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Velázquez: il mood del «Siglo de Oro» all’Accademia Carrara

Articolo. Dal Prado il «Ritratto della regina Maria Anna d’Austria». Fino al 28 agosto un ospite d’eccezione per un nuovo appuntamento dedicato ai grandi protagonisti della pittura europea

Lettura 4 min.
Ritratto di Maria Anna d’Austria, 1652 (Museo del Prado, Madrid, particolare)

Da Madrid, nello specifico dal Museo del Prado, arriva a Bergamo uno dei capolavori del grande Diego Rodriguez de Silva y Velázquez (Siviglia 1599 – Madrid 1660): il monumentale «Ritratto di Maria Anna d’Austria», dei primi anni Cinquanta, simbolo della magnificenza della vita di corte spagnola.
«Il nostro grazie va a Miguel Falomir, direttore del Museo del Prado che sempre riserva ai progetti della Carrara una attenzione e una collaborazione tanto preziosa da distinguersi nel panorama europeo – spiega il direttore della Carrara Maria Cristina Rodeschini L’ospitalità del monumentale dipinto di Velázquez si iscrive nel percorso che il museo ha avviato alcuni anni fa, per richiamare l’attenzione del pubblico sui protagonisti della pittura europea, come con Van Dyck (2017) e Rembrandt (2021). Anche in questa occasione la Carrara coglie l’opportunità per valorizzare un dipinto della collezione museale, “Ritratto di bambino”, tradizionalmente attribuito a Velázquez, discusso con competenza e finezza da Guillaume Kientz».

È dunque l’occasione per la Carrara di raccogliere i frutti del suo lavoro di tessitura di relazioni internazionali, di allestire per la regina Maria Anna in Ala Vitali uno spazio tutto suo (progettato da De8_Architetti, MauroPiantelli con BarbaraVentura), di un accostamento a un’opera misteriosa delle sue collezioni e di un’approfondita incursione nell’universo affascinante e complesso della «moda alla spagnola», grazie alla collaborazione con Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze, oltre a una videoinstallazione, a cura di Neo, dedicata ai ritratti di Velázquez.

Nelle stanze dell’Escorial

Siamo nel 1649 e Velázquez è a Roma, con l’incarico di raccogliere opere d’arte e arredi per i palazzi reali di Spagna. Ma qualcosa di importante accade in sua assenza, all’Escorial: accolta da sontuosi festeggiamenti arriva una nuova regina, Maria Anna d’Austria. È tempo di aggiornare la galleria dei ritratti reali con l’effigie della nuova sovrana e re Filippo IV chiede al suo insostituibile pintor del rey di tornare a Madrid.

Ma quando il pittore rientra, Maria Anna è incinta e non può ancora posare. Nel 1651 infatti dà alla luce una figlia, Margherita, la futura protagonista dell’iconico capolavoro delle «Meninas». Il ritratto di Maria Anna viene dunque realizzato nel 1652 ed è un capolavoro in cui la pittura di Velázquez “registra” il mood della corte spagnola.

Ritratto di Maria Anna d’Austria, 1652 (Museo del Prado, Madrid)

Nel dipinto non manca all’appello nessuno degli elementi d’obbligo del ritratto aristocratico: la sontuosa tenda-sipario, il fazzoletto da mano, il tavolo su cui troneggia un orologio-tabernacolo. Ma sono le 10.30 alla corte di Spagna e la monarchia non ha ancora un erede. Maria Anna, dal canto suo, è pur sempre un Asburgo del ramo tedesco, il viso austero e il portamento un poco sprezzante che gli valsero l’appellativo di «ostinata e pertinace Allemanna». Ma nonostante si sia ormai perfettamente calata nel ruolo e nei panni di sovrana spagnola, lo sfarzoso “apparato” di sete e velluti che la rivestono non riesce a nascondere al pennello di Velázquez la sua giovinezza mancata, così come il sottile presentimento di disfacimento che serpeggia nella corte di Spagna del «Siglo de oro».

