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Storia breve di Venezia (che ha 1600 anni) e di Bergamo veneziana

Articolo. Eventi, mostre e libri per omaggiare sedici secoli di Serenissima. Repubblica marinara e costruttrice delle Mura di Bergamo Alta, che fu avamposto della terraferma lagunare

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(foto Ingus Kruklitis)

Il “Chronicon Altinate” (o “Origo civitatum Italie seu Venetiarum”, XI secolo, una delle fonti più antiche per la storia di Venezia) fissa sulla Riva Alta (Rialto) il 25 marzo del 421 d.C. la fondazione di Venezia, la città lagunare oggi a forma di pesce – come racconta Tiziano Scarpa nel suo “Venezia è un pesce” (Feltrinelli), una guida atipica della città che, vista dall’alto, sembra avere una forma ittica.

Fatti due calcoli, qualche giorno fa (il 25 marzo appunto) Venezia ha compiuto 1600 anni e, nonostante la pandemia, ha festeggiato. Ad esempio il Patriarcato di Venezia ha chiesto a tutti i parroci di suonare a distesa le campane, un modo anti-assembramento per celebrare la ricorrenza.

In vero sono tante le iniziative pensate dal Comune per festeggiare “la più antica città del futuro” (eh, questi copywriter…). Questo lo slogan pensato dall’Amministrazione, che ha chiesto alle città coinvolte nella Storia di quella che è stata per 1100 anni un Repubblica marinara di aggiungere eventi e manifestazioni per omaggiare il passato della città e dei suoi “Stati da Tera e da Mar”.

Fra questi ovviamente Bergamo, che “ha risposto con entusiasmo alla chiamata di Venezia per questa occasione speciale, importante per ricordare lo stretto legame della nostra città con la Serenissima, un legame storico di lunga durata che ha lasciato un’eredità profonda, di cui resta traccia evidente nel nostro patrimonio artistico, architettonico, storico, diventato identitario per tutti i cittadini”. Così l’Assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti, e in effetti sono tante le iniziative in programma, che si devono all’importanza storica di Bergamo per Venezia (come “prima linea” contro il Ducato di Milano) ma anche il contrario: ancora oggi Bergamo Alta non sarebbe tale senza l’intervento veneziano.

Bergamo è anche un po’ Venezia (e viceversa)

Da quel 421, è proprio il caso di dirlo, ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche quando i ponti non c’erano e Venezia era solo un insediamento rurale sulla laguna formatasi nell’VIII secolo a.C.. La fondazione si deve alla chiesa di San Giacometo, sulle rive di quello che oggi è il Canal Grande, consacrata proprio quell’anno ma in realtà risalente al XII secolo secondo studi recenti – rimane la simpatia a pelle di Giacometo, un santo che lo immagini subito con un bicchiere di bianco in mano e un cicheto di baccalà nell’altra.

Fantasie a parte, Bergamo entra in scena molti secoli dopo, nell’ambito delle cosiddette Guerre di Lombardia , una serie di ostilità che videro come principali protagonisti la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano (con rispettivi alleati al seguito). I conflitti iniziarono nel 1423 per concludersi con la Pace di Lodi nel 1454. Scaramuccia dopo scaramuccia – in qualcuna, a dirla tutta, ci scappava anche il morto – fu nel 1433 con la Pace di Ferrara che Filippo Maria Visconti cedette Brescia e Bergamo a Venezia. Con i successivi due accordi, la pace di Cremona (1441) e la già citata pace di Lodi (1454), i Visconti lasciarono altre terre e Francesco Sforza delimitò il territorio visconteo con il confine veneziano dell’Adda in prossimità di Milano, una “frontiera” che rimase inalterata per secoli – dalle parti di Pagazzano e del suo castello qualcosa si vede ancora.

Il monumento equestre del Verrocchio dedicato a Bartolomeo Colleoni

Inoltre se Bergamo venne annessa a Venezia, quest’ultima si ritrovò al proprio servizio il condottiero Bartolomeo Colleoni, come Capitano generale, che venne onorato con il monumento equestre del Verrocchio e fissò il suo nome nella leggenda, non solo per le imprese militari ma anche per un caso di poliorchidismo fissato anche sul suo stemma

Ma cosa fece Venezia a Bergamo? Prima di tutto ricostruì la città vecchia – continuando in qualche modo l’opera dei Visconti, che fortificarono la cittadella – ed eresse le Mura dal 1561 al 1588. Questo rafforzamento del sistema difensivo fu fondamentale, perché Bergamo in quegli anni era stata attaccata più volte dai Visconti (che provavano a riprendersi ciò che era già loro), dalla Francia e dalla Spagna per un totale di dodici attacchi in sette anni, all’inizio del XVI secolo. Venezia, per quanto fu possibile, rese più sicuro l’avamposto di terraferma che era rappresentato da Bergamo.
Bergamo fu veneziana sino all’epoca napoleonica per poi finire – dopo le brevi esperienze della Repubblica Bergamasca, della Repubblica Cisalpina e del Regno d’Italia – sotto l’ala austriaca con la Restaurazione. Il resto è storia recente.

