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«Vedere Venezia»: la nascita di un’icona nella nuova mostra allestita al Palazzo del Podestà

Articolo. Tutti abbiamo bene impresso nella mente lo skyline della città lagunare, quello che in tutto il mondo identifica una città unica. Ma in realtà l’icona di Venezia, o meglio la mitologia visiva che ancora oggi offre di sé stessa al mondo, ha le sue radici nel Rinascimento

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Compassus totius staree Portolano del XV secolo

Quando cronache, diari di viaggio e soprattutto la diffusione di vedute a stampa consolidarono un’iconografia che poi fu elaborata con la camera ottica dai grandi pittori vedutisti del Sette e Ottocento, come Canaletto e Bellotto, e di qui tradotta in fotografia. Quando il cinema approda in laguna, di fatto non fa che trasformare in movimento quelle immagini che già sono saldamente entrate nell’immaginario collettivo del mondo intero.

Non si può parlare di semplice «iconografia»: Venezia è per molti aspetti uniconosfera , una città che vive avvolta (o intrappolata, dipende dal punto di vista) dalle immagini, eternamente legata a doppio filo al senso della vista. È perfetto, dunque, e non crediamo casuale, che si intitoli proprio «Vedere Venezia» la nuova mostra allestita al Palazzo del Podestà in Città Alta.

Realizzata da Comune di Bergamo e Museo delle storie di Bergamo in collaborazione con la Biblioteca Civica Angelo Mai, l’esposizione racconta fino al 22 gennaio l’evoluzione tecnica, qualitativa e rappresentativa dei ritratti di città, attraverso alcune rare e iconiche vedute di Venezia: dalle prime raffigurazioni stilizzate e bidimensionali alle grandiose «piante prospettiche» moderne. La mostra – nata da un’idea di Emilio Moreschi e curata da Roberta Frigeni e Nicholas Fiorina con Maria Elisabetta Manca e Francesca Giupponi – invita lo spettatore ad osservare Venezia con gli occhi dell’uomo del Rinascimento.

Le splendide opere in mostra – perché di opere d’arte si tratta – ci svelano in filigrana perché sin dal Cinquecento Venezia sia guardata universalmente con stupore, come una città unica, del tutto singolare al mondo. Bastano a spiegare questa eccezionalità la “stranezza urbanistica” di questa città sull’acqua, il suo splendore artistico e architettonico, la sua ricchezza e la sua singolare storia politica? Navigando tra le carte in mostra ci si accorge di alcuni comuni denominatori, che sono poi gli stessi descritti nelle cronache e nei diari di viaggio. Già nel Rinascimento Venezia non è rappresentata semplicemente come un’affascinante città sull’acqua ma anche nella sua trama urbana densissima e serrata, nel brulichio di barche, gondole, botteghe, pescatori e lavoratori. In sostanza nella sua opulenza sotto ogni punto di vista. Venezia appare come una città strapiena, letteralmente, di ogni ben di Dio, ed è per questo che viene ammirata come una città modello, che non ha termini di paragone, che l’immaginazione dei viaggiatori disegna e descrive come un mondo meraviglioso.

Il Rinascimento diventa consapevole del potere della rappresentazione – e dell’autorappresentazione – consegnando al futuro un’immagine di Venezia che è “microcosmo” in cui si specchia il mondo intero. Non una qualsiasi Imago urbis, ma la magia abbagliante e immutabile di un’Imago Mundi.

Immagini di un mito

Alla fine del XV secolo la Repubblica di Venezia raggiunge la massima estensione territoriale e il massimo splendore: nasce il mito di una città unica al mondo. Di pari passo, tra XV e XVI secolo, incisori e artisti anonimi o di fama, cartografi, stampatori, compositori plasmano l’immagine della città iconica per eccellenza.

È dritto in questa avventura visiva che ci trascina «Vedere Venezia», presentando nelle sale del Museo del Cinquecento al Palazzo del Podestà, quattordici pezzi sceltissimi, provenienti dalla Biblioteca Civica Angelo Mai e da collezionisti privati. Nella mostra, portolani, cronache, libri di pellegrinaggio, carte sciolte, cosmografie, isolari, libri di fortezza e di città tracciano per il visitatore un viaggio d’eccezione – emotivamente inaspettato – dentro il “ritratto” di Venezia. Non è più la stilizzata e funzionale imago urbis ma non è ancora la pianta cartograficamente ineccepibile. Siamo ancora nell’affascinante terra di mezzo di quello che veniva definito il «vero artificio»: vedute dal vero ma cui si applicava l’artificio della prospettiva; rappresentazioni dettagliate ma in cui ancora si mixavano scienza, geometria, tecnica e immaginazione.

