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«Vedrai che qualcosa succede». «Colorland» di Mario Cresci è un viaggio nel tempo e nello spazio

Articolo. Dal 16 giugno al 5 novembre, Fondazione MIA presenta al Monastero di Astino la mostra «Colorland» curata da Corrado Benigni e dedicata all’opera di Mario Cresci, tra i maestri viventi della fotografia italiana, che come pochi altri è riuscito ad espandere i confini della ricerca fotografica entrando pienamente nel dibattito artistico e culturale

Lettura 3 min.
Matera 198 (Mario Cresci)

«Colorland 1975 – 1983» propone 50 immagini a colori, quasi tutte inedite, realizzate tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta nell’Italia mediterranea, in particolare in terra lucana e nei territori limitrofi. Alcune di esse sono entrate in «Viaggio in Italia», lo storico progetto collettivo ideato da Luigi Ghirri nel 1984, che ha rivoluzionato il modo di rappresentare il paesaggio. La mostra si configura dunque come occasione di rilettura di una fase di lavoro centrale nella biografia artistica del fotografo.

Scrive il curatore Corrado Benigni nel testo del libro che accompagna la mostra (Electa, con testi di Corrado Benigni e Mauro Zanchi): «Sono immagini dove spesso la presenza umana è assente e anche quando si rivela non è mai protagonista. L’autore è alla ricerca di forme e segni evocativi che testimoniano quella presenza. Così, anche quando non ci sono persone nei paraggi, le loro tracce si trovano ovunque. E questo è davvero tipico del paesaggio italiano, soprattutto mediterraneo. Per Cresci la relazione con il luogo appare un processo in cui l’“io narrante” trova la sua posizione seguendo al tempo stesso i propri itinerari intimi e le tracce rimosse o invisibili della storia collettiva. L’immagine è spesso vuota così come la mappa si fa muta, pronta ad accogliere accadimenti minimi, le storie che a strati ne disegnano la superficie… Fotografie al limite del concettuale. Sono paesaggi di silenzio, come se fossero abitati solo dal tempo. Ad attrarre Cresci nel paesaggio è proprio la lenta manifestazione delle ore, non la loro assenza… Osservando queste vedute è come se fossimo capitati sulla scena di una fotografia dove è sempre appena prima o appena dopo… appena dopo il passaggio del treno, appena prima del suo arrivo…».

E fu così che, in nome della connessione sempre e ovunque, abbiamo perso il piacere e il mistero dell’attesa. Tra il prima e il dopo ci sono davvero solo “tempi morti” che abbiamo l’ansia di riempire? La verità è che nell’attesa qualcosa succede sempre, dentro o fuori di noi. Ma solo se ce ne vogliamo accorgere.

È forse questa l’arte di Mario Cresci – fotografo? artista? antropologo? – la capacità di far accadere qualcosa che i suoi occhi e il suo obiettivo sono pronti a catturare, anche in quegli spazi e in quei momenti nei quali noi non avremmo riposto alcuna aspettativa: una tenda che si solleva, il passaggio di una mucca, un improvviso lampo di sole, un’imprevedibile coincidenza di forme e di colori. «Vedrai che qualcosa succede» siamo abituati a dire. E forse non è un caso che utilizziamo il verbo «vedere». Abbiamo chiesto a Cresci di prelevare alcune immagini della sua mostra «Colorland» e di condividere con noi quel “qualcosa” che ha visto, pensato, immaginato.

Stigliano, Matera 1982

Una piccola casa contadina imbiancata di fresco si è illuminata improvvisamente colpita da un raggio di sole mentre stavo percorrendo una strada interna nell’agro di Stigliano. Questa fotografia mi ha sempre fatto ricordare i disegni dei miei due piccoli figli che iniziavano a tracciare il loro mondo con le matite colorate, nei quaderni delle scuole elementari, come fanno tutti i bambini. È un’immagine radicale, costituita da pochi elementi reali, proprio come avveniva in quei giorni quando osservavo le piccole mani che iniziavano proprio da una casa, un albero e il sole sorridente a entrare nel mondo reale delle loro vite creative.

Salandra, Matera 1982

I segni di gesso per disegnare un piccolo campo di calcio nell’entroterra della Basilicata, mi è sembrato uno strano luogo metafisico, quasi irreale così com’era in attesa della presenza dei calciatori che da li a poco sarebbero arrivati ad animare la scena. Agli sguardi più fantasiosi, la fotografia può sembrare il segno di atterraggio di un elicottero o di uno strano ufo in attesa di scendere tra gli umani...

Matera, 1975

Le due immagini, avvicinate tra loro e fortemente ingrandite, aprono il percorso della mostra «Colorland» ad Astino. Ricordo che fotografai la vecchia auto di un elettricista di Matera, che la dipingeva ogni anno in base ai risultati ottenuti dalle squadre di calcio ai tempi della schedina. Quell’anno vinse la Juventus le cui strisce in bianco e nero vennero dipinte sopra al simbolo dell’Inter che aveva vinto l’anno precedente. Con questo sistema “pittorico”, l’elettricista mi disse che l’oggetto in questione era il modo migliore di farsi pubblicità, non considerando che con il passare degli anni la piccola auto dipinta si era notevolmente appesantita...

San Martino Valle Caudina, Avellino 1983

È bastato un attimo, che la bambina nascondesse il suo volto dietro a quello della sua grande bambola che teneva stratta in grembo. Pensavo che quell’attimo non mi aveva consentito di vederla in volto e quindi si trattava di una fotografia di un ritratto non riuscito. Quando la stampai per pura curiosità, mi resi conto che la bimba vera si era come integrata con la sua bimba-bambola, a tal punto che la postura della testa dai capelli rossi della bambola sembra appartenere al corpo della bimba vera. Una fotografia mal riuscita può diventare improvvisamente interessante, persino all’insaputa del fotografo.

Quando visitare «Colorland»

Orari di apertura mostra: dal martedì al venerdì dalle 18 alle 21; la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 21. Info sul sito www.fondazionemia.it.

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