunicazione volute da San Bernardino il quale al latino e alle citazioni preziose preferiva le metafore rubate alla vita quotidiana, capaci di entrare nella mente e nel cuore anche di chi forse non era colto ma sapeva capire.

Un calendario di appuntamenti

Quella della cura per la salvaguardia e la valorizzazione della chiesa di San Bernardino a Lallio è una storia che continua ancora oggi, tant’è vero che, dopo i restauri che una ventina di anni fa misero in sicurezza edificio e affreschi, l’associazione Amici di San Bernardino-Onlus si occupa di organizzarne le aperture, le visite guidate e un calendario di iniziative (mostre, concerti, pubblicazioni, visite guidate teatralizzate).
La chiesa nel periodo da aprile a ottobre è aperta tutti i sabati e le domeniche dalle 15.30 alle 18
, mentre le visite guidate sono in programma ogni prima e terza domenica del mese.

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