Maria Anna ha circa 17/18 anni quando posa per Velázquez e ne ha soltanto 15 quando il re Filippo IV, fratello di sua madre Maria, rimasto vedovo, la sposa per procura sostituendosi a suo figlio Balthasar Carlos, l’erede al trono morto prematuramente, cui Maria Anna era inizialmente destinata in sposa. Maria Anna è la giovane vittima di un wedding planner spregiudicato e non sbagliarono le cronache del tempo nel sostenere che furono in molti a presagire che si trattava di un matrimonio sfortunato: trent’anni separavano Maria Anna dallo zio/suocero/marito e i loro figli ebbero gravi problemi di salute: «Il suo ritratto del 1652 – scrive in catalogo Guillaume Kientz – mostra i tratti, ingrati, di una sovrana figlia di troppi matrimoni all’interno della stessa famiglia… La bruttezza delle donne che circondavano Filippo IV era pari solo alla magnificenza dei loro ritratti. La formula di Velasquez si arricchisce di sfarzo, ma il suo stile, sempre leggero, rapido e vibrante, riesce a evitare ogni pesantezza. Una sfida, senza dubbio, se si immagina la vita di questa corte morente popolata da principesse consanguinee incapaci di dare un erede maschio alla monarchia».

La moda, un ritratto nel ritratto

Velàzquez riesce nell’impresa di alleggerire il peso di questa monarchia, soffiando tra le stanze dell’Escorial un vento di rosa, argento e ciclamino, svaporando l’immagine con una pennellata fresca e di tocco, e soprattutto amplificando l’eco della grandezza reale in quel vero e proprio ritratto nel ritratto che è l’abito indossato dalla regina.

In mostra e in catalogo è Alessio Francesco Palmieri Marinoni, insieme a un altro gruppo di docenti della Fondazione Lisio, a decodificare per noi la complessa “architettura” della mise di Maria Anna, non solo per quanto riguarda la ropa exterior ma anche la ropa interior, ossia gli elementi che non sono visibili esteriormente.

La regina Maria Anna indossa un voluminoso «abito con guardainfante», indumento d’uso esclusivo per le cerimonie ufficiali e, in particolar modo, per quei momenti della vita della corte in cui il monarca era presente. Che seta e velluto dell’abito siano neri la dice lunga. Il nero, infatti, è sinonimo indiscusso di ricchezza ed eleganza. Solo pochi abilissimi tintori erano in grado di ottenere un tono così profondo e puro di nero (a Genova, per esempio, ma non da meno erano i nostri tintori della Valle Seriana, se pensiamo agli abiti nerissimi sfoggiati dai ricchi coniugi Spini ritratti da Moroni), ricorrendo a sostanze corrosive che rendevano il tessuto facilmente deteriorabile. Cifre da capogiro per «un investimento a breve termine, un costosissimo vezzo reale».

(Foto Michele Nastasi)

Maria Anna, poi, indossa il jubòn con le maniche che scende fino ai fianchi, il busto è rigido a tradire la presenza di una steccatura interna, e la grande protagonista è la gonna ampia come un balcone, modellata all’interno da una struttura di giunco o fili di rame, coperta da balze, detta appunto «guardainfante». L’apparato decorativo non è da meno: decorazioni in galloni di filo argentato, un’imponente catena d’oro che cinge le spalle e il braccio, la «gioia a rosa» al centro del petto, i gioielli, i polsini di merletto, il candido panizuelo (il fazzoletto). Ineludibile anche la monumentale acconciatura, sorretta da una vera e propria impalcatura di capelli posticci di seta o lana, impreziosita da fiocchi in tessuto e piume di struzzo, dei colori della corona di Castiglia.

Un ritratto ufficiale, dunque, ma molto vero della giovane regina. Le attenzioni di Velázquez negli anni successivi si sposteranno su Margherita, e attraverso i suoi ritratti vedremo crescere la più giovane «figlia di Spagna». Sarà lei la principessa delle «Meninas», anche se un gioco di specchio svelerà alle sue spalle la vera protagonista del ritratto, di nuovo la regina Maria Anna insieme al marito Filippo.

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