Siamo abituati a sorvolare il mondo dall’alto comodamente seduti sulla poltrona di casa, grazie a droni e satelliti, a camminare dentro le città più lontane con il mouse. Come potrebbe stupirci dunque il “ritratto di città” di un uomo del Rinascimento? E invece di fronte alle preziose vedute esposte – dalle più grandi fino alle più piccole, anzi piccolissime, come quella “tridimensionale” di Venezia e delle isole schizzata a colori a margine di un anonimo manoscritto – la meraviglia è grande, perché si comprende davvero quale sfida doveva essere nel Cinquecento raggiungere il punto più alto della città, che spesso coincideva con la cima di un campanile, e da lì immaginare di osservare una città reale a volo d’uccello.

Pochi ma preziosissimi pezzi per raccontare una fase cruciale della rappresentazione della città, tra Medioevo e Rinascimento, dalle anonime xilografie a corredo di cronache universali – in cui le città non hanno una propria identità visiva ma sono solo corredo di un messaggio verbale – fino ad arrivare alle piante prospettiche realizzate da cartografi di fama, in cui il tessuto urbanistico è riconoscibile fin nelle sue architetture.

Un’avventura scandita in quattro atti: «L’idea di città», che ci accompagna tra le vie della Serenissima nel tardo XV secolo; «Venezia di profilo» che, tra cronache e libri di pellegrinaggio, trasmette al pubblico la sensazione di una lenta navigazione della costa veneziana; «Venezia 1500 – Venetie MD», la video installazione, concessa dalla Fondazione Muve, che mostra al visitatore l’imponente pianta prospettica realizzata da Jacopo de’ Barbari nel 1500, un viaggio “a volo d’uccello” sull’intera città in cui Venezia assume per la prima volta la sua caratteristica forma “a pesce”; infine, «Venezia dall’alto» nel XVI secolo, che vede la Serenissima ormai riconosciuta come una vera e propria isola, circondata dal contesto lagunare e dalla terraferma. È l’approdo ad un’immagine consolidata e ormai decisamente riconoscibile di Venezia.

Conferenze e visite guidate

Ad accompagnare la mostra «Vedere Venezia» saranno il ciclo di conferenze «Conversazioni con…» e «Percorsi in mostra» dedicati a adulti e famiglie. Si comincia il 15 ottobre alle ore 17 in Palazzo del Podestà con Vladimiro Valerio dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere e Arti di Padova che interverrà sul tema «Vedere, misurare, raffigurare. Esperienze scientifiche e cognitive a Venezia nella seconda metà del Quattrocento». Si proseguirà il 19 novembre con «Le città fra Tre e Quattrocento: un itinerario tra paesaggio ed economia» a cura di Riccardo Rao (Università degli Studi di Bergamo), e il 3 dicembre con «Venezia capitale del Rinascimento» a cura di Marco Pellegrini (Università degli Studi di Bergamo).

I percorsi guidati in mostra cominciano il 27 novembre alle ore 16 con «La città di Vineziani, reina et madonna del mare», visita speciale con i curatori della mostra. Domenica 15 gennaio alle ore 16, invece, i Servizi Educativi del Museo delle storie proporranno alle famiglie un tuffo nella Venezia rinascimentale a misura di bambino. Tutte le attività sono a prenotazione obbligatoria sul sito ticketlandia.com.

Info utili

«Vedere Venezia. Ritratto di una città tra Medioevo e Rinascimento»
8 ottobre 2022 – 22 gennaio 2023
Palazzo del Podestà – Museo del Cinquecento (Piazza Vecchia, Città Alta, Bergamo)
tel. 035.247116
Orari di apertura: da martedì a venerdì 10.00 – 18.00
sabato, domenica e festivi 10.00 – 19.00
Biglietti: Intero € 5, Ridotto € 3

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