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L’arte muraria di Millo e la memoria di Nembro grazie a MNEO

Articolo. “La Forza della Comunità” è il murales che uno dei maggiori artisti urban del nostro Paese (con opere in tutto il mondo) sta realizzando in questi giorni a Nembro. Sarà l’ultima parte di un documentario che l’ Archivio Italiano della Memoria ha realizzato nella cittadina della Valseriana

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Millo al lavoro

Ci sono tanti modi per ricordare, o meglio per fare memoria, di ciò che è accaduto nei mesi scorsi nella provincia di Bergamo. Documentari – come quello di Anna Maria Salini di cui abbiamo parlato qualche giorno fa – libri (immaginando Bergamo invasa dalla pandemia come da una marea), canzoni, mostre (come quella “Ti Bergamo” ormai conclusa alla GAMeC). Oppure l’arte muraria, che lascia il proprio segno arricchendo un luogo, in questo caso Nembro, e portando un po’ di bellezza laddove pulsa una ferita ancora aperta.

Nembro, come gran parte della Valseriana, è stata fortemente colpita dal virus e ciò è accaduto in una delle zone d’Europa dove la densità del contagio è stata maggiore. Ma a fronte di tutto ciò a cosa serve la memoria? E nello specifico a cosa servono tutti questi libri, film, mostre? È difficile dirlo ora, anche se è chiaro che senza memoria non si va da nessuna parte. Non si costruisce nulla.”La pandemia ha provocato un trauma collettivo che va risolto – spiega Andrea Broglia, Presidente di MNEO – occorre rielaborare l’esperienza vissuta, in modo comunitario. Nascondere tutto dietro il paravento della ripresa non ci aiuterebbe ad affrontare il futuro, e i più deboli, come sempre saranno i primi a pagare”.

L’associazione MNEO – Archivio Italiano della Memoria ha raccolto le voci di chi la pandemia l’ha vissuta in prima persona, scampandovi – secondo uno di quegli accadimenti che spesso generano un prima e un dopo – o perdendo una persona cara (“qui tutti abbiamo perso un famigliare o un amico” ci disse qualche mese fa Gianluigi Trovesi). Le riprese (oltre 180 contributi) andranno a formare un documentario, “Attraverso i Muri – storie al tempo della pandemia”, in coproduzione con Puntodoc. Il film si concluderà con le riprese lavoro svolto da Millo, uno dei maggiori muralisti italiani dalla caratura internazionale (ha dipinto muri in Canada, Messico, Cina e in molti altri luoghi del mondo).

Lasciare un segno

“L’idea di realizzare l’opera muraria nasce dalla volontà di lasciare un segno che possa durare nel tempo e che possa ergersi non solo a simbolo del periodo che abbiamo vissuto e continuiamo ahimè a vivere, ma soprattutto che possa sottolineare l’importanza della comunità in frangenti così difficili”, ci racconta Millo, a cui abbiamo mandato qualche domanda via mail.

Francesco Camillo Giorgino, questo il vero nome di Millo, sta lavorando proprio in questi giorni a Nembro, su due muri messi a disposizione dal comune, che è parte attiva del progetto. Le telecamere di MNEO questa volta non cattureranno i volti e le parole dei cittadini di Nembro come nei mesi scorsi, ma racconteranno l’opera di Millo, cresciuta giorno dopo giorno.

Millo, My head is a jungle, Kreuzberg, Berlin, Germany, 2018

Come dicevamo, Millo ha fatto murales praticamente ovunque e se lo stile è sempre quello, certo l’ispirazione cambia: “Sono solito lasciarmi ispirare dal luogo che ospiterà il mio lavoro. Quando possibile cerco di arrivare qualche giorno prima e osservare con i miei occhi, quando invece non ho questa possibilità, trascorro molto tempo ad informarmi sulla città e spesso proprio sul quartiere che mi vedrà all’opera. Per me è fondamentale creare qualcosa che possa essere in armonia con il luogo che la ospiterà.

L’armonia dell’arte di strada con il contesto urbano che la ospita è una questione che negli anni ha avuto una sua evoluzione, tanto che oggi i writers, o come si definisce Millo nella sua bio paints large-scale murals, vengono chiamati a trasformare le aree periferiche e grigie delle città , supplendo di frequente alla cattiva gestione urbana di chi governa. È questo oggi quindi il ruolo dell’arte urban? “Cercare di riqualificare aree periferiche altrimenti dimenticate dalle amministrazioni è sicuramente un lavoro particolare ma assolutamente non sminuisce né la validità del nostro lavoro né la sua importanza. La sua forza risiede proprio nell’essere dov’è”.

Inoltre l’arte muraria, da anni espressione sociale e culturale del contemporaneo, è arrivata anche nei musei: non tutti gli artisti guardano con favore questa cosa. “Sono esposte alcune mie opere presso due prestigiosi musei esteri, l’Urban Nation di Berlino e lo Straat museum di Amsterdam. Quindi sono favorevole all’esposizione fuori dalla strada”. Tuttavia il tema è molto meno semplice di quanto appaia: quello che è esposto nei musei non è ciò che si trova in strada, basti pensare alla differenza del supporto, per me essere nei musei è solo un esempio della mia arte. Sono un muralista e credo sia giusto che le mie opere vivano sui muri”.

L’altro aspetto fondamentale dell’arte di Millo è il carico di empatia che le sue opere si portano dietro, rispetto alla freddezza (a volte un po’ concettuale, molto spesso espressione lussuosa del capitalismo) di tanta arte contemporanea: “Per me ogni lavoro custodisce una sua storia, un suo messaggio, ma in linea di massima sì, mi sento molto empatico”. E l’empatia, come dimostrano opere quali “Di fronte agli occhi degli altri” di Virgilio Sieni o l’installazione permanente di Christian Boltanski al Museo per la Memoria di Ustica di Bologna (ma altri esempi si potrebbero sprecare), è parente stretta della memoria, la alimenta lontano da ogni retorica e banalizzazione.

Millo al lavoro

La Forza della Comunità

L’opera che Millo sta realizzando in questi giorni si intitola “La Forza della Comunità”. “Un tema calzante, che ben rispecchia l’attitudine e la volontà dei cittadini di Nembro. Colpiti dal virus nella sua forma più severa, hanno trovato lo spirito per unirsi, stringersi e supportarsi”, sottolinea Broglia.

Di recente MNEO si è costituita Associazione Culturale e di Promozione Sociale e ha scelto di contattare diversi artisti. A ciascuno è stato chiesto di “interpretare, attraverso la propria sensibilità e i propri strumenti, i 6 capitoli che raccontano le diverse facce dell’emergenza sanitaria, dando vita a 6 diverse performance che faranno da contrappunto al susseguirsi di storie, volti e ricordi dei protagonisti del lungometraggio”.

C’è una parola chiave, abusata o adoperata sovente a sproposito in questi mesi, ed è resilienza. “La resilienza – commenta Broglia – è il frutto della storia di una comunità e della sua capacità di mantenere una direzione di senso nella tempesta”. Forse in questo caso non di vuoto chiacchiericcio ma di reale resilienza si tratta: la tempesta non è ancora passata e magari ne arriverà un’altra. Intanto però la memoria e la bellezza hanno rafforzato le vele.

Sito Millo / Sito MNEO

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