Gli eventi a Bergamo per festeggiare Venezia

“Il Comune ha voluto raccogliere gli eventi pensati dalle istituzioni culturali bergamasche più significative, creando un piccolo calendario dedicato alla ricorrenza” spiega l’Assessore Ghisalberti. Da segnalare l’evento dedicato a Medea, la leggendaria figlia di Bartolomeo Colleoni, che si deve all’Assessorato alla Cultura insieme alla Pro Loco Due Castelli Cavernago e Malpaga. Il percorso espositivo, “IO, MEDEA. La leggenda bianca del Rinascimento lombardo”, partendo dal monumento funebre di Giovanni Antonio Amadeo, commissionato dal condottiero alla morte prematura della figlia prediletta, diventa motore per aprire un focus di approfondimento interdisciplinare sul nostro Quattrocento, tra scultura, pittura, documenti e scoperta della vita quotidiana.

Medea

La mostra peraltro rientra nelle iniziative prevista dal progetto “Coglia”, per la valorizzazione della figura di Bartolomeo Colleoni, dei suoi discendenti e per la creazione delle “Terre Colleonesche” a cui hanno aderito alcuni Comuni (tra cui Bergamo nel febbraio 2018), enti, associazioni, tutti uniti dalla presenza, sui rispettivi territori, di numerosi edifici storici e simboli legati alla figura del condottiero.

Farà la sua anche il Museo delle Storie di Bergamo: “Il rapporto tra Bergamo e Venezia è da sempre al centro della progettualità del Museo delle storie di Bergamo – spiega Roberta Frigeni un tema cardine che anche quest’anno vede lo staff impegnato nella realizzazione di due preziosi contributi”. Si tratta di un libro che raccoglie l’esito delle conferenze di PanoramaMura dedicate alla storia delle fortificazioni veneziane, in collaborazione con UNESCO Venetian Fortresses; e della mostra “Vedere Venezia”, un’esposizione di tesori librari e cartografici provenienti dalla Biblioteca Civica Angelo Mai e da una collezione privata. “Due nuove linee d’indagine sulla storia che lega la Serenissima alla città di Bergamo che il Museo ha deciso di inserire nel calendario delle celebrazioni di ‘Venezia 1600’”.

Il libro traccerà il contesto politico, economico, sociale e culturale in cui sono state costruite le fortificazioni veneziane. La mostra invece consentirà di “Vedere Venezia”, in un percorso espositivo tra le otto sale del Museo al Palazzo del Podestà, con gli occhi dei contemporanei che l’hanno ritratta tra XV e XVI secolo in manoscritti, incunaboli, cinquecentine e mappe.

Non da ultimo per importanza il contributo dell’Ateneo Scienze Lettere ed Arti di Bergamo. Da loro un ritratto dei bergamaschi a Venezia, col titolo suggestivo di “Tagiapiera, depentor, pennachièr e sonador… Il Bergamasco e Venezia (1428-1797)”. Un percorso di incontri on line, previsti da settembre 2021 a marzo 2022, rivolto a tracciare il profilo delle presenze bergamasche nella città lagunare dove si distinsero per la capacità di resilienza e intraprendenza, a cui si aggiungono due mappe interattive, una dei luoghi di Venezia a Bergamo e l’altra dei luoghi di Bergamo a Venezia.

Venezia secondo Turgenev

Intanto che le date degli eventi verranno rese note, lasciamo la parola a Ivan Sergeevič Turgenev, che di bellezza se ne intendeva (basta legge i suoi libri, da “Padri e figli” in poi). Vide Venezia ad aprile, come se fosse ora, e così ne scrisse: “La bellezza di Venezia commuove e fa nascere desideri, come la primavera; stanca e lusinga come la promessa di una vicina, misteriosa felicità. Tutto è luminoso e comprensibile, e tutto è avvolto nel fumo sonnolento di un silenzio incantato. Tutto tace ed è tutto gradevole; tutto è femminile, dallo stesso nome: non per niente l’hanno chiamata «la Bella»”. Forse un po’ di quella bellezza, fra le mura e la dislocazione d’avamposto, se l’è presa anche la nostra città.

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